31/08/2026
𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐢𝐧𝐢, 𝟏𝟒 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐨𝐫𝐭𝐞. 𝐈𝐥 𝐂𝐚𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐏𝐚𝐫𝐨𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐨' 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐡𝐢𝐞𝐬𝐚 𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐨.
Sono passati 14 anni dalla morte del Cardinale Carlo Maria Martini, S.I., Arcivescovo metropolita di Milano, apprezzato teologo, biblista ed esegeta. Martini restò sulla Cattedra di Ambrogio e Carlo per 22 anni. Presbitero dal 1952 e Arcivescovo metropolita di Milano dal 29 dicembre del 1979. Il 6 gennaio del 1980 fu ordinato Vescovo dal Papa San Giovanni Paolo II, il quale lo creò Cardinale di Santa Romana Chiesa il 2 febbraio del 1983. È morto a 85 anni a Gallarate (VA).
Carlo Maria Martini è stato una delle figure più autorevoli del cattolicesimo europeo del secondo Novecento. Il suo episcopato milanese fu segnato da una convinzione che attraversò praticamente tutto il suo magistero: la Chiesa deve continuamente tornare alla Parola di Dio per comprendere se stessa, leggere la storia e discernere il proprio compito nel mondo.
Non è casuale che la sua prima lettera pastorale, "La dimensione contemplativa della vita", sia stata rivolta proprio a Milano, città del lavoro, dell’efficienza e della velocità. Martini indicava il silenzio, l’ascolto e la contemplazione non come una fuga dalla realtà, ma come la condizione per abitarla con maggiore consapevolezza. Poco dopo nacque la celebre Scuola della Parola, iniziata nel Duomo nel novembre 1980: attraverso la lectio divina, generazioni di giovani e adulti furono educate ad accostarsi direttamente alla Scrittura.
Il suo fecondo magistero episcopale si sviluppò così attorno ad alcuni grandi assi: Parola, Eucaristia e Ca**tà. Nelle sue lettere pastorali la Scrittura non veniva semplicemente spiegata, ma posta in dialogo con la vita concreta delle persone e con le trasformazioni della società. La fede, per Martini, non poteva limitarsi a custodire formule: doveva diventare discernimento, responsabilità, capacità di leggere i segni del proprio tempo.
Da qui anche il forte richiamo al farsi prossimo. Nel 1986, attorno a questo tema, promosse il grande convegno diocesano di Assago e le Scuole di formazione all’impegno sociale e politico. Era una visione precisa del cristianesimo: l'ascolto della Parola deve tradursi nella prossimità, nella cittadinanza responsabile, nella cura della società e soprattutto nell'attenzione verso chi resta ai margini.
Altrettanto significativa fu la Cattedra dei non credenti, avviata nel 1987. Martini intuì che la Chiesa non avrebbe potuto parlare all'uomo contemporaneo senza prima imparare ad ascoltarne le domande. Credenti e non credenti venivano messi a confronto non per cancellare le differenze, ma per prendere sul serio le ragioni dell'altro. La sua era una fede che non temeva le domande, perchè convinta che la verità non abbia bisogno di sottrarsi al confronto.
Anche il 47° Sinodo diocesano di Milano, da lui convocato nel 1993 e concluso nel 1995, mostrò questa attenzione a una Chiesa capace di ascolto, discernimento e corresponsabilità. Martini concepiva la comunità ecclesiale non come una realtà ripiegata sulla propria organizzazione, ma come un popolo chiamato a camminare dentro la storia portandovi il Vangelo.
La sua parola seppe così oltrepassare i confini ecclesiastici. Negli anni difficili del terrorismo, delle trasformazioni sociali e poi di Mani Pulite, l'Arcivescovo di Milano divenne un interlocutore riconosciuto anche da quanti non appartenevano alla Chiesa. La sua autorevolezza nasceva meno dal desiderio di occupare lo spazio pubblico che dalla capacità di interrogarlo: parlare alla città significava ascoltarne le inquietudini, chiamarla alla responsabilità e ricordarle la dignità dell'uomo.
Biblista fino alla fine, dopo aver lasciato Milano scelse Gerusalemme per tornare allo studio delle Scritture e alla preghiera, dedicandosi in particolare all'intercessione per la pace. Quasi un ritorno alla sorgente di un ministero che aveva avuto nella Bibbia il suo centro permanente.
A quattordici anni dalla morte, l'eredità più profonda di Carlo Maria Martini resta proprio qui: aver ricordato alla Chiesa che prima di parlare occorre ascoltare, prima di giudicare occorre discernere, prima di dare risposte occorre prendere sul serio le domande dell'uomo.
Martini non ha lasciato soltanto libri, lettere pastorali e pagine di esegesi. Ha lasciato soprattutto un metodo ecclesiale: la Parola davanti, la storia davanti agli occhi e l'uomo accanto.
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