26/08/2026
APPENNI-NOW: IL TURISMO DENDROGASTRONOMICO COME
IDEALE MODELLO DI VALORIZZAZIONE DELLA MONTAGNA EMILIANA.
Sulla copertina del nuovo numero della rivista Imprese e territorio campeggia un titolo molto interessante: "l'Appennino come luogo di opportunità". Una di queste - a mio parere - è l'adozione del modello turistico che ho ideato nel 2015, il Turismo dendrogastronomico: un sistema virtuoso e perfettamente sostenibile che propone itinerari tra grandi alberi e grandissimi piatti del territorio, unendo quindi natura arborea e cultura enogastronomica.
Un'idea che mi pareva brillante e che pertanto, alcuni anni fa, ho sottoposto a chi di dovere, senza peraltro ricevere alcuna risposta. Il progetto si intitolava - per l’appunto - Appeni- Now, cioè Appennino adesso: e proponeva un sistema di valorizzazione che funzionasse tutto l’anno, senza dover per forza attendere la stagione invernale, una gallina dalle uova d’oro ormai arrivata all’età pensionabile, visto che la neve è sempre più scarsa e produrre quella artificiale ha costi elevatissimi.
La cosa strana è che questi signori – a cui inviai il progetto - hanno la soluzione sotto il loro naso e non la vedono: ma del resto - come dice il saggio - ognuno vede ciò che sa; e chi non sa, è virtualmente cieco. Quello che vedo io, invece, è che la montagna, anche quella emiliana, è il luogo dove sopravvivono i resti di quel vero e proprio patrimonio dell’umanità che era l’agricoltura naturale: colorata da prati fioriti, ombreggiata da grandi alberi e impreziosita a quelle casseforti di biodiversità rurale che sono i patriarchi da frutto. Un paesaggio agrario che in pianura, purtroppo, è completamente scomparso, divorato dalla meccanizzazione e dalla monocultura intensiva.
Un paesaggio, quello del nostro Appennino, in cui è facilissimo disegnare itinerari dendrogastronomici, tra grandi alberi e grandissimi piatti: visto che, come detto, la montagna è piena zeppa di grandi alberi e i grandissimi piatti e prodotti non mancano di certo. Anche perché la provvidenziale presenza di vecchie piante da frutto - i cosiddetti patriarchi, soprattutto castagni, peri, meli e ciliegi - consentirebbe di produrre grandissimi piatti con i frutti dei grandi alberi: la sintesi perfetta, insomma, di questa idea di turismo che unisce le mie due anime di dendronauta e gastronauta. Insomma: la montagna emiliana rappresenta un luogo di incontaminata bellezza in cui il mio mantra - “segui i grandi alberi e arriverai in grandissimi posti”- non teme smentite. Quando nelle mie lezioni di Paesaggezza dico queste cose, in genere la gente applaude: eppure, dopo 11 anni e la pubblicazione di tre guide, non ho ancora trovato un’amministrazione una che abbia deciso di sperimentare questo sistema. E, ribadisco, la cosa è davvero strana, quasi inquietante, visto che realizzare gli itinerari dendrogastronomici è semplicissimo: basta accordarsi con i proprietari delle piante e creare mappe (e volendo anche percorsi dotati di segnaletica) che colleghino i grandi alberi e i patriarchi da frutto, i produttori di frutta, i produttori di gusto (dal ristorante alla gelateria) e gli albergatori. E’ chiaro che i produttori di gusto, oltre alla cucina tradizionale, dovrebbero valorizzare la presenza dei patriarchi da frutti preparando piati e prodotti a base di quei frutti. Un circuito virtuoso, che propone un turismo divertente, economico, istruttivo e ambientalmente sostenibile.
In definitiva: ben venga la neve, quando c’è; ma ricordatevi, cari i miei amministratori, che la gallina dalle uova d’oro, adesso, ha un nuovo nome