12/10/2025
IL SILENZIO DEL COMPAGNO LANDINI (MENTRE STELLANTIS BRUCIA)
di Howl Venom
Mirafiori 17:30 di un caldissimo sabato di fine ottobre. Stellantis, la gloriosa erede del sogno automobilistico italiano chiuderà il 2025 con un bel -30% di produzione, una rasoiata netta sul ventre molle dell’industria nazionale.
Un disastro. Un funerale industriale con le luci al neon e le tute blu ormai sbiadite.
E mentre gli operai contano le ore di cassa integrazione come fossero le ultime si*****te in tasca…
Maurizio Landini tace.
Sì, il grande capo rosso, il tribuno dei lavoratori, l’ultimo baluardo della sinistra sindacale con la voce roca e la giacca lisa da rivoluzionario televisivo.
Tace.
Zero dichiarazioni. Nemmeno un mugugno di finta indignazione. Nemmeno il solito comunicato preconfezionato con “solidarietà ai lavoratori” scritto in corpo 14 su carta intestata CGIL.
Un silenzio più assordante dei macchinari spenti di Melfi.
Forse Landini è troppo impegnato.
Forse deve preparare l’ennesima manifestazione nazionale su “pace, clima e diritti universali del tapiro tibetano”.
Perché, si sa, occuparsi degli operai veri quelli che si sporcano le mani e non twittano slogan non è più trendy.
Ora il segretario preferisce sfilare con i cartelloni arcobaleno, declamando “solidarietà globale” in diretta Rai, mentre gli operai italiani vengono disassemblati come vecchie Panda in una catena di m***aggio smantellata.
Stellantis perde il 30% di produzione?
Amen.
L’importante è che ci sia un corteo a Roma con i palloncini rossi e i tamburi della “resistenza civile”.
Un sindacato trasformato in agenzia eventi per cause out of scope.
Un palco con la scaletta pronta: Landini parla, il pubblico applaude, i problemi restano.
C’è da chiedersi: dov’è finito quel fuoco, quella rabbia operaia che faceva tremare i governi?
Sparita, evaporata nei talk show.
Adesso il sindacalismo è una liturgia postmoderna, una messa laica per coscienze progressiste e impiegati del terziario che non hanno mai visto una fabbrica vera.
Mentre i lavoratori veri vengono lasciati soli davanti ai cancelli chiusi di Pomigliano.
Landini, fratello, amico, compagno di lotte dimenticate…
Dov’eri quando le linee di m***aggio si fermavano?
Dov’eri quando i padroni spostavano la produzione in Polonia e Marocco? Quando Magneti Marelli veniva regalata ai Giapponesi?
Forse eri in riunione per decidere il titolo giusto per la terza pagina di Repubblica?
E intanto Stellantis affonda.
Gli operai si arrabattano.
E la CGIL distribuisce volantini sulla “transizione giusta”.
Un giorno, forse, qualcuno scriverà la vera storia di questo sindacalismo imbalsamato: quella di un movimento che, nel nome della lotta, ha smesso di lottare.
Ma fino ad allora, continueremo a sentire solo il rumore delle catene spezzate…
e il silenzio impeccabile del Compagno Landini.