ODV, art. 2 "Finalità":
«L'Associazione persegue, senza scopo di lucro, esclusivamente finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. promuovere, in base al principio della solidarietà sociale, la cultura della donazione di organi, tessuti e cellule;
2. promuovere la conoscenza di stili di vita atti a prevenire l’insorgere di patologie che possano richiedere come terapia il trapianto di o
rgani;
3. provvedere, per quanto di competenza, alla raccolta di dichiarazioni di volontà favorevoli alla donazione di organi, tessuti e cellule post mortem.»
L’Associazione Italiana per la Donazione di Organi, tessuti e cellule (A.I.D.O.), nata nel 1973, e il Gruppo Comunale di Carpi, nato nel 1976, si impegnano da sempre per promuovere la conoscenza e l’informazione sui temi dalla donazione di organi, tessuti e cellule post-mortem e sui trapianti di organi, tessuti e cellule, una pratica medica in costante crescita che per tante patologie rappresenta l’unica cura in grado salvare la vita delle persone ammalate. Se infatti nessuno decidesse di donare gli organi dopo la propria morte, i trapianti che ogni anno in Italia salvano la vita a oltre 3.000 persone, e in tutto il mondo a svariate decine di migliaia, semplicemente non potrebbero esistere, e quelle oltre 3.000 persone in Italia e quelle altre decine di migliaia in tutto il mondo che ogni anno vengono salvate grazie ad un trapianto sarebbero destinate a morire senza possibilità di cura. Proprio questo duplice aspetto (donare, ma anche ricevere) rappresenta una realtà ancora non ben percepita. In prima battuta, infatti, ci viene spontaneo avvicinarci al tema della donazione dal lato del donatore, trovandoci quindi costretti a confrontarci con l’idea della nostra morte. Un tema difficile, indubbiamente, che infatti molti semplicemente respingono a priori e non vogliono neppure iniziare a prendere in considerazione. Ma c’è un altro aspetto di questo tema, un’altra faccia della medaglia che ben pochi riescono a prendere in considerazione. Quanti infatti hanno mai riflettuto sul fatto che ognuno di noi, o una persona a noi cara, potrebbe un giorno ammalarsi di una delle tante patologie che richiedono un trapianto per poter continuare a vivere? E in tale situazione cosa penseremmo e come reagiremmo se ci venisse laconicamente risposto che non c’è alcun organo disponibile e quindi il trapianto indispensabile per continuare a vivere non si può effettuare? Tutti noi vorremmo con tutte le nostre forze poter contare sulla disponibilità di un organo che salvi la nostra vita o quella del nostro caro, giusto? Ecco allora l’altra faccia della medaglia apparire in tutta la sua chiarezza: quando si parla di patologie che richiedono come cura il trapianto di organi, tessuti o cellule, l’unico modo affinché una persona possa ricevere tali cure è che un’altra persona abbia deciso in vita di donare il suo sangue e le sue cellule staminali emopoietiche (CSE, il cosiddetto “midollo”) ed abbia registrato la sua volontà di donare i suoi organi dopo la morte. Ecco quindi che, per poter essere certi che ci sia un organo per noi o per il nostro caro nel momento in cui ne avessimo bisogno, occorre che siamo noi in prima persona a dare l’esempio, che noi in prima persona diamo la nostra disponibilità a donare sangue, CSE e, quando non ne avremo più bisogno, i nostri organi. Occorre che noi in prima persona diamo l’esempio affinché altri possano capire e seguirci sulla stessa strada. Essere favorevoli alla donazione di organi, tessuti e cellule assume quindi il significato più ampio di operare per una società basata sui concetti di empatìa (cioè la capacità di “mettersi nei panni dell’altro”, di comprendere gli stati d'animo di un'altra persona) e solidarietà (cioè il rapporto di comunanza tra i membri di una collettività pronti a collaborare tra loro e ad assistersi a vicenda) tra le persone. Solo una società largamente basata su questi principî, infatti, può garantire che vi siano sangue, CSE e organi – e, più in generale, empatia e solidarietà – disponibili per quanti ne avessero bisogno. L’attività di A.I.D.O. e dei suoi Volontari sia riassume dunque in questo: stimolare questo tipo di riflessioni partendo dai temi della donazione e del trapianto. Per portare avanti quest’attività di informazione, basata soprattutto sulla periodica organizzazione di punti informativi nei luoghi pubblici tramite cui distribuire materiale informativo autoprodotto che stimoli queste riflessioni partendo dai temi della donazione e del trapianto, il nostro Gruppo Comunale A.I.D.O. di Carpi si finanzia esclusivamente con le offerte libere raccolte durante le nostre iniziative e con le erogazioni liberali di chiunque intenda sostenerci. Se anche tu desideri sostenerci, è sufficiente (ma molto importante!) che ti ricordi di effettuare annualmente una erogazione liberale a favore del nostro Gruppo — erogazione che, lo ricordiamo, è fiscalmente detraibile o deducibile — disponendo un bonifico bancario con causale “Erogazione liberale” sul nostro conto corrente (IBAN IT 57 X 06230 23300 000044008703) aperto presso Crédit Agricole, filiale di Carpi, portando poi la ricevuta del bonifico in sede di dichiarazione dei redditi. Da oltre 45 anni AIDO promuove la cultura della vita e una cultura di vita basata su empatia e solidarietà: aiutaci anche tu a continuare nel nostro impegno, e, se lo vuoi, non esitare ad scegliere di impegnarti con noi: ti aspettiamo a braccia aperte, sempre. Grazie!