09/05/2026
Non sono scandalizzato dalle parole di Giannini, anzi! Solo chi vive in un alto mondo potrebbe esserlo. Lo scandalo non sono le sue parole. Lo scandalo è che la nostra società pensa esattamente così e mentre a parole ci indigniamo, nei fatti costruiamo una cultura — e spesso perfino delle leggi — che vanno esattamente in quella direzione.
Oggi il valore di una persona coincide quasi sempre con ciò che produce, con la sua efficienza, con la sua autonomia, con la sua capacità di funzionare. E allora, inevitabilmente, chi è fragile, dipendente, malato, disabile o semplicemente vecchio inizia a sembrare una vita di serie B.
Un costo. Un peso. Qualcuno da assistere più che da amare. E l’assistenza, di questi tempi, è fuori budget!
Per questo trovo ipocrita tutto questo scandalo. Giannini non ha inventato nulla. Ha semplicemente detto ad alta voce ciò che il mondo sussurra da molto tempo.
Siamo seri fino in fondo: se l’uomo è soltanto ciò che riesce a fare, allora Giannini ha ragione.
Se il valore della vita coincide con la prestazione, allora una persona che non produce più perde inevitabilmente valore.
Per non cedere a questa concezione della vita, a questa ignobile classifica del valore umano, occorre vedere un mondo diverso! Occorre incontrare un mondo diverso!
Grazie ai ragazzi del Disegno, vedo ogni giorno accadere qualcosa che smentisce radicalmente questa concezione della vita. Vedo persone che il mondo definirebbe “inutili” diventare sorgente di umanità per chiunque le incontri. Vedo uomini e donne completamente incapaci di produrre ricchezza economica, generare verità, tenerezza, domande profonde e perfino speranza nel cuore di chi li incontra e ha il coraggio di guardarli negli occhi.
Il valore della persona non dipende da ciò che sa fare, ma dal suo misterioso rapporto con l’Infinito. Se è così, per vivere con una dignità infinita è sufficiente un respiro. Fosse anche l’ultimo.
Per questo una vita vale sempre. Quando corre e quando cade. Quando è forte e quando deve essere portata in braccio. Quando parla e quando non può fare altro che tacere.
Perché la dignità dell’uomo non coincide con la sua utilità. E nel momento in cui una società decide che il valore della vita dipende da efficienza, autonomia e prestazione, il confine della “fragilità inutile” inizierà inevitabilmente ad allargarsi sempre di più.
Prima i disabili gravi. Poi gli anziani non autosufficienti. Poi chi è malato. Poi chi costa troppo.
Poi chi non è abbastanza produttivo, abbastanza lucido, abbastanza performante. Quando il valore dell’uomo coincide con ciò che riesce a fare, nessuno è davvero al sicuro.
E una società che imbocca questa strada finirà, prima o poi, per smarrire non solo il senso della fragilità, ma il senso stesso dell’essere uomini.
Per questo il problema non è quanto un uomo riesca ancora a fare. Il problema è se siamo ancora capaci di guardare un uomo e riconoscere, dentro la sua fragilità, l’Infinito che abita in lui.
Approfitto per invitare il dr. Giannini a Cesena e trascorrere un po’ di tempo coi ragazzi del Disegno, sarebbe un’occasione bellissima per noi e per lui!
Per il Disegno
Andrea Alberti, presidente