01/03/2026
Condivido una riflessione personale dopo l’assemblea del 26 febbraio 2026.
Cosa possiamo pensare oggi del nostro Rione?
Per anni è stato un punto di incontro, un motivo per ritrovarsi, per lavorare insieme, per sentirsi parte di qualcosa. Dietro ogni tavolo montato, ogni festa organizzata, ogni iniziativa riuscita, c’erano persone. Tempo regalato. Fatica condivisa.
Oggi siamo fermi. Non per mancanza di idee. Non per mancanza di storia. Ma per mancanza di persone disposte a fare un passo avanti.
Ho sempre creduto che il Rione fosse una casa comune. Non perfetta, non sempre facile, ma nostra. E una casa non si tiene in piedi da sola: ha bisogno di mani, di idee, di responsabilità condivise.
Forse negli anni abbiamo dato per scontato che “qualcuno” ci sarebbe stato. Ma quel qualcuno, oggi, non c’è.
Il Rione non è un nome. Non è un gruppo. Non è una chat. È presenza. È scelta. È dire: “Mi metto a disposizione”.
Forse questa sospensione deve farci riflettere. Forse dobbiamo chiederci quanto siamo davvero disposti a mettere del nostro. Perché è facile esserci quando c’è la festa. È più difficile esserci quando c’è da decidere, organizzare, assumersi un impegno.
Il Rione non appartiene a chi lo ha guidato. Non appartiene a una sola persona.
Il Rione è di tutti.
Io credo ancora in questa realtà. Credo che possa ripartire.
E se davvero lo sentiamo nostro, allora il momento di dimostrarlo è questo.
Nicoletta