21/04/2026
Lo aveva promesso. Lo ha fatto.
Oggi il premier spagnolo Pedro Sánchez ha portato sul tavolo del Consiglio degli Affari Esteri, attraverso il suo ministro Albares, la proposta per sospendere immediatamente l’accordo di associazione Ue-Israele.
E ha chiesto a tutti i Paesi dell’Unione di seguirlo e votarla, come lo hanno chiesto 1 milione di cittadini europei e 250.000 italiani.
E sapete qual è stata la risposta, tra gli altri, dell’Italia di Meloni e Tajani?
No, non se ne parla. Non voteranno a favore.
No alla sospensione dell’accordo integrale, per cui servirebbe l’unanimità.
E no pure alla sospensione della sola parte commerciale, come chiedeva la responsabile degli Esteri europea Kaia Kallas, per cui sarebbe bastata la maggioranza qualificata.
Eccola, la vera e unica posizione dell’Italia, quando conta e dove conta davvero, alla faccia di quelli che celebravano quella pantomima del mancato rinnovo automatico dell’accordo di difesa come la prova del cambio di rotta di Meloni su Israele.
Non c’è nessun ravvedimento.
Nessun cambio di rotta o di linea.
C’è solo un primo ministro che sta letteralmente dando lezioni di politica e di dignità all’Europa e una Presidente del Consiglio che non è in grado di scontentare uno che da tre anni sta portando avanti impunemente un genocidio a Gaza.
Sánchez ha chiesto tutto.
Meloni non farà nulla, neanche il minimo sindacale.
Un giorno la Storia chiederà conto di tutto questo, ma sarà troppo tardi.