14/03/2026
Giugno 1917, Fiandre occidentali, Belgio. Una foto ritrae un gruppo di soldati che osserva un enorme cratere, profondo più di 40 metri. È stato causato da 21 tonnellate di esplosivo, fatte brillare per distruggere la linea difensiva tedesca a Messines.
L’esplosione ha provocato circa 10. 000 tra morti e feriti tra i soldati tedeschi. Una singola detonazione, tra le più potenti mai provocate dall’uomo, in piena Prima guerra mondiale.
Siamo nel pieno della guerra di trincea sul Fronte Occidentale. Le truppe dell’Intesa cercano di superare le difese tedesche. Messines diventa il centro di una delle più grandi operazioni sotterranee mai realizzate.
Il piano è di Herbert Plumer, generale britannico. Con l’incarico di Douglas Haig, organizza lo scavo di chilometri di gallerie sotto le posizioni tedesche. L’obiettivo: colpire il nemico da sotto terra.
Per 18 mesi, squadre di zappatori e minatori – da Galles, Cornovaglia, Australia, Canada, Nuova Zelanda – lavorano in condizioni difficili. Il pericolo è costante, tra crolli e tentativi tedeschi di fermarli.
Arriva il 7 giugno 1917. Dopo settimane di bombardamenti, all’alba scoppiano 24 gallerie piene di esplosivo. L’impatto è enorme.
La 3ª divisione bavarese, circa 10. 000 uomini, viene spazzata via. Resta un cratere di 116 metri di diametro e 45 di profondità. Plumer commenta: «Forse oggi non cambieremo la storia, ma sicuramente la geografia».
Il boato si sente a oltre 200 km di distanza, fino a Londra e Dublino. La foto di Fernand Cuville racconta tutto questo, mostrando il vuoto lasciato dall’esplosione.
I soldati appaiono minuscoli davanti al cratere. Sotto quella massa di terra sono sepolti migliaia di uomini. L’immagine trasmette smarrimento e fa riflettere su quanto sia stato distruttivo quel momento.
Il cratere di Messines resta una delle ferite più grandi lasciate dalla Grande Guerra. Non ci sono corpi, ma la traccia fisica della distruzione parla da sola.