LUMs - Libera Universidade Mediterranea sarda

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12/06/2026

Attorno al tema dell'energia (delle energie!) si gioca una delle partite più importanti per la libertà e la prosperità futura dei sardi. Così come del pianeta.

Si tratta di una questione complessa, in cui sentimenti e desideri si intrecciano a numeri, tecnologie, infrastrutture, interessi, leggi.

Per noi di A innantis! è importante parlarne insieme. E parlarne a ragion veduta. Per poter elaborare prese di posizione veramente utili al nostro popolo, nonché rispettose della nostra terra così come del nostro desiderio di futuro e autodeterminazione.

Per farlo ci confronteremo con i materiali preparatori al Piano Energetico Sardo (PEARS) che sono oggi a disposizione del dibattito pubblico e che invitiamo tutti a leggere: https://delibere.regione.sardegna.it/api/assets/3c98e441-44f1-4aa5-a62a-dc709ee109c5

Lunedì 15 giugno, ore 18.30, in via Macomer 21 a Cagliari, A Innantis apre la discussione sulla sovranità e indipendenza energetica dei sardi. Vieni a portare la tua voce.

A innantis! 🌿

11/06/2026
08/06/2026

A INNANTIS PRESENTAT SU PRANU DE POLITICAS LINGUÌSTICAS🌿

🔗Link po ddu ligi: https://www.calameo.com/read/008239340c4687ee37cca

[NB. Custu Pranu est istétiu presentau in Cummissione Cultura e mandau a su Guvernu sardu in Friàrgiu / NB. Questo Piano è stato depositato in Commissione Cultura del Consiglio e mandato al Governo sardo in Febbraio]

A innantis! presentat su Pranu de Polìticas Linguìsticas, prodotu de unu camminu longu de elabboratzioni técnica e polìtica ghiau dae Franciscu Sedda e dae sa truma de trabballu Polìticas Linguìsticas de su partidu, cun su bisu de ammanniai e afortiai su PPL aprontau dae s’Assessorau a s’Istrutzioni de sa RAS.

_A innantis! presenta il Piano di Politiche Linguistiche, prodotto di un lungo cammino di elaborazione tecnica e politica condotto da Franciscu Sedda e dal gruppo di lavoro Politiche Linguistiche del partito, con l’obiettivo di integrare e rafforzare il PPL approntato dall’Assessorato all’Istruzione della RAS._

Is polìticas linguìsticas de Sardigna non podint essi lassadas prus a interventus fatus ónnia tanti, finantziamentus ocasionalis o a sa bona boluntadi de is operadoris. Cun custu Pranu A innantis! proponit unu cambiamentu de paradigma: mudai s’amparu e sa promovidura de su sardu e de is àteras lìnguas de Sardigna a una polìtica pùbbrica stàbbili, coordinada e sistemàtica, capassa de pinnigai scola, amministratzioni, cultura, informatzioni e annoadura tecnológica.

_Le politiche linguistiche della Sardegna non possono più essere affidate a interventi sporadici, finanziamenti occasionali o alla buona volontà di singoli operatori. Con questo Piano A innantis! propone un cambio di paradigma: trasformare la tutela e la promozione del sardo e delle altre lingue di Sardegna in una politica pubblica stabile, coordinata e sistematica, capace di attraversare scuola, amministrazione, cultura, informazione e innovazione tecnologica._

Po ddu fai serbint ideas, bisioni e resursas. Oi sa Regioni Autònoma de Sardigna ponit in is polìticas linguìsticas scéti su 0,0435% de su balantzu suu. Po cussu su Pranu proponit de portai sei sei cussu tanti a su 0,1 % intru de s’acabbu de sa legisladura e a su 0,25% in perìudu mesanu, propassendi sa lógica de is finantziamentus spartzinaus e pesendi unu sistema berdaderu de investimentus permanentis in is lìnguas de Sardigna.

_Per farlo servono idee, visione e risorse. Oggi la Regione Autonoma della Sardegna destina alle politiche linguistiche appena lo 0,0435% del proprio bilancio. Per questo il Piano propone di portare progressivamente tale quota allo 0,1% entro la fine della legislatura e allo 0,25% nel medio periodo, superando la logica dei finanziamenti frammentati e costruendo un vero sistema di investimenti permanenti nelle lingue di Sardegna._

No est una spesa simbólica, ni una cuncessioni identitària. Est un’investimentu stratégicu in sa scola, in sa formatzioni, in s’annoadura, in is médias, in sa produtzioni culturali e in su svilupu de professionalidadis noas. Una polìtica linguìstica moderna gènerat cumpeténtzias, trabballu calificau, deretus e coesioni sociali, afortiendi sa capacidadi de sa Sardigna de avalorai s’originalidadi sua in su mundu de oi.

_Non si tratta di una spesa simbolica né di una concessione identitaria. Si tratta di un investimento strategico nella scuola, nella formazione, nell'innovazione, nei media, nella produzione culturale e nella creazione di nuove professionalità. Una politica linguistica moderna genera competenze, lavoro qualificato, diritti e coesione sociale, rafforzando la capacità della Sardegna di valorizzare la propria originalità nel mondo contemporaneo._

Torrai sistemàticas is polìticas linguìsticas bolit nai a torrai normali su chi oi est un’ecetzioni: una Sardigna innui su sardu e is àteras lìnguas de s’Ìsula tengant una citadinàntzia cumpria in sa vida pùbbrica, in is istitutzionis e is logus de formatzioni. Est a nai a passai dae sa gestioni de s’emergéntzia a sa costrutzioni de su benidori, torrendi a is lìnguas de Sardigna s’arrolu chi ddis spetat in su svilupu culturali, sociali e democràticu de sa Natzioni Sarda.

_Rendere sistematiche le politiche linguistiche significa rendere normale ciò che oggi è eccezione: una Sardegna in cui il sardo e le altre lingue dell'Isola abbiano piena cittadinanza nella vita pubblica, nelle istituzioni e nei luoghi della formazione. Significa passare dalla gestione dell'emergenza alla costruzione del futuro, restituendo alle lingue di Sardegna il ruolo che spetta loro nello sviluppo culturale, sociale e democratico della Nazione Sarda._

Su trabballu de A innantis! no est una lómpida ma unu passàgiu de fundóriu abertu a sa dibbata, a s’arrexonamentu, a cunsillus e parris. Scarrigaddu innoi a suta!
Il lavoro di A innantis! non è un punto di arrivo ma una tappa fondamentale aperta al dibattito, a consigli e osservazioni. Scaricalo qua sotto!

05/06/2026

Le isole come punto d’osservazione fondamentale della geopolitica. Anche quella vaticana e papale, sempre più chiamata a rivestire un ruolo di leadership globale, di opposizione all’idea di mondo di Trump e compagnia, in un momento di confusione, incertezza, guerra mondiale a pezzi.

È questo, in grande sintesi, uno dei tanti passaggi interessanti della conferenza-dibattito tenuta ieri da Piero Schiavazzi, giornalista vaticanista ed esperto di geopolitica, nonché pronipote del tenore cagliaritano Piero Schiavazzi (1875-1949).

Sul fatto che già con Papa Francesco si fosse affermato uno sguardo dalla periferia, dai sud del mondo, era evidente. Quello che poi lo stesso Papa – e Antonio Spadaro – hanno definito lo “sguardo di Magellano”, portato a vedere e ripensare il suo mondo, l’Europa, da lontano, dal mare.

Sul peso delle isole nel papato di Francesco basta ricordare un fatto che va oltre la coincidenza e la casualità. Il primo viaggio fu a Lampedusa, per parlare di migranti e morti mediterranee. Il secondo a Cagliari, per rinsaldare il legame transoceanico che dalla Sardegna e dal colle di Bonaria portò a fondare Buenos Aires. L’ultimo ad Ajaccio in Corsica, per parlare della religiosità popolare mediterranea.

Mare e isole come zone sensibili dell’umano. Quello che era chiaro a Francesco è diventato focale con Leone. Non perché Leone lo teorizzi ma perché assumendo un ruolo geopolitico globale in mezzo al caos contemporaneo le isole entrano fatalmente nel suo orizzonte. Oggi infatti le isole sono al centro degli sconvolgimenti geopolitici. Le mire USA su Groenlandia e Cuba, quelle cinesi su Hong Kong e Taiwan. Il ruolo fondamentale di atolli ai più sconosciuti, l’isola petrolifera di Kharg in Iran, o come le isole che fungono da paradisi fiscali per chi vuole coprire guadagni illeciti o sfuggire alla solidarietà territoriale. O ancora, l’urgenza climatica che porta agli accordi siglati in questi giorni fra Tuvalu e l’Australia.

Le isole sono nodi planetari sensibili, bramati da grandi potenze, sfruttate da regimi o centri di potere, assediate dalla crisi climatica, invischiate in una lotta per la sopravvivenza piena di luci ed ombre.

Per questo la questione delle isole non è residuale. Difendere la capacità di autodeterminazione dei popoli insulari e la dignità delle isole significa, ad esempio, difendere un’idea di ordine internazionale basato sulla diplomazia e la cooperazione. Un mondo dove non domina la logica della forza e del più forte.

Anche noi sardi siamo al centro di questo mondo. I malumori per la nostra incapacità di governare pienamente quanto accade nella nostra terra. La frustrazione per l’impressione che altri vogliano fare profitto dalla Sardegna mentre molti di noi devono lasciarla. La convinzione di avere grandi risorse e potenzialità a cui si accompagna il fastidio per un cambiamento positivo che stenta a decollare. Tutti questi umori sono reali e vanno presi sul serio. Anche perché altrimenti rischiano di fare danni alla Sardegna e alle stesse istanze che dicono di voler difendere: aumentano lo scontro, la divisione, la sfiducia fra sardi e nei sardi. Spesso, addirittura, senza neanche volerlo, aprono la via a scenari peggiori di quelli che legittimamente contestano.

Sere una prospettiva indipendentista matura e senza paura. Una prospettiva che abbia l’umiltà di non chiudersi nella bellissima torre d’avorio della purezza, ammobiliandola con il rancore, la frustrazione, l’accusa generica. Serve come il pane. Un pane da produrre bene e in abbondanza. Un pane da spezzare e condividere.

Servono sardi (tanti sardi) dal cuore saldo, immuni dagli umori ondivaghi, abituati alla fatica e alla perseveranza, disposti all’ascolto, al dialogo, alla sintesi alta, superiore ai desideri e agli umori individuali. Perché la sfida è grande. Planetaria, in quanto isolani. Nostra, in quanto natzione da troppo tempo dimentica di se stessa, impaurita dal suo stesso ruolo nella storia.

A innantis! 🌿
Franciscu Sedda

Ps. A invitare Piero Schiavazzi a Cagliari è stata l’associazione Mediterranea, fondata negli anni novanta da Gianni Marilotti e guidata oggi dal collega Nicola Melis.

02/06/2026

Certi elegantissimi "intellettuali" non sanno più cosa inventarsi: se organizzi lezioni di surf gratis al mare allora sei uno che mette la "Lingua in bocca con chi svende la Sardegna." È l'ultima trovata degli indipendentisti da tastiera.

Non stiamo parlando di un movimento, di candidati, di persone che rischiano qualcosa, ma di penne all’arrabbiata senza lista, senza mandato e senza nulla da perdere, che attaccano tutti, indipendentisti e non, chiunque si esponga. È sempre più comodo accusare che fare.

La tesi dell'articolo è questa: Pietro Porcella, nostro candidato a Quartu, ha organizzato lezioni di surf gratuite per i ragazzi di Quartu e Capitana, la spiaggia dove approderà il Tyrrhenian Link, e quindi A Innantis farebbe parte di chi vuole svendere l'energia sarda alle multinazionali. Questa è la prova. Il surf.

Rispondiamo nel merito, perché il merito c'è.

Sull'energia siamo chiari: siamo per l'indipendenza energetica sul serio, non quella che dice no a tutto e lascia la Sardegna ferma, ma quella che costruisce una Sardegna viva, con industria, lavoro e domanda energetica reale. Quando i nostri poli industriali erano operativi ci si lamentava del costo e della carenza di energia; oggi l'isola si spopola, chiudono imprese e i giovani partono, ma una Sardegna che torna a produrre ne avrà di nuovo bisogno. E sempre che non si voglia restare con le centrali a carbone, un cavo di interconnessione è l'infrastruttura con cui una Sardegna produttrice vende la propria energia all'Italia e all'Europa e stabilizza la propria rete, comprando quando serve. La Norvegia lo fa con la Germania dal 2020 attraverso NordLink: non lo chiamiamo svendita, lo chiamiamo sovranità.

Il problema non è il cavo, ma chi lo controlla, chi decide i prezzi, chi incassa. Oggi queste decisioni non le prendono i sardi, e questo è il vero scandalo energetico della Sardegna. Noi vogliamo che le prenda la Sardegna, non una Sardegna ridotta a parco eolico al servizio degli interessi italiani, ma una Sardegna che produce, che lavora, che decide; chi si oppone a qualsiasi infrastruttura non vuole liberare la Sardegna, vuole tenerla ferma.

Siamo in coalizione con Milia, che sostiene il Tyrrhenian Link, e per gli analisti politici di Facebook questo basta a renderci venduti. Ma con questa logica nessun indipendentista potrà mai allearsi con nessuno su nulla, finché l'altro non condivide ogni virgola del programma, e il risultato sarebbe zero eletti, zero potere, zero risultati, perfetto per chi scrive articoli e inutile per chi vuole cambiare le cose. Una coalizione non è un atto di resa ma uno strumento, e lo usano tutti tranne chi ha scelto la tribuna come residenza permanente.

Non stupisce, allora, che si uniscano anche alle critiche di Fratelli d'Italia sull'operato di A Innantis e sulla missione in Sichuan, critiche infondate a cui abbiamo già risposto. Franciscu Sedda è consulente ufficiale della Regione Sardegna su lingua e statuto, professore ordinario di Semiotica all'Università di Cagliari, allievo intellettuale di Umberto Eco e visiting professor a Harvard e in altre università nel mondo. Basterebbe chiedere cosa è stato fatto, prima di attaccare, e si troverebbero le centinaia di pagine del Piano Linguistico presentato al governo sardo e le reti internazionali che hanno reso l'isola protagonista, dalla missione in Sichuan alla firma del Patto di Cagliari alla Commissione Isole Europee. Quella consulenza non è una critica, è un risultato, e definirla un limite tradisce chi non ha letto nulla di ciò che abbiamo costruito.

C'è un indipendentismo che sceglie la comodità della tribuna; noi scegliamo il campo, perché la Sardegna non si libera gridando dai margini, ma costruendo, negoziando, ottenendo. Quando non si riesce a costruire nulla, si attacca chi costruisce, ma l'invidia del ruolo non è un argomento politico.

A Innantis

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