USB Cesena /Forlì

USB Cesena /Forlì UNIONE SINDACALE di BASE CESENA FORLI'

APPALTI HERA E COOP SOCIALI «BASTA SFRUTTAMENTO, SI APPLICHI IL CONTRATTO SERVIZI AMBIENTALI»Questa mattina presidio e c...
09/07/2026

APPALTI HERA E COOP SOCIALI «BASTA SFRUTTAMENTO, SI APPLICHI IL CONTRATTO SERVIZI AMBIENTALI»

Questa mattina presidio e conferenza stampa davanti al Tribunale di Bologna in concomitanza con la quinta udienza. Il sindacato denuncia: «Lungaggini inaccettabili, negati diritti già riconosciuti dalla Cassazione».

Si è svolto questa mattina, davanti alla Corte d’Appello del Tribunale del Lavoro di Bologna, un presidio accompagnato da una conferenza stampa organizzata dall'USB Lavoro Privato. L'iniziativa è coincisa con la quinta udienza – arrivata dopo ben quattro rinvii – del ricorso promosso circa 8 anni fa da 18 lavoratori delle cooperative sociali “Il Mandorlo” e FORB di Forlì-Cesena. Al centro della battaglia legale, la richiesta di applicazione del Contratto collettivo nazionale di settore (CCNL Utilitalia / Igiene Ambientale) e il riconoscimento delle relative differenze retributive e contributive (la differenza è tra le 350 a 550 euro in meno al mese).

Un sistema al ribasso sulla pelle dei lavoratori

La USB denuncia con forza il meccanismo degli appalti di HERA tramite consorzi e cooperative, che da anni si traduce nell'applicazione di un trattamento contrattuale peggiorativo: quello delle cooperative sociali al posto di quello specifico del settore dell'igiene ambientale.

«Siamo di fronte a un trattamento economico e normativo sottopagato e sotto-tutelato, adottato per mere ragioni di profitto e di taglio del costo del lavoro», spiegano i rappresentanti sindacali durante la conferenza stampa odierna.

Otto anni di "ping-pong" giudiziario

La protesta di questa mattina ha voluto accendere i riflettori su un'attesa estenuante durata otto lunghi anni, segnati da rinvii motivati da "errori" procedurali dei Tribunali. Un lasso di tempo in cui i lavoratori sono stati trattati come palline da ping-pong, affrontando anche costi onerosi.

Una lungaggine giudiziaria definita "incomprensibile" e "dannosa" dall'USB, soprattutto alla luce del fatto che la Corte di Cassazione si è già espressa favorevolmente ben cinque volte sul caso dei lavoratori di una cooperativa riminese, così come la stessa Corte d’Appello di Bologna in precedenza, smontando nei fatti il sistema di appalti e sub-appalti.

La mobilitazione continua

La battaglia dei lavoratori non si è mai fermata in questi anni, sostenuta da scioperi, presidi ed esposti all’Ispettorato e alla Medicina del Lavoro per denunciare le inadempienze sulla sicurezza e sui diritti previsti anche dallo stesso (seppur incongruo) contratto delle Coop sociali.

«Diciamo basta ai continui rinvii e ai tentativi di "legalizzare" questo sfruttamento tramite ulteriori accordi al ribasso tra HERA, Cooperative e CGIL-CISL-UIL», conclude la USB. «I diritti di questi lavoratori sono già abbondantemente riconosciuti dalla giurisprudenza: è ora che venga fatta giustizia».

Bologna 9/7/2026

USB LAVORO PRIVATO – SERVIZI AMBIENTALI

13/05/2026

Industria
: 1700 esuberi sono una dichiarazione di guerra al lavoro industriale
Nazionale, 12/05/2026 10:22
Il piano presentato da Electrolux segna un salto di qualità nello smantellamento industriale del Paese. Dietro la retorica della “riorganizzazione” e della “competitività” si nasconde una scelta precisa: scaricare sui lavoratori il costo della crisi del modello industriale europeo, salvaguardando margini, dividendi e interessi finanziari.

1700 esuberi, la chiusura di Cerreto d’Esi, il ridimensionamento produttivo degli stabilimenti italiani e la concentrazione sulle sole fasce premium rappresentano una scelta di arretramento industriale e sociale che colpisce migliaia di famiglie e interi territori.

L’impatto del piano annunciato non si fermerà ai soli dipendenti diretti. La riduzione dei volumi, la chiusura di produzioni e il ridimensionamento degli stabilimenti rischiano di colpire pesantemente anche l’indotto, le aziende collegate, gli appalti e l’intera rete di lavoro che ruota attorno ai siti Electrolux.

Electrolux ha gettato la maschera. Altro che rilancio industriale: siamo davanti all’ennesima multinazionale che utilizza il lavoro come variabile dipendente, dopo anni di sacrifici imposti ai lavoratori in nome della “salvezza” del gruppo. Gli stessi lavoratori che nel 2022 avevano già pagato pesantemente attraverso esuberi, accordi difensivi e peggioramenti organizzativi vengono nuovamente messi sotto attacco.

La questione Electrolux non riguarda soltanto un’azienda. Dentro questa vertenza c’è la crisi generale del modello produttivo europeo e italiano. Un sistema che lascia mano libera ai grandi gruppi multinazionali, accetta la desertificazione industriale, subisce la competizione globale senza alcuna strategia pubblica e continua a considerare il lavoro un costo da comprimere.

I numeri presentati dall’azienda parlano chiaro: energia, materie prime, costo del lavoro, concorrenza asiatica, dumping industriale. Ma mentre i governi europei spendono centinaia di miliardi in riarmo, guerra ed economia militare, nessuno costruisce una vera politica industriale pubblica capace di difendere occupazione, produzioni strategiche e salari.

È esattamente ciò che denunciamo da tempo. Attraverso il lavoro operaio passano tutte le trasformazioni in atto: la ristrutturazione industriale, la guerra economica globale, la precarizzazione, l’impoverimento sociale, la subordinazione totale delle produzioni agli interessi della finanza.

La convocazione del tavolo presso il MIMIT per il prossimo 25 maggio deve servire ad aprire un confronto vero e vincolante. USB andrà a quell’incontro per chiedere il ritiro del piano degli esuberi, la salvaguardia integrale dell’occupazione diretta e dell’indotto, il mantenimento delle produzioni in Italia e la presentazione di un piano industriale reale, fondato su investimenti, volumi produttivi, prospettive di mercato e garanzie sito per sito.

Non accetteremo un tavolo costruito per accompagnare il ridimensionamento o per gestire socialmente gli esuberi. Il Governo deve assumersi la responsabilità politica della vertenza, pretendendo da Electrolux impegni chiari sul futuro industriale del Paese, a partire dagli stabilimenti direttamente coinvolti dal piano annunciato.

USB ha proclamato un primo pacchetto di 8 ore di sciopero. La vertenza Electrolux deve uscire immediatamente dal perimetro aziendale ed entrare in una dimensione nazionale, perché riguarda il futuro della produzione industriale, dell’occupazione, dell’indotto e delle filiere strategiche del Paese.

La chiusura di stabilimenti, la riduzione dei volumi, il continuo spostamento produttivo verso aree a basso costo dimostrano il fallimento completo di un modello fondato sulla competizione salariale e sulla totale libertà dei capitali.

Per USB è necessario costruire una risposta generale del mondo del lavoro.

Per questo il 23 maggio saremo a Roma nella Manifestazione Nazionale Operaia. Una manifestazione che parte dalla centralità del lavoro industriale ma parla all’intero mondo del lavoro, a chi produce ricchezza e continua a pagare crisi, inflazione, precarietà, guerra e smantellamento sociale.

Da Electrolux a Jabil, da STMicroelectronics ad Acciaierie d’Italia, le vertenze industriali stanno mostrando una verità sempre più evidente: senza organizzazione, conflitto e mobilitazione generale il lavoro continuerà a essere sacrificato agli interessi dei grandi gruppi multinazionali e della finanza.

Invitiamo i lavoratori Electrolux alla massima mobilitazione, alla partecipazione allo sciopero e alla manifestazione nazionale del 23 maggio.

Ora bisogna alzare il livello dello scontro.

USB Lavoro Privato – Categoria Operaia dell’Industria Nazionale

SCIOPERO GENERALE 18 MAGGIONEMMENO UN CHIODO PER GUERRE E GENOCIDIO.USB raccoglie l’appello lanciato dalla Global Sumud ...
08/05/2026

SCIOPERO GENERALE 18 MAGGIO
NEMMENO UN CHIODO PER GUERRE E GENOCIDIO.

USB raccoglie l’appello lanciato dalla Global Sumud Flotilla e proclama lo sciopero generale per il 18 maggio.

A si consuma un genocidio sotto gli occhi del mondo.

L’assalto alla Global Sumud , il sequestro degli attivisti in acque internazionali e la detenzione illegale di Thiago Ávila e Saif Abu Keshek segnano un punto ulteriore di rottura.

Israele agisce nella totale impunità, calpesta il diritto internazionale, aggredisce altri Paesi e trascina il Medio Oriente dentro una spirale sempre più estesa di guerra. Gli Stati Uniti sostengono, finanziano, armano e coprono questa deriva, anche attraverso l’aggressione all’Iran.

Il rischio di una guerra generalizzata diventa ogni giorno più concreto.

Il Governo Meloni, l’Unione Europea e la NATO sono corresponsabili: sostengono Israele, scelgono la sudditanza agli Stati Uniti e trasformano la guerra in politica industriale, riarmo, spesa militare e sacrifici sociali scaricati su lavoratori e lavoratrici.

La guerra produce morte e distruzione nei territori colpiti, ma entra anche nelle nostre vite: salari che perdono valore, sanità svuotata, scuola impoverita, welfare tagliato, affitti e prezzi che aumentano, benzina che pesa sempre di più sulle famiglie.

Ogni euro destinato al riarmo viene sottratto a salari, pensioni, sanità, scuola, casa, welfare e sicurezza sociale.

Siamo dentro una nuova fase dell’ultraliberismo: più feroce, più autoritaria, più armata. Guerra, riarmo, repressione e impoverimento sociale fanno parte dello stesso disegno: una società più povera, più diseguale, più controllata e più obbediente.

Per questo fermiamo il Paese contro genocidio, guerra, riarmo, repressione e complicità del Governo italiano e dell’Europa.
Chiediamo la rottura immediata di ogni rapporto diplomatico, economico, commerciale, militare, industriale, tecnologico e accademico con Israele. Chiediamo l’embargo definitivo delle armi verso Israele e verso tutti gli scenari di guerra, il ritiro dell’ambasciatore, l’espulsione dei rappresentanti diplomatici dello Stato genocida e la liberazione immediata di Thiago Ávila, Saif Abu Keshek e di tutti gli attivisti fermati.
Le lavoratrici e i lavoratori devono poter rifiutare produzione, trasporto, movimentazione e gestione di materiali, tecnologie, servizi e infrastrutture destinati alla guerra.

Per la guerra dalle aziende non deve uscire nemmeno un chiodo.

E quel chiodo riguarda tutti: fabbriche, porti, logistica, ricerca, scuola, università, sanità, uffici, servizi e territori.

Il 18 maggio fermiamo il Paese.

UNIONE SINDACALE DI BASE – NAZIONALE

Global Sumud Italia

Indirizzo

Cesena
47521

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando USB Cesena /Forlì pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi

Digitare