25/01/2026
IL TUBO A UNA CERTA DISTANZA
In questi giorni si susseguono sulla stampa dichiarazioni del Consorzio e del suo Presidente che rischiano di ingenerare confusione su un tema già di per sé complesso per i non addetti ai lavori.
Facciamo un po’ di chiarezza ed ordine a beneficio di tutti.
Il tanto sbandierato “contributo potenziale” che - secondo il Consorzio - l’ultima sentenza del TAR avrebbe riconosciuto, è proprio quella cosa che il Consorzio ha sempre ignorato.
Il contributo potenziale è quella quota del contributo irriguo che tutti devono pagare se i propri terreni sono all’intero del comprensorio irriguo e se tali terreni sono serviti dalle condotte della bonifica, cosa distinta e totalmente diversa dal contributo effettivo o idrico, che deve essere corrisposto al consorzio per l’acqua effettivamente consumata.
Il Consorzio ha sempre ignorato il duplice aspetto della tassazione, facendo pagare al 99,9% dei consorziati un contributo unico “monomio”, che è la somma del potenziale e dell’idrico, ostacolando fino alla morte l’introduzione della tariffa binomia che, invece, tiene distinte le due anime.
Come l’hanno ostacolata?
All’inizio dichiarandola illegale, tant’è che coraggiosi consorziati negli anni 2000 hanno dovuto ricorrere al TAR per vedere loro applicata la tariffa binomia; poi facendo pagare il contributo potenziale tre volte tanto quello dovuto in base al loro stesso regolamento ed infine, negli anni più recenti e fino ad oggi, qualificandola come una tariffa a concessione e sostanzialmente non agricola, per poter giustificare l’abnorme determinazione della tariffa di base.
Oggi si ricordano che esiste il contributo potenziale, vantandosi pure che il TAR l’abbia riconosciuto come fosse un qualcosa che loro hanno sempre sostenuto (se non per allargarne l’applicazione con la teoria del tubo a una certa distanza o tassando condomini al centro di Chieti), ma va bene così perché almeno oggi ci aspettiamo che, nelle more dell’installazione dei contatori - obbligatori almeno da 10 anni -, dividano l’attuale tariffa monomia in due parti e consentano a chi non usa l’acqua di non pagarla.
Passiamo alla “sospensione del pagamento dei ruoli e delle cartelle in corso”.
Si legge sempre dalla stampa che il Presidente “Permetterà ai contribuenti che non hanno pagato di attendere il ricalcolo ed il successivo conseguente pagamento allineato ai nuovi conteggi, mentre ai contribuenti che hanno già ottemperato sarà comunicato il conguaglio del dovuto”.
Anche su questo punto occorre fare chiarezza.
La sospensione dei ruoli e delle cartelle in corso non sono una gentile concessione che si fa ai consorziati, ma una precisa conseguenza scaturita dalla sentenza del TAR che ha dichiarato nulle tutte le delibere a fondamento degli avvisi e dei ruoli a partire dal 2021 suppletivo e fino ad oggi.
L’idea di sospendere una obbligazione il cui presupposto è nullo è semplicemente ridicola.
Tanto è vero che mentre il Consorzio scrive sui giornali queste emerite cavolate, il suo Consiglio di Amministrazione, e lo stesso Presidente con il suo Comitato Amministrativo ristretto, dispongono “l’annullamento d’ufficio, in via di autotutela, di tutti gli avvisi di pagamento bonari emessi sulla base dei provvedimenti deliberativi dichiarati nulli per le annualità 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025, provvedendo a darne notizia ai contribuenti interessati tramite i canali istituzionali dell’Ente” , ed ancora “Di dare mandato agli uffici competenti affinché provvedano all’immediata notifica del dispositivo della sentenza all’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER), in qualità di Agente della Riscossione, per le seguenti finalità:
• la sospensione immediata e il successivo annullamento (sgravio totale) di tutti i ruoli e delle cartelle di pagamento afferenti ai contributi oggetto della sentenza riferiti alle annualità 2021, 2022, 2023 e 2024;
• l’interruzione di ogni procedura di riscossione coattiva in corso;
• il blocco e la revoca di eventuali misure cautelari o esecutive già intraprese, con particolare riferimento a pignoramenti, fermi amministrativi o iscrizioni ipotecarie gravanti sui beni dei contribuenti.
Comunque siamo contenti nel leggere due delibere che si discostano per contenuto e stile da quanto letto ed ascoltato finora, certamente ispirate da qualche professionista consapevole della gravità della situazione e dell’urgenza di cessare, senza se e senza ma, con le esternazioni dell’ufficio stampa del Consorzio.
Per inciso, ma che paghiamo a fare 40.000 euro ad una giornalista che cura le relazioni pubbliche del Consorzio e fa scrivere o dire al Presidente queste cose?
Allora, cosa dobbiamo fare?
La prima cosa è chiedere al Consorzio l’immediato rimborso delle somme pagate a fronte dei contributi 2021 suppletivo, 2022, 2023, 2024 e 2025 per interrompere la prescrizione e la decadenza dell’azione di rimborso e per costituire in mora l’ente a fronte del suo obbligo di restituzione.
Nella medesima istanza chiedere lo sgravio delle cartelle in corso per ottenere non già la sospensione (!) ma lo sgravio totale della stessa, da comunicare anche all’AERiscossione, altrimenti la cartella continua a vivere.
Infine, occorre precisare un ultimo punto.
Si legge sempre sui vari comunicati stampa, che probabilmente ci saranno degli aumenti, ma che la governance del Consorzio cercherà di scongiurare.
Gli aumenti, se i nuovi conteggi verranno fatti per bene, sicuramente ci saranno anche perché emergeranno debiti fuori bilancio, dei quali qualcuno dovrà rispondere, ma non potranno mai gravare la categoria delle imprese agricole.
Per anni, sotto la gestione commissariale e poi a seguire, le 4.000 imprese consorziate hanno pagato importi che non erano affatto di loro spettanza, facendosi carico di pagamenti che invece competevano ad altri soggetti ed enti pubblici, a cominciare dalla Regione Abruzzo, o per pagare le perdite milionarie della depurazione civile ed industriale.
Le imprese agricole sono tutelate da norme speciali che disciplinano la contribuenza: il Consorzio deve fare un vero e proprio bilancio distinto e separato per la sola gestione dell’irrigazione agricola in modo da impedire, come è accaduto fino ad oggi, che gli agricoltori si facciano carico di spese sostenute a vantaggio di altri.
Il ricalcolo del contributo, se ci sarà, non potrà che riguardare con criteri distinti altre tipologie di utenti, in particolare i 13.500 extra agricoli che consumano acqua tutto l’anno senza alcun controllo a contatore. Tutti questi soggetti per allacciarsi alla rete idrica sono soggetti ad altra ed autonoma regolamentazione tariffaria, ed il Consorzio dovrà trovare il giusto equilibrio tra costi e ricavi tale da incentivare lo sviluppo di tale pratica.
Ultima riflessione per i sindacati agricoli perché facciano un mea culpa del loro assordante silenzio decennale, un silenzio dal quale non ancora si sono risvegliati. Hanno lasciato quella che doveva essere la loro attività primaria - la difesa del mondo agricolo - ad un gruppo di coraggiosi imprenditori agricoli, Azienda Agricola Valentini ed altri, che rischiando in proprio hanno affrontato la via giudiziaria con il Comitato Bonifica Sostenibile che li ha supportati in tutti questi quattro anni di difficili battaglie nei tribunali, nelle commissioni tributarie, in strada con i trattori e gli striscioni, nelle assemblee pubbliche, dietro le tastiere, fuori e “dentro il Consorzio” (come il famoso libro).
Tutti oggi ci possiamo dire soddisfatti non solo perché abbiamo vinto, ma perché abbiamo stravinto, anche moralmente.
Scaricate i documenti che pubblicheremo nella giornata: l’istanza di rimborso e messa in mora mandatela via pec al Consorzio, mentre la sentenza del TAR va depositata con motivi aggiunti dinanzi le Corti di Giustizia Tributaria ove pendono le impugnative.
In allegato le citate delibere ultime del Consorzio Bonifica Centro.
Continuate a seguirci perché ne vedremo delle belle.
COMITATO BONIFICA SOSTENIBILE