AUSER Ciminna / Aps-Ets

AUSER Ciminna / Aps-Ets Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di AUSER Ciminna / Aps-Ets, Organizzazione no-profit, Via Roma n. 3, (Ex Cinema S. Francesco) Sala G. Alesi, Ciminna.

18/07/2026
Con AUSER Sicilia - Ho appena ottenuto un riconoscimento come uno dei fan più attivi! 🎉
18/07/2026

Con AUSER Sicilia - Ho appena ottenuto un riconoscimento come uno dei fan più attivi! 🎉

10/07/2026

Si è svolta oggi, presso la VI Commissione "Salute, Servizi Sociali e Sanitari" dell'Assemblea Regionale Siciliana una audizione delle Associazioni che si occupano di Invecchiamento Attivo e dei Sindacati dei Pensionati sui disegni di legge n. 1018 e n. 145, il Presidente regionale di AUSER Sicilia, Giorgio Scirpa, ha ribadito la posizione dell'Associazione.
«Abbiamo partecipato all'audizione con spirito costruttivo, mettendo a disposizione l'esperienza maturata quotidianamente nei territori. Riteniamo tuttavia che l'accorpamento dei DDL n. 1018
e n. 145 non sia opportuno, poiché affrontano questioni diverse e meritano percorsi legislativi distinti.»
«Il DDL n. 1018 interviene prevalentemente nell'ambito dell'integrazione sociale, sanitaria e assistenziale. Il DDL n. 145 è invece dedicato all'invecchiamento attivo come politica di
prevenzione, partecipazione, cittadinanza attiva e sviluppo delle comunità. Sono due prospettive complementari, ma non sovrapponibili.»
«L'invecchiamento attivo non può essere ricondotto esclusivamente alle politiche assistenziali. È una politica di sviluppo che investe salute, prevenzione, autonomia, apprendimento permanente, volontariato, inclusione digitale e dialogo tra le generazioni.»
Nel corso dell'audizione AUSER Sicilia ha consegnato una memoria con proposte di integrazione
al DDL n. 145, volte a rafforzarne la governance, il ruolo del Terzo Settore, la prevenzione, la domiciliarità e la partecipazione attiva delle persone anziane.
Le cinque priorità di AUSER Sicilia
• Mantenere autonoma la legge sull'invecchiamento attivo.
• Rafforzare prevenzione e promozione della salute.
• Valorizzare il ruolo del Terzo Settore e dell'amministrazione condivisa.
• Sostenere domiciliarità e comunità di prossimità.
• Promuovere partecipazione, volontariato e dialogo intergenerazionale

Questa è pure l'Auser
10/07/2026

Questa è pure l'Auser

10/07/2026

9 maggio 1978: il giorno in cui l'Italia pianse uno e dimenticò l'altro

Due morti, stesso giorno, stesso anno.
Un paese intero con gli occhi puntati su Roma. E in Sicilia, sui binari di una ferrovia di provincia, un ragazzo di trenta anni fatto a pezzi dal tritolo che nessuno vide.

Di solito la mattina comincia così: la sera prima controllo chi compie gli anni il giorno dopo, scelgo il nome, costruisco il post e lo programmo per le 6.30. Un rito. Una routine. Un modo per ricordare che ogni giorno ha la sua storia e che la storia merita di essere raccontata.

Stamattina però non c'è compleanno che tenga.
Perché il 9 maggio ha una data dentro la data. Un buco nero nel calendario italiano che risucchia tutto il resto. Non è il giorno di qualcuno nato — è il giorno in cui due persone sono morte. Nello stesso anno. Nello stesso giorno. In due angoli opposti dell' 🇮🇹, in due modi opposti, per due ragioni opposte. E con un peso mediatico così diverso da fare impressione ancora oggi, quarantotto anni dopo.

Il 9 maggio 1978 a , alle 13 e rotti, una telefonata anonima arriva all'assistente di un professore universitario. La voce è fredda. Dice: il corpo si trova nel bagagliaio di una Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani. I primi numeri di targa sono N5. Basta così. Chi era all'altro capo del telefono era Valerio Morucci, delle Brigate Rosse. Il corpo era quello di , presidente della Democrazia Cristiana, rapito cinquantacinque giorni prima in via Fani insieme alla sua scorta — cinque uomini uccisi sul posto quella mattina di marzo. Moro era avvolto in una coperta color ca****lo con un bordo di raso. Era stato colpito da almeno nove proiettili. La Renault era parcheggiata contromano, in un punto scelto con cura geometrica: equidistante dalla sede del PCI in via delle Botteghe Oscure e da quella della DC in piazza del Gesù. Un messaggio. Un simbolo. Una firma scritta col sangue nel cuore della capitale.
L' si fermò. Le televisioni mandarono in onda edizioni straordinarie. I giornali uscirono con titoli a tutta pagina. Il presidente della Repubblica, i leader di tutti i partiti, il Papa — tutti si espressero. Era il delitto del secolo, la ferita più profonda che la Repubblica avesse mai subito, la fine di un'epoca. Cinquantacinque giorni di sequestro avevano tenuto il paese con il fiato sospeso.

Quel 9 maggio il fiato non tornò più.

Nello stesso momento, a milleduecento chilometri di distanza, in un paese di trenta chilometri a ovest di Palermo che si chiama , qualcuno stava cercando di capire cosa fosse accaduto su quei binari della ferrovia Palermo-Trapani. I resti di un corpo. Una carica di tritolo. Un tentativo grottesco e feroce di simulare un attentato suicida — come se quel ragazzo di trenta anni si fosse ucciso da solo per motivazioni terroristiche. Il ragazzo si chiamava . Era stato rapito nella notte tra l'8 e il 9 maggio, ucciso a colpi di pietra, poi fatto esplodere sui binari per cancellare le prove e infangare la memoria. L'ordine lo aveva dato Gaetano Badalamenti — il boss mafioso che Peppino aveva ribattezzato "Tano Seduto" e che prendeva in giro ogni sera alla radio con una trasmissione che si chiamava Onda pazza a Mafiopoli. Il capomafia di Cinisi che abitava a cento passi da casa sua. Cento passi. La distanza di una vita intera trascorsa a scegliere di stare dall'altra parte.

Perché era nato in una famiglia mafiosa. Il padre era uomo di Cosa Nostra. Il cognato del nonno era il capomafia locale. Il suo destino sembrava scritto ancora prima che nascesse. Invece aveva scelto. Aveva rotto con il padre, aveva fondato un giornalino, aveva aderito alla sinistra extraparlamentare, aveva organizzato cineforum e dibattiti, aveva costruito dal nulla — autofinanziandola, senza un soldo, con la faccia tosta di chi non ha niente da perdere — una radio libera in un paese in cui la mafia era l'aria che si respirava. Da quella radio aveva denunciato gli affari di Cosa Nostra, i traffici di droga, le connivenze con la politica, il cemento abusivo, l'aeroporto costruito sui terreni strappati ai contadini. Lo aveva fatto con un'arma che i mafiosi non sapevano come combattere: il ridicolo. Li aveva resi ridicoli. Li aveva chiamati per nome. Li aveva sbeffeggiati. E questo, per Badalamenti, era imperdonabile più di qualsiasi atto terroristico.

Quella notte Peppino era nel pieno della sua campagna elettorale — si era candidato con Democrazia Proletaria alle elezioni comunali di Cinisi previste per il 14 maggio. Era la notte prima del suo comizio finale. Lo hanno rapito, ucciso a colpi di pietra in un casolare, poi trascinato sui binari e fatto saltare in aria con il tritolo. Cinque giorni dopo — il 14 maggio — i cittadini di Cinisi lo elessero lo stesso, simbolicamente, al consiglio comunale. Duecentosessanta voti per un morto. Forse il gesto più commovente e inutile che quella terra avesse mai prodotto. Sua madre Felicia, violando il lutto che la tradizione siciliana le imponeva di rispettare restando reclusa in casa, uscì e andò a votare. Alzò il pugno chiuso ai funerali. Divenne la prima donna in Italia a costituirsi parte civile in un processo di mafia.

Nessuno, quel 9 maggio, si occupò di lui a livello nazionale.
Le forze dell'ordine archiviarono tutto come un attentato terroristico suicida. La stampa non aprì nemmeno un trafiletto degno — era troppo impegnata con Moro, con via Caetani, con la tragedia che aveva paralizzato Roma. Solo nel 1984 fu accertata l'origine mafiosa dell'omicidio. Solo nel 2002 — ventiquattro anni dopo — Gaetano Badalamenti fu condannato all'ergastolo per quel delitto.

Ventiquattro anni.
Ecco l'analogia che brucia ancora oggi. Non è solo che due uomini sono morti lo stesso giorno dello stesso anno. È che l' ha pianto uno e dimenticato l'altro. Ha dedicato commissioni parlamentari, film, libri, cerimonie istituzionali, targhe e discorsi a uno — e ha lasciato che l'altro sparisse nel rumore di quel giorno enorme, inghiottito dall'eco di una Renault rossa parcheggiata contromano nel centro di Roma. Moro era il potere. Impastato era un ragazzo con una radio. Moro era la Democrazia Cristiana, il compromesso storico, il simbolo di uno Stato che cercava un equilibrio impossibile. Impastato era uno che aveva scelto di vivere in modo scomodo in un posto scomodo, e che per questo era stato fatto saltare in aria sui binari di una ferrovia di provincia.

Non è un giudizio su chi meritasse più lutto. È una constatazione su come funziona la memoria collettiva — su chi decide cosa vale la pena ricordare, quanto e in quale modo. Su come il peso specifico di una morte dipenda non solo da chi era la persona, ma da chi aveva interesse a raccontarla.

Oggi, 9 maggio, l' ha una Giornata della Memoria dedicata alle vittime del terrorismo. Aldo Moro è al centro di quella giornata, com'è giusto. Ma Peppino Impastato era un'altra vittima — di un altro terrorismo, quello silenzioso e millenario che si chiama 🇮🇹, che non rivendica gli attentati ma li cancella, che non scrive comunicati ma piazza tritolo sui binari e spera che nessuno guardi troppo da vicino.

Guardare da vicino è il minimo che possiamo fare.

Buon 9 maggio.
A entrambi. 🐑

---
✍️ Anche la Pecora pensa
---

🇮🇹

---
📌 Fonti
Wikipedia — Caso Moro
Wikipedia — Peppino Impastato
Trentino Cultura — 9 maggio 1978 Peppino Impastato viene ucciso dalla mafia
PalermoToday — Peppino Impastato 45 anni dopo
ANSA — Aldo Moro ritrovamento corpo via Caetani
WikiMafia — Peppino Impastato
Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato — Biografia
⭐ Se la Pecora ti fa pensare, diccelo anche sulla pagina — una recensione è il miglior applauso che puoi fare. 👉 https://www.facebook.com/anchelapecorapensa/reviews

10/07/2026

Indirizzo

Via Roma N. 3, (Ex Cinema S. Francesco) Sala G. Alesi
Ciminna
90023

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando AUSER Ciminna / Aps-Ets pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a AUSER Ciminna / Aps-Ets:

Scelte rapide

Condividi