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Oggi a Fiumane per ricordare Angela Giovannini.Tante le bandiere.Presenti anche gli Alpini.Mancava solo Sisto.🥲
10/10/2026

Oggi a Fiumane per ricordare Angela Giovannini.
Tante le bandiere.
Presenti anche gli Alpini.
Mancava solo Sisto.🥲

Oggi ultimo saluto a Sisto Giovannini che ha dedicato la sua vita all'A.N.P.I. di Castel Del Rio.Fratello di Angela Giov...
06/10/2026

Oggi ultimo saluto a Sisto Giovannini che ha dedicato la sua vita all'A.N.P.I. di Castel Del Rio.
Fratello di Angela Giovannini staffetta partigiana uccisa a Fiumane.
Per non dimenticare mai.

23/09/2026
02/08/2026

Da: Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI

ANPI provinciale Bologna

Bologna, 2 agosto 1980. Ore 10.25. Una bomba esplode nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione centrale, gremita di viaggiatori in partenza per le vacanze.

Ottantacinque morti, oltre duecento feriti: la più grave strage nella storia dell’Italia repubblicana.

Ci sono voluti decenni di processi per stabilire quello che le sentenze oggi affermano: la matrice neofascista dell’attentato e i depistaggi messi in atto da settori degli apparati dello Stato e dalla loggia P2 per coprirne gli autori.

A quarantasei anni di distanza, l’orologio della stazione resta fermo alle 10.25. Non è un gesto simbolico: è un impegno. Perché la memoria non muore, e non muore la richiesta di verità piena portata avanti dall’Associazione dei familiari delle vittime.

L’ANPI è a fianco di Bologna oggi come ogni 2 agosto: ricordare le vittime significa difendere la Costituzione nata dalla Resistenza e chiudere ogni spazio a chi ancora oggi si richiama a quella matrice.

ANPI provinciale Bologna










Alcuni momenti della serata di sabato 25 luglio a Ponticelli in occasione della pastasciutta antifascista.
28/07/2026

Alcuni momenti della serata di sabato 25 luglio a Ponticelli in occasione della pastasciutta antifascista.

25/07/2026

È il 25 luglio del 1943, il fascismo è appena caduto e Mussolini è stato arrestato.

La notizia passa per radio, corre di bocca in bocca, arriva fino ai campi di una famiglia di contadini partigiani originaria di Campegine (Reggio Emilia) che di cognome fa Cervi.

Papà Alcide dichiara che sarà una giornata di festa per tutti. Ma è Aldo, il terzogenito, a proporre quella che sarebbe diventata una tradizione nazionale:

“Papà, perché non offriamo una pastasciutta a tutto il paese?”

Alcide annuisce. I fratelli Cervi si mettono all’opera. Preparano assieme alle famiglie intorno quintali di pastasciutta da offrire a tutti gli abitanti della zona. Si balla, si canta, si inneggia alla caduta del Duce e si mangia pastasciutta.

Papà Alcide un giorno dirà:

“Guardavo i miei ragazzi che saltavano e baciavano le ragazze, e dicevo: ‘Beati loro, sono giovani e vivranno in democrazia, vedranno lo Stato del popolo. Io sono vecchio e per me questa è l’ultima domenica’.

Non può sapere, Alcide, che la tragedia non è finita, è solo all’inizio. Appena cinque mesi dopo tutti e sette i figli di Alcide Cervi e Genoeffa Cocconi saranno presi, torturati e ammazzati dai fascisti al poligono di Reggio Emilia.

Alcide sopravvivrà innaturalmente ai propri figli fino al 1970.
Ma quella tradizione, la “pastasciutta antifascista”, sopravvivrà all’intera famiglia, alle stagioni, e oggi è e resta uno dei simboli più alti e popolari della resistenza al fascismo, al nazifascismo e a ogni forma di regime e prevaricazione.

E purtroppo non è mai stata attuale come quest’anno.

Buona Pastasciutta antifascista a tutte e a tutti.

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