Alpha Cooperativa Sociale

Alpha Cooperativa Sociale La cooperativa, costituita nel 1997, svolge attività di prevenzione, assistenza, sostegno e consulenza al singolo, coppie e famiglie.

La cooperativa Alpha gestisce:
- Un Consultorio Familiare privato, riconosciuto dalla Regione L.21/78, con autorizzazione definitiva L.32/2007, presente sul territorio dal 1997, in rete con tutti i servizi territoriali al fine di sostenere e ampliare la rete dei servizi rivolti alla prevenzione e cura di ogni forma di disagio e violenza;
- Centro Antiviolenza Alpha dal 2008 sul territorio e in co

nvenzione con il Comune di Chieti, opera grazie al riconoscimento della L.31/2006, attraverso azioni mirate alla protezione e sostegno della donna, finalizzate all’uscita dalla violenza;
- Centro Polivalente Immigrati della Provincia di Chieti, cofinanziato dalla Regione Abruzzo ai sensi della L.R. 46/2004, opera in diverse sedi su tutto il territorio provinciale per favorire l’integrazione socio-culturale degli stranieri. Nel 2013 è stata inserita nel Bilancio Sociale della ASL 02 Lanciano Vasto Chieti per la proficua collaborazione sui servizi che la Cooperativa Sociale Alpha offre.

28/08/2026

Cinque femminicidi in pochi giorni. E poi il programma di Futuro Nazionale in cui, con il pretesto di parlare di protezione, si normalizza la sottomissione delle donne. Dare un nome alla violenza non basta se la misoginia resta nella cultura. Pubblichiamo l'analisi di Marina Calloni *uscita sul blog...

Ancora ed ancora e’ una guerra !!!!!
23/08/2026

Ancora ed ancora e’ una guerra !!!!!

È risuccesso, questa volta nel veneziano. Lui ha ucciso lei e poi si è ucciso. Lei, come sempre capita in questi casi, aveva la sola colpa di esserne l’ex compagna.

I dettagli sul chi e il dove sono poco importanti, tranne uno: lei aveva fatto quel che doveva fare, ovvero lo aveva denunciato, e non è servito a nulla.

La tragedia si è già consumata e tutti sappiamo che non sarà l’ultima: sono i famosi femminicidi che qualcuno vorrebbe risolvere negandoli in parola.

Invece i femminicidi esistono e si ripetono con dinamica banalmente identica, spaventosamente nota.

Un ripetersi che ha, nei fatti, un solo effetto: dice agli uomini che vogliono uccidere che possono farlo, dice alle donne che vengono minacciate di essere uccise che possono essere uccise.

Tutti questi femminicidi, in buona sostanza, dimostrano due cose: l’esigua efficacia dei provvedimenti legislativi sin qui presi e la matrice di cultura patriarcale di questi omicidi di ex compagne, di ex mogli, di ex fidanzate.

Purtroppo il governo ha fatto diventare rivendicazione politica il negare il diritto universale all’educazione affettiva di allievi e studenti, una visione secondo la quale a scuola si impara a scrivere e a far di conto.

Competenze che non ci permettono di prevenire i femminicidi, ma solo di contarli: ad oggi sono almeno 43, mentre sono 79 quelli tentati in questo 2026.

23/08/2026

Interviene per difendere la madre da una lite con il compagno ma quest'ultimo lo ferisce con un coltello da cucina. Un giovane ragazzo di 15 anni è stato colpito, in modo lieve, dal compagno della mamma, a La Spezia, in via Roma, nella sera di sabato 22 agosto. Il ragazzo è riuscito a scappare in strada, scalzo, quando è stato visto da un passante che ha chiamato i soccorsi. Sul posto è intervenuto il personale medico del 118 che ha trasportato il quindicenne al pronto soccorso dell'ospedale Sant'Andrea. Immediato l'intervento delle volanti che hanno fermato l'uomo e lo hanno portato in Questura.

➡️ https://shorturl.at/Eh8tk

Condivido questo post che ,con estrema chiarezza ,evidenzia le carenze di un sistema di protezione per le donne che la l...
23/08/2026

Condivido questo post che ,con estrema chiarezza ,evidenzia le carenze di un sistema di protezione per le donne che la legge prevede ma che non si attua . Allora , invece di inasprire le pene, capiamo dove si inceppa la catena di protezione perché non debba più soccombere nessuna altra donna per mano di un uomo che non acccetta la separazione da essa.

● Dai braccialetti che non funzionano ai segnali sottovalutati: quando il sistema di protezione non regge

Elisa Forte
La Stampa
22 Agosto 2026
***
Almeno venti donne avevano denunciato, chiesto aiuto, raccontato la paura. In alcuni casi la denuncia non è bastata, in altri un braccialetto ha taciuto, in altri un allarme non è arrivato.

Non sono la stessa storia ma raccontano la stessa fragilità: fra la denuncia e la protezione ci sono molti passaggi, e ognuno può diventare l’ultimo.

Il Codice Rosso (legge 69, in vigore dal 9 agosto 2019) impone tempi rapidi alla giustizia per i reati di genere. Ma resta una catena. Queste sono le drammatiche storie raccontate dai media negli ultimi 5 anni: non dati ufficiali ma la ricostruzione di alcune delle vite finite per mano di compagni o ex dove almeno un anello della catena di protezione ha ceduto.

Renata Trandafir denunciò il patrigno per maltrattamenti a novembre 2021: la segnalazione impiegò oltre un mese per arrivare in Procura. Il 13 giugno dell’anno dopo la ventiduenne fu uccisa a colpi di fucile con la madre Gabriela.

Anna Scala, 56 anni aveva denunciato l’ex compagno due volte in due giorni a luglio 2023, dopo che l’uomo l’aveva aggredita a pugni e le aveva squarciato le gomme dell’auto. Nessuna misura cautelare fu emessa: fu uccisa un mese dopo.

Sigrid Gröber era stata al pronto soccorso dodici volte: fra denunce formalizzate e ritirate, nessuno lesse la sequenza come un rischio crescente.

La richiesta di Codice Rosso di Mara Fait, con diciannove documenti prodotti dall’avvocato e undici testimoni, fu archiviata in sette giorni come «lite di condominio». Fu uccisa con un’accetta.

Celine Frei Matzohl aveva denunciato appena due mesi prima: non bastò a fermare il suo assassino.

Marisa Leo aveva ritirato la querela per lasciare alla figlia un padre presente: quel legame fu la sua trappola.

Mentre Amina Sailouhi aveva rifiutato una casa protetta per restare vicino alla sua piccola ma il suo ex non le lasciò scampo.

Juana Cecilia Loayza vide l’aggressore patteggiare un percorso di recupero mai iniziato: bastò una sua foto sorridente sui social per farlo tornare e ucciderla.

«Ho sempre timore di ritrovarmelo davanti», aveva scritto nella denuncia Alessandra Matteuzzi: nessuna misura arrivò: lui la aspettò sotto casa.

Angela Avitabile aveva minimizzato un tentativo di strangolamento per non abbandonare il marito, con problemi psichiatrici, mai preso in carico. Fu accoltellata 11 volte davanti ai nipotini.

E poi arrivarono i braccialetti, il dispositivo elettronico che dovrebbe essere l’anello tecnologico della protezione.

In una rilevazione del 2025, 67 uffici giudiziari su 139 (48,2%) hanno riferito di aver incontrato difficoltà nella gestione del dispositivo.

L’infermiera Concetta “Titti” Marruocco aveva sulle spalle vent’anni di denunce, lui portava il dispositivo, forse scarico quella notte: a casa entrò comunque con un vecchio mazzo di chiavi e non si fermò, nel 2023. La sua storia è diventata uno dei simboli di questo paradosso.

Ma è a Torino che la catena spezzata del Codice Rosso mostra il suo punto più doloroso.

Il braccialetto dell’uomo che ha ucciso Roua Nabi lanciò ben quattro allarmi: nessuno in sala operativa li prese in carico.

E ancora: un centro antiviolenza aveva scritto «rischio alto di femminicidio» ma il braccialetto per l’aggressore di Hayat Fatimi non fu mai installato.

E quello dell’ex marito di Tiziana Vinci, guasto da giorni e già segnalato ai carabinieri, non suonò quando lui la raggiunse sul lavoro.

Mentre il compagno di Jessica Stapazzollo Custodio de Lima si tolse il proprio senza far scattare un solo allarme. Poi entrò in casa e la uccise con 27 fendenti.

Tra il feminicidio di Tania Terrin e quello di Vanessa Zappalà, 26 anni, sono trascorsi 5 anni. Per Vanessa il Codice Rosso scattò, lei raccontò le minacce che aveva annotato su un bloc notes ma il giudice concesse solo un divieto di avvicinamento invece degli arresti chiesti dalla Procura. Lui, invece, la raggiunse: per ucciderla sul lungomare.

«È un fallimento dello Stato», disse allora la senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione parlamentare sul femminicidio. Parole identiche ha usato anche il presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Luca Zaia, per il femminicidio di Tania Terrin, strangolata la notte del 15 agosto nella sua casa di Camponogara, nel Veneziano, dall’ex compagno Dino Keber.

«L’apparato normativo è completo - dice Elena Biaggioni, avvocata della rete D.i.Re -. Servono formazione capillare e continua per tutta la rete che viene a contatto con le vittime e non un corso ogni cinque anni». E, sottolinea, «indagini interne ogni volta che un anello salta, non per trovare un capro espiatorio, ma per capire cosa non ha funzionato».

Queste venti storie non dimostrano che il Codice Rosso non funziona ma che la protezione è una catena, e che ogni caso racconta un anello diverso che ha ceduto.

Sarebbe disonesto fermarsi qui: il Codice Rosso ha cambiato davvero il modo in cui lo Stato risponde alla violenza di genere, imponendo priorità dove prima c’era la coda dei fascicoli, tempi certi dove prima c’era l’attesa. È un impianto che, quando la catena regge, salva vite ogni giorno. Silenziosamente. Senza fare notizia.

Esattamente quello che scrivevo qualche giorno fa
22/08/2026

Esattamente quello che scrivevo qualche giorno fa

Intervista di Viviana Daloiso alla presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta Martina Semenzato: «A chi è davvero pericoloso non bastano ammonimenti e nemmeno braccialetto. Il punto decisivo per le autorità è rendersi conto della effettiva letalità di un uomo. Con Tania Terrin si è commesso un errore» https://www.avvenire.it/attualita/la-settimana-nera-dei-femminicidi-come-stato-possibile-le-leggi-ci-sono-ma-vanno-applicate_112225

22/08/2026

Ogni tanto va ripetuto

E manda gli ispettori !!! Ma un ministro così come ci poteva capitare ?????😓
21/08/2026

E manda gli ispettori !!! Ma un ministro così come ci poteva capitare ?????😓

Mai troppo presto
21/08/2026

Mai troppo presto

Due interventi dei carabinieri in poche ore: l’uomo, un 54enne, è stato arrestato e portato in carcere

Indirizzo

Via Spaventa, 47
Chieti
66100

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