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26/05/2026
Ad Arte’ “Igor Santini” su “Rino Gaetano” due sere fa
26/05/2026

Ad Arte’ “Igor Santini” su “Rino Gaetano” due sere fa

20/05/2026

🟠IL FIGLIO UNICO
Retrospettiva su Rino Gaetano
📅 DOM 24 MAGGIO
📍 Teatro Artè - Capannori (LU)
🕗Ore 21.00
‼️ INGRESSO LIBERO e GRATUITO

uno spettacolo di Igor Santini
con arrangiamenti di Andrea Checcucci e Igor Santini.

Con
Igor Santini - voce e chitarra
Andrea Checcucci - chitarra e pianoforte
Matteo Diddi - batteria e percussioni
Marco Bachi - basso e contrabbasso
Cecilia Pascale - cori e percussioni

Un’occasione per rivivere insieme i successi e le perle rare di uno dei più popolari cantautori: Rino Gaetano. Il legame con la terra, il racconto fotografico e quotidiano dell’Italia a cavallo tra anni Settanta e Ottanta, in un viaggio unico ed emozionante, attraverso canzoni intramontabili e una narrazione che accompagna passo per passo l'ascolto.

Al Teatro Arte’ di Capannori, musica storia e canzoni di Rino Gaetano, uno spettacolo di IGOR SANTINI
15/05/2026

Al Teatro Arte’ di Capannori, musica storia e canzoni di Rino Gaetano, uno spettacolo di IGOR SANTINI

Domenica 24 Maggio ad Arte’ - Capannorivi aspettiamo alle ore 21IGOR SANTINIci porta insieme nel mondo di RINO GAETANO
10/05/2026

Domenica 24 Maggio ad Arte’ - Capannori
vi aspettiamo alle ore 21
IGOR SANTINI
ci porta insieme nel mondo di RINO GAETANO

Questo fine settimana a Capannori avremo eventi estremamente importanti:Venerdi’ 24 il conferimento della Medaglia d’Oro...
21/04/2026

Questo fine settimana a Capannori avremo eventi estremamente importanti:
Venerdi’ 24 il conferimento della Medaglia d’Oro al Merito Civile alla citta’ di Capannori
Sabato 25 Aprile la cerimonia istituzionale per la Liberazione, la festa in piazza e al termine,
la sera,
ci troveremo tutti ancora ad Arte’

Leggere Fenoglio, interrogando il presente, accanto a un viso, un sorriso, con in testa e nel cuore un’emozione che parl...
16/04/2026

Leggere Fenoglio, interrogando il presente, accanto a un viso, un sorriso, con in testa e nel cuore un’emozione che parla con altre persone …
Una sera insieme, liberi e insieme, per esserlo ora e ancora domani.

20/01/2026
20/01/2026

“E se fossero felici così?”. I miei occhi si posano su questo commento sotto uno dei nostri post.

Non riesco a dormire. È così da quando ero piccolo: il primo sonno in un letto nuovo è sempre perturbato dalla veglia. È un patimento sconveniente per qualcuno che, come me, trascorre gran parte del tempo viaggiando da un Paese all’altro. Qui a Maban, mi risulta particolarmente difficile chiudere occhio. Colpa dell’aria bollente di fuori, incompatibile con gli spifferi gelidi del condizionatore. E così, faccio scorrere i commenti per cercare di riguadagnare il sonno.

Questa domanda, però, mi toglie l’ultimo briciolo di speranza di riaddormentarmi e mi fa pensare.
Perché offrire l’opportunità di un’istruzione di eccellenza, un posto sicuro e una prospettiva di futuro a chi ne è irrimediabilmente sprovvisto? Da due settimane attraversiamo il Sud Sudan, il Paese più giovane e instabile al mondo, alla ricerca di chi non ha alternative.

Ora siamo a Maban, un luogo isolato per metà dell’anno. A volte nemmeno gli aerei possono atterrare per portare beni di prima necessità, come medicinali e alimenti base. In periodi di penuria, si può morire facilmente di malaria e colera, entrambi endemici.

Eppure, per 220 mila profughi distribuiti in quattro campi nel mezzo del nulla, questo è un rifugio. Questi ospiti senza una data di rientro convivono con la comunità locale, che li accoglie dal lontano 2011. La tensione è naturale: “Perché loro vengono aiutati e noi no?”. Una domanda legittima. I Mabanesi sono vulnerabili quanto i profughi e accomunati a loro dagli stessi disagi.
Di scuole ce ne sono pochissime, spesso chiuse per mancanza di fondi. Solo i religiosi garantiscono la primaria. Il resto è un’incognita. Per questo i bambini affollano i mercati come lavoratori: fabbri, macellai, sarti.

Presidiano bancarelle o chiedono l’elemosina. L’infanzia delle bambine si interrompe presto: a 12 anni molte sono già promesse in sposa, e a 14 consumano il matrimonio. I maschi, invece, vengono spesso abbandonati alla strada; la famiglia non può badare a loro e si ritrovano persi.

“E se fossero felici così?”

Mi costa descrivere questa vita in modo così crudo e pubblico. Mi chiedo se sia la cosa giusta. Ma poi capisco che è l’unica risposta possibile a una domanda che è, nel migliore dei casi, ingenua e, nel peggiore, vile. È un quesito che depotenzia, infantilizza e sminuisce l’individualità di queste persone, come se fossero incapaci di decidere cosa sia meglio per loro.
I Mabanesi e i loro fratelli sudanesi non vogliono nascondere la propria sofferenza.

Al contrario, vogliono enunciarla. Ad ogni tavolo al quale ci siamo seduti, ad ogni stretta di mano, ci hanno resi partecipi del loro dolore, a testa alta e senza vergogna. È questo il desiderio di ogni persona che abbiamo incontrato: essere visti e capiti per preservare la propria dignità.

Cara commentatrice: se fossero felici così, te lo direbbero.

Buonanotte,

- Giovanni Volpe

Indirizzo

Via Dell'Aeroporto, Tassignano
Capannori
55012

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