13/06/2026
Diario 13 giugno Una sapienza evangelica dal basso . “Il dio delle donne” di Luisa Muraro per entrare nel cuore del nostro tempo.
1.Apprendo ora della morte di Luisa Muraro,che è nata 14 giugno 1940 e oggi si è spenta. Lessi anni fa con molto interesse Il suo libro, Il dio delle donne. Luisa è stata una filosofa veronese importante e determinante del gruppo Diotima di Verona .Quel libro lo lessi come un approccio alla sapienza evangelica secondo il linguaggio materno .Nel libro la Muraro diceva delle donne e che esse sapevano prendersi con Dio una libertà che gli uomini neanche si sognavano . Era , a detta da molti ,un testo fondamentale del femminismo filosofico e teologico ed ebbe per anni la forza di scandalizzare i custodi dei sacri poteri maschili per l’importanza che dava alla differenza femminile e per lo spirito di libertà che lo animava. Dal Medioevo al Novecento, da Margherita Porete a Simone Weil, da Angela da Foligno a Etty Hillesum, da Giuliana di Norwich a Cristina Campo, il Dio delle donne fu da loro avvicinato attraverso l’esperienza diretta dell’incontro e l’accesso libero alla Scrittura Sacra. Mi resi conto che le mistiche sapevano efficacemente vibrare un rivoluzionario vento divino, inventare una teologia in lingua materna, rinunciare alle sicurezze delle dottrina perché Dio potesse capitare a questo mondo.
2.Luisa Muraro fece conoscere così gli scritti delle “beghine” due- e trecentesche. Queste venivano da lei identificate come le “amiche di Dio”, e le chiave di accesso per comprendere l’esperienza diretta di queste mistiche con il volto di un Dio e ,per noi, costituiscono una piattaforma, o meglio uno spazio d’incontro, per interrogarci sul gesto femminile di rivolgersi a Dio.In particolare Luisa ne «Le amiche di Dio» mise in evidenza la figura di Margherita Porete, religiosa, teologa e scrittrice vissuta sotto Filippo Il Bello e poi condannata al rogo per eresia .Venni a conoscere . il capolavoro di Margherita Lo specchio delle anime semplici ,che circolò in Europa, seppure anonimamente, per sette lunghi secoli Attraverso questa mistica venni a sapere della lettura libera delle Sacre Scritture procede per un itinerario che le supera andando nella direzione di una mancanza che segna il rapporto con il divino. L’amicizia con Dio non fa infatti di queste donne delle serve né delle rappresentanti ma, appunto, delle amiche, sostanziandosi in una sporgenza del desiderio che oltrepassa la realtà visibile e già data, fino a concepire l’infinito.
3. Raccolgo dalla lettura di questi testi tre considerazioni che ritengo fondamentali: la libertà di interrogazione nei confronti di Dio , la scrittura del materno e il corpo fragile e gioioso femminile. Luisa Muraro ci ha insegnato come ricominciare a fare un’esperienza più diretta del divino nel segno di una profonda libertà d’interrogazione: come se, questa è una delle idee portanti dell’autrice, nel rapporto con Dio le donne godessero di una suprema confidenza vietata loro in qualsiasi altro ambito di vita da sistemi sociali patriarcali. La seconda considerazione attiene alla scrittura del materno da parte della Muraro. Certo la sua scrittura ripropone per molti tratti l’esperienza mistica, proprie delle beghine del trecento. Ma soprattutto essa ci offre una nuova “teologia in lingua materna”, dove più volte si sottolinea come l’abbraccio di Dio verso le sue creature si carica di valenze femminili, e come l’accesso a questa esperienza è proprio delle donne e della loro corporeità.Con lei ,anni fa, ho ritrovato il volto di un Dio non crudele, ma appassionato: il Dio che soffre, il Dio che si addolora.Con lei imparai ad allontanarmi dal volto gelido, asettico, impassibile del Dio dei filosofi o di certa teologia.Raccolsi pure il suo avvertimento, un avvertimento agli umani: sono infatti loro che, non dando ascolto al soffio femminile di Dio che li abita, portano il diluvio sulla terra, la abbandonano in mano alla morte, anziché continuare la creazione, fanno opera devastante di decreazione. Infine con lei appresi di nuovo del corpo fragile e gioioso femminile. Invitò i suoi lettori a rendersi più consapevoli dell’esperienza del corpo femminile e altresì della fragilità iniziale che è propria del divino. Fragilità iniziale significa anche, nelle parole della filosofa veronese, ammettere di non sapere bene “che cosa chiamo Dio”. Il rapporto disegnato in questo libro è infatti quello di un amore senza oggetto: pura gratuità del disporsi nei confronti di Dio, indipendentemente dalla sua risposta o dalle conseguenze dell’atto di apertura verso il divino. Il Dio di cui le donne fanno esperienza è un Dio non da “usare” ma di cui “godere”. Per molti versi è un Dio che sta per l’amore, la gioia o la libertà. Nel procedimento narrativo e dialogico messo in atto dall’autrice, Dio costituisce quindi un’interruzione, una soglia del discorso che segna la rottura tra la misura umana e la dismisura divina. Invitò i suoi lettori a rendersi conto del contagio, del processo, sempre più invadente e devastante, di mercificazione. Ci rese edotti che Tutto stava diventando mercato, si entrava sempre più nella stagione del mercato, il grande mercato.Nella stagione di imbonitori che urlano per indurti a comprare. In tutti i campi.
Ci avvisò a lungo : si sta comprando tutto. Anche i sentimenti, le persone, il pensiero, il futuro, l'anima della gente.
Quel suo Dio che ama secondo le viscere materne ci avvisa che si stanno riducendo gli spazi della gratuità. I libri di Luisa Muraro mi insegnarono il "disordine" della gratuità, che raccontava una sproporzione, annunciava una dismisura.
Non voglio dimenticarli