10/05/2026
🔴COMUNICATO STAMPA
Operatori Sanitari nel Mondo, insieme alla Cooperativa Ape 06, contrari all’apertura del di
L' Operatori Sanitari nel Mondo, insieme alla Ape 06, esprime forte contrarietà rispetto all’apertura del nuovo Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) previsto a Castel Volturno, progetto sostenuto dal , dal Ministro dell’Interno
e dall’amministrazione di Castel Volturno.
Secondo quanto annunciato, il nuovo CPR comporterebbe un investimento pubblico di circa 43 milioni di euro. Una scelta che, per chi vive quotidianamente il territorio, rappresenta una decisione lontana dai reali bisogni della .
A intervenire è Claudio Scatola, presidente di Operatori Sanitari nel Mondo:
“Castel Volturno vive emergenze continue: famiglie che non riescono a mangiare, degrado sociale, problemi legati ad acqua, elettricità, rifiuti (soprattutto nei periodi estivi) e assistenza sanitaria. Davanti a tutto questo, spendere 43 milioni di euro per un CPR significa ignorare completamente le vere priorità del territorio.”
Le associazioni sottolineano come un Centro di Permanenza per il Rimpatrio rappresenti una struttura di trattenimento per persone che, nella maggior parte dei casi, non hanno COMMESSO REATI PENALI ma si trovano in una condizione amministrativa irregolare.
“Per noi è inaccettabile RINCHIUDERE persone che non hanno commesso reati.
I CPR non dovrebbero essere aperti. Servono integrazione, servizi, lavoro, sostegno sociale e dignità umana, non nuove strutture detentive.”
Interviene anche Emanuele Petrella, presidente della Cooperativa Ape 06:
“Siamo contro la detenzione dei diritti umani. Migrare non è reato.”
Operatori Sanitari nel Mondo e Cooperativa Ape 06 evidenziano inoltre che anche il Presidente della , , ha espresso pubblicamente la propria contrarietà all’apertura del CPR di Castel Volturno, dichiarando che il territorio ha bisogno di sviluppo, integrazione e recupero sociale, non di nuovi centri di detenzione.
“Accogliamo con favore la posizione del Presidente Roberto Fico e siamo dalla sua parte in questa battaglia di civiltà e dignità umana.”
Le organizzazioni ribadiscono inoltre che le risorse pubbliche potrebbero essere investite nel recupero del territorio, nel sostegno alle in difficoltà, nella , nell’inclusione sociale.
Le associazioni chiedono quindi al Governo, al Ministero dell’Interno e all’amministrazione comunale di fermare il progetto del CPR e di aprire un confronto serio con il territorio e con chi ogni giorno opera nelle periferie sociali di Castel Volturno.
Conclude Claudio Scatola
“Non servono nuove gabbie. Servono risposte concrete, diritti, dignità e rispetto per le persone. Castel Volturno ha bisogno di essere aiutata, non trasformata nell’ennesimo simbolo di emarginazione e abbandono.”