Associazione Siciliana Contribuenti - Art 580 C.p. Antiusura - No Profit

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Associazione Siciliana Contribuenti - Art 580 C.p. Antiusura - No Profit Contro l'istigazione al suicidio e Art. 580 c.p. e l'usura No Profit : A tutela dei Contribuenti

CRONACHE GIUDIZIARIE:Il potere di alcuni G.E. sulla gestione delle aste giudiziarie illecite;  Alla Sezione Fallimentare...
23/04/2026

CRONACHE GIUDIZIARIE:

Il potere di alcuni G.E. sulla gestione delle aste giudiziarie illecite;
Alla Sezione Fallimentare e immobiliare del Tribunale di Catania: maestri nel far fallire anche le speranze. In “ricordo” del 24 aprile 2008, quando un fallimento fu imposto d’ufficio. Noi contribuenti ben serviti, brindiamo con affetto alla vostra inesauribile inventiva.

“Senza giustizia il potere è solo abuso legalizzato.”

Il caso che denunciamo pubblicamente rappresenta un grave esempio di distorsione della legalità: due immobili sottratti attraverso due procedure segnate da anomalie rilevanti, con l’intervento di soggetti privi dei requisiti di legge, che avrebbero inciso sull’esito delle aste.

Nonostante ciò, le procedure sono proseguite fino al trasferimento dei beni. Una domanda resta aperta, nell’interesse della collettività:
chi informerà l’Autorità Giudiziaria degli elementi già emersi e accertati dalla Guardia di Finanza, relativi a rapporti e interessi intercorsi tra i soggetti coinvolti?

L’Associazione Siciliana Contribuenti Art. 580 C.P. – Antiusura, senza scopo di lucro, continuerà a dare voce ai cittadini e a pretendere trasparenza.

Perché la giustizia non può essere solo formale: deve essere anche sostanziale.

CRONACHE GIUDIZIARIE; DOSSIER INVESTIGATIVO – UNA GIUSTIZIA DEVIATA “ASTE GIUDIZIARIE E FALLIMENTI – IL CASO GUERINO E A...
20/04/2026

CRONACHE GIUDIZIARIE; DOSSIER INVESTIGATIVO – UNA GIUSTIZIA DEVIATA “ASTE GIUDIZIARIE E FALLIMENTI – IL CASO GUERINO E ALTRI”

PREMESSA;

Il presente dossier costituisce una ricostruzione sistematica dei fatti, basata su documentazione giudiziaria e amministrativa, relativa alla perdita di due immobili di proprietà del sig. Salvatore Guerino, mezzi meccanici e beni strumentali nell’ambito della procedura fallimentare n.50/2008 presso il Tribunale di Catania. L’analisi evidenzia anomalie gravi, reiterate e tra loro collegate.

1. CRONOLOGIA ESSENZIALE 2007
• Procedura esecutiva n. 170/2007 R.G.E.I.
• Successiva scomparsa del fascicolo (dato gravissimo) 2008 • Dichiarazione di fallimento Siciliana Montaggi 2015–2016
• Provvedimenti giudiziari attestano che beni del fallito si trovano presso immobile del notaio Mazzullo
• Autorizzato l’abbandono dei beni (anziché tutela) 2022
• Ordinanza GIP Catania: sistema di aste alterate e utilizzo prestanomi 2024–2026
• Rendiconto fallimentare evidenzia: o crediti non recuperati o patrimonio non valorizzato

2. PRIMO IMMOBILE – ANOMALIE FATTI
• Vendita in sede esecutiva
• Mancanza documentazione completa ANOMALIE
• assenza prova provenienza fondi acquirente
• fascicolo scomparso
• mancata verifica giudiziaria delle provvidenze
RILIEVO Violazione principio di tracciabilità e legalità delle aste

3. SECONDO IMMOBILE – CASO MAUGERI SOGGETTO Giuseppe Maugeri (acquirente)

FATTI
• Aggiudicazione OPACO immobili del sig. Salvatore Guerino

ANOMALIE
• non risulta provata la provenienza delle somme • assenza verifica capacità economica
• mancata tracciabilità dei fondi
• Connivenza con notaio Cultrera dello stesso notaio Mazzullo

RILIEVO GIURIDICO mancato rispetto principio delle “provvidenze” richiesto nelle aste

4. PRINCIPIO DELLE “PROVVIDENZE” (CENTRALE) Nelle aste giudiziarie:
• deve essere verificata la provenienza lecita dei fondi • deve essere accertata la capacità economica dell’acquirente
NEL CASO IN ESAME:
• nessuna prova per il primo immobile (notaio Mazzullo)
• nessuna prova per il secondo immobile (Maugeri) elemento centrale del possibile illecito

5. BENI DEL FALLITO – ANOMALIA STRUTTURALE FATTO DOCUMENTATO
• beni del fallito rinvenuti presso immobile del notaio

DECISIONE
• autorizzato abbandono

ANOMALIA
• mancata inventariazione
• mancata tutela
• perdita del patrimonio possibile dispersione di beni e prove

6. ANALISI DEI SOGGETTI
Ing. Giuseppe Cassaro
• presenza nelle dinamiche immobiliari
• ruolo da chiarire Dott.ssa Alessandra Bellia
• giudice delegato
• ruolo di controllo
• mancata verifica anomalie Dott. Lentano
• coinvolto in fasi procedurali
• apertura e chiusura del fascicolo 170/07 nello stesso giorno
• da verificare ruolo nelle vendite Avv. Giuseppe D’Angelo
• curatore
• mancato recupero crediti rilevanti da artigiano
• gestione patrimoniale discutibile Notaio Francesco Mazzullo
• collegamento con immobili e beni
• già coinvolto in procedimenti penali distinti

7. SCHEMA INVESTIGATIVO

SOGGETTO RUOLO
ANOMALIA ELEMENTO PROBATORIO

Maugeri Giuseppe Acquirente Mancata prova fondi
Atti di vendita Cassaro Giuseppe
Operatore Ruolo non chiaro
Visura camerale Bellia Alessandra
G.D. Mancato controllo Rendiconto

Lentano Magistrato Da verificare
Atti procedurali D’Angelo Giuseppe Curatore
Mancato recupero crediti Rendiconto
Mazzullo Francesco Notaio
Presenza beni fallito Provvedimenti 2015–2016

8. DANNO ECONOMICO
• perdita 1° immobile
• perdita 2° immobile
• perdita patrimonio aziendale
• crediti non recuperati (oltre € 800.000) danno complessivo gravissimo

9. REATI (DA ACCERTARE) LA PROCURA
• turbativa d’asta
• abuso d’ufficio
• riciclaggio e autoriciclaggio
• "Mala Gestio" fallimentare
• omissioni

10. CONCLUSIONI INVESTIGATIVE
Il caso presenta:
• 0reiterazione delle anomalie
• pluralità di soggetti
• assenza controlli fondamentali
• perdita patrimoniale rilevante compatibile con sistema strutturato da accertare

DICHIARAZIONE FINALE
Il presente dossier:
• è basato su documenti
• è oggetto di esposto
• rispetta la presunzione di innocenza

Associazione Siciliana Contribuenti Art. 580 c.p. Antiusura – No Profit

Il presidente geom. Salvatore Guerino

ASTE GIUDIZIARIE E FALLIMENTI: OLTRE 653 MILA EURO DI CREDITI NON RECUPERATI – OLTRE OTTO  ANNI DI INDAGINI E UN CASO EM...
02/04/2026

ASTE GIUDIZIARIE E FALLIMENTI: OLTRE 653 MILA EURO DI CREDITI NON RECUPERATI – OLTRE OTTO ANNI DI INDAGINI E UN CASO EMBLEMATICO A CATANIA

I magistrati VANIFICANO l’operato del CURATORE della “Mala Gestio” del fallimento n. 50/08 della Siciliana Montaggi di Guerino Salvatore,

Dopo oltre otto anni di analisi documentale e studio degli atti giudiziari;

l’Associazione Siciliana Contribuenti Art. 580 C.P. Antiusura No Profit porta all’attenzione dell’opinione pubblica una vicenda che solleva interrogativi rilevanti sulla gestione delle procedure fallimentari e sulla tutela dei contribuenti.

Il tema delle anomalie nelle aste giudiziarie è stato già oggetto di approfondimento nazionale, tra cui l’inchiesta de L’Espresso del 6 marzo 2022 e il programma Farwest di Rai 3 condotto da Salvo Sottile (2 maggio 2025).

IL CASO

La vicenda riguarda la procedura fallimentare n. 50/2008 – Sentenza n. 52/2008 del Tribunale di Catania relativa alla ditta “Siciliana Montaggi di Salvatore Guerino.

Dall’analisi degli atti emerge che l’impresa vantava crediti per oltre 653.000 euro, tra cui:

• € 185.000 – Lorenzon S.p.A.
• € 118.000 – Pisa Costruttori S.p.A.
• € 116.000 – Domus Project S.r.l.
• € 165.000 – LC Montaggi S.r.l.
• € 190.000 – Scandiuzzi S.r.l.
• € 48.000 – Cordioli S.p.A.
• € 11.000 – IPE
IL DATO CHE INTERROGA
A fronte di tali crediti:

il recupero effettivo risulta pari a circa 13.500 euro
mentre:

• l’attivo complessivo della procedura è di circa € 162.000
• oltre € 40.000 risultano destinati a compensi professionali

PROFILI DI CRITICITÀ NELLA GESTIONE

Nel corso della procedura sono state formalmente sollevate contestazioni riguardanti:

• la mancata attivazione per il recupero di crediti rilevanti
• la rinuncia ad azioni giudiziarie già avviate
• la classificazione di numerosi crediti come “irrecuperabili”
Tali elementi hanno portato a evidenziare possibili profili di gestione non adeguatamente efficace, suscettibili di valutazione anche sotto il profilo della corretta amministrazione della procedura fallimentare.

In particolare, la condotta del curatore fallimentare è stata oggetto di specifiche osservazioni, con riferimento a scelte operative che, secondo quanto dedotto negli atti, avrebbero determinato una significativa riduzione delle possibilità di recupero dell’attivo.

LE VALUTAZIONI DEL TRIBUNALE

Il Collegio della Quarta Sezione Civile – Fallimentare del Tribunale di Catania (presidente Mariano Sciacca, relatore Fabio Letterio Ciraolo, giudice Alessandro Laurino):

• ha rilevato il mancato recupero dei crediti come artigiano
• ha rilevato la necessità di acquisire ulteriori elementi documentali
• ha evidenziato lacune istruttorie

Tuttavia, il rendiconto è stato successivamente approvato.
UN CASO CHE SI INSERISCE IN UN CONTESTO PIÙ AMPIO
Le criticità emerse non appaiono isolate.

Le inchieste giornalistiche nazionali hanno già evidenziato possibili distorsioni nel sistema delle aste giudiziarie, con ricadute significative sui contribuenti coinvolti in procedure esecutive.

OTTO ANNI DI ANALISI

L’Associazione Siciliana Contribuenti ha ricostruito nel tempo:
• dinamiche procedurali
• flussi economici
• scelte operative della curatela
attraverso un lavoro indipendente e documentato durato oltre otto anni.

UNA QUESTIONE DI TUTELA

La vicenda pone interrogativi fondamentali:
sono state adottate tutte le azioni utili per il recupero dei crediti?
la gestione della procedura ha tutelato pienamente l’interesse del fallito?

LE AZIONI INTRAPRESE

Alla luce di quanto emerso, l’Associazione ha:
• presentato esposti alle Autorità competenti
• interessato la Direzione Distrettuale Antimafia
• richiesto verifiche al Ministero della Giustizia

CONCLUSIONI

Questa vicenda rappresenta il risultato di anni di approfondimento e pone al centro un tema essenziale:

• la corretta gestione delle procedure fallimentari
• la tutela effettiva dei contribuenti

L’Associazione continuerà a vigilare affinché trasparenza e legalità restino principi concreti e non solo formali.

F.to l presidente dell'Associazione Siciliana Contribuenti Art. 580 c.p. Antiusura No Profit.

geom. Salvatore Guerino

CRONACHE GIUDIZIARIE: L'OPERATO NEGLIGENTE DEL CURATORE FALLIMENTARE DELLA MALO GESTIO FALLIMENTARE DURATO 18 ANNI PER L...
01/04/2026

CRONACHE GIUDIZIARIE:

L'OPERATO NEGLIGENTE DEL CURATORE FALLIMENTARE DELLA MALO GESTIO FALLIMENTARE DURATO 18 ANNI PER LORO BIECHI INTERESSI.

Nuovo Sviluppo sul Decreto di Fallimento: la Causa Ritorna in Carico -Scomparsi 653.000,00 euro.

La fallimentare deve dare conto;

Emergono nuovi dettagli riguardanti la situazione della ditta fallita. Dalla documentazione in possesso, risulta chiara l’esistenza del credito e la sua quantificazione, così come la documentazione utile per tentare il recupero dello stesso, con particolare riferimento alla nota del 4 dicembre 2024. Inoltre, il processo definito con sentenza di incompetenza del Tribunale di Catania (numero 1630 del 2010) evidenzia le contestazioni sollevate dalla debitrice Siciliana Montaggi, sia per il credito maturato prima della scadenza del contratto, che avrebbe dovuto essere provato tramite testimonianza, sia per quello maturato successivamente. Le dichiarazioni dell'ingegnere Prestipino, direttore dei lavori della società Tecnis Systen S.p.a. contengono elementi contrari alle ragioni della curatela. Infine, si evidenzia anche un controcredito di euro 45.559,80. Per queste ragioni, il giudice ha disposto la rimessione della causa al ruolo.

PREMESSA:
RICREDERE NELLA SEZIONE FALLIMENTARE IN PARTICOLARE: QUARTA SEZIONE CIVILE DELLA SEZIONE FALLIMENTARE – PROCEDURE CONCORSUALI.

UN DOVEROSO PLAUSO AL COLLEGGIO - PROCEDURE CONORSUALI IN PARTICOLARE AL MAGISTRATO DR. FABIO LETTERIO CIRAOLO

D E C R E T O

Tribunale di Catania – Quarta Sezione Civile, Procedure Concorsuali
Procedura fallimentare n. 50/2008 – Sentenza n. 52/2008
Oggetto: segnalazione di irregolarità e presunte condotte illecite nell’ambito della procedura fallimentare “Siciliana Montaggi di Salvatore Guerino
Premessa:

Il sottoscritto Guerino Salvatore, nella duplice veste di parte lesa e Presidente dell’Associazione Siciliana Contribuenti Art. 580 C.P. – Antiusura No Profit, espone fatti che ritiene di grave rilevanza penale e procedurale, avvenuti nel corso della gestione del fallimento n. 50/2008 presso il Tribunale di Catania.
Secondo quanto documentato, la procedura avrebbe evidenziato plurime anomalie, conflitti d’interesse e asseverate violazioni di legge, tali da minare la legittimità delle operazioni svolte e da configurare, a mio giudizio, fattispecie penalmente rilevanti.

I Punti Contestati;

1. Conflitto di interessi e ruoli sovrapposti

L’avv. Gianfranco Romeo, oggi delegato dal curatore fallimentare avv. Giuseppe D’Angelo, avrebbe ricoperto più incarichi di natura pubblica e privata all’interno delle stesse procedure, giungendo persino a eseguire sfratti in qualità di pubblico ufficiale in un contesto che, secondo il denunciante, presenta gravi profili di nullità.

2. Vendite immobiliari viziate;

L’immobile di via Dei Piccioni 36/40, bene personale del sottoscritto Guerino, sarebbe stato alienato mediante un’asta telematica asincrona ritenuta irregolare. Secondo la ricostruzione, la curatela non aveva titolo ad agire, essendo l’immobile già trasferito a terzi con modalità contestate, e mancando la necessaria delega dell’ aggiudicatario.
Viene inoltre segnalata la presenza di agenti immobiliari non regolarmente abilitati, elemento che inficerebbe ulteriormente la validità della vendita, nella turbata liberta degli incanti.

3. Connivenze e rapporti opachi;

Dalle sommarie informazioni raccolte dalla Guardia di Finanza emergerebbero contatti tra l’ing. Giuseppe Cassaro e alcuni magistrati, in un contesto descritto come “di favoritismo e corruzione” è senza P.IVA e requisiti di legge. Tali circostanze, asseverate è confermate, getterebbero un’ombra sulla regolarità delle aste giudiziarie condotte.

4. Mancato recupero di crediti e mala gestio;

Il curatore fallimentare avv. Giuseppe D’Angelo, viene accusato di non avere recuperato rilevanti crediti spettanti al fallimento, fra cui somme derivanti da rapporti e con i commercialisti fratelli Costanzo , con la società Sicel S.r.l., è il notaio Mazzullo. Secondo la documentazione prodotta, vi sarebbe stata una gestione omissiva e compiacente, con conseguente danno per il patrimonio fallimentare e per il denunciante.

5. Documentazione e ricorsi ignorati;

Il denunciante segnala che numerose istanze e diffide, protocollate tra il 2009 e 2025, nel particolare tra il 2022 e il 2023, sarebbero state ignorate dalla curatela e dal giudice delegato. Ciò avrebbe consentito la prosecuzione di vendite giudiziarie viziate da presunti difetti di procura e da carenze formali.
6. Coinvolgimento di notai e prestanomi;
Viene richiamata l’attività dei notai Francesco Mazzullo e la d lui moglie dott.ssa Rosalia Montineri, gestore del fascicolo 170/07 e dott.ssa Vera Marletta, gestore dello stesso fascicolo denominato 228/07, notaio Salvatore Cultrera, nonché di presunti prestanomi, Dott. Raselli, Dr. Giovanni Musmuci, ( SERIT Sicilia S.p.A) Giuseppe D’Accorso, Avv. Gianfranco Romeo, Avv. Alberto Amato, Avv. Irene Maria Mazzeo, altri soggetti associati del metodo mafioso, in operazioni immobiliari che sarebbero state successivamente oggetto di imputazioni penali per auto-riciclaggio, turbata libertà degli incanti, è associazione a delinquere del metodo mafioso.

Rilievi Giudiziari Recenti;

Il sottoscritto Guerino, sottolinea positivamente l’operato del collegio giudicante della Quarta Sezione Civile del Tribunale di Catania, ed in particolare del relatore dott. Fabio Letterio Ciraolo, per il decreto n.1422/2025, definito come atto finalmente chiarificatore dopo 17 anni di omissioni.

Conclusioni:

L’esposto, corredato da una copiosa documentazione (diffide, verbali, visure e relazioni tecniche), mira a sollecitare:

• una verifica sulle presunte irregolarità procedurali;
• l’accertamento delle condotte potenzialmente penalmente rilevanti (artt. 361 e 331 c.p., oltre ad altre fattispecie richiamate);
• la valutazione di responsabilità civili e penali a carico dei soggetti coinvolti, inclusi curatore, delegati, magistrati, notai e professionisti collegati alla vicenda.

L’Associazione Siciliana Contribuenti Art. 580 C.P. – Antiusura No Profit, attraverso il proprio presidente, ribadisce infine che continuerà a portare avanti la battaglia di legalità e trasparenza, a tutela non solo del singolo associato ma di tutti i contribuenti vittime di pratiche abusive e spoliazioni patrimoniali coperte da procedure giudiziarie distorte.

CRONACHE GIUDIZIARIE;DENUNCIA PUBBLICA;  Nel rispetto delle Istituzioni ASTE GIUDIZIARIE, ACCUSE GRAVISSIME: LA PROCURA ...
28/03/2026

CRONACHE GIUDIZIARIE;

DENUNCIA PUBBLICA; Nel rispetto delle Istituzioni

ASTE GIUDIZIARIE, ACCUSE GRAVISSIME:

LA PROCURA GENERALE CONFERMA IL QUADRO, MA RESPINGE L’IMPUGNAZIONE – RESTANO OMBRE SULLA TRASPARENZA DEL SISTEMA.

L’Associazione Siciliana Contribuenti Art. 580 C.P. Antiusura No Profit porta all’attenzione dell’opinione pubblica un provvedimento di straordinaria rilevanza, proveniente dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Catania, che, pur rigettando l’impugnazione proposta ex art. 572 c.p.p.,

• cristallizza un impianto accusatorio di estrema gravità in materia di aste immobiliari.

Il documento, firmato dal Sostituto Procuratore Generale dott.ssa Rosa Miriam Cantone, descrive un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe visto:

• turbative d’asta reiterate
• uso di prestanome
• aggiudicazioni a prezzi inferiori
• successive rivendite con profitto illecito
• reimpiego dei proventi per occultarne la provenienza
• Di seguito si riporta integralmente e senza alcuna modifica il contenuto del provvedimento:

TESTO INTEGRALE DEL RIGETTO
PROCURA GENERALE DELLA REPUBBLICA PRESSO LA CORTE D’APPELLO DI CATANIA.

• N 6/26 R. Rich. Imp. Proc. nr.574/21 RG GIP Catania
• Il Sostituto Procuratore Generale dott.ssa Rosa Miriam Cantone,
letta l’istanza di impugnazione ex art.572 cpp della sentenza assolutoria 1303/23 del GIP di Catania formulata dal Difensore della parte civile nel procedimento indicato in epigrafe, iscritto nei confronti di Mazzullo Francesco, in atti generalizzato,

OSSERVA:

• L’imputato è stato assolto, all’esito del giudizio abbreviato dal reato di autoriciclaggio (art. 648 ter c.p.) contestatogli a seguito di imputazione coatta disposta dal GIP ai sensi dell’art. 409 c.p.p.
• Secondo l’accusa il notaio Mazzullo avrebbe in primo luogo concorso in più episodi di turbata libertà degli incanti (artt. 353 e 353-bis c.p.) mediante accordi collusivi relativi a procedure esecutive immobiliari.

• Segnatamente il Mazzullo, notaio delegato dal giudice dell’esecuzione, nonché marito di un magistrato della Sezione Esecuzioni Immobiliari, non potendo partecipare direttamente alle procedure di aggiudicazione, avrebbe turbato alcune aste giudiziarie, avvalendosi di un prestanome per acquistare diversi immobili; successivamente avrebbe reinvestito e movimentato quei beni e i relativi proventi per occultarne l’origine illecita, condotta che avrebbe integrato il reato di autoriciclaggio.
Le aste riguardavano immobili acquistati tra il 2006 ed il 2009 per lo più dal prestanome D’Accorso Giuseppe ed in alcuni casi dalla moglie Ciulla Daniela.

Il prezzo della vendita era simulato, posto che la provvista era già stata fornita dal Mazzullo; inoltre gli immobili sarebbero stati aggiudicati a prezzo inferiore e successivamente rivenduti, alcuni allo stesso imputato, generando così cospicui profitti illeciti.
Il denaro proveniente da tali operazioni sarebbe stato reimpiegato in altri acquisti e segnatamente:

• nell’acquisto di una serie di terreni in Acireale (CT) avvenuto il 4/4/2013
• nell’acquisizione di immobili della società Tropical Agricola s.r.l. in data 11/2/2016

Secondo l’impostazione accusatoria, dunque, l’originaria turbativa d’asta avrebbe prodotto un profitto illecito reinvestito in tali ultimi acquisti al fine di occultare la provenienza delittuosa del denaro.
È opportuno sottolineare le date delle operazioni immobiliari indicate nell’imputazione:

1. 13 marzo 2006 per l’aggiudicazione all’asta dell’immobile sito in Valverde, via Nizzeti n. 22 formalmente acquistato dal prestanome D’Accorso Giuseppe.
2. 1 giugno 2007 per l’aggiudicazione degli immobili siti in Catania, via dei Piccioni nn. 36, 38 e 40 sempre tramite il prestanome D’Accorso Giuseppe.

3. 4 aprile 2013 per l’acquisto dalla società DAFNE s.r.l. i terreni in Acireale
4. 11 febbraio 2016 per l’acquisto dalla Tropical Agricola s.r.l. di ulteriori immobili

Si volesse ipotizzare una turbativa d’asta, in considerazione delle anomalie delle procedure di aggiudicazione (ma sul punto si rimanda alla richiesta di archiviazione del PM del 31.3.2022), la stessa era certamente prescritta già al momento dell’imputazione coatta, che ha quindi riguardato solo l’autoriciclaggio.

La sentenza di primo grado ha correttamente chiarito che il reimpiego dei proventi delle operazioni immobiliari, volendo ammettere la sussistenza di condotte di turbativa d’asta, potrebbe astrattamente integrare gli estremi del reato di cui all’articolo 648 ter solo con riferimento all’ultimo acquisto.

Invero l’acquisto del 2013 non è sussumibile nella predetta fattispecie, che è stata introdotta con la legge 15 dicembre 2014, n. 186, entrata in vigore il 1° gennaio 2015.

Con riguardo all’ultimo acquisto, avvenuto nel 2016, non può che condividersi la motivazione della sentenza di cui la parte civile invoca l’impugnazione, in quanto esso è stato effettuato direttamente e personalmente dal Mazzullo e non sussistono elementi che consentano di ritenere che siano state all’uopo utilizzate risorse illecite provenienti dai reati risalenti al più al 2009, dunque molti anni prima del reimpiego.

Come è noto, qualora non emerga con sufficiente chiarezza l’origine illecita delle somme o il loro reimpiego in funzione di occultamento, viene meno uno degli elementi essenziali della fattispecie di riciclaggio o autoriciclaggio.

Alla luce di quanto sopra esposto, la sentenza risulta immune da vizi logici o giuridici.
PTM
Rigetta l’istanza di impugnazione ai sensi dell’art. 572 c.p.p.
Catania, 11.3.2026

Il Sostituto Procuratore Generale Rosa Miriam Cantone.
Depositato in segreteria il 12/3/2026

************************** 0 ************************

ALLA RICERCA DELLA GIUSTIZIA GIUSTA
COMMENTO DELL’ASSOCIAZIONE;

Questo provvedimento, pur concludendosi con un rigetto, non cancella – ma anzi conferma e cristallizza – un quadro inquietante:

• aste pubbliche potenzialmente alterate
• utilizzo sistematico di prestanome
• interferenze con ruoli istituzionali
• flussi finanziari opachi

La decisione si fonda su limiti giuridici (prescrizione e prova dell’origine illecita), non su una inesistenza dei fatti.
Ed è proprio qui che emerge il nodo centrale:

Il sistema delle aste giudiziarie rischia di rimanere formalmente legittimo anche quando emergono anomalie sostanziali gravissime.
CONCLUSIONE;

L’Associazione Siciliana Contribuenti Art. 580 C.P. Antiusura No Profit, denuncia con forza che:

• quando la verità processuale si ferma davanti a ostacoli tecnici, il cittadino resta senza tutela e il sistema senza credibilità.
Le aste giudiziarie devono essere:

• trasparenti
• verificabili
• sottratte a qualsiasi conflitto di interessi

Perché la giustizia non può permettersi nemmeno l’ombra del dubbio.

Catania, 28 marzo 2026

Il Presidente
F.to Salvatore Guerino

CRONACHE GIUDIZIARIE: DENUNCIA PUBBLICA;Tribunale di Catania: decisioni contraddittorie e verità contabile ignorata.Cata...
21/03/2026

CRONACHE GIUDIZIARIE:

DENUNCIA PUBBLICA;

Tribunale di Catania: decisioni contraddittorie e verità contabile ignorata.

Catania – Esistono vicende che non possono più restare chiuse nelle aule di giustizia.
Esistono situazioni in cui il silenzio diventa complicità.

Quella che emerge dagli atti del Tribunale di Catania – Sezione Fallimentare – è una vicenda che presenta profili di estrema gravità e che merita l’attenzione dell’opinione pubblica.

Con decreto del 23 giugno 2025, il collegio giudicante aveva riconosciuto criticità evidenti nella gestione della procedura fallimentare, disponendo la necessità di acquisire documentazione fondamentale:
prove sui crediti non recuperati, chiarimenti sulle rinunce della curatela, elementi sulle contestazioni delle controparti e riscontri su vicende processuali pregresse .

In altri termini, lo stesso Tribunale aveva certificato che la verità non era ancora emersa.
Eppure, con successivo decreto depositato il 3 febbraio 2026, quelle stesse questioni vengono sostanzialmente archiviate, con il rigetto delle contestazioni del ricorrente.

Un ribaltamento che appare, alla luce degli atti, privo di una spiegazione logica e giuridica adeguata .

I fatti che non possono essere ignorati
Dalla documentazione prodotta emergono dati oggettivi:
• 138 modelli F24 attestano versamenti fiscali e contributivi per oltre 130.000 euro
• certificazioni INPS e INAIL dimostrano attività lavorativa reale
• esistenza di crediti fiscali e contributivi
• una ricostruzione patrimoniale che evidenzia un attivo di oltre 900.000 euro contro un passivo di circa 278.000 euro
Numeri che delineano una realtà ben diversa da quella rappresentata nella procedura fallimentare.

Nonostante ciò, la curatela fallimentare – nella persona dell’avv. Giuseppe Gabriele D’Angelo, con difesa dell’avv. Gianfranco Romeo – ha ritenuto di rinunciare al recupero di crediti per centinaia di migliaia di euro, giustificando tali scelte con valutazioni di “non convenienza” che, secondo il ricorrente, risultano non supportate da adeguata istruttoria.

Una contraddizione che pone interrogativi gravi
Il punto centrale è uno solo:
• Se il Tribunale nel 2025 ha ritenuto necessario acquisire documenti e chiarimenti fondamentali,
• come può, nel 2026, giungere a una decisione definitiva senza che tali criticità risultino realmente superate?
Questa contraddizione non è solo tecnica.
È una questione di credibilità della giustizia.

Il rischio: la verità sacrificata alla forma
Quando la documentazione contabile viene ignorata,
quando i crediti non vengono recuperati,
quando le contestazioni vengono respinte senza un reale confronto con i fatti,
il rischio è evidente:
che la verità sostanziale venga sacrificata a una costruzione formale della decisione.

Richiesta di trasparenza e accertamento

Per tali ragioni, si ritiene doveroso:
• portare la vicenda all’attenzione pubblica
• sollecitare verifiche da parte delle autorità competenti
• chiedere chiarezza sulla gestione della procedura fallimentare
• accertare eventuali responsabilità, anche sotto il profilo contabile e penale.

Conclusione;

Questa non è una semplice controversia giudiziaria, ma e' il caso giudiziario riferito al sottoscritto Salvatore Guerino.

È il caso emblematico di un cittadino che afferma di essere stato travolto da una procedura che non riflette la realtà dei fatti.

E quando la distanza tra atti e realtà diventa così evidente,
non è più solo una questione privata.

Diventa una questione pubblica.

CRONACHE GIUDIZIARIE: Giustizia, responsabilità e tutela dei cittadini: una riflessione necessariaL’Associazione Sicilia...
18/03/2026

CRONACHE GIUDIZIARIE:

Giustizia, responsabilità e tutela dei cittadini: una riflessione necessaria

L’Associazione Siciliana Contribuenti Articolo 580 Codice Penale, impegnata da anni nella difesa dei cittadini e degli imprenditori vittime di ingiustizie, ritiene doveroso intervenire su un tema che incide profondamente sulla vita democratica del Paese: il corretto funzionamento della giustizia.

Numerose testimonianze, tra cui quella del sottoscritto e di altri imprenditori gravemente danneggiati, evidenziano come errori giudiziari possano produrre conseguenze devastanti, compromettendo attività economiche e percorsi di vita, anche in presenza di successiva assoluzione. Si tratta di vicende che non possono essere ignorate né minimizzate.

In tale contesto, appare particolarmente rilevante il ruolo dello Stato italiano nei procedimenti innanzi alla Corte Europea, dove esso è chiamato a rispondere del proprio operato. Tuttavia, si registra con preoccupazione come, anziché affrontare e correggere le criticità emerse, si tenda a difendere in maniera aprioristica condotte che hanno prodotto effetti lesivi per cittadini innocenti.

Il principio del giusto processo, cardine di ogni ordinamento democratico, impone la presenza di un giudice terzo e imparziale, dinanzi al quale accusa e difesa possano confrontarsi in condizioni di reale equilibrio. Tale principio rischia di essere compromesso laddove sussistano elementi di contiguità ordinamentale e funzionale tra giudice e pubblico ministero.

La riforma oggetto di consultazione rappresenta, in questa prospettiva, un passaggio significativo. Essa non risponde a logiche di parte, ma si inserisce in un più ampio percorso di evoluzione del sistema giudiziario, volto a rafforzarne l’indipendenza, la credibilità e l’effettiva imparzialità.

È necessario garantire che la magistratura operi libera da ogni possibile condizionamento, sia esterno che interno, e che i magistrati meritevoli possano svolgere il proprio ruolo senza interferenze derivanti da dinamiche correntizie. Allo stesso tempo, appare imprescindibile introdurre meccanismi di responsabilità effettiva, affinché eventuali errori non restino privi di conseguenze.

La tutela dei diritti dei cittadini passa anche attraverso questi strumenti. Ritenere che tali questioni riguardino solo una parte della società rappresenta un grave errore di prospettiva: il rischio di subire ingiustizie è, infatti, potenzialmente universale.

Per queste ragioni, l’Associazione ritiene che il voto rappresenti un momento di consapevolezza e partecipazione civica, finalizzato a sostenere un sistema giudiziario più equo, trasparente e responsabile.

Una giustizia giusta non è un principio astratto, ma un diritto concreto che deve essere garantito a tutti.

18/03/2026

CRONACHE GIUDZIARIE:

Giustizia, responsabilità e tutela dei cittadini: una riflessione necessaria.

L’Associazione Siciliana Contribuenti Articolo 580 Codice Penale, impegnata da anni nella difesa dei cittadini e degli imprenditori vittime di ingiustizie, ritiene doveroso intervenire su un tema che incide profondamente sulla vita democratica del Paese: il corretto funzionamento della giustizia.

Numerose testimonianze, tra cui quella del sottoscritto e di altri imprenditori gravemente danneggiati, evidenziano come errori giudiziari possano produrre conseguenze devastanti, compromettendo attività economiche e percorsi di vita, anche in presenza di successiva assoluzione. Si tratta di vicende che non possono essere ignorate né minimizzate.

In tale contesto, appare particolarmente rilevante il ruolo dello Stato italiano nei procedimenti innanzi alla Corte Europea, dove esso è chiamato a rispondere del proprio operato. Tuttavia, si registra con preoccupazione come, anziché affrontare e correggere le criticità emerse, si tenda a difendere in maniera aprioristica condotte che hanno prodotto effetti lesivi per cittadini innocenti.

Il principio del giusto processo, cardine di ogni ordinamento democratico, impone la presenza di un giudice terzo e imparziale, dinanzi al quale accusa e difesa possano confrontarsi in condizioni di reale equilibrio. Tale principio rischia di essere compromesso laddove sussistano elementi di contiguità ordinamentale e funzionale tra giudice e pubblico ministero.

La riforma oggetto di consultazione rappresenta, in questa prospettiva, un passaggio significativo. Essa non risponde a logiche di parte, ma si inserisce in un più ampio percorso di evoluzione del sistema giudiziario, volto a rafforzarne l’indipendenza, la credibilità e l’effettiva imparzialità.

È necessario garantire che la magistratura operi libera da ogni possibile condizionamento, sia esterno che interno, e che i magistrati meritevoli possano svolgere il proprio ruolo senza interferenze derivanti da dinamiche correntizie. Allo stesso tempo, appare imprescindibile introdurre meccanismi di responsabilità effettiva, affinché eventuali errori non restino privi di conseguenze.

La tutela dei diritti dei cittadini passa anche attraverso questi strumenti. Ritenere che tali questioni riguardino solo una parte della società rappresenta un grave errore di prospettiva: il rischio di subire ingiustizie è, infatti, potenzialmente universale.

Per queste ragioni, l’Associazione ritiene che il voto rappresenti un momento di consapevolezza e partecipazione civica, finalizzato a sostenere un sistema giudiziario più equo, trasparente e responsabile.

Una giustizia giusta non è un principio astratto, ma un diritto concreto che deve essere garantito a tutti.

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