Erosione Spiagge

Erosione Spiagge OSSERVATORIO SULL'EROSIONE DELLE SPIAGGE DELLA PROVINCIA DI MESSINA
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11 MILIONI DI € PER "FARE LA GUERRA AL MARE". COSI' SI FINANZIA LA "ECONOMIA DEI DISASTRI, NON LA SICUREZZA"Premessa nec...
09/05/2026

11 MILIONI DI € PER "FARE LA GUERRA AL MARE". COSI' SI FINANZIA LA "ECONOMIA DEI DISASTRI, NON LA SICUREZZA"

Premessa necessaria: nessuno intende negare l’esigenza di dare risposte alla paura e al disagio dei cittadini coinvolti; allo stesso tempo, però, va spiegato che la risposta è inadeguata e non è sostenibile nel tempo. In pratica, dopo questo intervento, e questo ingente investimento, il rischio rimarrà e le case resteranno insicure.
Vediamo perché.
Il comunicato della Struttura Commissariale che annuncia un intervento da 10,8 milioni per opere di supposta difesa in località Casabianca, alle porte di Messina, rappresenta un insulto alla logica e un danno alle casse pubbliche. Il Comunicato della Struttura Commissariale ammette infatti che le cause dell’erosione sono l'urbanizzazione selvaggia e l’imbrigliamento dei torrenti (andava pure aggiunta la presenta di barriere a ponente di località Casabianca che interferiscono sul trasporto solido). Eppure, invece di intervenire sulle cause, si sceglie di reiterare l’errore: 1,7 km di barriere rigide e pennelli per proteggere un insediamento che si estende per poche centinaia di metri.
Siamo davanti a un modello obsoleto e fallimentare. Con quasi 11 milioni di euro si potrebbe procedere all'arretramento delle case a rischio, garantendo sicurezza definitiva e ricostituendo le condizioni naturali per la formazione della spiaggia. Invece, si sceglie di costruire barriere destinate a essere distrutte in pochi anni, come tristemente dimostrato dall’esperienza lungo quasi tutti i litorali della nostra provincia.
Questo intervento si inquadra nella logica dell'economia dei disastri: soluzioni rigide che replicano il danno sottoflutto e richiedono manutenzioni infinite; è espressione di un sistema fuori controllo che sottrae risorse vitali ad altri servizi pubblici.
In sede di valutazione di impatto ambientale perché non sono state considerate quelle opzioni alternative peraltro coerenti con le linee guida del Ministero dell’Ambiente e dall’ISPRA? Non è questa la funzione della VIA?
Il Presidente della Regione, quale Commissario straordinario, e l’Assessorato all’Ambiente e al Territorio dovrebbero risponderne. Siamo davanti all’ennesimo episodio di spreco insostenibile di denaro pubblico per un intervento che non risolverà il problema e che innescherà il circolo vizioso difese-appalti-nuove difese, che dovrebbe costituire materia di interesse per la Corte dei Conti.

SANT’ALESSIO SICULO: QUANTO CI COSTA PERDERE LA SPIAGGIA?Non è solo una questione di paesaggio, è un disastro finanziari...
07/05/2026

SANT’ALESSIO SICULO: QUANTO CI COSTA PERDERE LA SPIAGGIA?
Non è solo una questione di paesaggio, è un disastro finanziario. Negli ultimi 30 anni a Sant'Alessio Siculo abbiamo speso 34 milioni di euro + le ultime tranches dopo il ciclone Harry per "difendere" il lungomare con opere rigide. Ma il vero conto è molto più salato: quello della spiaggia che non c’è più.
Secondo uno studio del Prof. Enrico Foti (Rettore dell'Università di Catania), il valore economico della nostra spiaggia è di 1.200 €/mq.
Tra il 1967 e il 1997, l’erosione ha divorato circa 95.000 mq di litorale: un danno da 114 milioni di euro.
Dal 1997 ad oggi, la spiaggia è letteralmente scomparsa. Raddoppiando la stima, arriviamo alla cifra shock di 228 milioni di euro di patrimonio perduto.
Sommando i costi delle "difese" alla perdita di suolo, superiamo i 270 milioni di euro. È il prezzo di una strategia che ha protetto il cemento, ma ha lasciato morire la nostra risorsa più preziosa.

29/04/2026
DIFESA AL QUADRATODopo il ciclone Harry, la ricostruzione della costa jonica in provincia di Messina assume contorni kaf...
27/04/2026

DIFESA AL QUADRATO

Dopo il ciclone Harry, la ricostruzione della costa jonica in provincia di Messina assume contorni kafkiani. A Sant’Alessio Siculo, il Genio Civile ha disposto lavori in somma urgenza per una nuova mantellata in massi lavici. Il dettaglio amaro? L'opera serve a 'difendere' la barriera radente in massi cementati (*) completata appena nel 2024, la quale avrebbe dovuto, a sua volta, 'proteggere' il muro del lungomare. In pratica, una difesa della difesa: una protezione al quadrato che interroga sull'efficacia della pianificazione originaria.

(*) “con una base larga 6,70 metri in fondazione e 3 metri in testa, ad una quota di 3,50 metri, costituita da 7.640 metri cubi di massi cementati tra loro con 2.793 metri cubi di calcestruzzo, con il lato inclinato lato spiaggia a faccia vista”

Queste sono foto scattate dal satellite Sentinel-2 e risalgono all’11 aprile, cioè a subito dopo al periodo di intense p...
16/04/2026

Queste sono foto scattate dal satellite Sentinel-2 e risalgono all’11 aprile, cioè a subito dopo al periodo di intense piogge che hanno caratterizzato l’avvio di questa primavera 2026. Le immagini visualizzano la foce di alcuni fra i più importanti corsi d'acqua a carattere torrentizio dei Nebrodi, e dimostrano - dopo anni di magra - una ripresa dell'apporto di importanti quantità di inerti trascinati a valle, alla foce.
Sarebbe una buona notizia per le spiagge dei Nebrodi che potrebbero godere di importanti quantità di materiale utili al loro ripascimento naturale, ma questo fatto, da solo, non basta se il trasporto litoraneo è ancora inibito dalla presenza di barriere rigide che ne alterano la dinamica. Serve quindi un approccio diverso alla gestione delle spiagge basato sulla ricostituzione dei processi naturali (presa in carico degli inerti che giungono alle foce dei torrenti, eliminazione degli ostacoli al trasporto litoraneo, adattamento delle infrastrutture e arretramento strategico).

E’ sempre il caso di ricordare che l'erosione delle spiagge è stata innescata da interventi antropici che hanno sconvolto equilibri millenari: per molti anni tutti i corsi d’acqua della nostra provincia sono stati oggetto di prelievi di inerti fuori controllo, per rispondere alla crescente domanda proveniente dall’edilizia abitativa e dalla realizzazione di importanti infrastrutture (l’autostrada ME-PA, il raddoppio della linea ferrata); come se questo non bastasse, si è passati poi, alla fine degli anni ’80, all’indiscriminata cementificazione degli alvei torrentizi allo scopo di attivare appalti miliardari (all’epoca).

Nello "studio delle coste" (1991) venne eseguita una stima degli apporti solidi sabbiosi-ghiaiosi prodotti dalle fiumare ed utili al ripascimento naturale dei litorali. Gli apporti solidi fluviali lungo il tratto occidentale della costa tirrenica vennero stimati in 20.000-40.000 mc/anno con punte di 70.000 mc/anno per corso d'acqua (*), in dipendenza della maggiore estensione dei bacini idrografici, del diverso peso dei parametri climatologici e del prevalere delle facies filiscioidi.
Per quanto riguarda la fascia ionica, l'apporto di inerti fluviali fu notevolmente minore 10.000-15.000 mc/anno, ad eccezione dell'Alcantera, per la scarsa distanza tra litorale e linea spartiacque.

(Si ringranzia per le foto satellitari Alessadro Fardella, dott. in Scienze Geofisiche)

(*) Fonte: Relazione del Servizio Geologico U.O. "Idrogeologia e difesa del suolo" Provincia Regionale di Messina (1994). Vedi sito erosionespiagge.it Documenti

RESILIENZA CONTRO RIGIDITA': LA LEZIONE CHE LA NATURA CI INSEGNAQuesta immagine offre una straordinaria lezione di resil...
13/04/2026

RESILIENZA CONTRO RIGIDITA': LA LEZIONE CHE LA NATURA CI INSEGNA
Questa immagine offre una straordinaria lezione di resilienza costiera. È la prova visiva di una verità che spesso ignoriamo: la natura ha una capacità innata di curare le proprie ferite, a patto che non la forziamo a combattere contro barriere riflettenti.
La situazione di Sant’Agata di Militello è emblematica. La costruzione del porto, opera voluta per una certa visione dell'economia ma devastante per la dinamica costiera, agisce come un immenso sbarramento. Ha intrappolato il trasporto litoraneo (il flusso naturale di sedimenti, in senso Ovest-Est) sopraflutto (a Ovest del molo), lasciando la costa sottoflutto (a Est) orfana dei suoi apporti sabbiosi. La reazione umana? Costruire un muro di cemento e barriere di difesa radenti.
Guardate la prima foto: dove il muro è intatto e rigido, non c’è spiaggia. L’onda si scontra con la barriera e viene riflessa violentemente. Questa azione riflettente genera un’energia residua che scava il sottofondo e trascina via la sabbia rimasta verso il largo. La barriera che dovrebbe proteggere, di fatto, accelera la sparizione della spiaggia.
Ma osservate il tratto adiacente, dove la barriera non c’è o è stata distrutta. Qui accade la magia della resilienza. Senza una superficie rigida su cui riflettere, l'onda si "frange" dolcemente. La sua energia si dissipa nel movimento del materiale sul sottofondo, permettendo ai pochi sedimenti che sfuggono al blocco del porto di depositarsi. Una piccola spiaggia si riforma spontaneamente, trovando il suo equilibrio naturale in quel vuoto.
La natura ci mostra la via: la difesa migliore contro l’erosione non è un muro che si oppone, ma un arenile morbido che si adatta. La resilienza della costa non vive di barriere riflettenti, ma di spazio e sedimenti. Se vogliamo salvare i nostri abitati, dobbiamo smettere di "irrigidire" la costa e iniziare a gestire l'intera unità fisiografica di riferimento, permettendo al mare di fare il suo lavoro: depositare, non solo scavare.
Le ultime notizie di stampa (finanziamenti milionari per nuovi muri e nuove barriere) ci dicono che si vuole andare in senso opposto: fare la guerra al mare costruendo fortezze che saranno distrutte subito dopo la scomparsa della spiaggia e dell’economia ad essa legata.

TORRENTE ZAPPULLA: QUANDO LA NATURA OFFRE SOLUZIONI E L'UOMO OPPONE BARRIERELe intense piogge delle ultime settimane, un...
11/04/2026

TORRENTE ZAPPULLA: QUANDO LA NATURA OFFRE SOLUZIONI E L'UOMO OPPONE BARRIERE
Le intense piogge delle ultime settimane, unite al recente decespugliamento di un tratto dell’alveo del torrente Zappulla (un tempo principale alimentatore delle spiagge di Capo d'Orlando), nonostante le numerose briglie poste trasversalmente ai corsi d'acqua che lo riforniscono, hanno finalmente permesso ai sedimenti di giungere alla foce della fiumara.
Le immagini documentano un cospicuo accumulo di materiali che il moto ondoso trasporterà secondo la naturale direzione ovest-est (trasporto litoraneo). Questa dinamica potrebbe riattivare un fondamentale processo di ripascimento naturale della spiaggia.
Il condizionale è d'obbligo, tuttavia, poiché immediatamente a sottoflutto della foce (verso est), il deposito della sabbia in movimento viene ostacolato dalla barriera riflettente costituita dal muro di sostegno della strada che conduce al depuratore. Parliamo di un'opera ciclicamente distrutta dalle mareggiate e puntualmente ricostruita con ingenti risorse pubbliche.
È opportuno sottolineare che il depuratore e l’elipista (costruita e abbandonata) sono già raggiungibili tramite la Via del Mare, che corre parallela a circa 150 metri a monte, in zona sicura e non soggetta all'erosione.
Pertanto, la rimozione dell’attuale strada costiera — opera costosa e in perenne sfida contro le leggi della natura — non solo permetterebbe la riformazione naturale dell’arenile a protezione dell’abitato di Via Trazzera Marina, ma rappresenterebbe anche una scelta di buon senso per le casse degli enti pubblici. Se mai la parsimonia e la sostenibilità dovessero tornare di interesse generale...

09/04/2026

Crescono le opere rigide di difesa delle coste italiane, ma ostacolano il ripascimento naturale. Clima estremo e coste sempre più fragili richiedono una pianificazione differente. Ispra pubblica il geodatabase, mettendo a disposizione la mappatura delle strutture di difesa costiera esistenti. A cur...

Indirizzo

Capo D'Orlando
98071

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