27/08/2026
Trantino, Tokyo non è Catania: basta paragoni usati come alibi
Il sindaco Trantino pubblica un video dalla centralissima Piazza Università e, improvvisandosi giornalista, intervista una coppia di turisti: lei giapponese, lui italiano ma residente a Tokyo.
La domanda è sui cestini: «A Tokyo per strada ci sono cestini per buttare i rifiuti?».
La risposta è no. I due spiegano che in Giappone esiste un sistema diverso: i rifiuti vengono gestiti secondo precise modalità e, quando necessario, vengono riportati a casa. Alla fine il sindaco, con tono sornione, chiude il suo piccolo “servizio” con un eloquente: «Ci siamo capiti, vero?»
E invece no, sindaco: non ci siamo capiti affatto.
Perché mettere sullo stesso piano Tokyo e Catania, partendo dalla semplice presenza o assenza dei cestini, è un confronto che non regge.
Tokyo non è Catania. Non lo sono l’organizzazione urbana, i servizi, la cultura del conferimento, i controlli, le condizioni sociali e soprattutto le fragilità dei diversi quartieri.
San Cristoforo non è Kanda.
San Berillo non è Asakusa.
Picanello non è Yanaka.
A Tokyo l’assenza di cestini si inserisce in un sistema complessivo che funziona in un determinato modo. A Catania il problema dei rifiuti e del decoro urbano si inserisce in una realtà completamente diversa, con criticità che l’amministrazione dovrebbe conoscere e affrontare.
Per questo quel «ci siamo capiti, vero?» appare più come una strizzata d’occhio per chi guarda che come una risposta seria a un problema reale.
Non si governa una città facendo confronti ad effetto con l’altra parte del mondo. Si governa guardando in faccia i problemi della propria città, quartiere per quartiere, e assumendosi la responsabilità di risolverli.
Tokyo non può essere utilizzata come alibi per Catania.
I catanesi non hanno bisogno di sentirsi dire che devono essere più bravi dei giapponesi. Hanno bisogno che la propria amministrazione faccia bene il proprio lavoro.