02/05/2026
Oggi e' mancato un campione di vita, di resilienza ma sopratutto di libertà e di felicita' e sorrisi, con dei principi enormi e che ha insegnato davvero a tutti noi come si affrontano le avversita... e che pensiamo meriti un pezzo di tutti quelli che come noi lasciano il cuore dove le difficoltà sono tante, ma non mollano mai.
Grazie Alex davvero per l'esempio di vita che sei stato per tutti noi.
Abbiamo perso una persona speciale, che era in grado di volare.
E SE NON POTRO' CORRERE E NEMMENO CAMMINARE...IMPARERO' A VOLARE... IMPARERO' A VOLARE...
"Prima di tutto Alex Zanardi è una famiglia.
Non un titolo, non un’icona, non un simbolo.
Un marito. Un padre. Un figlio.
È una storia d’amore che inizia nel 1989 e non ha mai avuto bisogno di condizioni per restare in piedi.
Perché quando tutto è crollato, quando il rumore dell’impatto ha spazzato via certezze, futuro, corpo… sua moglie era lì. Non dopo. Non a metà. Lì. Intera.
E in quel “restare” c’è già tutto: la misura vera della forza, quella che non si vede sui podi.
È un padre che trova la felicità non in quello che ha perso, ma in quello che può ancora condividere.
Uno sguardo, una battuta, una complicità che non ha bisogno di parole.
Perché essere padre non è correre accanto a tuo figlio. È esserci. Sempre.
Anche quando il mondo pensa che ti manchi qualcosa.
Ed è un figlio che porta dentro un’assenza che fa rumore: quella di suo padre.
Un dolore che non si racconta con le imprese, ma con i silenzi.
E che però diventa radice, direzione, memoria viva in ogni scelta che fa.
Poi, certo, c’è tutto quello che il mondo conosce.
Un giorno che divide la vita in due.
Un circuito. Un impatto. Il buio.
Otto arresti cardiaci.
Tre giorni di coma.
Sedici operazioni.
Un corpo che cambia per sempre.
E davanti a tutto questo, una scelta che non fa notizia ma cambia tutto:
guardare la metà che resta, non quella che manca.
Non è ottimismo.
È coraggio puro.
È disciplina dell’anima.
Perché da lì in poi non si tratta più di tornare indietro.
Si tratta di andare avanti… senza alibi.
Zanardi non ricomincia perché è facile.
Ricomincia perché decide che la sua vita non può essere definita da ciò che ha perso.
Sale su una handbike.
E ogni spinta è una risposta al destino.
Ogni gara è una dichiarazione di esistenza.
Ogni traguardo è la prova che il limite non è nel corpo, ma nello sguardo.
Quattro ori paralimpici.
Medaglie, imprese, ovazioni.
Ma il punto non è lì.
Il punto è che torna a casa.
E trova ancora sua moglie.
E ride ancora con suo figlio.
E sente ancora suo padre dentro di sé.
Il punto è che riesce a essere felice.
Davvero felice.
Abbastanza da scherzarci sopra.
Abbastanza da dire, con una leggerezza che disarma:
«Sono così emozionato che mi tremano le gambe».
E in quella frase c’è tutto.
Il dolore, la perdita, la rinascita.
Ma soprattutto la libertà.
Perché la verità è questa:
la felicità non è avere un corpo perfetto.
Non è una vita senza cicatrici.
Non è vincere.
La felicità è amare ed essere amati.
È condividere.
È scegliere ogni giorno di esserci, anche quando sarebbe più facile sparire.
Zanardi è questo.
Un uomo che ha perso le gambe…
ma non ha mai perso la direzione.
E mentre il mondo lo chiama eroe, lui continua a fare la cosa più difficile di tutte:
vivere.
Con tutto se stesso. Sempre."
(Cit. RESILIENZA)