31/08/2026
Hai presente quando arriva, fatale e inesorabile, la fine di agosto e tu, col cuore pesante, pronunci l'inevitabile sentenza "ne lle simo appiccate"? Hai presente l'ultima serata allietata dal freschetto cappadociano, quando cominci a pensare "chissà domani a quest'ora a Roma..."? Hai presente il magone che ti prende quando con la macchina cominci a percorrere a ritroso la strada tra Cappadocia e Petrella, e poi tra Petrella e Tagliacozzo... e già ripensi nostalgico alle capatine al mercato del giovedì, alle serate a mangiare i crostoni del Brigante, alle passeggiate fino al bar "Il Grifone" per prendere un gelato? Hai presente quel lieve senso di esilio che ti coglie di sorpresa quando oltrepassi il cartello "Abruzzo" con un'impietosa linea rossa a confermarti che si, te ne stai proprio andando da quella magica regione?
Quante volte hai provato a spiegare queste sensazioni senza trovare la parola adatta, pensando che il mondo, chi non conosce Cappadocia, non potesse capirti?
Buone notizie: la parola per spiegarle c'è! Viene dal gaelico scozzese ed è "CIANALAS"!
Cianalas (pronuncia: "keeanalas") è una parola che indica una malinconia profonda causata dalla separazione dai propri luoghi di origine o da paesaggi amati da cui ci si deve allontanare, una nostalgia che va oltre la semplice "mancanza di casa". È il richiamo verso un luogo, una comunità, uno stile di vita che forse non hai mai vissuto davvero, eppure senti tuo. Quella stretta lieve nel petto quando senti un'espressione dialettale nota, quando un paesaggio ti sembra parte della tua storia più remota. Non c'è tristezza nel cianalas, soltanto la consapevolezza di ciò che è veramente importante nella vita. Racchiude l'idea che un luogo continui ad appartenenti anche quando te ne stai andando.
Per te che, come noi, in questi giorni sei vittima del cianalas... coraggio fratello (o sorella)!