Mirco Francioso

Mirco Francioso Attivista ribelle, padre guerriero, difensore della biodiversità. Voce di chi non può gridare. Combatto con coerenza, a muso duro, ma sempre aperto al dialogo.

Istinto, verità e libertà sono il mio credo.
© Mirco@77 Mirco Francioso - Appassionato amante dei rettili e un fervente sostenitore dei diritti degli animali. La mia passione per questi straordinari esseri viventi mi ha portato ad approfondire le mie conoscenze e ad impegnarmi attivamente nella loro tutela. Da anni dedico il mio tempo e le mie energie a proteggere la biodiversità , con un focus p

articolare sulla conservazione delle specie a rischio. Credo fermamente che ogni creatura, grande o piccola, abbia un ruolo fondamentale nel nostro ecosistema, e mi impegno a garantire che le future generazioni possano continuare ad ammirare la bellezza della natura. Il mio lavoro non si ferma all'allevamento etico e responsabile di rettili. Collaboro con diverse organizzazioni per promuovere la sensibilizzazione e l'educazione ambientale, con l'obiettivo di creare un mondo più rispettoso e consapevole. La mia missione è ispirare altri a prendersi cura del nostro pianeta e a valorizzare la meravigliosa diversità che lo popola. Benvenuti nel mio viaggio affascinante e ricco di avventure nel mondo dei rettili e della conservazione della natura. 🌍🐍

Guardiamola bene questa fotoGuardiamola bene questa foto, senza partire subito con la solita guerra tra cacciatori e ani...
24/08/2026

Guardiamola bene questa foto

Guardiamola bene questa foto, senza partire subito con la solita guerra tra cacciatori e animalisti, xche tanto quella la conosciamo già e nn porta da nessuna parte.

A terra ci sono decine di piccoli uccelli morti, messi uno accanto all’altro fino a formare la sagoma di un uomo. Sopra c’è un fucile.

Già questo basta.

Nn so dove sia stata scattata questa foto, nn so quando, nn so ki abbia sparato e soprattutto nn posso sapere se quegli animali siano stati abbattuti legalmente oppure no. E nn voglio inventarmi niente solo x rendere più forte quello ke scrivo.

Ma una cosa la possiamo vedere tutti.

Quegli animali sono morti e qualcuno ha pensato di sistemarli così.

Ed è proprio qui ke qualcosa mi stona.

Possiamo discutere della caccia fino a domani mattina. Possiamo parlare di tradizione, regolamenti, selezione, calendari venatori e tutto quello ke vogliamo. Ci sono cacciatori rispettosi delle regole e sarebbe stupido mettere tutti nello stesso sacco.

Però poi c’è il buon senso.

E il rispetto.

Xche una cosa è abbattere un animale durante una battuta di caccia, altra cosa è prendere decine di corpi e usarli quasi come pezzi di un puzzle x costruire una figura da fotografare.

A me questa immagine nn dà l’idea della forza.

Mi lascia piuttosto una domanda.

Ma davvero x sentirci grandi abbiamo bisogno di mettere in fila qualcosa ke abbiamo già reso piccolo e indifeso?

Io amo la natura proprio xche la vivo, la guardo, la rispetto. E proprio x questo nn ho bisogno di raccontarmi ke ogni cacciatore sia un mostro. Sarebbe troppo facile e soprattutto falso.

Ma allo stesso modo nn riesco a chiamare “tradizione” qualsiasi cosa solo xche dietro c’è un fucile.

Ci dovrebbe essere un limite ke viene prima ancora delle leggi.

Quello ke ti fa dire: questo posso farlo, ma magari sarebbe meglio nn farlo.

Guardiamola ancora questa foto.

Nn servono grandi discorsi.

Ci sono decine di piccoli animali ke fino a poco prima volavano.

Adesso formano il corpo di un uomo.

E forse, senza volerlo, questa immagine racconta proprio questo: quanto facilmente l’uomo riesce a mettere se stesso al centro di tutto, pure quando intorno ha lasciato soltanto silenzio.

Ciao mamma.Ci sono parole ke ho sempre pensato di riuscire a dirti. Poi arriva un giorno come questo e ti accorgi ke nes...
02/08/2026

Ciao mamma.

Ci sono parole ke ho sempre pensato di riuscire a dirti. Poi arriva un giorno come questo e ti accorgi ke nessuna parola è abbastanza grande.
Oggi hai deciso di andare via.
Sì, xké io sono convinto ke tu lo avessi capito. Lo leggev negli occhi, nei silenzi, in quel modo tutto tuo di preparare gli altri senza mai spaventarli. E anke questa volta hai fatto ciò ke hai sempre fatto x tutta la vita: hai pensato prima agli altri e solo dopo a te stessa.
Te ne sei andata lasciando un ricordo immenso.
Sei nata in una famiglia numerosa, quando la vita nn regalava niente. Hai conosciuto sacrifici ke oggi tanti nn riuscirebbero nemmeno a immaginare. Sei partita giovane x la Germania con la speranza di costruire qualcosa di migliore. Poi il ritorno, la famiglia, il lavoro, le difficoltà economiche, i conti da far quadrare, le rinunce.
Eppure, nn ti ho mai vista arrenderti.

X tutti eri quella ke trovava una soluzione. Quella ke, anke quando aveva poco, riusciva a dare qualcosa. Una parola. Un piatto a tavola. Un sorriso. Una mano tesa
Sei stata il pilastro della nostra famiglia
Negli ultimi tredici anni hai indossato il ruolo ke ti rendeva più felice: quello della nonna.
Prima con Antonio. Poi con Riccardo.
Con Antonio hai costruito un legame ke nessuno potrà mai cancellare. Lo hai accompagnato con quell’amore silenzioso ke nn aveva bisogno di grandi gesti x farsi sentire.
E quando è arrivatoRiccardo soffrivi. Nn xké gli volessi meno bene. Anzi. So quanto ti facesse male nn riuscire a prenderlo in braccio come avresti voluto, a rincorrerlo, a stargli dietro come avevi fatto con Antonio. Gli anni e gli acciacchi avevano reso il tuo corpo più fragile, ma il tuo cuore era rimasto quello di sempre: enorme.
Oggi, però, è successa una cosa ke mi ha lasciato senza parole.
Ho visto una fila infinita di persone ve**re a salutarti.
Ho visto uomini e donne piangere davanti a te.
Ho visto occhi pieni di riconoscenza, di rispetto, di affetto vero.
E in quel momento ho capito cosa ke forse da figlio nn ero mai riuscito a vedere fino in fondo.
Io sapevo di aver avuto una madre straordinaria.
Ma solo oggi ho compreso ke il mondo ha conosciuto una donna straordinaria.
Nn eri soltanto la mia mamma.
Eri una persona amata. Cercata. Rispettata.
Hai lasciato un segno nella vita di tantissime persone, senza fare rumore, senza cercare applausi, semplicemente vivendo con dignità, sacrificio e generosità.
E pensa un po’…
Anke stavolta sei riuscita a insegnarmi qualcosa.
Fino all’ultimo.
Mi hai insegnato ke la vera ricchezza nn sono i soldi, le case o quello ke accumuliamo.
La vera ricchezza è quante persone piangono sinceramente quando nn ci sei più.
Oggi ho visto la tua eredità.
Nn era fatta di cose.
Era fatta di persone.
Ora riposati, mamma.
Te lo sei meritato.
Dopo una vita passata a prenderti cura di tutti, adesso lascia ke siamo noi a custodire il tuo ricordo.
E da lassù continua a fare quello ke hai sempre fatto.
Veglia su Antonio.
Veglia su Riccardo.
Aiutali a diventare uomini onesti, forti e capaci di tendere una mano a ki ne ha bisogno.
Io ti prometto una cosa.
Il tuo nome continuerà a vivere nelle nostre scelte, nei nostri valori e in ogni gesto di bene ke riusciremo a fare.
Xké certe persone nn muoiono davvero.
Continuano a vivere dentro ki hanno amato.

Ciao mamma.

E grazie.

X tutto.

Pubblicità progresso
31/07/2026

Pubblicità progresso

Riflettevo sulla grandezza di questa immagine!!
30/07/2026

Riflettevo sulla grandezza di questa immagine!!

27/07/2026
Ogni estate la Sicilia brucia. E ogni estate qualcuno piange... mentre qualcun altro incassa.C'è un odore ke in Sicilia ...
25/07/2026

Ogni estate la Sicilia brucia. E ogni estate qualcuno piange... mentre qualcun altro incassa.
C'è un odore ke in Sicilia conosciamo fin troppo bene.
È quello del bosco ke brucia.
È quello degli alberi ke diventano cenere, degli animali ke muoiono senza poter scappare, del fumo ke entra nelle case e ti ricorda ke un altro pezzo della nostra terra se n'è andato.
Ogni anno ci raccontano la stessa favola.

"È stato il caldo."

"È stato il vento."

"È stato un piromane."

Può darsi.

Anzi, spesso è proprio così.
Ma allora spiegatemi una cosa.
Com'è possibile ke una Regione ke sa benissimo cosa succederà ogni estate continui ad arrivare sempre impreparata?
Il caldo nn è una sorpresa.
L'estate nn arriva all'improvviso.
Gli incendi nn sono un terremoto.
Eppure ogni anno assistiamo allo stesso spettacolo. Boschi lasciati a sé stessi, manutenzione insufficiente, prevenzione ke arriva sempre troppo tardi e milioni di euro che iniziano a volare insieme ai Canadair.
Ed è qui ke nasce una domanda scomoda.
**Quanto costa davvero un incendio?**
Perché mentre un bosco muore, si mette in moto una macchina enorme.
Decollano Canadair ed elicotteri.
Partono straordinari.
Arrivano appalti, bonifiche, riforestazioni, interventi urgenti, consulenze, fondi pubblici.
Soldi.
Tanti soldi.
Sia chiaro.
Dire ke qualcuno appicca il fuoco x far lavorare questa macchina sarebbe un'accusa gravissima e servirebbero prove. Io nn le ho e nn mi permetto di inventarle.
Ma una cosa è certa.
Ogni incendio alimenta un sistema ke costa milioni di euro ai cittadini.
E allora mi chiedo...
Perché continuiamo a investire montagne di denaro quando tutto è già bruciato e così poco quando il bosco è ancora vivo?
Perché la prvenzione sembra sempre la cenerentola, mentre l'emergenza trova risorse in poche ore?
Chi amministra questa terra ha una responsabilità enorme.
Perché amministrare nn significa presentarsi davanti alle telecamere quando le montagne sono già in fiamme.
Amministrare signifia impedire, programmare, preve**re.
Signifca are in modo ke quei Canadair decollino il meno possibile.
Perché ogni volta ke uno di quegli aerei si alza in volo, nn stiamo assistendo a una vittoria dello Stato.
Stiamo assistendo al fallimento di tutto quello che avrebbe dovuto evitare quell'incendio.
E poi ci sono i criminali.
I piromani.
Ki dàfuoco a un bosco nn brucia soltanto alberi.
Brucia nidi, tane, animali vivi, anni di natura, il futuro di un territorio e il lavoro di migliaia di persone.
È un gesto vile. Da condannare senza se e senza ma.
Ma sarebbe troppo facile fermarsi lì.
Perché se ogni estate basta un fiammifero mandare in fumo migliaia di ettari, allora il problema nn è soltanto chi accende quella fiamma.
Il problema è anche un sistema ke continua a permettere al fuoco di vincere.
La Sicilia nn ha bisogno di eroi quando tutto brucia.
Ha bisogno di amministratori capaci quando ancora nn c'è nemmeno una scintilla.
Perché un bosco salvato nn farà mai notizia.
Ma vale infinitamente di più di cento conferenze stampa davanti alle ceneri.

Liberta di pensiero
23/07/2026

Liberta di pensiero

Non penso ke basti trovare qualcuno dentro casa o dentro un negozio per trasformarsi in giudice, giuria e boia. La giust...
20/07/2026

Non penso ke basti trovare qualcuno dentro casa o dentro un negozio per trasformarsi in giudice, giuria e boia. La giustizia deve distinguere la difesa dalla vendetta. Deve accertare i fatti e capire quando il pericolo è ancora presente e quando, invece, è terminato.

Ma c’è un’altra verità ke continuiamo a scansare.

Quando un rapinatore entra nella tua attività, minaccia la tua famiglia e mette la tua vita sottosopra, il tuo cervello non si trasforma magicamente in un’aula di tribunale.

Non hai i filmati rallentati.

Nn hai le perizie.

Non hai mesi di tempo x decidere in quale preciso secondo sia finita la rapina.

Hai paura. Hai rabbia. Hai tua moglie e tua figlia davanti. E devi capire in pochi istanti se quello ke ti ha appena minacciato stia davvero scappando o possa voltarsi e ricominciare.

Comodamente seduti sulla sedia siamo tutti lucidi. Dentro una rapina, un po’ meno.

Mario Roggero: 14 anni e 9 mesi di carcere
Mario Roggero ha 72 anni. Il 28 aprile 2021 tre uomini entrarono nella gioielleria di famiglia a Grinzane Cavour, armati con una pi***la giocattolo e un coltello. Roggero li inseguì all’esterno e sparò con un’arma regolarmente detenuta: due rapinatori morirono, il terzo rimase ferito. La Cassazione ha reso definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione.

I giudici hanno stabilito ke, nel momento degli spari, l’azione aggressiva fosse ormai terminata e i rapinatori fossero in fuga.

Questo è il fatto giudiziario e va raccontato. Senza trucchi.

Roggero non ha sparato mentre si trovava dietro il bancone con un’arma puntata alla testa. Li ha inseguiti fuori. E questo, per la legge, cambia tutto.

Ma dal punto di vista umano possiamo almeno porci una domanda senza essere accusati di voler fondare la Repubblica degli sceriffi?

Quanto tempo serve alla mente di un uomo x capire che il pericolo è davvero finito?

Tre secondi? Dieci? Un minuto?

Esiste un interruttore dentro il cervello che spegne paura, adrenalina e terrore appena il rapinatore supera la porta?

Io nn credo.

Prima lo rapinano, poi arriva il conto
La Cassazione ha confermato anche provvisionali complessive indicate da ANSA in 480 mila euro, mentre resta separato il possibile percorso dei risarcimenti civili.

Ed è qui ke molta gente perde completamente fiducia nel sistema.

Perché un uomo subisce una rapina, vede la propria famiglia terrorizzata, viene condannato a quasi quindici anni di carcere e rischia pure di dover pagare cifre enormi.

A me questa cosa, sinceramente, nn mi torna.

Capisco il principio giuridico: anche chi commette un reato mantiene i propri diritti e non può essere ucciso per punizione.

Ma tra il riconoscere la dignità di ogni essere umano e trasformare il rapinatore, o i suoi familiari, nel creditore della vittima c’è un mare in mezzo.

E noi quel mare facciamo finta di non vederlo.

Senza quella rapina non ci sarebbe stato l’inseguimento.

Senza la scelta di entrare armati in quella gioielleria non ci sarebbero stati gli spari.

Non ci sarebbero stati due morti, un ferito e un uomo di 72 anni in carcere.

La responsabilità penale di Roggero è stata accertata. Ma la causa iniziale dell’intera tragedia non può diventare improvvisamente una nota a piè di pagina.

Francesco Putortì: un altro caso, un’altra vita distrutta
Poi c’è Francesco Putortì, macellaio cinquantenne di Reggio Calabria.

Nel maggio 2024 rientrò nella propria abitazione e vi trovò due uomini che, secondo le indagini, avevano tentato un furto e sottratto anche due pistole legalmente detenute. Putortì prese un coltello: uno degli intrusi morì e l’altro rimase ferito.

Nell’aprile 2026 la Corte d’Assise di Reggio Calabria lo ha condannato in primo grado a 15 anni e 6 mesi per omicidio e tentato omicidio, senza riconoscere la legittima difesa. Putortì sostiene di aver colpito durante una colluttazione; secondo gli investigatori, invece, avrebbe accoltellato i due alle spalle mentre fuggivano. La sentenza non è definitiva.

Anche qui bisogna essere onesti.

Un conto è difendersi da una persona ke ti sta aggredendo. Un altro è colpirla mentre scappa.

Ma nn raccontiamola come se Putortì avesse incontrato due passanti nel corridoio.

Quelle persone erano entrate dentro casa sua.

Avevano frugato nelle sue cose.

Avevano preso le sue armi.

E quando entri abusivamente nell’abitazione di qualcuno, rubi delle pistole e ti fai sorprendere dal proprietario, hai creato una situazione dove tutto può precipitare in pochi secondi.

Non puoi accendere l’incendio e poi meravigliarti se qualcuno si brucia.

La proporzione misurata col righello
La legittima difesa prevista dall’articolo 52 del Codice penale richiede, tra gli altri elementi, la necessità di difendersi da un pericolo attuale e una reazione proporzionata all’offesa. Sono limiti fondamentali: senza di essi, qualunque vendetta potrebbe essere mascherata da difesa.

Il problema nasce quando questi criteri vengono applicati a una situazione reale come se fosse un esercizio di geometria.

La proporzione si valuta facilmente dopo.

Con i fotogrammi.

Con le distanze misurate.

Con la traiettoria dei colpi.

Con gli avvocati, i consulenti e i giudici ke possono tornare cento volte sullo stesso secondo.

Ma ki si trova dentro una rapina non vede la scena dall’alto.

Non sa se la pi***la è vera o giocattolo.

Nn sa se l’uomo che sta fuggendo abbia un’altra arma.

Non sa se tornerà indietro.

Non sa nemmeno se tra dieci secondi sarà ancora vivo.

Chiedere controllo è giusto. Pretendere freddezza assoluta è disumano.

Il nuovo disegno di legge: un passo, nn la soluzione
Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo disegno di legge in materia di sicurezza che prevede l’esclusione del risarcimento civile per chi subisce un danno mentre sta commettendo alcuni reati gravi, tra cui rapina, furto in abitazione, violenza sessuale e sequestro di persona a scopo di estorsione. Al momento, però, si tratta di un disegno di legge e non di una norma già definitivamente approvata dal Parlamento.

È un passo nella direzione giusta.

Ma resta un passo corto.

Perché si continua a costruire un elenco: questo reato sì, quell’altro no. Rapina sì, magari lo scasso di un deposito resta fuori. Furto in abitazione sì, altre condotte no.

Io penso ke il principio dovrebbe essere più chiaro.

Chi, durante la commissione volontaria di un grave reato contro una persona o dentro una proprietà privata, subisce conseguenze direttamente collegate alla propria azione criminale, non dovrebbe poter trasformare automaticamente la vittima nel proprio bancomat.

Questo non significa cancellare i tribunali.

Non significa autorizzare a sparare alle spalle.

Nn significa che un ladro perde ogni diritto umano appena scavalca una finestra.

Significa riconoscere ke la scelta iniziale di commettere il reato deve avere un peso serio anche nella valutazione civile delle conseguenze.

Altrimenti il messaggio percepito dalla gente sarà sempre lo stesso:

non reagire, subisci e spera ke il delinquente abbia pietà.

La vittima deve tornare al centro
Alla vittima chiediamo tutto.

Di restare calma.

Di ricordare ogni dettaglio.

Di non reagire troppo.

Di dimostrare ke la paura fosse reale.

Di stabilire, mentre sta vivendo un incubo, quanta forza sia esattamente autorizzata a utilizzare.

Poi arrivano il processo, gli avvocati, le perizie, le spese e magari pure il risarcimento.

A chi ha iniziato tutto, invece, rischiamo di riconoscere il lusso di analizzare la reazione della vittima come se il reato iniziale fosse quasi uno sfondo.

No.

Nn voglio una giustizia vendicativa. Voglio una giustizia che ricordi sempre da dove è partita la violenza.

Difendersi non può diventare una licenza x uccidere.

Ma essere rapinati non può trasformarsi nell’obbligo di rimanere immobili e collaborativi mentre qualcuno decide cosa portarti via e quanto terrore lasciare a casa tua.

Chi lavora onestamente merita protezione vera.

Chi viene aggredito merita di essere valutato anche nella sua fragilità, nella paura e nella confusione di quei momenti.

E ki sceglie il crimine deve assumersi una parte seria del rischio creato dalle proprie azioni.

Perché uno Stato ke pretende lucidità chirurgica dalla vittima, ma poi presenta alla stessa vittima il conto dei danni subiti dal rapinatore, non sta difendendo l’equilibrio.

Sta ribaltando la realtà.

E questa nn è giustizia.

È resa.

© Mirco Francioso

 # Pineta Mare: il problema non è la Jeep. Il problema è la mentalità.Quando ho visto questa foto, la prima cosa KE ho p...
17/07/2026

# Pineta Mare: il problema non è la Jeep. Il problema è la mentalità.

Quando ho visto questa foto, la prima cosa KE ho pensato nn è stata alla Jeep rossa.

Ho pensato alla testa di KI era al volante.

Perché il vero problema NN è il mezzo. Nn è nemmeno la sabbia. Nn è neppure il fatto KE sia rimasto bloccato a pochi metri dal mare.

Il problema è l'idea KE qualcuno possa guardare una spiaggia pubblica e pensare:

*"Io posso entrare."*

*"Io posso arrivare fin lì."*

*"Io posso fare quello KE gli altri non fanno."*

Guardate bene questa immagine.

Una distesa di sabbia libera. Il mare davanti. Le persone KE si godono la giornata rispettando il luogo in cui si trovano.

Poi c'è una Jeep rossa parcheggiata praticamente sulla spiaggia, come se fosse il cortile di casa.

Ecco la differenza tra KI vive un territorio e chi lo consuma.

Chi vive un territorio lo rispetta.

Chi lo consuma pensa soltanto alla propria comodità.

Magari qualcuno riderà vedendo KE l'auto è rimasta bloccata nella sabbia. Ammetto KE un po' di ironia viene spontanea. La sabbia, ogni tanto, sa essere più educativa di tante multe.

Ma il punto nn è ridere.

Il punto è capire perché continuiamo a vedere certe scene.

Perché c'è sempre qualcuno ke pensa di essere l'eccezione.

Quello ke può passare dove gli altri non passano.

Quello ke può parcheggiare dove gli altri non parcheggiano.

Quello ke può ignorare le regole perché tanto "sono cinque minuti".

E invece no.

Le regole esistono per tutti.

Le spiagge non sono piste private.

Le dune non sono parcheggi.

Il litorale nn è il giardino personale di nessuno.

Da attivista ke da anni si occupa di tutela ambientale e rispetto del territorio, continuo a pensare ke il problema più grande non sia l'assenza di norme.

Il problema è la mancanza di rispetto.

Perché quando manca il rispetto per i luoghi, prima o poi manca anche quello per le persone.

La tutela dell'ambiente non comincia dai grandi discorsi.

Comincia da gesti semplici.

Da una macchina lasciata dove deve stare.

Da una spiaggia lasciata pulita.

Da un territorio trattato come un bene comune e non come proprietà privata.

Questa foto racconta molto più di un'auto bloccata nella sabbia.

Racconta una mentalità.

Ed è proprio quella mentalità che dobbiamo cambiare.

**Nota di attendibilità:** dalla foto si vede chiaramente un veicolo sulla spiaggia vicino alla battigia. Non è però possibile stabilire con certezza dalle sole immagini se vi sia stata una violazione di legge, né attribuire intenzioni o identificare la persona coinvolta. L'articolo è quindi costruito come riflessione civica e ambientale sul comportamento mostrato, nn come accertamento di responsabilità.

Leggere attentamente è fatene tesoro
09/07/2026

Leggere attentamente è fatene tesoro

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Castelbuono
90013

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