10/11/2025
Il cavallo maremmano
“Secondo qualcuno, non esiste più da almeno un secolo. Vecchi manuali di zootecnia descrivono l’animale come un prodotto evolutosi dal tipo germanico, del quale avrebbe conservato il profilo convesso, la rusticità, la parsimonia.
Il cavallo maremmano dei miei ricordi non era bello, con la sua pancia un po’ prominente, col suo muso un po’a montone, con la sua sagoma che nulla aveva da spartire con i puri sangue inglesi o arabi.
Ma era l’unico mezzo di locomozione fra le macchie e le paludi, viveva anch’esso allo stato brado, così come i buoi; in luogo di linde scuderie poteva disporre tutt’al più di qualche anfratto roccioso, se apparteneva all’Alberese, o di qualche riparo fra i lillatri se era della Trappola.
Era un cavallo da bardella, che si montava con le gambe allungate e con le briglie tenute a mazzetto con una mano sola. Al galoppo, si stava col busto indietro, quasi in linea con le gambe, e non curvi in avanti e col sedere sollevato, come su una microscopica sella inglese.
Era un cavallo col manto in genere scuro, che distingueva fra una vipera e un innocuo frustone, fra un cavaliere che meritava di stare in groppa e uno che era meglio disarcionare subito.”
Tratto da: “Il parco della Maremma” di Giuseppe Guerrini