11/10/2026
LA VOCE DELLA GENTE: STOP CAROVITA!
La depressione economica degli ultimi mesi sta mettendo in ginocchio, in modo trasversale, l’intera popolazione italiana. Il conto da pagare per tutte le famiglie italiane è salatissimo: i beni primari hanno raggiunto cifre insostenibili. Prima di poter garantire un pasto caldo a tavola, è necessario un severo taglio delle spese. Ciò instaura un graduale tracollo della già debole economia locale. Le proteste di agricoltori e autotrasportatori, in Calabria e tutto il resto del meridione d’Italia, sono la cartolina perfetta per descrivere l’attuale periodo storico.
La spaventosa inflazione dell’ultimo anno unita ad una violenta impennata di carburanti e costi di produzione hanno ridotto ai minimi termini le possibilità di guadagno per qualsiasi attività.
Il grido di protesta che m***a tra la gente comune è chiaro: stop al carovita. Una mobilitazione diffusa in tutto il mezzogiorno d'Italia sta portando alla ribalta della cronaca la disperazione del ceto medio italiano. La classe politica italiana resta impassibile davanti a ciò e continua a procrastinare su eventuali misure strutturali necessarie a far respirare economicamente gli imprenditori italiani. Mentre il resto del mondo considera priorità assoluta quella di garantire ai propri cittadini carburanti ed energia a basso costo, l’Unione Europea e, di riflesso l’Italia, ha messo sotto il tappeto le esigenze dei cittadini inseguendo politiche energetiche ed economiche fuori da ogni logica. La mancanza di una strategia energetica, il piano green per la deindustrializzazione europea e la totale sudditanza agli interessi dei partner americani hanno preparato il terreno ad una crisi economica totale.
La totale perdita di fiducia nelle istituzioni politiche da parte della popolazione italiana è segnale di un’insofferenza diffusa. Tutto ciò sfocia in rabbia. La carne viva della Nazione che soffre il quotidiano e si sporca le mani per garantirsi un’esistenza dignitosa, è stanca: adesso arrivi il momento delle risposte. Prima che sia troppo tardi.