Cesate Green

A 12 anni dalla sua uccisione, ricordiamo Edwin Chota, il “Chico Mendes del Perù”, leader indigeno e attivista che aveva...
01/09/2026

A 12 anni dalla sua uccisione, ricordiamo Edwin Chota, il “Chico Mendes del Perù”, leader indigeno e attivista che aveva dedicato la propria vita alla difesa dell’Amazzonia.
Combatteva il disboscamento illegale, denunciava il narcotraffico lungo i fiumi della foresta e difendeva il territorio della sua comunità nonostante le minacce ricevute.
Nel 2014 venne ucciso insieme a Jorge Ríos Pérez, Leoncio Quinticima Meléndez e Francisco Pinedo.
La sua morte non ha cancellato la sua battaglia. Oggi il suo nome continua a ricordarci quanto possa essere alto il prezzo pagato da chi protegge le foreste, i popoli indigeni e il futuro del pianeta.
🌿 In ricordo di Edwin Chota e di tutti i difensori della Terra che hanno dato la vita per proteggerla.

01/09/2026

Appello per una mobilitazione nazionale contro lo sviluppo irrazionale dei data center: «La trasformazione digitale non può essere decisa senza i territori»
Comitati e realtà territoriali lanciano un percorso di mobilitazione.
Primo appuntamento nazionale congiunto il 10 ottobre a Milano.
Perché l'Italia vuole diventare un hub europeo dei data center? E soprattutto: chi decide dove costruirli, chi ne trae i maggiori benefici e chi sostiene i costi ambientali, energetici e sociali di questa trasformazione?
A queste domande vuole rispondere il nuovo Manifesto per un movimento contro lo sviluppo irrazionale dei data center, promosso da una rete di comitati e realtà territoriali che da mesi si confrontano sui progetti in corso e previsti in Italia, con particolare attenzione alla Lombardia.
Il manifesto nasce da una precisazione fondamentale: la critica non è rivolta alla tecnologia, alla digitalizzazione o all'intelligenza artificiale in quanto tali, ma al modello economico e territoriale con cui il loro sviluppo viene oggi perseguito.
«Non siamo contro la tecnologia e non vogliamo fermare il futuro — spiegano i promotori —. Vogliamo però che la trasformazione digitale sia al servizio della società e non che siano i territori, le comunità e le persone a dover sostenere i costi di un'espansione decisa altrove».
Centinaia di progetti e una concentrazione particolarmente forte in Lombardia
Secondo il manifesto, in Italia sono centinaia le richieste per la realizzazione di nuovi data center, con livelli differenti di avanzamento. La Lombardia rappresenta oggi una delle aree maggiormente interessate, con oltre la metà delle richieste indicate nel documento.
Il problema, sottolineano i promotori, non riguarda soltanto il numero degli impianti, ma anche la loro crescente dimensione e potenza: accanto ai data center tradizionali vengono proposti impianti da 25, 30 e 40 MW, spesso organizzati in grandi campus.
Le conseguenze non riguarderebbero quindi soltanto i singoli siti, ma l'intero sistema territoriale ed energetico: consumo di suolo e acqua, aumento della domanda elettrica, nuove infrastrutture di rete, stazioni elettriche e sistemi di accumulo, emissioni, rumore, isole di calore e possibili effetti sulla salute.
«Serve una valutazione cumulativa»
Uno dei punti centrali del manifesto è la richiesta di superare una valutazione esclusivamente progetto per progetto.
«Un territorio non è la semplice somma dei singoli progetti — affermano i promotori —. Se più data center insistono sulla stessa area, devono essere valutati insieme anche i consumi energetici e idrici, gli impatti climatici, il rumore, le emissioni, la pressione sulla rete elettrica e le conseguenze sulla salute».
Da qui la richiesta di introdurre strumenti di valutazione cumulativa, monitoraggio degli impatti dopo l'entrata in esercizio degli impianti e maggiore trasparenza sui progetti, distinguendo tra strutture operative, autorizzate, in costruzione, in procedimento e iniziative ancora preliminari.
Un Piano nazionale per decidere dove e perché costruire
Il manifesto chiede inoltre la costruzione di un Piano nazionale dei data center, capace di stabilire quali infrastrutture siano realmente necessarie e strategiche, dove possano essere localizzate e quali limiti energetici, idrici, ambientali e territoriali debbano essere rispettati.
Secondo i promotori, non è sufficiente definire un'infrastruttura «strategica» per accelerarne la realizzazione: la strategicità deve essere dimostrata attraverso una valutazione dell'interesse pubblico e delle conseguenze complessive sul territorio.
Particolare attenzione viene posta anche sulla sicurezza delle infrastrutture, sulla gestione dei dati, sulla proprietà dei dati e sugli effetti della diffusione dell'intelligenza artificiale sul mondo del lavoro.
«Non siamo NIMBY»
Una parte del manifesto è dedicata alla contestazione dell'accusa di NIMBY rivolta ai comitati.
«La nostra posizione non è “il data center fatelo altrove” — spiegano i promotori —. È piuttosto: chiariteci il senso di farlo qui».
Per i promotori, un'area agricola, dismessa o degradata non può essere considerata automaticamente disponibile per qualsiasi nuovo insediamento. Ogni progetto deve essere valutato in relazione alle caratteristiche del luogo, alle fragilità ambientali, alle infrastrutture esistenti e alle comunità che abitano il territorio.
Verso una mobilitazione nazionale
Il manifesto vuole essere quindi non soltanto un documento di denuncia, ma la base per costruire una rete capace di collegare le diverse realtà che stanno affrontando la diffusione dei data center e delle infrastrutture connesse.
L'appello è rivolto a comitati, associazioni, realtà ambientaliste, sindacali e sociali, amministratori locali e a tutte le realtà interessate a discutere quale modello di trasformazione digitale costruire.
Il percorso di mobilitazione prevede già tre appuntamenti:
• 12 settembre 2026 — banchetti informativi dei comitati sui territori;
• 26 settembre 2026 — convegno regionale sui data center e lancio pubblico della rete regionale; Sala Convegni – Arci Milano – via Bellezza 16
• 10 ottobre 2026, ore 15.00 — manifestazione regionale contro i data center a Milano.
«La tecnologia non è neutrale. Lo sviluppo non è neutrale. A decidere devono essere anche le popolazioni che vivono nei territori destinati a sostenerne i costi».
Il manifesto si conclude con una proposta: la trasformazione digitale deve essere discussa e pianificata come una scelta collettiva, mettendo al centro tutela del territorio, ambiente, salute pubblica, lavoro e diritti delle comunità.
Testo del manifesto
https://acrobat.adobe.com/id/urn:aaid:sc:eu:0f24d6dd-6c60-456c-87f5-4ef13871ae8a

Per informazioni, adesioni e contatti stampa:
[email protected]
[email protected]
primi Comitati aderenti:
Comitato Ciarlasco per la tutela del territorio; Comitato per la tutela del territorio Certosino ; Comitato per la tutela del territorio di Siziano; Orizzonte Opera - Comitato a difesa del territorio e dell'ambiente; Osservatorio Datacenter comitato Rhodense; Gruppo cittadino Salviamo Trezzano sul Naviglio; Comitato tutela ambiente apolitico apartitico – Comune di Travagliato; Comitato Data Center NO grazie di Bollate; Salviamo il paesaggio Cremonese, Casalasco e Cremasco; Comitato per lo sviluppo responsabile di Buscate; Comitato Bene Comune Abbiategrasso; Bene Comune Zibido San Giacomo; Osservatorio Data Center Sud Milano; Comitato Residenti Colleferro; Comitato per la tutela dell’ambiente e del territorio Magentino; Progetto Civico di Borgarello; Comitato Casalerespira di Casalpusterlengo; Sentinelle del Territorio di Bornasco; Comitato di San Bovio per la Tutela dell'Ambiente - Peschiera Borromeo; Lista Civica PER CERTOSA; Corsico Solidale - Prima le Persone; Comitato Vittuone Sedriano per la tutela del territorio;
# Lacchiarelladomani; VERDI EUROPA VERDE altomilanese; Liste ecociviche ovest Milano.

01/09/2026
30/08/2026

già nel 2024 con l’amico Carlo Monguzzi

30/08/2026

𝗤𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘃𝗮𝗿𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗲 𝗰𝗮𝘀𝗲, 𝘀𝗲 𝗶𝗹 𝗱𝗮𝘁𝗮 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗲𝗿 𝘃𝗲𝗿𝗿à 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗼?

La serata di venerdì ha dato un segnale molto chiaro: una notevole affluenza al di sopra delle aspettative e la stragrande maggioranza degli intervenuti ha scelto sia di 𝗳𝗶𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗲𝘁𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, che chiede di fermare il progetto nella forma attuale, completare le verifiche ambientali e urbanistiche e aprire un vero confronto pubblico, sia di 𝐚𝐝𝐞𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐂𝐞𝐬𝐚𝐭𝐞.
È un dato civico importante, soprattutto perché tutto questo è 𝗮𝘃𝘃𝗲𝗻𝘂𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗽𝗶𝗲𝗻𝗼 𝗮𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼, mentre l’Amministrazione portava avanti l’iter senza un vero coinvolgimento preventivo.

Oggi vogliamo soffermarci su un aspetto preciso, che riguarda molto concretamente il patrimonio delle famiglie di Cesate: 𝗰𝗵𝗲 𝗲𝗳𝗳𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗽𝗼𝘁𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗱𝗮𝘁𝗮 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗲𝗿 𝘀𝘂𝗹 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗲 𝗰𝗮𝘀𝗲?

Il valore di un immobile non dipende soltanto dai metri quadrati o dalle sue condizioni. 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝘀𝗶 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮: qualità ambientale, rumore, paesaggio, presenza di grandi infrastrutture e percezione complessiva della zona da parte di chi deve acquistare una casa.
Alcuni studi internazionali indicano che 𝗿𝘂𝗺𝗼𝗿𝗲, 𝗶𝗺𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝘃𝗶𝘀𝗶𝘃𝗼 𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗶𝘁à 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗻𝗰𝗶𝗱𝗲𝗿𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹’𝗮𝘁𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁à 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗮𝗯𝗶𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗽𝗶ù 𝘃𝗶𝗰𝗶𝗻𝗲 𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗶𝗺𝗽𝗶𝗮𝗻𝘁𝗶.

Nel nostro caso la 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗰𝘂𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮 merita particolare attenzione. Il progetto prevede numerosi impianti tecnologici attivi continuativamente. E il 𝗿𝘂𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗯𝗮𝘀𝘀𝗲 𝗳𝗿𝗲𝗾𝘂𝗲𝗻𝘇𝗲 è più difficili da attenuare e può risultare percepibile anche all’interno delle abitazioni.
A questo si aggiungono 𝘂𝗻 𝗲𝗱𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗼 𝗮𝗹𝘁𝗼 𝟭𝟵 𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶 𝗲 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗼 𝟯𝟬𝟬, l’impatto paesaggistico e la trasformazione di un’area oggi aperta e vicina al Parco delle Groane.
Per questo una svalutazione degli immobili 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝘂ò 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗲𝘀𝗰𝗹𝘂𝘀𝗮 𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗼𝗿𝗶. E il mercato immobiliare può iniziare a incorporare la trasformazione di un territorio anche prima che un impianto entri effettivamente in funzione.

Ed è qui che entra in gioco 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮 che finora è rimasta quasi completamente fuori dal dibattito.
Il Comune potrà incassare anche circa 4 milioni di euro legati all’intervento. È certamente un beneficio da considerare.
Ma bisogna chiedersi anche 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝘀𝗮𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝗮𝗹𝗱𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝘃𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁à, se a fronte di un’entrata pubblica una tantum si producesse una 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗶𝘁𝗮 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗮 𝘀𝘂𝗹 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗶𝗺𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗲 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗲 𝗰𝗲𝘀𝗮𝘁𝗲𝘀𝗶.

Per molte persone 𝗹𝗮 𝗰𝗮𝘀𝗮 è 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗮𝗰𝗰𝘂𝗺𝘂𝗹𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮.
Prima di prendere una decisione destinata a modificare Cesate per decenni, sarebbe quindi ragionevole chiedere una 𝘃𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲𝘀𝘁𝗶𝗺𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹'𝗶𝗺𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗱𝗮𝘁𝗮 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗲𝗿 𝘀𝘂𝗹 𝗺𝗲𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗺𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗹𝗲.

Le nostre case 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗼𝗻𝗼 𝘂𝗻 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 se il progetto verrà realizzato. È quindi responsabilità della Giunta Vumbaca, che sta portando avanti questa scelta, valutare anche questo possibile costo per le famiglie cesatesi prima dell’approvazione.
Se uno studio indipendente evidenziasse un rischio patrimoniale significativo per le famiglie, il Comune dovrebbe prima di tutto chiedersi se il progetto, così com’è, sia ancora nell’interesse pubblico. E solo dopo valutare quali modifiche, garanzie e ulteriori obblighi porre a carico del soggetto attuatore.

La partecipazione di venerdì ci dice che i 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗽𝗿𝗲𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝘁𝗶 per gli effetti che questa struttura potrebbe avere sull’ambiente, sulla qualità della vita e, non da ultimo, sul patrimonio personale di tante famiglie.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗲𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗹𝗲𝗴𝗶𝘁𝘁𝗶𝗺𝗲. 𝗘 𝗺𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝘀𝘁𝗲 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝘁𝗲 𝘀𝘂 𝗱𝗮𝘁𝗶, 𝗻𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝘀𝗶𝗹𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼.

22/08/2026

𝗗𝗮𝘁𝗮 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗲𝗿: 𝘁𝗿𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗶𝗺𝗮𝗻𝗮 𝗹’𝗮𝘀𝘀𝗲𝗺𝗯𝗹𝗲𝗮 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮
Venerdì 28 agosto ci ritroveremo per parlare del 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗱𝗮𝘁𝗮 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗲𝗿 previsto a Cesate.

Vogliamo chiarire un punto importante: 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗿à 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗶𝘂𝗻𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗶𝗻𝗼𝗿𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗮𝗻𝘇𝗮.

Questo incontro nasce ed è organizzato dalla 𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 che, dopo aver appreso da Cesate Insieme della decisione della Giunta Vumbaca di procedere con il progetto, hanno iniziato a informarsi, leggere i documenti, confrontarsi e chiedersi quali conseguenze possa avere un intervento di queste dimensioni sul territorio in cui vivono.

Persone con sensibilità e opinioni diverse, accomunate da una richiesta molto semplice: 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘀𝘁𝗮 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝗱𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗲 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝘃𝗼𝗰𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗮 𝗶𝗻𝗰𝗶𝗱𝗲𝗿𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗖𝗲𝘀𝗮𝘁𝗲.
Ed è proprio questo confronto che finora è mancato.
Su un progetto così rilevante, la Giunta Vumbaca ha continuato il proprio percorso amministrativo 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗺𝘂𝗼𝘃𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗺𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗰𝘂𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗮.
Se oggi nasce spontaneamente un’assemblea, è anche perché quello spazio di confronto qualcuno doveva aprirlo.

La serata del 28 sarà quindi l’occasione nella quale si potrà conoscere meglio il progetto, fare domande, confrontarsi e capire quali strumenti abbiamo a disposizione per far arrivare le nostre istanze all’Amministrazione.

📅 𝟮𝟴 𝗮𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼
🕘 𝗼𝗿𝗲 𝟮𝟭.𝟬𝟬
📍 𝗖𝗶𝗿𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗔𝗥𝗖𝗜 – 𝗩𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗠𝗮𝗿𝘁𝗶𝗿𝗶 𝟭𝟬/𝟭𝟮, 𝗖𝗲𝘀𝗮𝘁𝗲

È una questione che riguarda il futuro di Cesate: il territorio in cui viviamo, come vorremmo che fosse e il diritto dei cittadini a conoscere, valutare e partecipare alle decisioni che lo trasformeranno.

22/08/2026

𝗗𝗮𝘁𝗮 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗲𝗿: non si tratta di sinistra contrapposta alla destra, ma di ciò che è meglio per il territorio e la cittadinanza cesatese e dei paesi limitrofi.

𝗟’𝗮𝘀𝘀𝗲𝘀𝘀𝗼𝗿𝗲 𝗚𝗮𝗹𝗹𝗶 ha condiviso un articolo sui tre data center previsti a Pregnana Milanese, mettendo bene in evidenza un particolare: “𝗚𝗶𝘂𝗻𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗖𝗘𝗡𝗧𝗥𝗢𝗦𝗜𝗡𝗜𝗦𝗧𝗥𝗔”.
Come se il punto fosse dimostrare che, se un Comune amministrato dal centrosinistra accetta dei data center, allora le nostre critiche al progetto di Cesate sarebbero contraddittorie.

𝗔𝗹𝗹’𝗮𝘀𝘀𝗲𝘀𝘀𝗼𝗿𝗲 𝗚𝗮𝗹𝗹𝗶 𝘀𝗳𝘂𝗴𝗴𝗲 𝗽𝗲𝗿ò 𝘂𝗻 𝗲𝗹𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲: le critiche al progetto di Cesate non nascono da una contrapposizione ideologica e non sono solo da parte di Cesate Insieme. Nascono anche da 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 che chiedono di essere 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘁𝗶 𝗲 𝗰𝗼𝗶𝗻𝘃𝗼𝗹𝘁𝗶 prima che vengano prese decisioni capaci di incidere in modo così rilevante sul territorio, sull’ambiente e sulla qualità della vita del paese.
𝗟𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 riguarda quindi 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗱𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗔𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝘁𝗮 𝗴𝗲𝘀𝘁𝗲𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮 𝗰𝗼𝘀ì 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲, 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘂𝗻 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶𝘃𝗼, non il colore politico di chi amministra.

Inoltre, gli sarebbe bastato leggere l’articolo condiviso per scoprire che 𝗣𝗿𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝗮 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮 𝗱𝗮 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗖𝗲𝘀𝗮𝘁𝗲.

𝗔 𝗣𝗿𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝗮 i tre progetti riguardano 𝗮𝗿𝗲𝗲 𝗶𝗻𝗱𝘂𝘀𝘁𝗿𝗶𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗶𝘀𝗺𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗱𝗮 𝗮𝗻𝗻𝗶: ex Citroën, ex Iveco ed ex Olivetti. Sono stati gli operatori privati a individuare quelle aree e a presentare i progetti. L’Amministrazione dichiara di volerli governare imponendo condizioni, monitoraggi ambientali e consulenti tecnici, e annunciando un percorso di informazione e partecipazione dei cittadini.

𝗔 𝗖𝗲𝘀𝗮𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗶𝘁𝘂𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 è 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮.
La possibilità che si insedi un data center è stata introdotta durante l’Amministrazione Vumbaca, accogliendo un’osservazione presentata dai proprietari delle aree. Per i data center la Variante ha inoltre previsto fino a 30.000 mq di superficie aggiuntiva, portando la capacità edificatoria da 30.000 a 60.000 mq.Questa è una differenza sostanziale.

𝗔 𝗣𝗿𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝗮 si interviene recuperando grandi aree industriali dismesse e l’Amministrazione dice: gli operatori sono arrivati, dobbiamo governare questi progetti.
𝗔 𝗖𝗲𝘀𝗮𝘁𝗲 l’Amministrazione ha prima modificato le regole urbanistiche rendendo possibile proprio questo tipo di insediamento.

C’è infine un particolare che spiace rilevare: 𝘀𝘂𝗹 𝗽𝗼𝘀𝘁 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝘀𝘀𝗲𝘀𝘀𝗼𝗿𝗲 𝗚𝗮𝗹𝗹𝗶 𝗹𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁à 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮 𝗱𝗶𝘀𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮𝘁𝗮. In una vicenda che sta suscitando così tante domande tra i cittadini, pubblicare un confronto politico senza consentire una replica non aiuta.
Noi preferiamo un metodo diverso, dove 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 è 𝘂𝗻 𝗳𝗮𝘀𝘁𝗶𝗱𝗶𝗼 ma è parte del lavoro di un’amministrazione.

Indirizzo

Cesate
20031

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Cesate Green pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a Cesate Green:

Scelte rapide

Condividi