02/06/2026
Certi elegantissimi "intellettuali" non sanno più cosa inventarsi: se organizzi lezioni di surf gratis al mare allora sei uno che mette la "Lingua in bocca con chi svende la Sardegna." È l'ultima trovata degli indipendentisti da tastiera.
Non stiamo parlando di un movimento, di candidati, di persone che rischiano qualcosa, ma di penne all’arrabbiata senza lista, senza mandato e senza nulla da perdere, che attaccano tutti, indipendentisti e non, chiunque si esponga. È sempre più comodo accusare che fare.
La tesi dell'articolo è questa: Pietro Porcella, nostro candidato a Quartu, ha organizzato lezioni di surf gratuite per i ragazzi di Quartu e Capitana, la spiaggia dove approderà il Tyrrhenian Link, e quindi A Innantis farebbe parte di chi vuole svendere l'energia sarda alle multinazionali. Questa è la prova. Il surf.
Rispondiamo nel merito, perché il merito c'è.
Sull'energia siamo chiari: siamo per l'indipendenza energetica sul serio, non quella che dice no a tutto e lascia la Sardegna ferma, ma quella che costruisce una Sardegna viva, con industria, lavoro e domanda energetica reale. Quando i nostri poli industriali erano operativi ci si lamentava del costo e della carenza di energia; oggi l'isola si spopola, chiudono imprese e i giovani partono, ma una Sardegna che torna a produrre ne avrà di nuovo bisogno. E sempre che non si voglia restare con le centrali a carbone, un cavo di interconnessione è l'infrastruttura con cui una Sardegna produttrice vende la propria energia all'Italia e all'Europa e stabilizza la propria rete, comprando quando serve. La Norvegia lo fa con la Germania dal 2020 attraverso NordLink: non lo chiamiamo svendita, lo chiamiamo sovranità.
Il problema non è il cavo, ma chi lo controlla, chi decide i prezzi, chi incassa. Oggi queste decisioni non le prendono i sardi, e questo è il vero scandalo energetico della Sardegna. Noi vogliamo che le prenda la Sardegna, non una Sardegna ridotta a parco eolico al servizio degli interessi italiani, ma una Sardegna che produce, che lavora, che decide; chi si oppone a qualsiasi infrastruttura non vuole liberare la Sardegna, vuole tenerla ferma.
Siamo in coalizione con Milia, che sostiene il Tyrrhenian Link, e per gli analisti politici di Facebook questo basta a renderci venduti. Ma con questa logica nessun indipendentista potrà mai allearsi con nessuno su nulla, finché l'altro non condivide ogni virgola del programma, e il risultato sarebbe zero eletti, zero potere, zero risultati, perfetto per chi scrive articoli e inutile per chi vuole cambiare le cose. Una coalizione non è un atto di resa ma uno strumento, e lo usano tutti tranne chi ha scelto la tribuna come residenza permanente.
Non stupisce, allora, che si uniscano anche alle critiche di Fratelli d'Italia sull'operato di A Innantis e sulla missione in Sichuan, critiche infondate a cui abbiamo già risposto. Franciscu Sedda è consulente ufficiale della Regione Sardegna su lingua e statuto, professore ordinario di Semiotica all'Università di Cagliari, allievo intellettuale di Umberto Eco e visiting professor a Harvard e in altre università nel mondo. Basterebbe chiedere cosa è stato fatto, prima di attaccare, e si troverebbero le centinaia di pagine del Piano Linguistico presentato al governo sardo e le reti internazionali che hanno reso l'isola protagonista, dalla missione in Sichuan alla firma del Patto di Cagliari alla Commissione Isole Europee. Quella consulenza non è una critica, è un risultato, e definirla un limite tradisce chi non ha letto nulla di ciò che abbiamo costruito.
C'è un indipendentismo che sceglie la comodità della tribuna; noi scegliamo il campo, perché la Sardegna non si libera gridando dai margini, ma costruendo, negoziando, ottenendo. Quando non si riesce a costruire nulla, si attacca chi costruisce, ma l'invidia del ruolo non è un argomento politico.
A Innantis