26/05/2026
Il 26 maggio del 1969 ci lasciava Lucio Piccolo, probabilmente il più grande poeta siciliano (in lingua italiana) del '900 e non solo.
La sua poesia, "magica" e raffinatissima, ci comunica attraverso le cose suggestioni profonde e persino soprannaturali, ci fa scivolare in una dimensione "junghiana" dove tutti ci ritroviamo, in un percorso che dalla vita ci porta all'altrove.
Una sintassi complessa, una retorica elevatissima e un lessico lussureggiante, ci proiettano in un orizzonte infinito.
Fidatevi, lo sforzo che richiede la lettura di Lucio Piccolo viene ampiamente ripagato dalla musica profonda della sua poesia che per sempre vi risuonerà dentro.
Di seguito una delle sue poesie:
PLUMELIA
L’arbusto che fu salvo dalla guazza
dell’invernata scialba
sul davanzale innanzi al monte
crespo di pini e rupi – più tardi, tempo
d’estate, entra l’aria pastorale
e le rapisce il fresco la creta
grave di fonte – nelle notti
di polvere e calura
ventosa, quando non ha più voce
il canale riverso, smania
la fiamma del fanale
nel carcere di vetro e l’apertura
sconnessa – la plumelia bianca
e avorio, il fiore
serbato a gusci d’uovo su lo stecco,
lascia che lo prenda
furia sitibonda
di raffica cui manca
dono di pioggia,
pure il rovo ebbe le sue piegature
di dolcezza, anche il pruno il suo candore.
Da Plumelia, All’insegna del pesce d’oro, 1979