25/09/2025
Le piazze del 22 settembre hanno inviato un messaggio chiaro: proseguire la mobilitazione a oltranza.
𝗜𝗟 𝟯 𝗢𝗧𝗧𝗢𝗕𝗥𝗘 𝗡𝗨𝗢𝗩𝗢 𝗦𝗖𝗜𝗢𝗣𝗘𝗥𝗢 𝗚𝗘𝗡𝗘𝗥𝗔𝗟𝗘. 𝗜𝗟 𝟰 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗜 𝗔 𝗥𝗢𝗠𝗔!
L’avvio del piano di occupazione totale della Striscia di Gaza e del territorio cisgiordano per mano degli USA e del colonialismo sanguinario sionista sta producendo moti popolari che cominciano a sollevarsi ai quattro angoli della terra con una forza senza precedenti: dall’Inghilterra alla Francia, dall’Indonesia al Nepal e alle Filippine, ed anche in Italia.
La proclamazione dello sciopero generale lo scorso 22 settembre da parte di USB, Cub e Sgb, cui abbiamo aderito come SI Cobas da nord a sud, il movimento insorto intorno alla difesa della causa palestinese e alla richiesta di uno STOP al genocidio, e il sostegno diffuso alla spedizione umanitaria alla Global Sumd Flottilla, sono la riprova tangibile di un allargamento di massa delle mobilitazioni, testimoniato dalle partecipazione alle piazze di queste settimane e soprattutto di lunedì scorso.
L' accelerazione degli eventi a cui stiamo assistendo, sia a Gaza sia con l'acuirsi dello scontro tra i principali imperialismi che rende ogni giorno più tangibile il rischio di una nuova guerra mondiale, ci pone di fronte alla sfida di una mobilitazione permanente attraverso la generalizzazione della lotta sui luoghi di lavoro, in primis in quei settori che rappresentano i principali gangli dell'economia capitalistica, del rifornimento di armi, merci ed equipaggiamenti diretti allo stato genocida di Israele e più in generale dell'economia di guerra: vale a dire i porti, la logistica e l'industria bellica.
Al netto delle nostre riserve di metodo rispetto alle modalità di indizione dello sciopero generale, cioè senza un coinvolgimento reale dell'intero sindacalismo di base nell'iter di indizione, il dato politico che ci fornisce il 22 Settembre é una grande presa in carico di responsabilità per tutto il sindacalismo di classe e combattivo, che è oggi chiamato a dare continuità al coraggioso sforzo messo in campo lunedì, facendo tesoro dalla sua ottima riuscita in alcuni settori (su tutti quello della scuola e dell’università), ma soprattutto della chiara volontà emersa dalle piazze: quella di non fermarsi, di proseguire la mobilitàzione ad oltranza ed estenderla ulteriormente con tutti i mezzi a nostra disposizione: bloccando strade, autostrade, porti e stazioni sfidando l’apparato repressivo e le sue leggi, in barba ad ogni deterrente del Governo; ma anche incrementando lo sciopero e il blocco delle attività sui luoghi di lavoro, per arrivare a una paralisi generale della macchina produttiva bellica.
Siamo consapevoli che quest' ultimo obbiettivo è tutt' altro che facile, ma riteniamo che l'entusiasmo e la rabbia montante nelle piazze di questi giorni renda possibile un allargamento del conflitto sui luoghi di lavoro per contrastare le guerre e l’economia di guerra: i 5 scioperi generali proclamati dallo scoppio del massacro dopo il 7 Ottobre, e di cui 1 internazionale a Febbraio 2024, hanno visto in campo migliaia di lavoratori della logistica, dove il nostro SI Cobas ha un peso maggioritario e in cui da oltre un decennio è in corso un ciclo di lotte e di protagonismo operaio capace di far davvero paura ai padroni; lo dimostra in questi giorni il protagonismo di settori crescenti di lavoratori dei porti, che il 22 hanno contribuito a bloccare tutti i principali terminal italiani (Genova, Venezia, Ravenna, Ancona, Livorno, Salerno) per dire basta al traffico e al transito di armi dirette a Israele e che, non per la prima volta, hanno ancora sfidato la macchina bellica bloccando i container di morte.
Gli attacchi polizieschi ai cortei, che hanno visto il loro epicentro a Milano con cariche, manganellate e un fitto lancio di lacrimogeni nella stazione centrale della metropoli, nonostante la canea mediatica montata ad arte dal governo Meloni, non hanno raggiunto lo scopo di dividere le piazze in "buoni e cattivi", sintomo evidente che dinanzi a un genocidio trasmesso in streaming la gran parte della cosiddetta “società civile” non é più disposta a prendere le distanze dai legittimi moti di rabbia ne ad accettare l'insulsa ed ipocrita retorica sulle “violenze degli antagonisti”: una retorica che anche stavolta è stata fatta propria dai partiti del "campo largo" (PD e AVS) i quali dopo essere stati per 2 anni alla finestra negando perfino l'esistenza di un genocidio, ora provano a cavalcare il movimento solo per il loro tornaconto elettorale, così come la Cgil (loro tramite sindacale) non ci ha pensato due volte a indire uno sciopero in solitaria (e quasi ovunque di sole 2 ore!) il giorno 19 solo per marcare il cartellino e differenziarsi dal sindacalismo di base.
Nella tarda serata del 23, mentre il movimento milanese aveva appena risposto all’incarcerazione dei giovanissimi compagni al carcere Beccaria, abbiamo assistito all’ennesimo attacco barbarico con i drone a opera dell’esercito sionista d’Israele contro gli attivisti umanitari della Global Sumud Flottilla mentre era in acque internazionali in direzione Gaza. L’azione di pirateria israeliana non fa che testimoniare come ancora una volta, il sionismo possa godere della totale complicità dei Governi di tutto il mondo, a partire dagli stati collaborazionisti arabi fino al Governo Meloni, terzo esportatore al mondo di morte in Palestina.
Le piazze italiane e internazionali possono continuare a trarre forza e coraggio dalla Global Sumud Flotilla solo a patto di non perdere di vista il vero obbiettivo, ossia di interrompere il blocco navale e l’assedio imposto ai palestinesi. L’invio della fregata da parte di Meloni-Crosetto pare volta a disinnescare il potenziale simbolico di mobilitazione reale della Flotilla fermandola di fatto a Cipro con una triangolazione Italia-Chiesa Ortodossa-Israele - che non è detto che Netanyahu concederà. In ogni caso la Sumud Flotilla dovrà respingere questa manovra tesa a salvare la faccia a Israele mentre continua massacri, distruzione, e occupazione della Cisgiordania.
È per questo che, il SI Cobas, accogliendo e facendo propria la giornata di mobilitazione nazionale indetta unitariamente da tutte le realtà palestinesi in Italia del 4 Ottobre, ha proclamato lo sciopero generale il giorno 3 Ottobre.
E per questo invitiamo tutte le altre single sindacali di base a dare continuità con quanto fatto finora e ad unire le forze per far si che la data 3 ottobre possa replicare il successo del 22: il nostro obiettivo è rimettere al centro, insieme alla denuncia del piano di pulizia etnica dell’entità sionista d’Israele, la totale e completa liberazione delle terre di Palestina che vanno dal fiume fino al mare.
L'unico modo per sostenere realmente dai nostri territori l’eroica resistenza palestinese è quello di imporre con la lotta l’embargo totale su Israele e la fine di ogni accordo commerciale tra le borghesie dei nostri governi con il sionismo criminale e genocida; la sfida ancora una volta, sarà quella di mettere in crisi i padroni e i loro interessi macchiati di sangue e farlo con l'arma più efficace, quella dello sciopero generale.
Dalla logistica, dai porti, agli interporti e fino alle stazioni, dalle strade di provincia agli snodi strategici per il traffico delle merci e dei loro corrieri: sciopero generale, blocchiamo la macchina della guerra.