CIA - Agricoltori Italiani Casalnuovo M.ro

CIA - Agricoltori Italiani  Casalnuovo M.ro Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di CIA - Agricoltori Italiani Casalnuovo M.ro, Sindacato, Via Calatafimi, 2, Casalnuovo Monterotaro.

La Confederazione italiana agricoltori (CIA) è un'associazione di categoria, operante in Italia, di imprenditori agricoli, di coltivatori diretti, dei coloni e mezzadri, dei contadini in affitto ("fittavoli") italiani.

02/06/2026

🇮🇹 Orgogliosi dei nostri PRODOTTI,
🇮🇹 Orgogliosi di essere ITALIANI!

𝑩𝒖𝒐𝒏𝒂 𝑭𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑹𝒆𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂 𝒅𝒂
𝑪𝑰𝑨 𝑨𝒈𝒓𝒊𝒄𝒐𝒍𝒕𝒐𝒓𝒊 𝑰𝒕𝒂𝒍𝒊𝒂𝒏𝒊 𝒅𝒊 𝑷𝒖𝒈𝒍𝒊𝒂

30/05/2026

CALDO/ La Regione Puglia ha disposto misure di prevenzione dai rischi climatici da ondate di calore a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Tali disposizioni si applicano, in particolare, ai lavoratori operanti nel settore agricolo e forestale; nel settore florovivaistico; nelle serre e nei tunnel agricoli.
Divieto di lavoro (12:30 - 16:00): È fatto divieto di svolgere attività lavorativa in condizioni di esposizione prolungata al sole o in ambienti confinati con microclima severo, nei giorni in cui la mappa Worklimate segnali un livello di rischio "ALTO" alle ore 12:00.
L'Ordinanza n. 321/2026 resterà in vigore fino al 15 settembre prossimo. La Regione Puglia potrà aggiornare, con successivi atti amministrativi o comunicazioni operative, i settori interessati, le fasce orarie, i criteri tecnici di applicazione e le misure organizzative previste dall'Ordinanza, sulla base dell’evoluzione climatica, delle evidenze scientifiche e degli aggiornamenti dei sistemi previsionali di rischio.

28/05/2026
20/05/2026

GRANO DURO DI FILIERA 2026

Agea ha emanato le seguenti
ISTRUZIONI OPERATIVE N. 47/2026 del 19 maggio 2026
Aiuto “de minimis” alle imprese agricole che coltivano Grano Duro ai sensi del DM 12 settembre 2022 (GU 28 ottobre 2022 n.253) “Modifica del decreto 20 maggio 2020 - Fondo grano duro.” Campagna 2026.

CONDIZIONI PER LA CONCESSIONE DELL’AIUTO
L’aiuto è richiedibile dalle imprese agricole che abbiano già sottoscritto, ai sensi del decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze 20 maggio 2020, direttamente o attraverso cooperative, consorzi e Organizzazioni di Produttori riconosciute di cui sono socie, contratti di filiera di durata almeno triennale, entro il 31 dicembre dell’anno precedente alla scadenza della domanda di contributo;
per la campagna 2026 il contratto di filiera deve essere stato sottoscritto entro il 31 dicembre 2025.

Costituisce requisito preliminare, alla presentazione della domanda, la stipula di un contratto di filiera, di durata almeno triennale, che deve essere sottoscritto dai produttori di grano duro, singoli o associati, con i soggetti delle fasi di trasformazione e commercializzazione.

Il contratto di filiera o l’impegno/contratto di coltivazione sottoscritto dal richiedente l’aiuto deve indicare almeno:
• la superficie a grano duro oggetto del contratto, comunque non eccedente la superficie e la varietà del grano duro inserita nel Piano di coltivazione Grafico al 15 maggio dell’anno di domanda del richiedente l’aiuto;
• le varietà di grano duro da coltivare, impiegando sementi certificate;
• le pratiche colturali funzionali al miglioramento qualitativo delle produzioni.

Il contratto di filiera può essere costituito da una parte generale di durata triennale che può essere integrato in successivi contratti annuali, così come l’impegno/contratto di coltivazione sottoscritto dal richiedente
Il contratto di filiera o l’impegno/contratto di coltivazione sottoscritto dal soggetto beneficiario deve essere allegato alla Domanda di aiuto.

Nel contratto sottoscritto dall’imprenditore agricolo (contratto di filiera o impegno/contratto di coltivazione) devono essere indicate la/le varietà di sementi certificate impiegate. Le varietà debbono risultare iscritte al registro nazionale delle varietà o al catalogo comunitario.
La documentazione da allegare alla domanda di aiuto deve essere integrata da una copia della fattura di acquisto delle sementi certificate. La fattura deve riportare l’indicazione della categoria e del numero di identificazione del lotto.
I quantitativi minimi ad ettaro di sementi certificate impiegate devono essere coerenti con la superficie seminata e pari ad almeno 150 kg/ha, eccetto la varietà Senatore Cappelli per la quale il quantitativo minimo ad ettaro di semente è pari a 130 kg/ha.

L’aiuto spettante a ciascun richiedente è commisurato alla superficie agricola espressa in ettari con due decimali, coltivata a grano duro nel limite di 50 ettari e ritenuto ammissibile a seguito dell’istruttoria
effettuata dall’OP AGEA, quale soggetto gestore dell’aiuto nazionale de minimis.

DETERMINAZIONE DELL’AIUTO
Per la campagna 2026 è concesso un aiuto di 100 euro per ogni ettaro coltivato a grano duro, oggetto del contratto.
L’importo unitario dell’aiuto è determinato in base al rapporto tra l’ammontare dei fondi stanziati e la superficie totale coltivata a grano duro per la quale è stata presentata domanda di aiuto; in caso di superamento dei fondi annuali disponibili, AGEA procederà ad applicare una riduzione dell’aiuto previsto mediante l’adozione del taglio lineare.

TERMINI DI PRESENTAZIONE
La domanda di aiuto può essere presentata a partire dal 20 maggio 2026, fino al 15 settembre 2026.

https://www.agea.gov.it/documents-apigw/documents/d/agea/agea-2026-0042887-allegato-ion47del19052026-granoduro2026_signed-pdf

20/05/2026

𝗚𝗥𝗔𝗡𝗢, 𝗟𝗔 𝗩𝗘𝗥𝗔 𝗤𝗨𝗘𝗦𝗧𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘̀' 𝗜𝗟 𝗣𝗥𝗘𝗭𝗭𝗢. “Il lieve incremento della produzione di grano duro previsto per l’annata in corso è positivo, ma non risolve i problemi del settore cerealicolo. Serve una svolta: nei contratti di filiera, occorre che sia riconosciuto il valore della produzione italiana e dei suoi parametri qualitativi nel prezzo al produttore”.

A margine dell’edizione 2026 del , appuntamento internazionale sulla filiera del grano duro che si svolge ogni anno a Foggia, è Rino Mercuri, presidente provinciale di CIA Agricoltori Italiani Capitanata, a tornare sulla questione più importante per le aziende cerealicole italiane: la redditività.
“Anche l’ISTAT – aggiunge Mercuri – ha certificato che, negli ultimi anni, le superfici coltivate a grano duro sono diminuite del 20%. L’aumento di produzione, infatti, è relativo al differenziale rispetto allo scorso anno ed è dovuto soprattutto alle migliori condizioni climatiche che nel 2026 hanno accompagnato la fase di crescita e maturazione nei campi. Le superfici diminuiscono soprattutto perché dal 2022 c’è stato un vero e proprio crollo del valore del grano duro riconosciuto ai nostri produttori. Ci preoccupa anche la tendenza a voler basare il prezzo del grano duro attraverso i listini privati. Così la situazione può solo peggiorare”.

Sulla questione cerealicola è molto chiaro , presidente regionale di CIA Puglia: “Quest’anno il Durum Days è stato incentrato soprattutto sul rilancio dei contratti di filiera”, spiega Sicolo. “Questa è certamente una necessità da cui ripartire, ma un tema che non può essere eluso resta la volontà o meno di stoccatori e industriali di compiere un passo in avanti rispetto all’esigenza di tutelare e riconoscere la specificità della produzione italiana. Il grano duro italiano è l’unica materia prima attraverso la quale si può produrre la vera pasta italiana al 100%, prodotto di punta del made in Italy. Comprendiamo la necessità di coprire una parte della produzione con le importazioni, ma prima è necessario utilizzare tutto il grano italiano prodotto e riconoscere ad esso il giusto valore che deriva non solo dai nostri parametri qualitativi, dai superiori standard di sicurezza alimentare, ma anche dall’importanza di non mettere a rischio la stessa esistenza di una tradizione e una innovazione che fanno del grano italiano un patrimonio fondamentale”.

Per CIA Agricoltori Italiani, occorre poi ripartire da un corretto funzionamento della CUN. La Commissione Unica Nazionale sul grano duro, infatti, continua a determinare un prezzo al produttore inferiore ai costi di produzione certificati da ISMEA.
La tanto auspicata attivazione della CUN, per cui l’organizzazione si è battuta con grande determinazione, ad oggi non è ancora stata in grado di trovare un punto di equilibrio tra la parte agricola e quella industriale, partendo dalla perimetrazione oggettiva dei costi di produzione.
Per questo motivo, CIA Puglia torna a lanciare un appello forte al ministro Lollobrigida e all’ISMEA, chiamati a fare in modo che il prezzo al produttore sia determinato a partire dai costi di produzione.

Quegli stessi costi di produzione che hanno subito un’impennata a causa degli aumenti che stanno caratterizzando i prezzi di carburanti, fitofarmaci, energia e concimi. Gli agricoltori non possono continuare a essere l’anello debole della filiera. Il loro lavoro è determinante nel successo della vera pasta italiana realizzata con grano italiano che deve essere equamente remunerato. “Rinnoviamo l’appello ai consumatori italiani: scegliete solo e soltanto la pasta fatta con il 100% di grano italiano: per il benessere e la salute, da una parte, e per la salvaguardia di una concreta sovranità alimentare e sostenibilità economica della cerealicoltura italiana”, ha concluso Sicolo.

10/05/2026

Buona FESTA DELLA MAMMA
da CIA Agricoltori Italiani di Puglia 💚

01/05/2026

Con le mani sporche di terra e il cuore pieno di speranza,
𝘽𝙪𝙤𝙣𝙖 𝙁𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙙𝙚𝙞 𝙇𝙖𝙫𝙤𝙧𝙖𝙩𝙤𝙧𝙞 a tutto il mondo agricolo!

𝗖𝗜𝗔 𝘼𝙜𝙧𝙞𝙘𝙤𝙡𝙩𝙤𝙧𝙞 𝙄𝙩𝙖𝙡𝙞𝙖𝙣𝙞 𝙙𝙞 𝙋𝙪𝙜𝙡𝙞𝙖

27/04/2026
23/04/2026

𝗚𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗱𝘂𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗽𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮𝘁𝗼, 𝗖𝗜𝗔 𝗣𝘂𝗴𝗹𝗶𝗮: “𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗖𝗨𝗡 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗿𝗲”

“Così non va. La CUN, Commissione Unica Nazionale sul grano duro, continua a determinare un prezzo al produttore inferiore ai costi di produzione certificati da ISMEA. In questo modo, si prendono in giro i nostri agricoltori e si penalizza la cerealicoltura italiana”.

Va dritto al punto Gennaro Sicolo, presidente di CIA Agricoltori Italiani di Puglia, segnalando come la tanto auspicata attivazione della CUN, per cui l’organizzazione si è battuta con grande determinazione, stia tradendo finora quella che doveva essere la sua missione: trovare un punto di equilibrio tra la parte agricola e quella industriale, partendo dalla perimetrazione oggettiva dei costi di produzione. Proprio l’ISMEA, per il 2025, aveva determinato in 318 euro alla tonnellata i costi medi di produzione nel Centro Sud Italia. Il listino diramato dalla CUN il 20 aprile, però, ha fissato prezzi al produttore inferiori a quella soglia. Il fino proteico, infatti, ha una valutazione di 310-315 euro; il fino si ferma a 287-292 euro; “convenzionale” sui 280-285 euro. Soltanto il “fino alto proteico”, che rappresenta solo una parte della produzione, si attesta fra i 322 e i 327 euro alla tonnellata.

𝗟’𝗔𝗣𝗣𝗘𝗟𝗟𝗢. “Lollobrigida”, aggiunge Sicolo, “ha sempre dichiarato che la CUN deve essere uno strumento di valorizzazione del grano italiano e che, per determinare il prezzo al produttore, occorre partire dai costi di produzione. Invitiamo il Ministro e l’ISMEA, dunque, a determinare i nuovi costi di produzione, quelli per la campagna del grano ormai prossima, alla luce dell’impennata dei prezzi di carburanti, fitofarmaci, energia e concimi. A determinare il valore del grano italiano non può essere la sola parte industriale. Gli agricoltori non possono continuare a essere l’anello debole della filiera. Il loro lavoro è determinante nel successo della vera pasta italiana realizzata con grano italiano che deve essere equamente remunerato. Rinnoviamo l’appello ai consumatori italiani: scegliete solo e soltanto la pasta fatta con il 100% di grano italiano: per il benessere e la salute, da una parte, e per la salvaguardia di una concreta sovranità alimentare e sostenibilità economica della cerealicoltura italiana”.

𝗜𝗡 𝗖𝗔𝗣𝗜𝗧𝗔𝗡𝗔𝗧𝗔. A risentire maggiormente della svalutazione del grano duro, in Puglia, è la provincia di Foggia, detentrice del 20% della produzione italiana e del 70% di quella regionale. “La CUN è importante, ma deve tenere presenti le diversità tra i territori”, dichiara Rino Mercuri, presidente di CIA Capitanata. “Le prime quattro sedute hanno fatto registrare una progressiva flessione delle quotazioni, nonostante ISMEA abbia evidenziato la qualità del grano. C’è preoccupazione anche per i contratti di filiera, se è vero che un grande player italiano e mondiale della pasta intende prendere come parametro la granaria di Milano, circostanza che penalizzerebbe il Sud. Sulla possibile e prossima quotazione del biologico, invece, sembra esserci condivisione. Sarebbe auspicabile un tavolo di filiera completo, che parta dalla produzione e coinvolga l’industria e anche la Grande Distribuzione, da cui dipende la vendita della pasta. Non è possibile che un grano italiano con valore 15 di proteine possa essere pagato 32 euro. Il grano pugliese non può essere considerato una commodity, al pari del turco, del kazako, del russo, perché da noi il grano ha standard di sicurezza alimentari nettamente più alti”.

08/04/2026

Prezzi alle stelle del carburante e danni nelle campagne allagate: le sigle di settore chiedono interventi. E i rincari incidono sui consumatori

Indirizzo

Via Calatafimi, 2
Casalnuovo Monterotaro
71033

Orario di apertura

Lunedì 16:00 - 19:30
Martedì 16:00 - 19:30
Mercoledì 16:00 - 19:30
Giovedì 16:00 - 19:30
Venerdì 16:00 - 19:30

Telefono

0881558681

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