09/06/2026
SISTEMA PREMIALE O DISCREZIONALITÀ PREMIALE?
Lo scorso 18 dicembre avevamo raccontato la storia di un uomo di 85 anni, colpito da arresto cardiaco improvviso all’interno di un Palazzo di Giustizia, e di due giovani Carabinieri che, grazie alla loro preparazione, lucidità e tempestività di intervento, contribuirono in maniera determinante a salvargli la vita.
In quell’occasione avevamo sottolineato come il risultato fosse stato il frutto di un autentico lavoro di squadra: due militari che, senza esitazione, si divisero i compiti, coordinarono i soccorsi, avviarono le manovre salvavita e collaborarono con il personale sanitario e con i cittadini presenti fino al ripristino delle funzioni vitali dell’anziano.
Per questo motivo avevamo auspicato che il gesto dei colleghi venisse adeguatamente riconosciuto dall’Amministrazione, non per mera gratificazione personale, ma perché il riconoscimento del merito rappresenta uno degli strumenti attraverso cui si valorizzano professionalità, preparazione e senso del dovere.
Oggi, tuttavia, apprendiamo con stupore che, in occasione della Festa dell’Arma provinciale, soltanto uno dei due militari intervenuti è stato individuato per la premiazione, mentre l’altro è stato escluso. Conosciamo bene le regole che disciplinano le richieste di ricompensa nell’Arma, così come conosciamo la differenza tra chi ha agito direttamente e chi ha collaborato, anche se in modo rilevante, all’esito positivo dell’intervento: per questo esistono premi differenti, nel caso di specie l’encomio al primo e l’apprezzamento al secondo.
La premiazione durante la Festa dell’Arma, tuttavia, è — e deve essere — cosa diversa. È la festa dei Carabinieri, il momento in cui si celebra pubblicamente il contributo quotidiano offerto alla collettività, il riconoscimento del servizio reso con dedizione, spesso lontano dai riflettori. Non è, né può diventare, una classifica tra chi ha ricevuto una ricompensa e chi un’altra.
Sono numerosi i militari che, pur avendo ottenuto un apprezzamento, sono stati comunque premiati dinanzi ai colleghi e al pubblico, perché ciò che si intende valorizzare in quella sede non è la graduazione formale della ricompensa, ma il valore del gesto compiuto e il significato che esso assume per l’Istituzione e per la comunità.
Proprio per questo non comprendiamo l’esclusione. Non la comprendiamo perché chi opera quotidianamente sul territorio sa bene che, nelle emergenze, non esistono interventi efficaci senza coordinamento tra gli operatori, senza una sinergia reale e senza un’assunzione condivisa di responsabilità. È verosimile ritenere che non vi sarebbe stato il medesimo esito senza l’impegno simultaneo e complementare di entrambi.
Se così è, allora le ragioni dell’esclusione non possono risiedere nella differenza della ricompensa formalmente attribuita, ma sembrano piuttosto derivare da una valutazione soggettiva e discrezionale su chi debba essere presentato al pubblico come meritevole di riconoscimento e chi, invece, debba restarne escluso.
Ed è proprio qui che si concentra la nostra riflessione. Il sistema premiale dovrebbe avere la funzione di valorizzare il merito e rafforzare il senso di appartenenza, non quella di generare incomprensioni o di trasmettere il messaggio che, a parità di impegno e responsabilità, vi siano servitori dello Stato ritenuti più meritevoli di altri senza una motivazione chiara e comprensibile.
Come Organizzazione Sindacale riteniamo che il riconoscimento del merito debba fondarsi su criteri oggettivi, trasparenti e coerenti con i fatti accertati. Quando un risultato straordinario è il frutto di un’azione corale, il rischio è che un riconoscimento pubblico attribuito solo ad alcuni finisca, anche involontariamente, per sminuire il contributo degli altri e per allontanarsi dallo spirito autentico della Festa dell’Arma, che dovrebbe unire e non dividere.
Perché lo spirito di corpo e il senso di equità non sono formule retoriche: sono i pilastri su cui si fonda ogni Istituzione credibile. E quando vengono meno, anche il valore del riconoscimento rischia di perdere il suo significato più autentico.