Comitato Pagoda della Pace

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12/04/2026

Mercoledì 8 Aprile 2026

C’è un profumo dolce nell’aria dei templi giapponesi, oggi.
Non è incenso.
È tè.
Dentro un piccolo padiglione di fiori,
una statua viene bagnata lentamente.

Il gesto si ripete.
Mani diverse.
Età diverse.
Stesso movimento.
Un mestolino si solleva.
Il liquido scende.
Sempre uguale.
Sempre leggermente diverso.

Non serve sapere chi è il Buddha
per capire cosa sta succedendo.
花祭り — Hana Matsuri
La “festa dei fiori”.

Oggi, in Giappone, cade sempre l’8 aprile.
Ma non è sempre stato così.
Prima dell’epoca moderna,
la nascita del Buddha si celebrava secondo il calendario lunare —
l’ottavo giorno del quarto mese.
Non era una data fissa.
Era un momento.
Variava.
Si spostava.
Seguiva il ritmo naturale.

Poi, nel periodo Meiji, qualcosa cambia.
Il Giappone decide di allinearsi al calendario occidentale.
Serve ordine.
Serve uniformità.
Anche le feste religiose vengono fissate.
E così quel giorno mobile
diventa una data precisa:
8 aprile.
Non è una conversione perfetta.
È una scelta.
Una linea tracciata nel tempo.
Eppure —
nonostante la data cambi,
il gesto resta.

Al centro del hanamidō — il padiglione decorato con fiori —
c’è il Buddha neonato.
Una mano verso il cielo.
Una verso la terra.
Non è una posa simbolica nel senso moderno.
È una dichiarazione antica:
tra cielo e terra,
questa vita esiste.

Il liquido che viene versato si chiama amacha (甘茶).
Non è un tè qualsiasi.
Si ottiene dalle foglie fermentate di ortensia (Hydrangea serrata).
Durante la fermentazione sviluppa una dolcezza naturale intensa
(phyllodulcin), molto più forte dello zucchero.
Non viene addolcito.
Diventa dolce.

Secondo la tradizione, alla nascita del Buddha
cadde una pioggia dolce dal cielo.
Oggi, quella pioggia
non cade.
Viene fatta.
A mano.

Suzume-go mo
onajiku abiru
ama-cha kana
雀子も 同じく浴びる 甘茶かな
Anche i passeri
si bagnano allo stesso modo
nel tè dolce.
— Kobayashi Issa (1763–1828)

Nota
L’amacha versato trabocca spesso dal piccolo altare.
Scivola, si raccoglie.
E lì arrivano gli animali.
I passeri non sanno cosa stanno bevendo.
Non fanno differenze.
Bevono.
Ed è sufficiente.
La stessa acqua.
Lo stesso gesto.
Nessuna gerarchia.
Nel Giappone di oggi, Hana Matsuri è una presenza discreta.
Non spettacolare.
Non centrale.
Eppure continua.
Ogni anno.
Ogni tempio.
Stessa data.
Stesso gesto.
Due sistemi diversi
che convivono senza coincidere.

Tre osservazioni del giorno
— Quando qualcosa viene fissato nel tempo
non sempre perde significato.
A volte cambia solo forma.
— I gesti che attraversano i secoli
non hanno bisogno di essere spiegati.
Hanno bisogno di essere fatti.
— Ciò che è condiviso davvero
non distingue.
Include.
Oggi non serve capire.
Se qualcosa ha valore,
si riconosce nel modo in cui viene fatto.
Yukisogna
#花祭り

Hanamatsuri _Festa di Primavera grazie
12/04/2026

Hanamatsuri _
Festa di Primavera

grazie

09/04/2026

Gyosho Morish*ta, 81 anni, ex direttore di banca è oggi un monaco buddista. Arrivato in Sicilia all’epoca delle proteste contro la base dei missili cruise, ha costruito la pagoda in contrada Canicarao, a Comiso: “Guardo alle guerre di oggi e dico: non abbiamo imparato nulla dal passato”.

L’articolo di Giorgio Caruso su Repubblica Palermo

07/04/2026
13/03/2026

 

25/02/2026

E' in corso un workshop internazionale con Keio University e Politecnico di Milano. Convegno finale il 28 febbraio all’Auditorium Carlo Pace.

9 febbraio 2026Incontro interreligioso Sulle orme di San Francesco, uomo della PaceIl convegno si è aperto come un vero ...
10/02/2026

9 febbraio 2026
Incontro interreligioso
Sulle orme di San Francesco, uomo della Pace

Il convegno si è aperto come un vero cammino dell’anima: uno spazio in cui la parola diventava gesto, il pensiero esperienza vissuta, e ogni voce contribuiva a disegnare il volto della pace. Sulle orme di San Francesco d’Assisi, pellegrino universale e testimone di fraternità, i tre relatori hanno dato vita a un trittico spirituale di rara intensità, nel quale le differenze dottrinali non si sono mai trasformate in confini, ma in soglie di accesso al Mistero.

Il Vescovo di Ragusa Giuseppe La Placa , con passo pastorale e sguardo contemplativo, ha posto al centro l’umiltà, ricordando che la pace autentica non si costruisce dall’esterno, ma sgorga dall’intimità con Dio. È un dono che nasce dalla povertà interiore, dalla rinuncia al dominio, dalla capacità di riconoscere nell’altro un fratello. Sulla scia di San Francesco, la pace è apparsa come stile di vita praticato, fatto di riconciliazione, perdono, mitezza e cura di ogni creatura: una spiritualità che non fugge il mondo, ma lo trasfigura.

Il rappresentante ibleo delle comunità islamiche Abdelhamid Jebari ha offerto una parola forte e luminosa, radicata nella sapienza coranica: salām, la pace, è uno dei Nomi di Dio. Satana è colui che divide e tenta, ma la vittoria appartiene al bene, a chi sceglie la rettitudine, la giustizia e la misericordia. In questa prospettiva, la pace non è passiva, ma attiva e vittoriosa, frutto di una lotta interiore combattuta con la pazienza e con la fedeltà al bene. Ogni gesto giusto diventa così una sconfitta del male e una testimonianza viva di pace.

Il Reverendo Ghiosho Morish*ta ha incarnato la pace nel cammino concreto, raccontando le sue marce per la pace negli Stati Uniti, in Europa, in Russia e nel mondo. Con il mantra Namu Myō Hō Renge Kyō come bussola interiore, ha mostrato come preghiera e azione possano coincidere, trasformando la pace in esperienza vissuta. I suoi incontri ecumenici con Mons. Bertazzi di Pax Christi, Daniel Berrigan SJ (Gesuita), la Marcia Perugia–Assisi e la storica giornata del 27 ottobre 1986 voluta da Papa Giovanni Paolo II ad Assisi, commoventi i racconti di preghiera condivisa con suore francescane e monaci buddhisti, hanno testimoniato che le religioni possono camminare insieme.

Il filo che ha unito i tre interventi è emerso con chiarezza: la pace nasce dall’interiorità, richiede umiltà, vigilanza, responsabilità e azione consapevole. Come insegnava San Francesco, essa si manifesta nell’amore per ogni creatura, nell’ascolto, nella rinuncia alla violenza, nel coraggio di farsi piccoli senza perdere dignità.

Alla conclusione del convegno, la sensazione diffusa era quella di un paesaggio interiore illuminato. Le religioni non si sono semplicemente parlate: si sono riconosciute. E in quel riconoscimento è affiorata una verità semplice e potente: quando l’uomo scende in profondità, le strade cambiano nome, ma la sorgente resta la stessa.

Marco Giuliana

Siamo veramente vicini al traguardo!Per concludere tutto entro la data pattuita del 31/03/2026,qualsiasi donazione risul...
08/02/2026

Siamo veramente vicini al traguardo!
Per concludere tutto entro la data pattuita del 31/03/2026,
qualsiasi donazione risulta fondamentale in questo momento 🌼

Auspichiamo la realizzazione dell’ultimo passo per concludere il cammino insieme, con l’aiuto di chiunque voglia stringersi attorno alla Pagoda e al Reverendo, ognuno secondo le proprie possibilità di partecipare e di donare.

Questa fase prevede l’acquisto, entro il 31 marzo 2026, del terreno su cui sorgono la Pagoda e il Tempio.
Il saldo per l’acquisto ammonta ad € 30.000,00 a cui aggiungere le spese tecnico-legali e notarili.

Il rogito sarà concluso direttamente a nome del Reverendo Gyosho Morish*ta con le somme derivanti dalla citata raccolta fondi.

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02/01/2026

Indirizzo

Pagoda Della Pace, Còmiso
Comiso
97013

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