09/04/2026
La comunità di Casaloldo piange la scomparsa di Giancarlo Pellegri, figura indimenticabile del volontariato locale, uomo di rara generosità e di inesauribile buonumore, che per decenni ha intrecciato la propria vita con quella del paese in modo così profondo da diventarne, a tutti gli effetti, parte dell'anima collettiva.
Il presidente dei Casalodi:
"Per lunghi anni Giancarlo ha guidato con dedizione e passione l'Associazione Casalodi – Anziani per gli altri, portandone il nome con orgoglio e traducendo ogni giorno il motto in azione concreta. Non era un presidente da scrivania: era tra la gente, presente nelle piccole cose quotidiane come nelle iniziative più impegnative, sempre con quella disponibilità naturale che non ha mai chiesto nulla in cambio. Sotto la sua presidenza l'associazione è diventata un punto di riferimento affettivo per molti anziani e per l'intera comunità, uno spazio in cui la solidarietà non era un programma ma una pratica vissuta.
La bicicletta come lingua dell'anima
C'è un filo rosso — o meglio, un filo di strada bianca — che attraversa tutta la vita di Giancarlo: la passione per il ciclismo. Passione vera, viscerale, di quelle che non si spiegano ma si riconoscono subito negli occhi di chi ce l'ha. Fu tra i fondatori del Gruppo Ciclistico di Casaloldo, contribuendo a dare forma e struttura a una realtà che avrebbe coinvolto generazioni di appassionati. Non si fermò lì: fu anche tra i padri fondatori del Miciochiese Ciclismo, portando con sé quella stessa energia organizzativa e quella cura per il dettaglio che lo distinguevano in ogni cosa che faceva.
Nel ruolo di direttore di gara seppe unire rigore e umanità, garantendo che ogni manifestazione fosse non solo ben condotta, ma anche vissuta nello spirito giusto: quello della festa, della fatica condivisa, del rispetto reciproco tra atleti e comunità. Quante pedalate accompagnate, quante partenze date, quante mattine di gara in cui la sua voce e la sua presenza erano il segnale che tutto sarebbe andato bene".
Le radici, la fatica, la dignità
Chi conosce la storia di Casaloldo sa che molte famiglie del paese portano nel sangue la memoria di un Novecento difficile, fatto di lavoro nei campi, di partenze forzate, di povertà che non svilisce ma tempra. La famiglia di Giancarlo non fa eccezione: i suoi nonni vissero gli anni duri dell'inizio del secolo scorso, quando la vita contadina della Bassa Mantovana significava alzarsi prima dell'alba, guadagnarsi ogni boccone con le mani, e trovare comunque la forza di sorridere la sera. Da quella radice umile e tenace Giancarlo aveva tratto il meglio: il senso del sacrificio, la gratitudine per ciò che si ha, la consapevolezza che nulla è dovuto e tutto va meritato con impegno e con cuore.
Quella memoria non lo rendeva malinconico. Al contrario: sembrava essere la fonte segreta della sua allegria, di quel carattere solare e positivo che chiunque gli sia stato vicino ricorda come un dono. Giancarlo entrava in una stanza e la temperatura saliva di qualche grado. Aveva il raro talento di far sentire le persone accolte, importanti, parte di qualcosa.
Una vita per gli altri, una vita per Casaloldo
Definire Giancarlo Pellegri un volontario è giusto ma non basta. Il volontariato, per lui, non era un'attività fra le altre: era la grammatica con cui leggeva il mondo, il modo naturale di stare nella comunità. Anni e anni di servizio discreto, di presenze silenziose nei momenti che contano, di mani tese senza aspettare che venissero chieste.
Casaloldo perde oggi uno dei suoi figli più autentici: uno di quegli uomini che non fanno notizia mentre vivono, ma la cui assenza si sente subito, come si sente il silenzio quando smette di suonare una campana che dava il ritmo alle giornate.
Alla famiglia di Giancarlo — ai suoi cari, a chi gli ha voluto bene e lo ha accompagnato in questi anni — va il cordoglio più sincero dell'intera comunità di Casaloldo. Che la terra gli sia lieve, come lieve era il suo passo tra noi.
Casaloldo, aprile 2026