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L’Associazione Culturale Lab5 è un’Associazione di promozione sociale libera, apartitica, apolitica; non ha scopo di lucro e persegue finalità di utilità sociale per la promozione culturale, filosofica e ambientale. Gli scopi principali dell’Associazione sono quelli di promuovere la libera circolazione delle idee, della lettura intesa come piacere e miglioramento personale, della Filosofia come riferimento metodologico per la realizzazione di dibattiti e approcci comunicativi, la promozione di buone pratiche per uno stile di vita sostenibile e l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali.

Se c'è una strada a Catania che ha vissuto sulla propria pelle i continui ribaltoni della storia e del potere, quella è ...
18/10/2026

Se c'è una strada a Catania che ha vissuto sulla propria pelle i continui ribaltoni della storia e del potere, quella è l'attuale Via Garibaldi. Un’arteria fondamentale per la città che ha cambiato nome a seconda di chi dominava:

🏛️ Via Lanza (o Corso Lanza): Tracciata dopo il terribile terremoto del 1693 e intitolata a Giuseppe Lanza, Duca di Camastra, artefice della ricostruzione barocca.
✝️ Via San Filippo: Rinominata nel Settecento in onore di re Filippo V di Spagna.
👑 Via Ferdinandea: Battezzata così nel 1768 per celebrare le nozze di re Ferdinando IV di Borbone (evento che portò anche alla costruzione dell'omonima Porta, oggi nota come "Fortino").
⚔️ Via Garibaldi: Imposta nel 1860 all'indomani dell'Unità d'Italia, cancellando i re borbonici per lasciare il posto al "conquistatore".

Oggi è il momento dell'ultimo, vero cambio di passo.
Per decenni ci hanno raccontato una storia a senso unico. In Sicilia c’è una ferita mai rimarginata: i fatti di Bronte del 1860. Mentre il popolo siciliano sognava giustizia, pane e terra, la risposta fu la spietata repressione e la fucilazione di civili inermi guidata da Nino Bixio, sotto la regia di Giuseppe Garibaldi. Catania non ha bisogno di celebrare condottieri e dominatori di passaggio. Catania deve celebrare la sua identità.

📢 LA NOSTRA PROPOSTA
Chiediamo con forza all'Amministrazione Comunale e alla Commissione Toponomastica:

1️⃣ Via Garibaldi diventi VIA VINCENZO BELLINI Sembra paradossale, ma a Catania non esiste una via intitolata a Vincenzo Bellini! Dopo duchi, re spagnoli, re borbonici e generali risorgimentali, restituiamo questa arteria fondamentale al Cigno catanese, che con la sua musica ha portato il nome della nostra città nel mondo. La strada corre parallela e a pochi passi da Via Vittorio Emanuele II e Piazza San Francesco d'Assisi, dove sorge Palazzo Gravina Cruyllas, la casa natale del maestro. Trasformiamo un trofeo di conquista militare in un inno all'arte!

2️⃣ Via Nino Bixio diventi VIA DORA MUSUMECI Cancelliamo il nome dell'esecutore materiale dei fatti di Bronte per intitolarlo a Dora Musumeci (1934-2004), straordinario talento catanese e tra le primissime donne a conquistare la scena del jazz e dello swing italiano in un mondo dominato da uomini. Un atto di riscatto storico e un passo concreto per colmare il divario di genere nella nostra toponomastica.

✊ La storia non si cambia, ma la memoria sì. Non possiamo scegliere il passato, ma possiamo scegliere quali modelli consegnare alle future generazioni. Chi ama Catania mecenate di cultura, arte e rispetto.

Sostieni e fai circolare la nostra proposta. Condividi questo post, fai sentire la tua voce e riprendiamoci i nostri nomi!

Basta con la narrazione mafiosa sulla Sicilia.Siamo stanchi. Stanchi di aprire la TV, sfogliare riviste internazionali o...
17/10/2026

Basta con la narrazione mafiosa sulla Sicilia.
Siamo stanchi. Stanchi di aprire la TV, sfogliare riviste internazionali o camminare per le nostre città e vedere la tragica storia della nostra terra ridotta a una macchietta folkloristica.

T-shirt con la sagoma del Padrino nei souvenir shop. Sottotitoli di libri che riassumono duemila anni di storia in “Dagli antichi Greci a Cosa Nostra”. Serie TV e film che continuano a romanticizzare assassini, estorsori e criminali, trasformandoli in icone pop da vendere al pubblico globale.

La mafia non è “colore locale”. Non è una canzone con lo scacciapensieri, non è una coppola, non è un’attrazione turistica.

La mafia è sangue. È racket che soffoca chi prova a fare impresa. È depauperamento del territorio, è corruzione, è paura, è morte. È la ragione per cui generazioni di giovani siciliani sono stati costretti ad abbandonare la propria terra.

Spettacolarizzarla ed estetizzarla per fare click, vendere copie o attirare turisti superficiali è un atto di mancanza di rispetto viscerale:

* Verso le decine di magistrati, le forze dell’ordine, i giornalisti e i cittadini innocenti massacrati.
* Verso chi ogni giorno sceglie di restare, fare impresa onesta e combattere il sistema a testa alta.
* Verso un popolo che ha un patrimonio culturale unico al mondo e che viene sistematicamente ingabbiato nello stesso identico stereotipo da decenni.

La Sicilia è la culla della letteratura italiana, è architettura arabo-normanna, è agricoltura d’eccellenza, è resistenza civile, è accoglienza, è innovazione.

Smettetela di raccontarci con gli occhi di chi cerca solo il delitto e la lupara. Smettetela di lucrare sul nostro dolore. La Sicilia non è Cosa Nostra. E noi siamo pronti a prenderci il racconto che ci spetta.

17/10/2026

La toponomastica femminile è una questione che incontra ancora molte resistenze. La proposta per intitolare tre strade a donne di Catania.

Durante le passeggiate letterarie dedicate a Virdimura, Adele Gloria e Goliarda Sapienza, faremo una nuova e significati...
16/10/2026

Durante le passeggiate letterarie dedicate a Virdimura, Adele Gloria e Goliarda Sapienza, faremo una nuova e significativa tappa in Piazza Manganelli.

Non sarà facile raccontarla.
Perché Piazza Manganelli, uno dei luoghi più importanti della memoria culturale catanese, oggi appare così: un parcheggio a cielo aperto.
Eppure, dietro questa distesa di automobili, si nasconde una delle storie più affascinanti del Novecento cittadino.

Al centro della piazza si trova Palazzo Carcaci, un edificio che custodisce una delle contraddizioni più significative della storia culturale di Catania.

Dal 1928 fu sede del Lyceum Femminile fondato da Amalia Lanzerotti Pantano: uno spazio di promozione culturale frequentato da artiste, scrittrici e intellettuali, tra i luoghi più vitali della vita culturale cittadina tra le due guerre.
Fu proprio qui che avvenne l’incontro con Filippo Tommaso Marinetti, il quale presentò al pubblico la giovane Adele Gloria leggendo una sua poesia e consacrandola ufficialmente come prima poetessa futurista siciliana.
Ma Palazzo Carcaci è anche la casa in cui visse Goliarda Sapienza.
Qui abitavano sua madre Maria Giudice, socialista, sindacalista e protagonista del movimento operaio italiano, e suo padre Giuseppe Sapienza, avvocato antifascista.

Nello stesso edificio convivono così due storie differenti del protagonismo femminile e dell’impegno civile:
Da una parte il mondo del Lyceum e dell’avanguardia artistica, espressione della borghesia colta;
Dall’altra la famiglia Sapienza-Giudice, che fece della militanza politica, dell’antifascismo e delle lotte sociali la propria ragione di vita.

Due modi diversi di abitare la cultura.
Due visioni diverse della società.
Due idee di emancipazione femminile.
Attraversare Piazza Manganelli significa attraversare una parte fondamentale della storia culturale e politica di Catania. Ma significa anche interrogarsi sul presente:

Come si può raccontare la bellezza in una piazza ridotta a parcheggio?
Come si può ascoltare la voce dei luoghi quando lo spazio pubblico è interamente occupato dalle automobili?

📞 Informazioni e prenotazioni: 346 591 3993

16/10/2026

La scorsa settimana, ho ottenuto più di 2500 reazioni sui miei post. Grazie a tutti per il sostegno! 🎉

Le vasche di pulitura si trovavano accanto all'ingresso, lì venivano rovesciate le b***e di tabacco che arrivavano diret...
15/10/2026

Le vasche di pulitura si trovavano accanto all'ingresso, lì venivano rovesciate le b***e di tabacco che arrivavano direttamente dai campi sui carramatti. Per qualche tempo le foglie rimanevano a macerare in una poltiglia di fili d'erba e terriccio. Poi venivano ripescate e pulizziate a una a una.
L'odore acre e dal retrogusto dolciastro della fermentazione pizzicava le narici, somigliava all'odore misto di muffe, vegetali bagnati e acqua polverosa che la pioggia battente rilascia sulla terra da tempo asciutta.
Nelle ore più calde l'olezzo diveniva così intenso che le operaie erano costrette a coprirsi la bocca e il naso con i fazzoletti che portavano legati al collo: l'aria lì dentro era una delle cose di cui si doveva fare maggiore economia per arrivare a fine giornata.
Il rumore dell'acqua e i tonfi delle foglie inzuppate e pesanti risuonavano nello stanzone e inducevano a un silenzio stanco, cadenzato solo dalle mani delle donne, che si tuffavano in quella palude verdastra e riemergevano come pesci sfiniti a furia di dibattersi nelle reti dei pescatori.
Erano due mondi separati quello della lavorazione iniziale e finale del tabacco, l'inferno delle vasche fradicio di umidità a ridosso del cortile e il purgatorio al piano superiore; in comune avevano solo un'ampia scalinata di marmo di Billiemi.

Ex Italcementi: una generazione di promesse, una generazione di abbandonoAgosto 2008. Ottobre 2026.Due fotografie. Oltre...
15/10/2026

Ex Italcementi: una generazione di promesse, una generazione di abbandono

Agosto 2008. Ottobre 2026.

Due fotografie. Oltre vent’anni di distanza.

Il principale ingresso di Catania continua a essere dominato dallo stesso enorme scheletro industriale.

Nel frattempo sono passati governi, sindaci, assessori, piani urbanistici, annunci, rendering e promesse. Sono passati oltre vent’anni. Una generazione.

Ma chi arriva dal porto o percorre Via Domenico Tempio si trova ancora davanti la stessa ferita urbana: un complesso abbandonato, sempre più degradato, nel cuore di un’area che avrebbe potuto diventare il simbolo della rinascita del waterfront catanese.

E l’ex Italcementi non è nemmeno un caso isolato.

Lungo la stessa direttrice si susseguono da anni aree industriali dismesse, capannoni abbandonati, strutture fatiscenti e spazi inutilizzati che trasformano uno degli accessi più importanti della città in un paesaggio di declino e occasioni perdute.

Il problema non è solo l’immagine che Catania offre ai visitatori.

È l’immagine che ogni giorno restituisce ai suoi cittadini e a chi vive nei comuni dell’area metropolitana: una città che da oltre vent’anni convive con il degrado in uno dei suoi luoghi più strategici e simbolici.

Un ingresso urbano dovrebbe trasmettere identità, vitalità e orgoglio. Qui, invece, da oltre vent’anni trasmette abbandono.

Mentre altre città hanno recuperato le proprie aree industriali dismesse trasformandole in spazi pubblici, cultura, turismo e sviluppo, Catania è rimasta ferma. O peggio: ha lasciato che fosse il tempo a decidere, sostituendo il progetto con il degrado.

Queste immagini non raccontano soltanto la storia dell’ex Italcementi.

Raccontano il fallimento di una classe dirigente che, per oltre vent’anni, non è riuscita a restituire alla città uno dei suoi luoghi più strategici e simbolici, lasciando che l’intero fronte urbano tra porto e centro storico diventasse il manifesto dell’abbandono.

Le fotografie non mentono.

Vent’anni dopo, il cambiamento più evidente non è la riqualificazione.

È l’abbandono.

Ex Piazza delle Belle. Oggi Piazzetta Goliarda Sapienza.Se esiste un luogo a Catania dove la turistificazione ha vinto s...
14/10/2026

Ex Piazza delle Belle. Oggi Piazzetta Goliarda Sapienza.

Se esiste un luogo a Catania dove la turistificazione ha vinto sulla memoria, è questo.

Una piazza che per secoli ha avuto una storia, un’identità popolare. Un luogo attraversato dalla vita quotidiana dei catanesi, dai drammi della guerra, dalle ferite dei bombardamenti alleati del 1943 che devastarono la città in preparazione dello Sbarco in Sicilia.

Oggi, invece, è diventata un set fotografico.
Un fondale perfetto per Instagram.

Tavolini, B&B, aperitivi, selfie e murales trasformati in merce da consumare rapidamente. Della memoria del luogo resta poco o nulla. Delle famiglie che abitavano queste case non è rimasto quasi nessuno. Degli abitanti che costruivano relazioni, comunità e identità non c’è traccia.

Al loro posto: turisti di passaggio, albergatori, ristoratori e investitori immobiliari.
Questa viene raccontata come una “riqualificazione”. In realtà è una sostituzione sociale.
La città reale viene espulsa e rimpiazzata da una città-vetrina costruita per essere fotografata, venduta e consumata.

Persino il cambio di nome appare come il simbolo di questa rimozione della memoria. Sarebbe stato più coerente dedicare questo spazio a Sebastiano Addamo, che qui ambientò alcune delle pagine più intense de Il giudizio della sera, anziché utilizzare la toponomastica come operazione di marketing culturale.

Noi vogliamo raccontare ciò che questa piazza è stata davvero.
Le visite gratuite di Lab5 ricordano i bombardamenti del 1943, le vite spezzate, la storia che esisteva prima dei cocktail e delle recensioni online.

Perché una città che dimentica i propri abitanti per inseguire i turisti non sta rinascendo. Sta perdendo sé stessa.
E ogni foto dei murales “trendissimi” dovrebbe essere accompagnata da un hashtag che racconti la verità:




Il sindaco cerca i colpevoli della spazzatura, ma chi risponde dello svuotamento del centro storico e dello scempio dei ...
13/10/2026

Il sindaco cerca i colpevoli della spazzatura, ma chi risponde dello svuotamento del centro storico e dello scempio dei palazzi antichi?

Mentre Firenze, Bologna, Barcellona, Amsterdam e Parigi adottano misure per regolamentare gli affitti brevi e tutelare il diritto all’abitare, a Catania si punta il dito contro chi non rispetta le regole della raccolta dei rifiuti.

Un problema reale, certo. Ma non è l’unico, e soprattutto non può diventare un modo per distogliere l’attenzione dalle trasformazioni che stanno cambiando il volto della città.

❌ CENTRO STORICO SVUOTATO: sempre più immobili destinati a case vacanze e B&B, mentre studenti, giovani lavoratori e famiglie faticano a trovare un alloggio accessibile.

❌ PALAZZI STORICI DETURPATI: prospetti architettonici alterati da interventi, installazioni e modifiche legate alla trasformazione degli edifici in strutture ricettive, con il rischio di compromettere la bellezza e l’identità del patrimonio storico catanese.

❌ QUARTIERI CHE PERDONO LA LORO ANIMA: meno residenti stabili, meno vita quotidiana e sempre più spazi organizzati attorno alle esigenze del turismo.

E allora, sindaco Trantino, una domanda è inevitabile: chi si assume la responsabilità politica di aver permesso tutto questo?

Chi ha amministrato la città mentre il centro storico si trasformava progressivamente in un mercato turistico? Chi avrebbe dovuto vigilare sulla tutela dei prospetti architettonici e sull’integrità dei palazzi storici? E quali politiche sono state messe in campo per impedire che il diritto alla casa venisse sacrificato alle logiche della rendita?

Non basta chiedere ai gestori dei B&B di differenziare correttamente i rifiuti. Le regole vanno rispettate da tutti, ma il decoro urbano non si riduce alla pulizia delle strade.

Il decoro significa anche tutelare i palazzi storici, preservare la bellezza del centro, garantire case accessibili e impedire che interi quartieri perdano la propria identità.

Altre città stanno affrontando il problema degli affitti brevi attraverso strumenti diversi: Firenze ha introdotto restrizioni territoriali, Bologna ha lavorato sulla disciplina urbanistica e Barcellona ha programmato il superamento delle licenze turistiche per gli appartamenti entro il 2028. Esperienze differenti, che dimostrano come il rapporto tra turismo e diritto all’abitare sia una questione di cui le amministrazioni devono occuparsi concretamente.

Catania non può continuare a inseguire gli effetti dei problemi senza affrontarne le cause.

Servono:

1. Regole efficaci per contenere la pressione degli affitti brevi nelle zone più colpite dall’emergenza abitativa.
2. Incentivi agli affitti a lungo termine per studenti, lavoratori e residenti.
3. Controlli rigorosi sulle trasformazioni edilizie e sulla tutela dei prospetti dei palazzi storici.
4. Trasparenza sulle autorizzazioni rilasciate e sulle responsabilità amministrative nella gestione di queste trasformazioni.

Non siamo contro il turismo. Siamo contro un modello che rischia di rendere la città sempre più conveniente per chi la sfrutta turisticamente e sempre meno vivibile per chi la abita.

Sindaco, la spazzatura in strada è un problema. Ma lo sono anche le case inaccessibili, i residenti costretti ad andarsene e i palazzi storici privati della loro bellezza.

Di tutto questo chi risponde?

Catania non è una cartolina da vendere ai turisti. È una città da tutelare, da abitare e da consegnare alle future generazioni.

Dal 2000 a oggi il progetto dell’ex Manifattura Tabacchi è stato presentato come una delle principali operazioni cultura...
12/10/2026

Dal 2000 a oggi il progetto dell’ex Manifattura Tabacchi è stato presentato come una delle principali operazioni culturali della città. Sono passati oltre vent’anni, il museo non ha ancora aperto. Eppure i finanziamenti continuano ad arrivare.

📌 2000-2006
Il progetto entra nelle programmazioni europee per il recupero del complesso e la sua trasformazione in polo museale regionale.

📌 2007-2013
Nuove programmazioni e ulteriori procedure amministrative.
Il museo continua a essere annunciato ma non viene aperto.

📌 2014-2020
Arriva il finanziamento più rilevante e documentato:

➡️ 5 milioni di euro di fondi europei PON Cultura e Sviluppo destinati al recupero dell’ex Manifattura Tabacchi come sede del Museo Regionale Interdisciplinare di Catania.

📌 2020
La Regione Siciliana consegna ufficialmente i lavori. Viene annunciato che il museo sarà pronto in circa 18 mesi.

📌 Importo dell’appalto:
➡️ € 2.894.529

📌 2021-2025
Seguono anni di ritardi, bonifiche, problemi strutturali, proroghe e nuove procedure.
Il museo resta chiuso.

📌 2026
L’ex Manifattura Tabacchi rientra nuovamente nei finanziamenti pubblici previsti dalla programmazione FSC 2021-2027.

Secondo quanto comunicato alla stampa:
➡️ altri 5 milioni di euro per il recupero del secondo piano, il restauro dei prospetti e ulteriori opere di rifunzionalizzazione.

IL RISULTATO?
✔ oltre 10 milioni di euro programmati tra PON Cultura e nuovi fondi FSC
✔ almeno 2,9 milioni di euro già appaltati
✔ oltre vent’anni di programmazioni pubbliche
✔ nessun museo aperto
✔ nessuna fruizione stabile per cittadini e visitatori
✔ nessuna data certa di completamento

Nel frattempo l’edificio continua a essere utilizzato almeno in parte come sede amministrativa del Parco Archeologico.
Ma quanti soldi pubblici devono ancora essere investiti prima che Catania possa vedere aperto il museo annunciato da quasi vent’anni?

Indirizzo

Catania

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