L’estate del 1993 viene ricordata dai Volontari di Cesena, oltre che per il caldo opprimente, anche perché, in quelle serate di chiacchiere nel cortile della nuova sede nacque l’idea di organizzare un “Veglione di Carnevale” per cercare di reperire fondi utili agli scopi umanitari ed assistenziali della nostra associazione devolvendo in beneficenza il provento netto della manifestazione. Dopo non
poche difficoltà, finalmente, l’ultimo venerdì di carnevale del 1994 (era il 4 Febbraio) eravamo pronti per iniziare questa avventura che, cominciata per gioco, si sarebbe rivelata, in futuro, un appuntamento importante e sentito per tutta la cittadinanza di Cesena e dintorni. La prima edizione del “Veglione” si tenne presso il “Fifty-Five di Santa Maria Nuova ed ebbe un successo strepitoso tant’è che i posti disponibili vennero, letteralmente, bruciati in pochi giorni. Sull’onda di questo successo fu un gioco da ragazzi organizzare il “Veglione” dell’anno dopo, dell’anno dopo ancora e poi ancora fino ad arrivare al mitico Veglione 2008 (16ma edizione) che ci ha consentito di frantumare il record di vendita dei biglietti della lotteria abbinata, il cui primo premio consisteva in un’automobile. Anche i veglioni successivi presso il Dancing Orchidea di Ronta sono andati in archivio con lo stesso successo e con lo stesso impegno di sempre, fino ad arrivare quest’anno all’edizione numero 23. Il ricavato della manifestazione viene come sempre utilizzato per gli scopi umanitari ed assistenziali della nostra Associazione. Negli anni ’80 e gli inizi del ’90 la Croce Rossa di Cesena, nel suo complesso, ha saputo operare trasformazioni profonde per adeguarsi ai nuovi bisogni della società: i Volontari del Soccorso hanno costituito l’ossatura principale su cui la CRI ha investito le maggiori risorse in uomini, mezzi e tecnologie per supportare il nascente 118 della nostra USL e per una più qualificata tutela sanitaria del territorio, la Sezione Femminile ha dovuto affrontare le nuove povertà legate sia all’immigrazione sia ai cambiamenti sociali del nostro tessuto cittadino e questo grazie anche al raccordo con i servizi sociali istituzionali, infine le II.VV., custodi ed icone di un passato glorioso, hanno saputo con tenacia e perspicacia mantenere viva l’etica dell’associazione rimanendo nel contempo fedeli alle tradizioni. A partire dai primi anni 90 il numero dei volontari è cresciuto in maniera esponenziale fino ad arrivare oggi a circa 450 persone che con il loro impegno hanno portato e continuano a portare l’emblema di Croce Rossa, e tutto ciò che ne scaturisce, in questa cittadina. Siamo cresciuti tanto in questi ultimi 25 anni, ma ci sforziamo sempre di preservare l’entusiasmo e l’abnegazione che ha contraddistinto i nostri predecessori. Una passione che non tramonta; ne sono testimoni i volontari che, da decenni, continuano a dare una mano, e il ricambio generazionale a cui abbiamo assistito. Massimo Baiardi ha gestito una svolta radicale nella storia della CRI e del nostro Comitato: il passaggio da ente pubblico ad APS di diritto privato, con enormi cambiamenti, sia a livello statutario che amministrativo e organizzativo. Molto è cambiato e molto ancora cambierà anche per quanto riguarda la richiesta sempre crescente di professionalità in ambito sanitario, che richiede uno sforzo sempre maggiore da parte dei volontari e istruttori che periodicamente formano il personale per una sempre più efficiente qualità del nostro servizio, sia per quanto concerne le normative che per quanto riguarda l’approccio “umano” con la persona. Anche per questi motivi è stato recentemente nominato un direttore sanitario di grande esperienza e professionalità, il Dott. Enrico Farabegoli, per supportare tutto il Comitato e la nostra formazione in questo senso. In questi ultimi 30 anni il primo soccorso ha subito innumerevoli cambiamenti dettati dalle nuove conoscenze in campo medico, dall’esperienza acquisita e dalle nuove tecnologie; si è passati dal “carica e porta di corsa in ospedale” con ambulanze scarsamente attrezzate (barella, ossigeno, stecche di legno, disinfettante) a ”osserva, valuta, comunica e porta nell’ospedale più idoneo”. Si è trattato di un cambiamento radicale che non è ancora terminato.
È cambiato anche il ruolo degli operatori, che non sono più dei “barellieri” ma sono diventati “soccorritori”, ovvero devono sapere compiere una serie di manovre e applicare dei protocolli di intervento a salvaguardia della salute del paziente. Con la sinergia e la collaborazione tra volontari e personale dipendente percorriamo, ogni anno, quasi 650.000 chilometri erogando oltre 19.000 servizi di ordine primario o secondario; una media di oltre 50 interventi al giorno, se consideriamo che l’attività del personale è garantita ininterrottamente per tutti i giorni dell’anno, festivi e domeniche comprese.