06/07/2026
Da bambina tornavo da scuola in bici. Prima di attraversare la strada fischiavo con due dita, mia madre mi sentiva e buttava la pasta. Tempo di mettere via la bici, salire e lavarmi le mani, e il pranzo era già nel piatto. Così mangiavo e correvo a judo. Gareggiavo contro bambini più grandi, e spesso vincevo. Poi a tredici anni ho sentito le mani formicolare, a scuola vedevo la lavagna sfocata, i colori cambiavano e a volte cadevo senza riuscire a mettere avanti le mani. Non ero reattiva come prima, ma nessun dottore capiva. E alla fine ho lasciato il judo.
Ho continuato ad andare in bici da sola, inseguendo piccoli record contro l’orologio. Intanto i sintomi sparivano e tornavano. Ero all’università quando le gambe hanno smesso di muoversi, e mi sono ritrovata in ospedale. Mia mamma è entrata con un’enciclopedia in mano indicando due parole. I dottori dicono che hai questa: sclerosi multipla.
Per due anni ho fatto avanti e indietro dai reparti. Scherzavo che ormai ero parte dell’arredamento e andavo spolverata. I miei compagni registravano le lezioni, io le ascoltavo dal letto. Un medico aveva detto che avevo poche possibilità di tornare alla vita di prima. Una fisioterapista, invece, aspettava che la palestra si liberasse, poi mi metteva i tutori alle gambe e rimaneva con me per ore. Così ho imparato a spingere la carrozzina, salire in auto e muovermi da sola. Sono entrata in AISM. Da volontaria sono stata Presidente nazionale per due volte. Ho subito sentito affinità con lo spirito di questa associazione, e sono trent’anni ormai che mi batto con chi ne fa parte per migliorare la vita di chi ha la sclerosi multipla.
Avevano detto che dovevo rinunciare allo sport. Ma quando con mio nipote sono andata a una gara di handbike, ho capito che si sbagliavano. Ho iniziato ad allenarmi. Mi sono innamorata del gesto, della fatica di usare le braccia. Alla mia prima gara tutti mi doppiavano. Ma io pensavo solo a tagliare il traguardo.
Oggi ho 56 anni. Sono entrata in Nazionale e ho vinto otto ori ai Campionati del mondo, e sei agli Europei. Quando salgo sull’handbike torno a essere quella bambina piena di energia che fischiava dalla strada, e sognava in grande.
Roberta