09/10/2026
๐ค๐๐ฎ๐๐ถ ๐ฑ๐๐ฒ๐บ๐ถ๐น๐ฎ ๐๐ถ๐๐ฒ ๐๐ฝ๐ฒ๐๐๐ฎ๐๐ฒ ๐ถ๐ป ๐ฝ๐ผ๐ฐ๐ต๐ถ ๐บ๐ถ๐ป๐๐๐ถ, ๐น๐ฎ ๐บ๐ฒ๐บ๐ผ๐ฟ๐ถ๐ฎ ๐ฑ๐ฒ๐น ๐ฉ๐ฎ๐ท๐ผ๐ป๐ ๐ป๐ผ๐ป ๐ฑ๐ฒ๐๐ฒ ๐๐ฝ๐ฒ๐ด๐ป๐ฒ๐ฟ๐๐ถ
Era una sera d'autunno come tante, il 9 ottobre 1963, nelle valli tra il Veneto e il Friuli. Nelle case di Longarone qualcuno guardava la televisione, altri dormivano giร , i bambini erano a letto. Alle 22.39 un boato squarciรฒ il silenzio e circa 260 milioni di metri cubi di roccia si staccarono dal Monte Toc, precipitando nel lago artificiale creato dalla diga del Vajont. Oggi, 63 anni dopo, quel boato risuona ancora nel cuore di chi ama queste montagne.
L'impatto sollevรฒ un'onda immensa, che in parte travolse le frazioni di Erto e Casso e in parte scavalcรฒ la diga, piombando nella valle del Piave come un muro d'acqua, fango e vento. In pochi minuti Longarone e i paesi vicini furono cancellati, case, strade e chiese spazzate via nel buio. Le vittime accertate furono 1910, piรน di 1400 solo a Longarone, e tra loro centinaia di bambini, mentre molti corpi non furono mai ritrovati. La diga, alta piรน di 260 metri, resistette all'urto ed รจ ancora lรฌ, gigante muto davanti a una tragedia che non fu fatalitร , perchรฉ la montagna aveva dato i suoi segnali e nessuno li volle ascoltare davvero.
Oggi le lapidi bianche del cimitero monumentale di Fortogna custodiscono i nomi di chi quella notte p***e tutto, e Longarone, rinata dalle macerie, continua a ricordare con dignitร . Fare memoria del Vajont significa onorare quelle vite spezzate e pretendere che la sicurezza delle persone venga sempre prima di ogni interesse. Significa anche imparare ad ascoltare la montagna e chi la abita, perchรฉ la sua voce puรฒ salvare vite. In questo 9 ottobre il nostro pensiero va alle vittime, ai sopravvissuti e a tutte le comunitร che portano ancora nel cuore quella ferita.
Credit foto ๐ท Wikipedia commons/ Ispettorato Vigili del Fuoco
Fonte immagine ๐
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Vajont1963_5.jpg