Aquile del Nord APS

Aquile del Nord APS Associazione di Cavesi nel Nord Italia innamorati della Cavese con lo scopo di:diffondere e tramandare la storia, i colori la passione per la
S.S.

Cavese 1919, le tradizioni della città di Cava dèTirreni.

Le Aquile del Nord si stringono con commozione attorno alla famiglia di Marco Noviello, giovane carabiniere originario d...
15/06/2026

Le Aquile del Nord si stringono con commozione attorno alla famiglia di Marco Noviello, giovane carabiniere originario di Cava de’ Tirreni, scomparso troppo presto a soli 26 anni. Aveva lasciato la nostra amata città per servire il Paese con onore, portando sempre con sé quei valori che rendono orgogliosa la nostra terra. Oggi Cava perde un suo figlio e il dolore attraversa ogni cavaiuolo, ovunque si trovi. Alla sua famiglia, alla compagna e a tutti i colleghi dell’Arma dei Carabinieri giunga il nostro più sincero abbraccio. Ciao Marco. La tua divisa, il tuo sorriso e il tuo esempio resteranno per sempre nei cuori di chi ti ha conosciuto. A CHI CI GUARDA DA LASSÙ !

Le Aquile del Nord

Vivere lontano da Cava de’ Tirreni significa imparare a portarsela dentro ogni giorno. Poi arrivano le foto e i video de...
14/06/2026

Vivere lontano da Cava de’ Tirreni significa imparare a portarsela dentro ogni giorno. Poi arrivano le foto e i video della nostra festa e, all’improvviso, la distanza sembra ancora più grande. Vedi i ragazzi con gli abiti storici, senti il suono degli archibugi, riconosci i vicoli, le piazze, i colori della città e ti assale quella nostalgia che solo un cavaiuolo può capire. Una nostalgia bella, fatta di orgoglio, radici e appartenenza. E allora ti rendi conto ancora una volta di quanto sia fortunata la nostra terra. Cava ha storia, bellezza, tradizioni secolari e un’identità che attraversa il tempo. Ma soprattutto ha un popolo che continua ad amarla ovunque si trovi. Forse è proprio questo il nostro segreto: possiamo vivere a centinaia di chilometri di distanza, ma quando si parla di Cava de’ Tirreni il cuore batte sempre allo stesso modo. Perché essere cavaiuoli non è semplicemente nascere in una città. È sentirsi parte di una storia. È riconoscersi in un’appartenenza che il tempo e la distanza non riusciranno mai a cancellare. E guardando queste immagini viene da pensare una cosa soltanto: quanto siamo belli noi cavaiuoli…BELLI COME LA NOSTRA CITTÀ’

A chi ci guarda da lassù: Virgilio LevrattoL’inverno del 1941 era freddo e difficile. L’Europa era in guerra, ma a Cava ...
10/06/2026

A chi ci guarda da lassù: Virgilio Levratto

L’inverno del 1941 era freddo e difficile. L’Europa era in guerra, ma a Cava de’ Tirreni la domenica restava sacra. Bastava il richiamo della Cavese per riempire il Palmentieri di operai, artigiani, ragazzi con le scarpe consumate e anziani con la coppola. Nessuno aveva molto, ma tutti avevano qualcosa da regalare alla Cavese: la propria voce.
Quando Virgilio Levratto entrò in campo, il pubblico si alzò in piedi. I capelli erano più grigi e le gambe meno leggere, ma il suo sinistro restava quello dello “Sfondareti”, capace di accendere i sogni di un’intera città. A pochi minuti dalla fine, con la partita bloccata, si presentò sul pallone per una punizione dal limite. Il Palmentieri trattenne il respiro. Partì il tiro e la sfera si infilò all’incrocio dei pali. Per un istante ci fu silenzio, poi esplose la gioia. Bambini sulle spalle dei padri, abbracci, fazzoletti bianchi al vento. In quel momento Cava dimenticò la guerra e si sentì semplicemente viva.
Ma in quei gol e in quei tiri non c’era soltanto il talento di un campione. C’era la gioia dei nostri nonni, il sorriso di chi aveva poco ma trovava nella Cavese un motivo per sentirsi ricco. C’era l’orgoglio di una città intera e quel sentimento che ancora oggi scorre nelle nostre vene. Perché il blu foncé non è solo un colore: è parte del nostro sangue, della nostra storia, delle domeniche raccontate davanti a un tavolo di cucina e tramandate da padre in figlio.
Levratto alzò una mano verso il cielo e sorrise. Forse aveva già capito ciò che il tempo avrebbe insegnato a tutti: le vittorie passano, i campioni passano, ma l’amore di un popolo per la propria maglia non finisce mai.
Virgilio Levratto si spense il 18 settembre 1968, a 63 anni. Si racconta che negli ultimi giorni della sua vita, mentre la memoria lo riportava continuamente sui campi da calcio, continuasse a incitare compagni invisibili gridando: «Avanti, avanti!». Come se stesse ancora giocando una partita. Come se il calcio, e forse anche un po’ la sua amata Cavese, non lo avessero mai lasciato.
E chissà, magari da qualche parte lassù, quando il blu foncé scende in campo, lo “Sfondareti” continua ancora a seguire quella maglia che imparò ad amare. Perché certi uomini non appartengono soltanto agli almanacchi del calcio. Appartengono ai ricordi dei nostri nonni, all’orgoglio delle nostre famiglie e all’anima più autentica di Cava de’ Tirreni.

Grazie prof. Gino Avella Vedere questi ragazzi della Cavese U15 alzare al cielo il Trofeo dedicato a Gino Avella signifi...
07/06/2026

Grazie prof. Gino Avella

Vedere questi ragazzi della Cavese U15 alzare al cielo il Trofeo dedicato a Gino Avella significa molto più di una vittoria. Significa immaginare il sorriso di un uomo che ha raccontato la nostra città, la nostra Cavese e i sogni di intere generazioni. In quei volti felici c’è la bellezza del calcio vissuto con purezza, in quelle maglie blu foncé l’orgoglio di appartenere a una storia che continua a camminare sulle gambe dei più giovani. Viene naturale alzare lo sguardo verso il cielo e pensare che Gino oggi stia sorridendo, perché chi ama davvero le proprie origini continua a vivere nei valori che lascia, nelle emozioni che trasmette e nei ragazzi che raccolgono quel testimone e lo portano avanti. Le radici non si vedono, ma sono quelle che permettono a un albero di continuare a crescere. E oggi, in quel sorriso che arriva da lassù, c’è tutto l’amore per le nostre origini, per Cava e per la Cavese.

Grazie Gino … Grazie ragazzi

Ognuno è libero di fare le proprie scelte e di seguire la strada che ritiene migliore. È il calcio di oggi e va rispetta...
05/06/2026

Ognuno è libero di fare le proprie scelte e di seguire la strada che ritiene migliore. È il calcio di oggi e va rispettato. Ma esistono scelte che valgono più di un contratto, più di una categoria e più di qualsiasi convenienza. Sono quelle scelte che restano nella memoria di una città e che vengono ricordate per sempre.
Chi ha il dono di calciare un pallone o il privilegio di sedere su una panchina dovrebbe comprendere fino in fondo cosa rappresentano certi colori e certe piazze. Perché non tutte le opportunità sono uguali e non tutte le storie possono essere scritte ovunque. Noi siamo cresciuti con esempi come Catello Mari, Claudio de Rosa, uomini che hanno lasciato un segno non per ciò che hanno guadagnato, ma per ciò che hanno dato. Per l’amore, l’appartenenza e il rispetto dimostrato verso una maglia e verso il suo popolo. Le carriere passano. Le scelte restano. E alcune vengono ricordate per sempre.

La Salernitana resta in Serie C e in queste ore c’è di tutto. C’è l’euforia del derby che ritorna, perché certe sfide no...
28/05/2026

La Salernitana resta in Serie C e in queste ore c’è di tutto. C’è l’euforia del derby che ritorna, perché certe sfide non sono semplici partite ma pezzi di vita tramandati da padre in figlio. Per tanti Cavajuoli e salernitani sarà l’occasione di far respirare alle nuove generazioni quell’adrenalina che i nostri nonni raccontavano degli anni ’80, quando bastava uno sguardo tra due curve per capire tutto. E questo è già il secondo derby consecutivo. Altro che “derby di passaggio”, come qualcuno diceva. Certi incroci il tempo non li cancella, anzi li rende ancora più pesanti, più sentiti, più veri. Poi c’è il rispetto per il mondo ultras. Perché al di là della rivalità, chi vive davvero la strada e le trasferte si immedesima anche in quel ritorno amaro da Brescia, nei silenzi, nelle facce tese, nelle sciarpe strette tra le mani e nei chilometri che sembrano non finire mai. E infine c’è lo sfottò social, quello esagerato, quello di chi il calcio lo vive più col telecomando e con un clic che con la voce rotta in curva. Fa parte del gioco pure quello.
Ma chi si riconosce davvero in queste righe aspetta soltanto una cosa: incrociare lo sguardo da una curva all’altra e dirsi tutto in novanta minuti.Perché i derby non si spiegano, si tramandano e
soprattutto si vivono.

In presenza !!!

Il 25 maggio 1919 nascevi tu, Cavese mia. Non una semplice squadra, ma l’anima di una città intera. Nata tra ragazzi cav...
25/05/2026

Il 25 maggio 1919 nascevi tu, Cavese mia. Non una semplice squadra, ma l’anima di una città intera. Nata tra ragazzi cavesi che facevano collette per comprare un pallone e una maglia, nei campi improvvisati di Piazza San Francesco, quando contavano solo il cuore e l’appartenenza. Poi un uomo regalò alla città un terreno vicino alla stazione ferroviaria. Lì nacque l’Arena, il primo vero campo dove iniziò a ba***re il cuore della Cavese. Quel gesto portava il nome di Michele Coppola, e Cava dovrebbe ricordarlo per sempre.
E quasi fosse scritto dal destino, una delle tue prime partite ufficiali arrivò nella Coppa della Marchesa Imperiale del 1919, a Mercato San Severino, proprio contro la Salernitana…sotto 0-2, poi il cuore cavajuolo, la rimonta e il 3-2 finale. Da quel giorno non sei mai stata soltanto calcio.Sei diventata memoria, appartenenza, identità.
Adesso il compito più importante spetta alle nuove generazioni: custodire questa storia, portarla avanti e far capire ai più piccoli che quel blu foncé non è solo un colore, ma un’eredità lasciata da chi c’era prima di noi. E anche chi ha lasciato Cava, vivendo tra accenti e lingue diverse e realtà lontane, ha il dovere di continuare questa staffetta d’amore, tramandando sempre il nome della Cavese e della propria terra. Auguri Cavese nostra e che tu possa continuare per sempre a unire figli di Cava in ogni parte del mondo.

27 anni fa.Eppure per chi vive il calcio con il cuore sembra ancora ieri. Un treno, il ritorno verso casa, una sciarpa g...
24/05/2026

27 anni fa.
Eppure per chi vive il calcio con il cuore sembra ancora ieri. Un treno, il ritorno verso casa, una sciarpa granata stretta addosso e poi il buio. Ciro, Peppe, Enzo e Simone non tornarono più.
Il loro ricordo deve continuare a vivere nei giovani blu foncé, da padre in figlio, perché certe storie non devono morire mai.

Da lontano, senza interessi, senza favori da chiedere e senza schieramenti politici, noi delle Aquile del Nord abbiamo o...
23/05/2026

Da lontano, senza interessi, senza favori da chiedere e senza schieramenti politici, noi delle Aquile del Nord abbiamo osservato questa campagna elettorale con gli occhi di chi ama davvero Cava de’ Tirreni. E forse proprio vivendo lontani si notano ancora di più certi atteggiamenti, certe presenze improvvisate, certe persone che oggi parlano di Cava senza conoscerne fino in fondo la storia, il peso e l’anima. Perché Cava non è un palco da campagna elettorale e non è una città da vivere solo nei giorni del voto. Cava è appartenenza. È la città della Pergamena Bianca del 1460, dell’orgoglio di un popolo che nei secoli non ha mai abbassato la testa, è la città di Sant’Alferio, dei portici, delle famiglie cresciute tra sacrifici e dignità, della Cavese, di Simonetta Lamberti e di quei colori tramandati da padre in figlio. Il nostro non è un messaggio politico, perché chi vive lontano dalla propria terra spesso non difende un partito, ma qualcosa di molto più grande: difende l’amore per la propria città. E dispiace vedere che, a volte, ci siano persone candidate soltanto perché portatrici di voti o di consensi, ma prive della competenza, della conoscenza e soprattutto del rispetto per la storia della nostra Cava. Persone attratte soltanto dalla considerazione del momento, convinte che basti una presenza o una promessa per rappresentare una città come la nostra. Ma Cava de’ Tirreni non si improvvisa e chiunque sarà chiamato ad amministrarla dovrà ricordarsi che non guiderà soltanto strade e palazzi, ma una storia che merita rispetto, presenza e coraggio ogni giorno dell’anno, non soltanto durante una campagna elettorale. Da Milano, dalla Svizzera, dalla Germania, dall’America e da ogni angolo dove vive un Cavajuolo, il pensiero resta sempre lì: a quella terra che continuiamo ad amare anche da lontano.
Adesso lasciatela riposare, la nostra amata città . Lasciate riposare i suoi portici, le sue pietre, il silenzio delle sue sere e quell’anima antica che non merita più grida da mercato né attrazioni da circo.

Ci sono persone che anche a chilometri di distanza continuano a portarsi Cava de’ Tirreni dentro ogni parola, ogni emozi...
20/05/2026

Ci sono persone che anche a chilometri di distanza continuano a portarsi Cava de’ Tirreni dentro ogni parola, ogni emozione, ogni battito.
Fabrizio Prisco è questo. Un cavaiuolo vero, un’Aquila del Nord che ha lasciato la sua terra per Sanremo senza mai lasciarla davvero col cuore.
Nelle sue parole, nei suoi libri dedicati a Catello Mari, nella sua voce durante le trasmissioni di Cavese Supporters, c’è sempre quell’appartenenza che non si compra e non si insegna. Quella di chi è cresciuto con certi valori addosso e continua a custodirli con orgoglio. Persona semplice, schietta, di grande spessore culturale, ma soprattutto uomo vero. Oggi le Aquile del Nord fanno gli auguri a un fratello che rappresenta un vanto per Cava de’ Tirreni.
Buon compleanno Fabrizio e grazie per quello che sei. E un bacio grande alla piccola Azzurra, la tua bambina… la dedica più bella che la vita potesse regalarti.

Le tue aquile del Nord !!

Indirizzo

Corso Umberto I
Cava De' Tirreni
84013

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