Gusto Molise e Dintorni

Gusto Molise e Dintorni Condividere e promuovere gusto, costumi e valori del Molise e sostenere le imprese locali

05/02/2025

Pubblico un racconto dell'amico Antonio Monte con il quale si è aggiudicato il secondo premio al Concorso Letterario Nazionale Città dell'Aquila, una bella storia che ci fa meditare su chi siamo e da dove veniamo-
LA TRANSUMANZA, MIA PRIMA VACANZA
Da alcuni anni, io ed alcuni amici pensionati, amanti delle due ruote, programmiamo delle escursioni in mountain bike, scegliendo tratti adatti alla nostra età. Due anni fa, abbiamo percorso una delle tappe più facili designate dagli organizzatori del tratturo Magno: Termoli- Foggia.
Fatica e divertimento si amalgamano quando il gruppo è ben assortito. Ed io, scherzoso, sprono gli amici in coda “Chi sceglie la bici rinunci al divano del salotto per non trovarsi obeso e mal ridotto…”
Nel tratto Termoli – Foggia, abbiamo fatto sosta nei pressi del ponte di ferro, tra Serracapriola e San Paolo Civitate dove, al tempo della transumanza, era posta la dogana per i pastori che vi attraversavano. Sotto al ponte, lo scorrere del fiume Fortore mi ha portato alla mente i lamenti degli agnelli che belavano, mentre le fattrici si dissetavano. Calpestare quel posto a me noto, dopo oltre sessant'anni, mi ha svegliato emozioni e portato indietro con gli anni. Raccontarlo ora è bello perché ricco di esperienza è stato il mio percorso da pastorello.
Fine maggio 1958, appena quindicenne, ero candidato a migrare con una trentina di mucche in Abruzzo nelle vicinanze di Sulmona. La famiglia Novelli, abruzzese, composta da padre, madre, un figlio che aveva appena ultimato la scuola dei salesiani e un nipote sulla trentina di anni, era pronta a riportare il gregge presso gli stazzi d'Abruzzo. Negli ultimi giorni, tra i Novelli e il sig. Pennacchia, affittuario della masseria contrada Lauria, situata nei pressi di San Paolo Civitate, fu redatta la scrittura privata che consentiva ai pastori di ritornare per il prossimo inverno. Ritenuto io istruito, perché fresco del diploma di licenza media inferiore, mi consentirono di partecipare alla compilazione dell’accordo di cui ancora ricordo tutti i dettagli:
“18 maggio 1958. I signori Novelli Giovanni e Pennacchia Ciro, a mezzo scrittura privata, sottoscrivono quanto segue: dal mese di Settembre c.a. il sig. Pennacchia metterà a disposizione due locali presso la sua masseria Lauria, uno con il camino, per la lavorazione del formaggio, uno adibito a dormitorio, 300 m. quadrati di aia, per la recinzione di 300 pecore e 30 capre, due recinti coperti, uno per gli agnelli e uno per i 2 muli e un cavallo, 20 ettari di terreno a maggese, 20 ettari di terreno incolto, 30 metri cubi di paglia, 3 quintali di biada, consumo illimitato di legna da prelevare nel bosco attiguo e di acqua da attingere dal pozzo. Darà la concessione di passare con il gregge, senza permettere sosta, solo per un giorno del mese di gennaio, giorno in cui il terreno deve essere asciutto, nei campi seminati a cereali. Prima di far ritorno in Abruzzo provvederà alla consegna di 20 pulcini.
Il sig. Novelli lascia in cauzione lire 300.000 in contanti. A partire da ottobre s'impegna a consegnare 15 kg. di formaggio e 15 kg. di ricotta al mese fino a maggio venturo, 10 agnelli per Natale e 10 agnelli per Pasqua e 15 kg. di lana non cardata. La concessione del pascolo gratuito per 30 mucche e un cavallo, dal periodo di San Bernardo a San Michele, presso i suoi stazzi in Abruzzo, con la facoltà di utilizzare il latte delle mucche, prelevando un massimo di 5 litri al giorno da ogni mamma figliata oltre al vitto e alloggio delle due persone al seguito. Impegna il suo onore, quale garante, sia per l'ospitalità di animali e persone in terra d'Abruzzo sia per i campi seminati nel prossimo inverno, che non saranno lesi in alcun modo. I sottoscritti in comune accordo firmano: Novelli Giovanni e Pennacchia Ciro.”
La verifica della misura del terreno veniva fatta con un compasso, strumento composto da due legni sovrapposti ad angolo retto la cui base misurava 185 cm. Per il pastore era importante la maggese (terreno seminativo tenuto a riposo fino a tutto maggio) affinché il campo divenisse più fertile e nello stesso tempo offrisse erba tenera per le bestie. In realtà, il passaggio del gregge nel seminato era utile sia al contadino che al pastore. Al contadino, perché il passaggio impediva al frumento cimato di svilupparsi molto in altezza e ciò, prima del raccolto, riduceva i rischi che si piegasse sia per il vento e sia per le tempeste. Inoltre, gli escrementi delle bestie erano ottimi fertilizzanti. Al pastore, invece, ne veniva un pascolo prelibato e maggiore resa di latte per quel giorno di passaggio.
Ad ogni modo, quanto ascoltato nell’accordo caricava il mio entusiasmo, perché sapevo che avrei immagazzinato esperienze più grandi per la mia età. Mi sentivo protagonista nonostante fossi ancora apprendista. La gioia di continuare a frequentare la famiglia abruzzese, che tanto mi aveva insegnato da ottobre a maggio, alleviava la preoccupazione del viaggio, della lontananza e soprattutto quella di non essere all'altezza dell'incarico.
Prima della partenza, la tosatura degli animali rappresentava, e lo rappresenta tutt'ora per i pochi pastori rimasti, evento d'obbligo per non sfiancare durante il viaggio le bestie, eliminando il peso della lana e per creare loro benessere quando esposte al caldo. Questo evento è festoso per i pastori, perché vendere la lana è frutto di guadagno.
Nelle ore calde, il manzir (montone castrato di più di un anno), addestrato, con il suo campano (grossa campana al collo), veniva posto davanti al gregge. Ovunque andasse, le pecore lo seguivano. Il manzir, lento, s'immergeva nelle acque del ruscello con a seguito il gregge che belava per l'impatto dell'acqua fredda. I cani da guardia, pastori abruzzesi, vigilavano ai lati, mentre i toccatori (ultimi cani che seguivano il gregge), pastori belga, abbaiavano dietro. Una volta asciugate, le pecore venivano riportate nei recinti e attraverso la strettoia (passaggio stretto utile alla mungitura e alla conta) erano fatte uscire una per volta così che i tosatori, dopo aver legato loro le quattro zampe, potessero procedere alla tosatura.
I tosatori si ponevano curvi sulla pecora appoggiando il ginocchio ai fianchi.
Il taglio avveniva con forbici inumidite e molate continuamente per non provocare ferite alla bestia. Si iniziava dal dorso per poi finire nelle giunture delle gambe. Durante la tosa, cantavano per calmare l’animale e nel pensare al banchetto ricco di ricotte fresche, formaggi stagionati e carni alla brace che, alla fine, veniva offerto loro.
Per l'occasione venivano invitati i maniscalchi per risistemare gli zoccoli dei cavalli e muli utili al carico delle attrezzature. I pastori, poco avvezzi agli sprechi, invitavano lo stagnino per riparare imbuti, lucerne, utensili di cucina che venivano sistemati con lo stagno. I secchi invece si riparavano con lo zinco e la caldaia (pentolone) nuova veniva ricoperta con rame, dopo essere stata pulita con acido solforico e successivamente con acido muriatico cotto, sciolto con lo zinco, per legare lo stagno al rame.
Il sellaio o bastaio invece provvedeva a sistemare gli interni dei bastari o imbasturi (selle o spalliere), con i fili di canapa o cotone.
Seguivano altri preparativi per affrontare il lungo viaggio: riparazione degli indumenti, coperte, guarda macchia (una copertura, ricavata dalla pelle di capra fatta essiccare, utile a proteggere i pantaloni dalle rugiade e dai rovi), funi, lumi a petrolio, secchi. Le massaie preparavano pane, biscotti secchi, carne secca salata aromatizzata, nota come “musciska”.
Due muli, con l’enorme sella di legno, rifoderata di morbida paglia, così da proteggere il dorso, venivano caricati di reti per i recinti e pali appuntiti in legno, anneriti di fumo all'estremità, per non marcire col tempo. Altri tre cavalli venivano caricati di recipienti, paioli, orci per fare il formaggio, barili pieni di acqua, biberon per sfamare le bestiole nate durante il viaggio e scure.
Il pastore, invece, approntava un coltello pieghevole, il tascapane e la piroca (bastone) arrotondato all'estremità, ma con una piccola punta sporgente capace di fare male alle bestie disubbidienti. Insomma, c’era un gran daffare e tutto ciò serviva per affrontare un tragitto pieno di difficoltà e, all’occorrenza, sfidare le inclemenze del tempo che non risparmiavano temporali improvvisi. Tutto, dunque, doveva risultare in perfetto ordine per affrontare il lungo viaggio, con una carovana che si doveva tenere a bada con attenzione, specialmente nei punti in cui il tratturo attraversava i villaggi, suscitando la curiosa attrazione dei cittadini che ammiravano il passaggio delle greggi, elemento di orgoglio per i pastori.
Il nostro punto di partenza si trovava a 8 km, prima del comune di Serracapriola mentre la destinazione era posta a 7 km, prima del comune di Sulmona.
Alla guida di 300 pecore circa, una ventina di capre e 30 mucche, la famiglia Novelli, un trentenne di Carpino di nome Michele ed io, il più giovane, finalmente, partimmo. Al seguito, anche dieci cani pastori abruzzesi, due muli e due cavalli, carichi di tutto il necessario.
Sotto quel ponte, in compagnia dei miei amici di bici, ho ricordato la mia tensione per quella grande nuova esperienza…
Si partiva di notte per raggiungere il tratturo sessanta così denominato perché largo 60 passi, con un passo (una sorta di unità di misura) che misura circa un metro e ottantacinque centimetri.
La lunghezza del tratturo da Foggia ad Aquila era di 240 km. A noi toccava percorrerne circa 170 km. Nel tratto pugliese, ai lati, esistevano seminati di frumento e cereali e bisognava prestare attenzione alla mandria, nonostante i cani si attaccassero alle code delle bestie quando cercavano di uscire dal tratturo. Infatti, talvolta, le bestie affamate abbassavano la testa incurante dell’abbaiare, per radere un po’ di grano o qualche pannocchia di mais. Dopo, occorreva mediare con i proprietari del seminato, regalando formaggio. Per questo, si partiva con tante caciotte di scorta che, inoltre, servivano a contrattare con certi furfanti che si incontravano lungo il tragitto e che nascondevano i secchi dai pozzi o dalle cisterne, oppure nascondevano i tappi delle vasche in granito dove si abbeverava il bestiame.
Prima di arrivare al confine della Puglia, presso un abbeveratoio, ho assistito ad una discussione tra alcuni pastori di mandrie, non nostre, e alcuni ceffi proprietari di bestie malate e vecchie, pronti a scambiarle con capi sani appartenenti alle mandrie migranti.
Ho visto i nostri pastori con le verghe girate al contrario, andare ad aiutare i pastori sconosciuti e mettere in fuga i malviventi.
Ho assistito ad un altro episodio che ha sconvolto la mia esistenza: un giovane pastore, annegato, appena tirato fuori dal pozzo, con il viso sfregiato dai ganci dello strumento usato per estrarre i secchi dall'acqua, cui si ricorreva quando si spezzavano le funi. Le urla strazianti del padre destarono la commozione di tutti i presenti.
La signora Novelli ordinò di proseguire, senza abbeverare le bestie, fino alla fonte seguente e così il continuo muggito, belato, nitrito e raglio dei due muli della mandria per la sete rendeva il percorso quasi funeste.
La difficoltà, all’arrivo nei pressi degli abbeveratoi, oltre a riempire le vasche, era dovuta alla necessità di separare la propria mandria dalle altre. Le bestie, all'odore della frescura, correvano con destrezza nonostante la stanchezza.
Oltrepassata la zona insidiata da malviventi e dal caldo della pianura, il verde nei sentieri del Molise e dell'Abruzzo compensava la fame e la sete delle bestie, mentre, per noi pastori, il sonno e la stanchezza erano compensate dalla tranquillità, dalle minori occasioni di incontrare delinquenza per il restante tratto.
Dodici giorni e dodici notti, graziati dai temporali, due marce al mattino presto e al pomeriggio fino a sera tardi. 18-20 km. al giorno. I pastori conoscevano alla perfezione il percorso e, per abbreviarlo, conducevano le bestie per i tratturelli larghi 55 metri o per i bracci che erano ancora più stretti. A volte, invece, si allungava di proposito per godere di riposi più duraturi in presenza di pozzi, sorgenti e pascolo libero per le bestie. Spesso le soste avvenivano presso masserie di conoscenza, in cambio di formaggio o qualche agnello.
Il pastore diversamente dal contadino vedeva un po' di mondo, entrava a contatto con persone diverse ed aveva notizie da raccontare e, anche per questo, era quindi sempre ben accetto.
Se nella masseria non ci fosse stato posto per dormire, ognuno si sarebbe sistemato come poteva, avvolto da coperte o pelli, all’addiaccio per controllare gli animali.
Durante il viaggio le pecore non venivano munte. Prima ancora di arrivare a destinazione, amici e parenti della famiglia Novelli ci sono venuti incontro, portando viveri e interessandosi del bestiame. Alla nuova compagnia, sono stato presentato dai Novelli come fossi un loro pezzo pregiato e mi sono trovato subito a mio agio.
Nel gruppo vi era la sorella della signora Novelli e sua figlia di quasi 13 anni. Arrivati a destinazione ci hanno aiutato a preparare: la staccionata per le mucche, un piccolo recinto coperto per i vitelli, gli stazzi e il mandrone (recinto di pietra) composto da passaggio destinato alla mungitura.
Il caseggiato, utilizzato dai proprietari per lavorare il latte, era affiancato da due capanne, una con più giacigli veniva utilizzata dagli addetti ai lavori come dormitorio, una come stalla.
Fu in quell’occasione che ho osservato un espediente, fino ad allora a me sconosciuto, utilizzato per verificare la presenza di pulci nei locali.
Una volta scaricati i muli, gli animali erano fatti entrare nelle capanne e, dopo pochi attimi, le bestie uscivano all'aperto per rotolarsi nella polvere e privarsi così delle pulci. L'operazione si ripeteva fino a quando i muli si fermavano definitivamente nella capanna per consumare paglia e biada.
Al mattino, una volta munte, le greggi si lasciavano libere negli immensi pascoli verdi seguiti dai cani. Al calar del sole rientravano, richiamate dai belati e dai muggiti delle loro figliate lasciate nei recinti.
Durante il giorno, dopo la lavorazione di formaggi, si preparava l'orto, concimato di letame, che presto dava abbondanti verdure.
Pasta e fagioli era la specialità del posto e alla sera un grosso falò richiamava il vicinato e sotto le ceneri scottanti si mettevano le patate novelle, cipolle fresche e lenze di salsiccia avvolte nella carta. Una fisarmonica intonava un valzer lento ed io, sfacciato, una sera, ho invitato la ragazzina che, piena di vergogna, è scappata, mentre io sono rimasto, ridicolizzato, tra le risate dei presenti.
In mio aiuto è intervenuta la mamma, sorella della signora Novelli. Abbiamo danzato così bene da ricevere applausi. Da piccolo, grazie alle mie sei sorelle e al possesso di un grammofono, avevo imparato a ballare discretamente. Tanto che quella sera, mi sono esibito addirittura nella tarantella garganica. Il giorno successivo ero febbricitante, non sono andato al pascolo, godendo delle attenzioni dei padroni di casa e di un’aspirina acquistata presso l'unica farmacia del circondario.
Il figlio e il cugino dei Novelli mi hanno fatto conoscere le rocche e i castelli dei paesi limitrofi. Si viaggiava a dorso di cavallo e il ritorno si concludeva in una competizione, come fossimo veri cavalieri. Il mio destriero era più scattante e resistente e con poco peso in groppa, visto il mio esile fisico.
Dalla metà di luglio iniziavano le sagre, le fiere e le feste patronali. Gli abruzzesi sono molto religiosi. Non li ho mai sentiti bestemmiare e mai lamentarsi. Il pastore sa accettare il proprio destino così come decretato dall’ album divino.
Ho avuto modo di visitare Sulmona durante la fiera dell'Assunta.
Nel paese di Pacentro, nel primo sabato di settembre, alla vigilia del rientro in Puglia, si è disputata la Corsa degli Zingari davvero spettacolare. Qualche giorno prima, avveniva la selezione tra giovani del posto. Al numero massimo di 28 giovani, erano ammessi alla competizione soltanto due forestieri.
Si trattava di percorrere un sentiero in discesa, pieno di sassi e rovi, per poi salire alla chiesa del paese per raggiungere l'Altare della Madonna di Loreto. I partecipanti mettevano tra i denti un fazzoletto e, prima dell’inizio gara, percorrevano pianissimo un sentiero sdrucciolato per abituare i piedi agli attriti. Al via, poi, i giovani cominciavano a correre e trattenevano i dolori mordicchiando il fazzoletto.
I primi ad arrivare venivano medicati nei pressi dell'Altare e sorretti sulle spalle dei festanti ricevendo applausi, soldi e un lembo di stoffa pregiata per realizzare un vestito.
In realtà, mi sono state raccontate due versioni differenti dalle cuginette dei Novelli per spiegarmi la Corsa degli Zingari.
In base alla prima, pare che, in tempi remoti, gli abitanti che non riuscivano a pagare i debiti, venivano spogliati e costretti a percorrere a piedi nudi il viottolo a zig-zag. I primi arrivati venivano vestiti con abiti pregiati come fossero stati donati dalla Madonna e quindi si riscattavano, perché elogiati dalla popolazione.
L'altra versione era legata alla transumanza. Pare che la corsa fosse una sorta di prova per vagliare le capacità fisiche. Vincere significava essere capaci di affrontare la transumanza. Nel percorrere tanti chilometri di tratturo, infatti, era facile consumare le scarpe e, siccome il pastore non può abbandonare il gregge, doveva possedere la forza di continuare a vigilare, a piedi scalzi, proseguendo nel viaggio…
…così come viaggiai io, a quindici anni….
A quindici anni, la mia prima transumanza, in fondo, la mia prima vacanza.
Nella mia mente, quel giorno, sotto al ponte, in groppa al sellino della mountain-bike, il mio passato di pastorello ferveva intatto.
Andava raccontato.
Quei piedi, poggiati adesso ai pedali, avevano calpestato terra ed erba. Per giorni interi. Non potevo dimenticarlo, perché se ero diventato uomo lo dovevo anche a tutti quei tortuosi chilometri percorsi sotto il sole e la pioggia.
Una vita oggi in estinzione, ma ieri la mia gioventù!
Antonio Monte

Indirizzo

Contrada Fonte Carbone S. N
Casacalenda
86043

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Gusto Molise e Dintorni pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a Gusto Molise e Dintorni:

Condividi