Festival dell'Aspide

Festival dell'Aspide Per un marinaio, non c’è niente di misterioso al di fuori del mare,
signore e padrone della sua vita, e imperscrutabile come il destino. Joseph Conrad,

FESTIVAL dell’ASPIDE. PRESENTAZIONE TEMATICA.
“ …perché il mare non ha paese nemmeno lui ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, al di
qua e al di là dove nasce e muore il sole. ”
La coniazione dell’aggettivo “mediterraneo” è il contributo dato alla storia del linguaggio da un oscuro
scrittore latino del III secolo d.c. L’aggettivo ha finito per essere scritto con l’iniziale maiuscola div

entando il nome di una regione del mondo
unica per la magica combinazione di terra, mare e luce che in essa si produce, una nozione poi non solo più
geografica, riferita ad un ambiente e ad un clima particolarmente fortunati, ma un simbolo, un nome che si
porta dietro un destino , un mare che mette in comunicazione tre continenti, tre insiemi di civiltà (popoli,
lingue, culture ,religioni, esperienze, ideali) invitando all’incontro, allo scambio, al darsi e al perdersi. Da questa storia unica ci aspetteremmo la capacità di investire sulla diversità. Invece il Mediterraneo è un mare che , a seconda dei punti di vista e delle politiche internazionali ,
costituisce un punto di contatto o una barriera invalicabile. Il mediterraneo è oggi la frontiera sud della
fortezza europa, un confine che produce i risultati di una guerra. Per questo abbiamo voluto dare un focus alla nostra rassegna musicale che guardi al Mediterraneo e al suo
fondale oscuro, che pensi alla musica in transito , lungo le frontiere di questo mare, ad un viaggio che sia
opportunità di contaminazione, di intersezione di generi diversi e non soltanto attraverso il codice
linguistico musicale, per dare sponda a un festival che non sia solo un mero contenitore di spettacoli ma
soprattutto propulsore di scambi. Festival transfrontaliero. Ci piace immaginarlo così.
“Frontiera” non come margine ma come parte situata di fronte. Non come limite ma come finestra su
universi opposti. Guardare alla frontiera per non guardare alla periferia. Uno sguardo non periferico perché
guarda all’altro e si interroga. Musica che sia punta avanzata verso l’esterno, avamposto e non
retroguardia. In questo senso il festival dell’aspide sarà un punto di incontro che trasformerà il nostro
paese, affinché diventi un luogo che sappia evocare molto più di ciò che rappresenta.

Ingresso libero.
20/03/2026

Ingresso libero.

02/03/2026

Ora possiamo confermarlo:
il 09 Agosto 2026, dopo il grande successo riscosso nella recentissima edizione di Sanremo,
l’artista DITONELLAPIAGA sarà a Roccadaspide!
Grazie infinite al Direttore Artistico Michele Lettieri.
Al Festival dell’Aspide 2026 tutti i concerti saranno gratuiti.

28/02/2026

L’Ufficio Postale Acquaviva, a seguito dell’emergenza da Covid-19 del 2020, subì un pesante ridimensionamento con una organizzazione di apertura ridotta e inadeguata

27/02/2026

Si attende la diciassettesima esibizione di Sanremo 2026.
Che ne dite?

24/02/2026

1-7-14 e 25, sono questi i numeri per i quali il festival dell’Aspide farà il tifo questa sera.

01/02/2026

FESTIVAL dell’ASPIDE 2026.
Il tema della prossima edizione: tempo.

“E intanto fugge questo reo tempo” così Ugo Foscolo esprime, con struggente rammarico, la fugacità del tempo, quell'entità invisibile che scorre inesorabile. Tutti lo misurano, tutti ne percepiscono il passaggio, tutti ne subiscono gli effetti, ma pochi riescono davvero a coglierne la profondità.
Il tempo è tutto e niente: immediato e poetico al tempo stesso. È la dimensione attraverso cui esperiamo, organizziamo e trasformiamo la realtà.
Fin dall’antichità l’arte e la letteratura hanno interrogato il tempo in tutte le sue forme. Scrittori e artisti giocano con la memoria del passato, l’incertezza del presente e l’ombra del futuro. Il racconto, il romanzo, la musica, la pittura diventano strumenti per "frantumare" la sua apparente linearità, quella concezione del tempo come flusso unico e irreversibile che va dal passato, attraversa il presente e si proietta nel futuro, senza possibilità di ritorno. Una visione, questa, lineare, tipicamente occidentale, strettamente legata all’idea di progresso, all’efficienza e allo sviluppo tecnico-economico.
Esiste, però, un'altra saggezza, antica e ancora viva, soprattutto in Oriente, che invita a cambiare prospettiva. Il tempo, dicono, non esiste. È un’illusione della mente, un’ombra creata dal nostro desiderio di controllare, di dare un ordine alle cose. Non c’è ieri, non c’è domani. Esiste solo il presente.
Molte popolazioni indigene e spiritualità ancestrali considerano il passato non come qualcosa di concluso o distante, ma come una dimensione viva, reale e presente. Le storie, le radici, le identità restano lì, sempre accessibili. In questa visione, il passato non si lascia alle spalle, ma si abita. Il concetto stesso di progresso perde senso: il tempo si ferma, si cristallizza, e si resta immersi in una dimensione di eternità, dove ogni istante è pienamente presente.
Esistono anche concezioni del tempo cicliche, armoniose, in cui passato, presente e futuro si intrecciano in un eterno ritorno. Tradizioni come il buddhismo e il taoismo, ad esempio, vedono il tempo come un ciclo continuo di rinascite, stagioni e trasformazioni, dove ogni fine è un nuovo inizio. Questo approccio sottolinea l’interconnessione di tutte le cose e favorisce uno stile di vita più lento, riflessivo, in sintonia con i ritmi della natura. Invita a valorizzare il momento presente, a dare importanza alle piccole cose, a vivere con consapevolezza.
In un mondo occidentale sempre più frenetico e alienante, dove l'accelerazione è diventata la norma e la pressione sociale ci spinge a correre senza sosta, la lentezza si rivela un antidoto necessario. Recuperare il senso del tempo vissuto, e non solo misurato, diventa una forma di resistenza, un modo per restituire qualità e profondità alla nostra esistenza. Il tempo, infatti, è una realtà ambivalente: misurabile e misteriosa, oggettiva e soggettiva, controllabile solo in parte e, al tempo stesso, da vivere pienamente.
Per molti rappresenta una sfida: affrontarne l’irreversibilità, comprenderne la direzione e trovare un equilibrio tra progettualità e spontaneità.
Per noi del Festival dell’Aspide, il tempo è soprattutto una musica: un invito a danzare tra memoria e attesa, a rallentare per respirare, riflettere e vivere pienamente, perché ogni momento può diventare un’opportunità per riscoprire la bellezza e la profondità della vita.

Mezzo genio, mezzo pazzo Mezzosangue.
24/09/2025

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10/09/2025

Bisogna assomigliare alle parole che si dicono. Stefano Benni

14/08/2025

Indirizzo

Via Gaetano Giuliani 6
Castel San Lorenzo
84069

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:00
Martedì 09:00 - 12:00
Mercoledì 09:00 - 12:00
Giovedì 09:00 - 12:00
Venerdì 09:00 - 12:00

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