Dr. Howl Venom

Dr. Howl Venom Il Dott. Howl Venom è un eretico e una minaccia a tempo pieno. Scrive dal margine della ragione, armato di macchina da scrivere, fiaschetta e traumi irrisolti.

Avvicinarsi con cautela. Il Dr. Howl Venom, è nato durante un’eclissi totale in un motel infestato vicino al confine tra stato mentale e collasso sistemico. Nessuno sa dove abbia studiato, ma gira voce che abbia ricevuto una laurea onoraria in Sacrilegio Comparato da un’università che non esiste più — esplosa dopo la sua tesi. Ha lavorato come cronista, infiltrato, finto missionario, vero tossico,

ghostwriter per senatori corrotti e consulente spirituale per bande motociclistiche con un’etica superiore a quella di Wall Street. Scrive a macchina, a morsi e a impulsi. Non possiede un telefono. Non accetta premi, solo contanti o liquori forti. I suoi articoli sono stati banditi da cinque paesi e tradotti in sei lingue morte. Non cerca la verità: la minaccia. Dove c’è ordine, semina caos. Dove c’è silenzio, ulula. Attualmente è in fuga. O forse è semplicemente in anticipo sul collasso globale.

IL SILENZIO DEL COMPAGNO LANDINI (MENTRE STELLANTIS BRUCIA)di Howl VenomMirafiori 17:30 di un caldissimo sabato di fine ...
12/10/2025

IL SILENZIO DEL COMPAGNO LANDINI (MENTRE STELLANTIS BRUCIA)
di Howl Venom

Mirafiori 17:30 di un caldissimo sabato di fine ottobre. Stellantis, la gloriosa erede del sogno automobilistico italiano chiuderà il 2025 con un bel -30% di produzione, una rasoiata netta sul ventre molle dell’industria nazionale.
Un disastro. Un funerale industriale con le luci al neon e le tute blu ormai sbiadite.
E mentre gli operai contano le ore di cassa integrazione come fossero le ultime si*****te in tasca…
Maurizio Landini tace.

Sì, il grande capo rosso, il tribuno dei lavoratori, l’ultimo baluardo della sinistra sindacale con la voce roca e la giacca lisa da rivoluzionario televisivo.
Tace.
Zero dichiarazioni. Nemmeno un mugugno di finta indignazione. Nemmeno il solito comunicato preconfezionato con “solidarietà ai lavoratori” scritto in corpo 14 su carta intestata CGIL.
Un silenzio più assordante dei macchinari spenti di Melfi.

Forse Landini è troppo impegnato.
Forse deve preparare l’ennesima manifestazione nazionale su “pace, clima e diritti universali del tapiro tibetano”.
Perché, si sa, occuparsi degli operai veri quelli che si sporcano le mani e non twittano slogan non è più trendy.
Ora il segretario preferisce sfilare con i cartelloni arcobaleno, declamando “solidarietà globale” in diretta Rai, mentre gli operai italiani vengono disassemblati come vecchie Panda in una catena di m***aggio smantellata.

Stellantis perde il 30% di produzione?
Amen.
L’importante è che ci sia un corteo a Roma con i palloncini rossi e i tamburi della “resistenza civile”.
Un sindacato trasformato in agenzia eventi per cause out of scope.
Un palco con la scaletta pronta: Landini parla, il pubblico applaude, i problemi restano.

C’è da chiedersi: dov’è finito quel fuoco, quella rabbia operaia che faceva tremare i governi?
Sparita, evaporata nei talk show.
Adesso il sindacalismo è una liturgia postmoderna, una messa laica per coscienze progressiste e impiegati del terziario che non hanno mai visto una fabbrica vera.
Mentre i lavoratori veri vengono lasciati soli davanti ai cancelli chiusi di Pomigliano.

Landini, fratello, amico, compagno di lotte dimenticate…
Dov’eri quando le linee di m***aggio si fermavano?
Dov’eri quando i padroni spostavano la produzione in Polonia e Marocco? Quando Magneti Marelli veniva regalata ai Giapponesi?
Forse eri in riunione per decidere il titolo giusto per la terza pagina di Repubblica?

E intanto Stellantis affonda.
Gli operai si arrabattano.
E la CGIL distribuisce volantini sulla “transizione giusta”.

Un giorno, forse, qualcuno scriverà la vera storia di questo sindacalismo imbalsamato: quella di un movimento che, nel nome della lotta, ha smesso di lottare.
Ma fino ad allora, continueremo a sentire solo il rumore delle catene spezzate…
e il silenzio impeccabile del Compagno Landini.

CRONACHE DAL LATO OSCURO DELLA BUONA COSCIENZAdi Howl Venom sempre più divertito dal delicato suono dei fegati che scopp...
10/10/2025

CRONACHE DAL LATO OSCURO DELLA BUONA COSCIENZA
di Howl Venom sempre più divertito dal delicato suono dei fegati che scoppiano

C’è una certa categoria di persone, puoi riconoscerli subito dal sopracciglio inarcato, dal linguaggio calibrato che ha trasformato la diffidenza morale in una religione.
Sono quelli che riescono a criticare persino un armistizio, come se la fine di una guerra fosse un’offesa personale.

È successo di nuovo: in Palestina, dopo decenni di sangue, un accordo di pace che può funzionare veramente. Non importa chi lo ha spinto, non importa da dove sia venuto, non importa che la gente smetta di morire per strada: i sinistri della piazza, quelli col cuore di piombo e la lingua di seta, si chiudono in silenzio come gatti offesi.

Perché la pace, se non porta la loro firma, non è mai vera pace.
Li vedi scorrere su X (che un tempo si chiamava Twitter, quando ancora la gente sapeva leggere): un rosario infinito di distinguo, ironie, teorie complottiste e “sì, ma”. Sempre un “ma”. Sempre un asterisco sul bene, sempre un appunto a margine della realtà.
Un bambino palestinese sorride per la prima volta dppo mesi? “Sì, ma a quale costo?”
Le bombe tacciono? “Sì, ma quali interessi economici si nascondono dietro?”

E avanti così, come se la tragedia fosse la loro valuta morale e la speranza una bestemmia neoliberista.
Non che la destra sia ma almeno quando succede qualcosa di buono, stappano una bottiglia e vanno a dormire contenti.

La sinistra invece (solo quella italiana) deve soffrire: è il suo carburante. Non sa più gioire, non sa più riconoscere la realtà senza metterci sopra la lente del sospetto. È diventata un movimento di analisti di sconfitta, di specialisti dell’ingiustizia.
E quando arriva un momento di tregua, di respiro, non sa che farsene.

Non sto difendendo nessuno. Non mi interessa chi siede alla Casa Bianca o a Ramallah. Sto parlando di un vizio più profondo, una malattia culturale: l’incapacità di essere felici per gli altri se la felicità non passa prima per il proprio schema ideologico.
È la sindrome del “non abbastanza puro”, la stessa che ha fatto implodere movimenti, partiti, rivoluzioni e intere generazioni di teste pensanti.

In fondo, a questa sinistra manca il coraggio più difficile: quello di vincere.
Non la vittoria elettorale, ma la vittoria morale — quella di dire “stavolta è andata bene, anche se non grazie a noi”.
E finché continuerà a confondere la coerenza con la sterilità, resterà lì, a guardare il mondo cambiare da sola, con l’aria indignata di chi ha sempre ragione ma non serve mai a niente.

L’Immunità della Santa Ilaria e l’ipocrisia dell’Europa ubriacadi Howl Venom vomitevolmente insensibile Cristo santo, fi...
07/10/2025

L’Immunità della Santa Ilaria e l’ipocrisia dell’Europa ubriaca
di Howl Venom vomitevolmente insensibile

Cristo santo, finalmente una buona notizia da questo manicomio continentale: Ilaria Salis è libera. Libera per via di quell’antico sortilegio chiamato immunità parlamentare, la stessa che un tempo la sinistra voleva bruciare sul rogo come una strega medievale. Ora invece la celebrano come un miracolo europeo, una rinascita dei valori democratici, una vittoria della civiltà sull’oscurantismo ungherese.
Ah, che meraviglioso spettacolo di ipocrisia politica, un circo perfettamente in linea con il delirio di Bruxelles.

Ricordo ancora i tempi di Berlusconi, il mostro di Arcore, quando ogni editoriale progressista tuonava contro l’immunità. “Un privilegio intollerabile!”, gridavano. “Un paravento per i ladri, i corruttori, i mafiosi in giacca e cravatta!”
E adesso? Adesso gli stessi eroi della purezza morale si gettano nelle fontane di champagne perché una deputata italiana può finalmente uscire dalle grinfie di Orban grazie allo stesso strumento giuridico che fino a ieri definivano il simbolo della Casta.

Non fraintendetemi mi fa piacere che la Salis sia tornata libera. Nessuno merita di marcire in una cella ungherese, neanche chi ha creduto che ti**re calci a un nazista fosse un atto di poesia urbana.
Ma non posso fare a meno di ridere, di quella risata amara e stonata che solo la politica italiana riesce a provocare: il suono di un paese che cambia idea più velocemente di quanto un tossico cambi siringa.

Oggi gli stessi che urlavano “fuori l’immunità!” stappano bottiglie, si abbracciano, postano cuoricini blu su X, gridano alla “giustizia europea”.
Domani, quando toccherà a un nemico politico godere dello stesso privilegio, torneranno a invocare manette e processi pubblici.
È un rituale antico, un balletto osceno tra moralismo e opportunismo, dove l’unico principio saldo è: l’immunità va bene solo quando conviene a noi.

Bruxelles applaude, Roma brinda, X ulula.
Nessuno si accorge che, sotto la superficie, non è cambiato niente: la politica continua a essere un ring dove ognuno colpisce solo per convenienza.
La libertà non è più un valore, è un’arma tattica da brandire a seconda del colore del tesserino di partito.

Io me la immagino la scena al Parlamento Europeo: facce lucide di sudore, mani che si alzano per il voto, e sotto i banchi l’odore stantio del compromesso.
Un branco di burocrati in giacca e doppiopetto che si convincono di aver fatto qualcosa di nobile, mentre in realtà hanno solo confermato l’unica legge che vale davvero a Bruxelles: nessuno è coerente, tutti vogliono solo restare al tavolo.

E così, viva Ilaria Salis e viva l’immunità, oggi santa, ieri peccatrice.
Fra qualche anno, quando toccherà a un altro “nemico pubblico” invocarla, la sinistra tornerà a gridare allo scandalo.
E io sarò ancora qui, a ridere nel mio bicchiere di bourbon, guardando questo carosello di idioti che chiamano “democrazia europea”.

Dio benedica l’immunità.
E maledica chi la usa solo a giorni alterni.

La Festa degli ZombieIl sole non sorge più a Chiusi. Si limita a spuntare, giallastro e malato, come una lampadina fioca...
04/10/2025

La Festa degli Zombie

Il sole non sorge più a Chiusi. Si limita a spuntare, giallastro e malato, come una lampadina fioca su un motel infestato da scarafaggi. E sotto quella luce tossica, i cittadini sorridono. Non tutti — non la maggioranza silenziosa che si rode il fegato in silenzio — ma quella tribù oscura che adora il degrado come fosse una nuova religione.

Li vedi camminare con la bava agli angoli della bocca, gente che si eccita a guardare i propri investimenti immobiliari crollare come biscotti molli in un bicchiere di vino rancido. Li piace!

Un cimitero ferroviario. Binari pieni di erbacce alte due metri, piccioni obesi che ti guardano negli occhi come dealer da quattro soldi, e pipistrelli che ti volano sopra la testa gridando bestemmie in dialetto. I viaggiatori scendono dal treno e si trovano catapultati in un incubo felliniano: muri scrostati, luci che lampeggiano come strobo di un rave per depressi cronici, e un odore di pi**io che ti entra nei polmoni come na**lm.

E questi cittadini-masochisti? Oh, loro battono le mani! Sorridono, applaudono, e masticano cemento armato come fossero popcorn. Li senti urlare: “Sì! Lasciate che i nostri figli vendano case per un pacchetto di Lucky Strike e una birra tiepida! Viva la rovina!”

E al comando chi c’è? Una combriccola di scappati di casa. Sembrano usciti da un casting di circo itinerante: il sindaco travestito da prestigiatore da quattro soldi, gli assessori come clown stanchi col trucco colato, e tutti a ballare sopra il ponte della nave che affonda. Non hanno mai gestito un progetto complesso in vita loro, eppure eccoli lì, intenti a distribuire medaglie di cartone tra loro stessi, convinti di aver scritto la nuova Divina Commedia della mediocrità.

Il paese, un tempo splendido, è oggi un diamante buttato nello scarico del cesso. Potrebbe brillare di turismo, di cultura, di arte, di luce vera. Invece no: viene tenuto sotto formalina, come un corpo morto in esposizione. E gli zombie locali si leccano le labbra davanti allo spettacolo.

Ma non scrivo per loro, Cristo no. Non spendo un colpo di tastiera per chi ama rotolarsi nella m***a. Scrivo per voi, la maggioranza silenziosa, quelli che ogni mattina aprono gli occhi e si svegliano con la nausea. La nausea è importante. La nausea è vita. È il segno che non siete ancora diventati parte della processione di zombie che ballano al Carnevale dei Perdenti.

Perché sì, a Chiusi ogni giorno è Carnevale: un carnevale alcolico, sporco, pieno di maschere di clown ubriaconi, di assessori con nasi rossi e scarpe giganti, di cittadini che sfilano masticando la loro stessa disfatta. E il rischio è che questa mascherata diventi eterna.

La città non ha bisogno di altri zombie sorridenti. Ha bisogno di gente arrabbiata, con i pugni chiusi e gli occhi che bruciano, pronta a dire: “Basta! Non un altro minuto di questo schifo!”
Perché se non lo dite voi, vi resterà solo la marcia funebre dei clown.

BANDIERINE E FOGNATURE: SONNINI BALLA CON LA FLOTTIGLIA MENTRE CHIUSI CADE A PEZZIdi Howl Venom, di molto incazzato con ...
03/10/2025

BANDIERINE E FOGNATURE: SONNINI BALLA CON LA FLOTTIGLIA MENTRE CHIUSI CADE A PEZZI
di Howl Venom, di molto incazzato con un manganello in mano

C’è un vento marcio che soffia sul Paesello, e non viene né dai maiali né dalle fosse biologiche arrugginite: viene dalle idee politicamente compromesse del Sindaco, l’uomo che dovrebbe guidare Chiusi fuori dal pantano ma che invece passa i suoi pomeriggi a fare la cheerleader in piazza per la Flottiglia, come se stessimo ancora nel ’77, L*D e pugni alzati contro i mulini a vento.

Il paese affonda in un lago stagnante di burocrazia, strade rattoppate come ginocchia di calciatori falliti, commercianti che tirano giù la serranda più spesso che il Cristo in croce abbassa lo sguardo… e lui dov’è? In piazza a gridare slogan con lo Scribacchino per la Flottiglia, come un hipster con crisi adolescenziale in ritardo di trent’anni.

Cristo Santo, Sindaco! La gente ti ha eletto per risolvere i problemi di Chiusi, non per fare il Che Guevara delle sagre paesane. Qui non servono cortei, servono idee nuove, piani seri contro il deserto commerciale, e soprattutto un c***o di visione per questo borgo che rischia di diventare un museo a cielo aperto di promesse fallite e serrande arrugginite.

La Flottiglia? Ma chi c***o se la fila? È come scendere in strada a difendere i dischi in vinile mentre la città brucia. È estetica senza sostanza. È la danza macabra di chi si aggrappa alle bandierine ideologiche per nascondere la voragine di progetti concreti che NON ci sono.

Finché non lo capirà, Sonnini resterà soltanto la controfigura in fascia tricolore, un sindaco da corteo con la testa persa tra bandierine sbrindellate e slogan di cartapesta. Nel frattempo Chiusi muore, svuotata e presa per il c**o, con i cittadini ridotti a comparse in un teatrino patetico.

Questa è vigliaccheria travestita da impegno civile, un modo miserabile per distrarsi dalle rogne vere e continuare a galleggiare sulle chiacchiere.

La verità è che Sonnini non guida un c***o: sta solo tirando a campare, come un burocrate con le scimmie nella testa, e noi restiamo qui, tra buche, negozi chiusi e promesse finite nella fogna.
Chiusi non ha bisogno di un sindaco da corteo: ha bisogno di una rivoluzione. E se lui non la sa fare, che si levi di mezzo.

Amen.

PAURA E DELIRIO A CHIUSICronache gonzo dal ventre marcio della città di Howl VenomLa prima volta che ho rivisto il lago,...
30/09/2025

PAURA E DELIRIO A CHIUSI
Cronache gonzo dal ventre marcio della città di Howl Venom

La prima volta che ho rivisto il lago, mi è sembrato un’allucinazione da L*D andato a male. L’acqua stagnante aveva il colore del gin con due cucchiai di benzina, e in mezzo galleggiava una canoa, proprietà di qualche amico degli amici che campa grazie alla gestione “familiare” del bene pubblico. Sul pontile, un assessore in giacca sgualcita si rollava una sigaretta storta con la nonchalance di chi si sente eterno. Alle sue spalle, un cartello cadente: “Benvenuti nel cuore dell’Umbria toscana”. Una battuta involontaria, un pezzo di cabaret tragico.

La zona è il backstage di un potere fatto di amicizie. Non è bene comune, è un club privato, gestito da un soggetto che da anni si barcamena fra un’amministrazione e l’altra.

La strada che porta alla zona industriale è una vena morta: capannoni sventrati, finestre che sembrano occhi persi, erbacce alte come mura. Vecchie insegne arrugginite — “Meccanica Chiusi s.r.l.”, “Produzioni Tessili 2000” — pendono come lapidi. Qui un tempo lavoravano famiglie. Oggi i cancelli chiusi suonano come trapani nella testa di chi ricorda.

Un custode ubriaco mi ha fissato: “Qui dentro lavoravano in cento. Adesso ci pisciano i cani”. È la sintesi perfetta di una città che ha venduto la propria dignità per interessi di cartapesta.

Il turismo, se così lo si può chiamare, è un pellegrinaggio al contrario. Ogni tanto arriva un autobus pieni di tedeschi in sandali arrivano, si fermano venti minuti e ripartono verso altri lidi. Ho seguito uno di questi gruppi fino al Museo Etrusco: chiuso. Un turista con il cappello bavarese mi ha chiesto “Dove sono gli Etruschi?” Gli ho risposto senza pietà: “Probabilmente dentro al Comune, in riunione permanente con le loro illusioni”.

Questo non è inattività: è autodistruzione deliberata.

La notte a Chiusi Scalo è un carnevale di disperazione. Le panchine sono diventate piazze di spaccio, i ragazzini sniffano cocaina tagliata con la polvere dei gessetti, e dietro al sottopasso spuntano donne che vendono il corpo per cinquanta euro a botta.

Gli immigrati arrivano e vengono lasciati lì, senza un piano, senza un c***o. Sopravvivono come possono, ammassati in appartamenti luridi, spinti a spacciare o a chiedere l’elemosina. Non è integrazione: è abbandono criminale. E poi ci si stupisce se la tensione sociale esplode e qua è solo questione di tempo.

Chiusi Scalo, di giorno, è un paesaggio postatomico: serrande abbassate, cartacce che volano come tumbleweed da western, bar pieni di vecchi che bestemmiano in coro. Di notte, invece, è un incubo: tossici che barcollano, cani randagi che si azzuffano, la stazione che sembra un girone dantesco. Mi sono ritrovato davanti un clochard che urlava al vento: “Io comando qui!”. Forse aveva ragione.

Non si tratta più di incapacità. Questa amministrazione ha trasformato Chiusi in un esperimento sociale degenerato, una piccola Las Vegas dell’assurdo, senza neon, senza soldi, senza sogni. Hanno seppellito il tessuto industriale, fatto a pezzi il turismo, svenduto il lago agli amici, lasciato droga e prostituzione dilagare, ignorato gli immigrati e consegnato lo Scalo al barbonaggio.

DIMETTETEVI. SUBITO.
Non tra un mese, non dopo l'ennesima passerella di parole. Voi non siete amministratori: siete becchini. Se non avete la dignità di fare un passo indietro, fate il favore alla città: andatevene di corsa, e se necessario fatelo con la violenza morale che meritate — spinti fuori dalla piazza dai vostri concittadini.

Chiusi non è un varietà di fallimenti: è una comunità che chiede di essere curata, non venduta.

Chiusi giardini pubblici.Ci segnalano questo schifo, la siringa è stata rimossa.Quando importi m***a alla fine ti sporch...
27/09/2025

Chiusi giardini pubblici.
Ci segnalano questo schifo, la siringa è stata rimossa.
Quando importi m***a alla fine ti sporchi!!!

Lettera aperta al “vero” Sindaco di Chiusi, Simona CardaioliCaro Sindaco,Le scrivo con l’animo di chi ha visto troppi ca...
26/09/2025

Lettera aperta al “vero” Sindaco di Chiusi, Simona Cardaioli

Caro Sindaco,

Le scrivo con l’animo di chi ha visto troppi cavalli zoppi correre al Palio e troppi assessori fare la danza della pioggia mentre il pubblico se ne andava a casa con il portafogli vuoto e la testa piena di musica stonata.

Parliamo dei POPUP. Quella creatura mitologica che avete piazzato in città con l’aria di chi pensa di aver inventato il Carnevale di Rio, mentre in realtà sembrava più il retropalco sgonfio di un circo di provincia. Non fraintenda, Sindaco, io amo il caos, i drink caldi e la musica che gracchia da un altoparlante scassato... ma almeno chiamatelo per quello che è: un esperimento da laboratorio sociale, con cavie umane che hanno pagato lo Spritz a 7 euro.

Ora, la domanda è semplice — e non richiede né un convegno, né una conferenza stampa con giacca stirata: possiamo avere un report? Non un poema, non un’invenzione contabile da geometra in crisi esistenziale. Un foglio chiaro:
• Quante persone ci sono venute davvero?
• Quanti soldi sono entrati e usciti (compresi quelli che magicamente evaporano come i miracoli eucaristici)?
• E soprattutto: cosa rimane, oltre ai bicchieri di plastica abbandonati e al solito chiacchiericcio da bar sport?

E già che ci siamo, un’altra piccola curiosità da cittadino con le tasche sempre più bucate: quanto è costata questa meravigliosa iniziativa ai contribuenti di Chiusi? Perché la retorica dei “grandi eventi” va bene per il palco, ma alla fine il conto lo paga chi fa la fila alla Coop con il carrello mezzo vuoto. Voglio sapere se questi POPUP sono stati un investimento o l’ennesima fiera della vanità finanziata con i soldi della collettività.

Sindaco, non mi interessa il “sentimento positivo della comunità”. Voglio numeri, cifre, dannate statistiche: quanti POPUP hanno riempito la città e quanti hanno solo riempito le tasche di qualcuno. Perché da fuori sembrava tutto una fiera di cartone: la stessa minestra riscaldata servita in un piatto di plastica con un nome figo in inglese.

Aspetto questo report con l’impazienza di un uomo che guarda l’orologio alle tre di notte aspettando che finisca la sbornia.

Con tutto il sarcasmo che un cittadino affamato di verità può ancora permettersi,

Howl Venom (in trasferta forzata a Chiusi, dove anche i POPUP hanno bisogno di un resoconto)

La vecchia BCC Trasformata in Deposito Umano? Il Comune di Chiusi da l’OK?di Howl Venom in preda ad una crisi di nerviÈ ...
23/09/2025

La vecchia BCC Trasformata in Deposito Umano? Il Comune di Chiusi da l’OK?
di Howl Venom in preda ad una crisi di nervi

È arrivata la notizia come un cielo che crolla: la vecchia sede della BCC potrebbe essere trasformata in un centro per migranti. Hanno scelto Chiusi come punto di raccolta, come se la nostra città fosse una stazione di servizio dell’anima centrale d’Italia, una pattumiera di pratiche e burocrazie. Ho preso un whisky che non meritava il mio affetto e ho capito subito che questa storia non sarebbe finita con la solita rassegnazione.

Non fraintendetemi: non sto qui a discutere la dignità di chi fugge o il diritto sacrosanto di chi cerca riparo. Sto parlando di decisioni fatte in fretta, senza trasparenza, calate dall’alto sopra una comunità che non è stata consultata. Questo non è decentramento umano: è un’operazione amministrativa con la delicatezza di un cinghiale in un negozio di cristalli. La vecchia sede della BCC non è un container neutro, è un pezzo della nostra storia civile, un luogo che sta a metà strada tra il ricordo e il presente. Trasformarlo senza un progetto chiaro sul lungo termine, senza servizi adeguati, senza garanzie questa è arroganza istituzionale.

La prima cosa che senti qui, camminando per le vie, è la stanchezza. È la voce dei commercianti che vedono la città cambiare senza alcun beneficio tangibile, è la rabbia degli impiegati che temono la perdita di senso di un centro storico già in bilico. E poi c’è la politica che si muove come un ubriaco elegante: tante parole, zero piani concreti. “Accoglienza” diventa uno slogan che si svuota se non è accompagnato da investimenti, da integrazione reale, da controlli e responsabilità. Altrimenti diventa un problema spostato, non risolto.

Immaginate le riunioni: tavoli disegnati male, idee che brillano come meduse e promesse che evaporano come vapore di caffè. Nessuna analisi d’impatto: sul traffico, sui servizi sociali, sulle scuole, sulla sanità locale. Nessun piano per il lavoro, per l’inclusione, per l’alloggio dignitoso. Soltanto la fretta di dire “fatto” sulla lavagna della burocrazia. Questo modo di procedere trasforma il concetto di solidarietà in qualcosa di sterile, funzionale a chi deve mostrare operatività ma non a chi vive le conseguenze.

Non avete bisogno del mio cinismo per capire che la posta in gioco è alta: Chiusi, nonostante i Chiusini, non è una discarica del Centro Italia. Non è una tappa in cui si scaricano problemi per mettere a posto i conti di qualcun altro. E quando un intero paese viene usato come deposito umano senza strategia, la tensione m***a. La rabbia non nasce dal cuore crudele di persone refrattarie alla compassione; nasce dalla sensazione di essere esclusi dal processo decisionale, di essere ridotti a spettatori mentre si giocano le nostre vite.

Quindi che fare? Non serve la violenza — quella è la lingua di quelli di sinistra, delle sigle estreme e dei centri sociali — ma serve la determinazione. Serve far sentire la voce in ogni modo che la legge concede: assemblee pubbliche che siano vere (non recite preconfezionate), petizioni ben curate e consegnate, ricorsi legali mirati, richieste di valutazione d’impatto ambientale e sociale, una rete di comunicazione capillare che spieghi fatti e numeri alla gente. Serve chiedere trasparenza sugli investimenti e sui tempi, e che venga presentato un piano integrato — lavoro, formazione, sanitario, scuole — con garanzie e risorse.

E poi, sì: serve la piazza. Una piazza che urla, ma che urla con i fogli in mano, con le firme, con i cartelli che non si limitano all’imbecille sloganismo per quello ci sono già in PRO-PAL ma che contengono numeri, proposte, alternative. Una mobilitazione che sia fastidiosa per chi decide dietro le porte chiuse, che costringa a rispondere, a negoziare, a fermarsi a ragionare. Se i politici pensano che ci arrenderemo davanti a un atto amministrativo sciatto, si sbagliano. Qui si litigherà, qui si farà pressione, qui non tacremo.

Non è xenofobia mascherata da civismo: è pretese di buon governo. Chiusi non vuole, e non deve, diventare il deposito geografico di un problema nazionale senza una soluzione nazionale. Se il vostro progetto è serio, venite e parlateci, presentate numeri, fate vedere i fondi e i tempi. Se il vostro progetto è un’operazione di facciata, preparatevi a vedervi respinto dall’intelligenza collettiva di una comunità che ha ancora nervi e memoria.

Con questo, io finisco il mio secondo bicchiere e scendo in strada — non per incendiare, ma per mettere il mio corpo tra l’arroganza e il futuro della città. Perché certe decisioni si prendono con la testa e col cuore, non con il cric della tagliola amministrativa. E se davvero pensano di farlo senza confronto, allora aspettino una sequenza di assemblee, ricorsi, manifestazioni e una campagna che non sarà dolce, ma sarà pulita e legale — e soprattutto incessante.

Chiusi non è il deposito di nessuno. Chiusi pretende rispetto. E lo avrà, con ogni mezzo legittimo necessario.

Chiusi, 2025. Davanti all’ex Dopolavoro, in quella giungla urbana che chiamiamo stazione, si aggirano presenze degne di ...
20/09/2025

Chiusi, 2025. Davanti all’ex Dopolavoro, in quella giungla urbana che chiamiamo stazione, si aggirano presenze degne di un film neorealista alcolico. Sveglia, Sindaco Sonnini! Non stiamo parlando di fantasmi: sono vivi, rumorosi e sotto gli occhi di tutti.

Comune della Città di Chiusi

P.S.
Avviso agli elettori: a breve ci saranno le Regionali, ricordate chi ha fatto questo.....

Chiusi: cronache dal sottopassaggio dell’orroredi Howl Venom in denuncia continua contro le ipocrisie di questa amminist...
18/09/2025

Chiusi: cronache dal sottopassaggio dell’orrore
di Howl Venom in denuncia continua contro le ipocrisie di questa amministrazione

Chiusi, la vecchia città etrusca che sognava di essere un faro di cultura e turismo lento, oggi ha un cuore marcio che pulsa dietro la stazione ferroviaria. Un sottopassaggio che dovrebbe essere un ponte sicuro tra quartieri è diventato il ventre molle del degrado: un girone infernale di spaccio, prostituzione e violenza.
La scena notturna sembra tratta da un film neorealista strappato e riscritto da un tossico in pieno delirio: ragazzi che contrattano dosi come se fossero caramelle, ragazze vendute al buio, e uomini persi che barattano la dignità per una notte sudicia da due spicci. Questa non è Chiusi, ma un frammento di Scampia trapiantato a forza nella Valdichiana.

Secondo stime ufficiose, ogni notte almeno 5 pusher presidiano la zona. In dodici ore di buio, si consumano fino a 70/80 micro-transazioni: bustine di coca tagliata con farina, pasticche fluorescenti, hashish di qualità talmente scarsa che persino un cane randagio la sputerebbe. La prostituzione viaggia di pari passo: corpi consumati e anime in svendita al prezzo di un pacchetto di si*****te.

Un testimone racconta:
“È diventata una terra di nessuno. Ho visto ragazzi che sembravano quindicenni, con la mano che tremava, comprare droga da pusher di colore. Ho chiamato i vigili, ma nessuno è mai venuto. È meglio chiudere gli occhi, qui rischi di finire nei guai anche solo a guardare.”

Le famiglie evitano il passaggio dopo le nove di sera, i pendolari fanno giri lunghi, e i turisti, quei pochi che ancora ci sono, che sbagliano strada finiscono in un incubo urbano che nessuna guida Michelin vi racconterà.

E la politica?
Nessuno si sporca le mani.
Il sindaco? Invisibile. L’assessore? Latitante. I consiglieri? A ba***re le mani durante le sagre. Nel frattempo, Chiusi marcisce.

Gli ultimi dati raccolti parlano chiaro: le segnalazioni di attività criminali nell’area stazione sono cresciute del 300% in un solo anno, ma le pattuglie inviate dalla polizia municipale si contano sulle dita di una mano amputata. Una statistica da terzo mondo, non da una città che ama raccontarsi come “porta della Toscana”.
E allora viene da chiedersi: Chiusi è davvero questa? Una città che predica cultura e futuro, ma chiude gli occhi davanti al degrado che divora la sua anima? Una comunità che si lascia soffocare dal silenzio istituzionale, fingendo che tutto sia normale?

La verità è più dura di qualsiasi comunicato stampa: Chiusi è stata abbandonata.
Abbandonata dai suoi amministratori, tradita dalla politica del sorriso e dei selfie, consegnata al caos e alla paura.

Ed è qui che deve scattare la rabbia. Non più silenzio, non più rassegnazione. Questa città ha bisogno di aria nuova, di mani pulite e di una guida che non giri la testa dall’altra parte.

Perché Chiusi non merita di diventare la caricatura tossica di sé stessa. Non merita di morire nel sottopassaggio.
Merita una nuova amministrazione, forte e coraggiosa, che rompa il patto di omertà e riporti legalità, dignità e speranza in queste strade.
Finché ciò non accadrà, Chiusi resterà un laboratorio di vergogna: un piccolo cimitero di sogni soffocati dall’indifferenza.
E chi governa oggi dovrà portarsi questo marchio sulla pelle: complici del degrado.

LA FINE DI OGNI SPERANZAdi Howl Venom disperato e affrantoÈ finita. I Chiusini hanno gettato la spugna, come pugili stan...
14/09/2025

LA FINE DI OGNI SPERANZA
di Howl Venom disperato e affranto

È finita. I Chiusini hanno gettato la spugna, come pugili stanchi che non credono più né al gong né alla vittoria. Guardali: camminano per le strade con lo sguardo basso, rassegnati al destino che questa Armata Brancaleone di amministratori improvvisati ha scritto per loro. Uomini e donne che avrebbero dovuto difendere la dignità del proprio paese si sono piegati, prima al ridicolo, poi al silenzio.

Perché è ridicolo, sì, dover subire le decisioni di questi scappati di casa travestiti da politici. Ridicolo e offensivo. Hanno la faccia di chi non sa nemmeno distinguere un progetto da una barzelletta, un piano urbanistico da un cruciverba sbagliato. Si riempiono la bocca di “sviluppo”, “visioni”, “strategie”. Ma di strategico, in loro, c’è solo l’arte della sopravvivenza.

E allora la città – la mia città, la vostra città – ha smesso di comba***re. Si è arresa. Non ci sono più voci che urlano, non ci sono più mani che battono sul tavolo. Solo mormorii, lamenti da bar, qualche bestemmia strozzata davanti a un bicchiere di vino. “Tanto non cambia niente”, ripetono, come un rosario al contrario.

Ecco la verità: se non avete più la forza di ribellarvi, smettete anche di lamentarvi. Abbiate almeno la decenza del silenzio. Perché il lamento senza azione è complicità. È vigliaccheria. È come applaudire chi vi deruba, salvo poi maledirlo dietro le spalle.

Io ve lo dico chiaro, come sempre: meritate chi vi governa. Meritate i vostri amministratori sgangherati, con le loro decisioni folli e le loro promesse di cartapesta. Perché siete voi che gliel’avete lasciato fare, giorno dopo giorno, cedendo alla stanchezza, alla paura, al disincanto.

E allora basta con le lagne, basta con i sospiri. O vi rialzate e li mandate a casa, questi dilettanti allo sbaraglio, o tacete. Tacete per sempre.

Indirizzo

Piazza XX Settembre, 1, 53043 Chiusi SI
Chiusi
53044

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