08/05/2026
I LUPI, IL CANE, MICHELE SERRA E L’APPENNINO
Siamo tutti toccati, e come Circolo di un’associazione ambientalista il cui territorio va dalle colline alle montagne bolognesi ci sentiamo particolarmente coinvolti, dalla dolorosa vicenda del cane Osso sbranato dai lupi che Michele Serra ha reso pubblica con una lettera.
Rispettiamo il suo dolore - è grande il dolore per la perdita del proprio animale - e gli siamo vicini, innanzi a tutto.
Vorremmo partecipare anche esprimendo in poche, semplici, parole, qual è la nostra idea di Appennino. Non si tratta soltanto di una cartolina spedita da un luogo di vacanza, non si tratta di una gita in cerca della neve che non c’è più, e nemmeno di un luogo dove vivere se si è in cerca di una natura che assomigli al parco pubblico. L’Appennino ha ancora ampi spazi praticamente selvaggi, che sono addirittura aumentati in tempi recenti in estensione perché molte zone sono rimaste spopolate dalle persone che lì vivevano e che si sono trasferite in cerca di stili di vita diversi e magari meno duri. Geograficamente, si tratta di una lunga dorsale che percorre l’Italia con foreste classificate come “vetuste” e da tutelare, ecosistemi di prim’ordine, e fauna selvatica fra cui i lupi. I lupi sono aumentati di numero grazie alla normativa che li tutela integralmente, promossa per scongiurare il rischio di estinzione della specie dopo secoli di persecuzione da parte dell’uomo. Il lupo è parte essenziale dell’ecosistema, oltre che uno splendido animale tipico dei nostri territori.
Ma il lupo non è un giocattolo, non è un animale dei film Disney o delle favole, il lupo è un predatore ai vertici della catena alimentare, e può predare anche gli animali domestici, cani e gatti, come sanno tutti coloro che vivono in montagna.
Il cane di Michele Serra si è avventurato ai confini del bosco, da solo, ed è stato oggetto di predazione.
I cani non devono essere lasciati liberi in un bosco, perché possono diventare prede, come in questo caso, perché possono predare loro stessi i piccoli animali selvatici, e non è giusto che animali allevati da noi interferiscano con i naturali processi della fauna selvatica, e infine perché sono pericolosi molti altri piccoli animali come zecche, o vipere.
Scrive Serra che i lupi vanno gestiti, intervenendo anche sul loro numero. Noi invece crediamo che sia la presenza del lupo che vada gestita, con informazione, attenzione, responsabilità. Quella che è mancata - spiace dirlo - a Serra stesso nel momento in cui il suo cane è stato libero di vagare nel bosco.
Vogliamo che l’Appennino rimanga una zona ricca di natura, dove le attività umane sono inserite nel contesto senza stravolgerlo, o vogliamo che diventi un parco giochi, con impianti di ogni tipo per ogni attività umana? Noi proponiamo la prima ipotesi, ricordando a coloro che vorrebbero abitarci, come Michele Serra, che la vita in Appennino può essere dura, e comunque deve essere adeguata ad un territorio di montagna, con tutto ciò che questo comporta, compresa la presenza del lupo.
Circolo Legambiente Setta Samoggia Reno