05/06/2026
📍 PIAZZA PALESTRO E LA CITTÀ DEI PROGETTI CHE CAMBIANO STRADA
Come mostra chiaramente l’immagine, nel 2009 a Piazza Palestro le fontane c’erano e funzionavano.
Nel 2017 il Comune ha riconsegnato la piazza annunciando fiero la loro riattivazione. Il risultato? Dopo appena tre giorni si sono spente di nuovo, per sempre.
Oggi, nel nuovo progetto, i giochi d’acqua spariscono del tutto: da simbolo di riqualificazione a elemento da eliminare in pochissimi anni.
Ma il problema non sono le fontane. È il metodo.
A Catania le opere seguono sempre lo stesso identico copione: si realizzano, si inaugurano, si fotografano, si celebrano e... si spengono.
Succede a Piazza Palestro, succede da mezzo secolo in Corso Martiri della Libertà tra varianti e cantieri infiniti, e succede sul Waterfront, dove la riconnessione al mare resta un miraggio fatto di rendering.
Siamo una città che misura il successo il giorno del taglio del nastro anziché dieci anni dopo. Che produce rendering più facilmente della manutenzione.
L’ultimo capitolo? Approvato un nuovo progetto per Piazza Palestro da oltre 435 mila euro (fondi Pon Metro Plus). L’obiettivo? Contrastare il degrado.
Ma la domanda che i cittadini hanno il diritto di porsi è una sola: com’è possibile che si debbano spendere continuamente centinaia di migliaia di euro sempre sulla stessa identica piazza?
Le fontane prima realizzate, poi spente, poi riattivate per tre giorni, poi abbandonate e ora eliminate. Ogni amministrazione arriva, cancella il passato, presenta la sua “svolta storica” e fa ripartire il conto.
Una città efficiente realizza un’opera e la mantiene. A Catania si realizza un’opera, la si lascia degradare e poi si finanzia un nuovo progetto per rimediare all’abbandono precedente.
Oggi spendiamo altri 435 mila euro. E tra dieci anni? Ci aspetterà l’ennesima inaugurazione, l’ennesimo rendering e l’ennesimo progetto “definitivo”.
Quando una città smette di fare manutenzione, il problema non è l’acqua che non esce più dalle fontane. È la fiducia che si spegne nei cittadini.