09/10/2026
L'Italia del governo Meloni sempre più isolata dal consesso internazionale. Il nostro paese non è più nell’ENOC, la rete europea che riunisce 44 istituzioni indipendenti di 34 paesi, impegnate nella difesa dei diritti di minori e adolescenti.
Artefice dell'uscita, lei: Marina Terragni, proprio la stessa garante nazionale per l’infanzia. La quale ha motivato tale scelta in polemica con un documento adottato dall’organizzazione che sollecita una protezione più ampia per i minorenni Lgbtqia+.
A quanto pare la tutela di adolescenti e piccole persone è motivo di divisione. Strano: il supremo interesse del minore, come ricorda la formula giuridica in uso nei tribunali, dovrebbe essere il faro per chiunque decide di tutelare l'infanzia. Interesse del minore che deve essere tutelato sempre e indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.
Ad ogni modo, quali che siano le motivazioni la scelta arriva in un momento molto delicato e grave, per la nostra comunità. Soprattutto se si pensa al contesto italiano, dove gli episodi di violenza e discriminazioni contro ragazzi e ragazze Lgbtqia+ sono ormai tristi fatti di cronaca.
Non che ci aspettassimo qualcosa di diverso da un paese governato dalle destre più retrive e estreme, ma ciò non ci impedisce di condannare questa scelta e di chiedere, così come altre realtà Lgbtqia+ italiane, le dimissioni di Marina Terragni.
E cogliamo l'occasione anche per ricordare a chi ha sostenuto la garante, negli ultimi anni, a prendere le distanze e a fare un passo indietro. A cominciare da certo mondo che ha l'ardire di dirsi femminista e ne ha sposato le idee. Anche qui nel nostro territorio, tra le file di certa sinistra che finge di essere nostra alleata. E che di fronte a episodi come questo dovrebbe dire qualcosa. Cominciando a chiedere scusa.