30/05/2026
CHE CITTÀ VOGLIAMO DIVENTARE? LA NOSTRA RISPOSTA.
Il post di Axia ha acceso una discussione che ci aspettavamo e che, onestamente, era necessaria. Quando un commerciante si ferma, alza lo sguardo dalla propria vetrina e chiede alla città che direzione vuole prendere, sta facendo qualcosa di importante. Sta esercitando una responsabilità collettiva. E fa bene.
Vogliamo provare a rispondere con la stessa franchezza allargando però la prospettiva. Come Ascom Confcommercio di Castellammare di Stabia, quella domanda ce la facciamo da tempo e lavoriamo con i nostri strumenti e le nostre forze per cercare di contribuire in maniera fattiva. Non ultima la costituzione del Distretto commerciale attraverso il quale si potrà accedere al finanziamento di iniziative per il commercio.
Per decenni Castellammare è stata la piazza commerciale di riferimento di un comprensorio vastissimo. Oltre mille attività attive erano il segno di una città capace di attrarre. Quello scenario è cambiato: le città vicine sono cresciute, l'e-commerce ha redistribuito i flussi, i costi sono aumentati e i margini si sono ridotti.
Non è un fenomeno locale. È una trasformazione strutturale che riguarda gran parte d'Italia. Sarebbe disonesto negarlo, ma sarebbe altrettanto sbagliato leggerlo solo come declino.
Nella nostra città esistono ancora attività con decenni di storia, insegne di riferimento nei rispettivi settori: dall'automotive all'elettronica, dalla gioielleria all'abbigliamento, dal food al turismo, che rappresentano brand nazionali ed internazionali e danno lavoro a centinaia di famiglie. Non tutte le città di provincia possono dire altrettanto. Questo è un punto di partenza, non un punto di arrivo.
Una nostra socia ha introdotto un concetto importante: la biodiversità commerciale. Un tessuto urbano sano non è fatto solo di boutique di ricerca, né solo di negozi di prossimità. Le sensibilità sono diverse, le possibilità economiche sono diverse, i bisogni sono diversi. È giusto che esista un ventaglio ampio di proposte.
Il vero discrimine non è il prezzo. È il rispetto: per il cliente, per il contesto urbano, per l'immagine della città. Anche il commercio popolare può essere dignitoso, curato, coerente con il luogo in cui si trova.
Il problema non è la fascia di mercato. È la mancanza di cura. Quella impoverisce una città.
Il futuro del commercio fisico passa dalla capacità di offrire ciò che l'online non può dare: consulenza, selezione, esperienza, fiducia.
Come associazione crediamo che questa direzione vada sostenuta, non solo celebrata. Significa formazione, strumenti, visibilità per chi investe in qualità. Significa lavorare perché il mercato premi chi fa le cose per bene.
Costruire una visione per il futuro commerciale di una città richiede piani, strumenti urbanistici e fiscali, accordi che si sviluppano nel medio-lungo termine. Richiede, soprattutto, un interlocutore stabile.
Castellammare negli ultimi anni ha vissuto una frequente alternanza tra amministrazioni elette e commissariamenti. Ogni cambio azzera le interlocuzioni, ridiscute le priorità, rallenta tutto. È difficile costruire una politica commerciale seria in queste condizioni e sarebbe sbagliato tacerlo.
Come Ascom chiediamo una concertazione strutturata su tre fronti: regolamentazione delle vie commerciali, strumenti di tutela fiscale per chi investe in qualità, piano condiviso di valorizzazione del centro urbano come spazio di esperienza e non solo di transazione.
Un esempio concreto e forse il più immediato riguarda le insegne. Chiunque cammini nelle vie commerciali della città lo vede: il proliferare di cartellonistica improvvisata, colori stridenti, grafica da mercatino, contribuisce in modo significativo alla percezione di degrado urbano, indipendentemente da cosa venda il negozio. Non è una questione estetica secondaria: è il primo elemento che un passante registra.
Una regolamentazione seria su dimensioni, colori e tipologia delle insegne, come già avviene in molte città italiane che hanno scelto di tutelare la qualità visiva dei propri assi commerciali, sarebbe un intervento a costo zero per le casse pubbliche e ad alto impatto percettivo.
Più in generale, chiediamo che si apra un confronto serio su: regolamentazione dell'arredo urbano e della comunicazione visiva nelle vie commerciali; strumenti di sostegno per i commercianti che investono su formazione, identità e proposta di valore; una narrazione coerente dell'asse commerciale cittadino, capace di dialogare con l'attrattività turistica del territorio; criteri chiari su quali tipologie di attività incentivare e come, in una logica di qualificazione progressiva del tessuto commerciale.
Non possiamo rincorrere solo le emergenze, è vero. Ma è altrettanto vero che rappresentare gli associati significa anche questo: essere presenti quando c'è un problema concreto da affrontare, non solo quando si ragiona di visione. Le due cose non si escludono. Si alimentano a vicenda.
Questo dibattito dimostra che la categoria ha voglia di pensare in grande. È un segnale positivo, e vogliamo valorizzarlo.
Chi condivide questa visione e vuole contribuire in modo concreto sa dove trovarci. La forza di un'associazione sta esattamente in questo: trasformare le idee che circolano sui social in proposte che arrivano sui tavoli giusti.
Continuate a scriverci. Stiamo raccogliendo i vostri contributi per costruire una posizione comune.