08/08/2025
LA STAMPA - Castelli e il Ponte sullo Stretto: “La Lega ha abbandonato il Nord. Bossi soffrirebbe”
L’ex Guardasigilli: «Il governo mette i soldi sul Ponte e neanche una lira al Settentrione»
FRANCESCA DEL VECCHIO
08 Agosto 2025 alle 01:00
«Sono convinto che Umberto Bossi stia soffrendo per tutto questo». Roberto Castelli, ex guardasigilli e colonnello della vecchia Lega Nord, è amareggiato all’indomani della presentazione del progetto definitivo e approvato del ponte sullo Stretto. «Ormai il Nord non esiste più, ci hanno dimenticati e ci prendono in giro».
Su cosa?
«Le sembra normale che mentre l’autonomia che ci avevano promesso e che è in Costituzione è definitivamente morta, viene presentato un disegno di legge costituzionale per Roma Capitale, a cui vengono attribuite le prerogative di autonomia che sono previste per le regioni? Il tutto con i toni trionfalistici dei leghisti. Per il Nord, che sta vivendo un momento di difficoltà, è una beffa».
Però Calderoli dice che il Ponte sarà un aiuto all’autonomia settentrionale. Non è d’accordo?
«Vorrei capire come, però. Il Ponte costa adesso 13 miliardi, il che vuol dire che tra 7-8 anni o 10 quando sarà completo, sarà costato 25 miliardi. Sicuramente molti pezzi arriveranno dalle aziende del Nord, su questo non c’è il minimo dubbio. Ma le aziende avrebbero potuto produrli anche per viadotti al Nord».
Quindi lei è contrario al Ponte?
«Faccio due premesse: la prima è che sono convinto che le opere si fanno dove servono. La seconda è che da ingegnere sono sempre stato favorevole a interventi come questo, ma ci deve essere parità di trattamento tra le varie aree del Paese».
Cosa intende?
«Sa quanti soldi ci sono nel Pnrr per le infrastrutture stradali dagli Appennini in su? Zero. Qui ne abbiamo bisogno. Le uniche cose che riusciamo a fare, ce le paghiamo. Come la Pedemontana, la BreBeMi: lo Stato non ci ha messo una lira. E purtroppo hanno pedaggi molto cari. Addirittura, su un tratto di Pedemontana già esistente, la Milano-Meda, verrà introdotto il pedaggio. E a proposito di ponti, posso aggiungere una cosa?».
Prego.
«Io vivo praticamente sull’Adda. Tra qualche giorno, due ponti su questo fiume verranno chiusi perché non sono più agibili. Quindi torneremo ai confini tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. Il fatto è che c’è una stridente differenza di stanziamenti tra Nord e Sud che per noi è insopportabile».
Perché Salvini ha puntato così tanto su quest’opera?
«Voleva fare il premier, non ci è riuscito. E ora vuole a tutti i costi legare il suo nome a qualcosa che sia destinato a restare».
E la questione del Nord?
«Quella ormai non se la ricorda neanche più. La Lega ci ha traditi. Tant’è che Salvini ha anche tolto dal simbolo la parola “Nord”. La Lega è un partito centralista con venature meridionalistiche e lo si vede nei numeri».
Bossi che cosa pensa di tutto questo?
«Sono 4 o 5 mesi che non lo sento. È rimasto quello di sempre, sono convinto che stia soffrendo ma credo che non possa dire quello che pensa».
E i militanti?
«Quelli che stanno ancora nella Lega si rifiutano di vedere la realtà, credono ancora che gli stia dando l’autonomia e il federalismo, ma basta andare a leggere i testi di legge per vedere che così non è».
Nonostante questo, la Lega chiede che sia suo il candidato in Veneto. La spunterà?
«Mi sembra abbastanza evidente che FdI pretenderà una regione tra Lombardia e Veneto. La domanda è: quale delle due? Meglio l’uovo oggi o la gallina domani? Per la mia esperienza, in politica la gallina non esiste. Esiste solo l’uovo, e l’uovo è il Veneto»
Che cosa farà il suo movimento in quella regione?
«Il Partito Popolare del Nord appoggerà Riccardo Szumski, un outsider che pensa ancora al federalismo».
Quindi potrebbe togliere voti alla Lega?
«Non solo: l’afflato autonomista lì è nato ancora prima della Lega. E molti sono rimasti come ai tempi d’oro: duri e puri».