15/05/2026
PIANI URBANISTICI E AREE INDUSTRIALI.OPPORTUNITA’ DI SVILUPPO O DISTRUZIONE DEL TERRITORIO?
I cittadini non danno troppa importanza alle questioni urbanistiche, perché le ritengono materie riservate alle scelte di chi amministra la Cosa Pubblica e alle competenze dei tecnici; eppure sono questioni che condizionano la vita quotidiana delle persone. La mancanza di partecipazione, il disinteresse e l’ignoranza dei cittadini creano le condizioni ideali per le quali chi decide ha campo libero, e spesso prende decisioni sbagliate che hanno conseguenze negative sul territorio, sul futuro della città e sul portafoglio dei cittadini.
Qualche settimana fa avevamo scritto della Variante urbanistica sulle Aree Produttive adottata dal Consiglio Comunale del 6 febbraio scorso, con la quale l’Amministrazione Comunale ha previsto, contro ogni norma di legge, la possibilità di edificare fino all’80% delle aree non ancora edificate, nell’area industriale creata negli anni 60 tra via Pozzillo e via Cerignola, un’area caratterizzata da numerosi vincoli archeologici. Non essendo riusciti in tanti anni a far decollare le tante aree industriali presenti sul territorio, si ritorna all’antico, dove per legge è vietato.
Il Piano Urbanistico formato e approvato dall’Amministrazione Ventola nel 2012 e definitivamente approvato nel 2014 dall’Amministrazione La Salvia, aveva ereditato dal precedente Piano Regolatore 6 aree industriali per un’estensione complessiva di 290 ettari. Una estensione spropositata per le potenzialità della città. Detto per inciso quel Piano Regolatore fu approvato nel 1999 da un Commissario ad acta mandato dalla Regione, essendo stato il Comune di Canosa inadempiente dal 1982.
Le 6 aree furono ridotte a 4 dopo la soppressione delle due aree industriali di Contrada Tufarelle estese 70 ettari. Restavano l’area D1 di Loconia estesa 33 ettari, l’area D2 sulla S.S. 93 estesa 22 ettari, l’area D5 che comprendeva la Contrada San Giorgio e Colavecchia di proprietà comunale, estesa 155 ettari, e l’area artigianale di Costantinopoli di 12 ettari. Complessivamente 220 ettari che restavano sovradimensionate rispetto alle effettive esigenze della città.
Nei primi anni del Duemila furono propagandate molte iniziative imprenditoriali che si sarebbero insediate sull’area industriale D5, il San Giorgio Village, il più grande Parco a tema d’Italia, un Centro Medico ad alta specializzazione, le aree commerciali, la previsione di 2200 occupati …….., e a Colavecchia si sarebbero insediate attività manifatturiere, artigianali e di movimentazione di merci. Sappiamo come è andata a finire, nessuna attività produttiva e zero occupazione.
Già nella Relazione Generale del Piano Urbanistico dell’Amministrazione Ventola del 2012 si prendeva atto che” Ad una elevata superficie di zone produttive disponibile, non corrisponde un altrettanto elevato grado di attuazione delle stesse, per cui di fatto le previsioni del Piano Regolatore previgente al 2010 risultano sostanzialmente non attuate. “Questa costatazione avrebbe dovuto consigliare agli Amministratori già nel 2012 una riduzione delle aree industriali, invece si scelse di lasciarle invariate, con le conseguenze che conosciamo.
Molti piccoli proprietari di contrada San Giorgio, prima sedotti dalle promesse di valorizzazione economica dei terreni e dai guadagni provenienti dalla loro vendita, con tanto di promesse di preliminari di acquisto prossimi alla firma mai concretizzati, e poi, quando la bolla si è sgonfiata, delusi, in molti casi non hanno continuato a coltivare i loro piccoli appezzamenti che ora versano in uno stato di abbandono. In compenso si sono visti aumentare l’imposta comunale su quelle proprietà, l’IMU, per 6/7 volte a causa del cambio di destinazione d’uso, da terreni agricoli a terreni a destinazione industriale. Situazione analoga per i proprietari dei terreni della D2, sulla S.S.93. A Colavecchia, 41 ettari di proprietà comunale, i fittavoli sono stati sfrattati, la maggior parte di loro ha lasciato i terreni che ora sono in stato di abbandono, e ogni anno il Comune al tempo del raccolto delle olive bandisce delle aste per la raccolta dei frutti pendenti, ricavandone poche migliaia di euro. Terreni di pregio abbandonati, tasse aumentate per 6/7 volte, così si è distrutta ricchezza individuale e collettiva. Infine, sulla D2, la perdita di suolo agricolo che è stato impermeabilizzato a causa delle urbanizzazioni e delle infrastrutture che sono state realizzate; opere costate molti milioni di denaro pubblico, ora abbandonate e completamente vandalizzate; neanche gli incentivi economici del Comune hanno convinto fino ad ora le imprese a insediarsi.
Ora, con la Variante urbanistica adottata il 6 febbraio, con un ritardo di 15 anni si prende atto del fallimento, e le aree industriali sono state più che dimezzate. Le aree industriali di Loconia e sulla S.S. 93 praticamente dimezzate, la D5 ridotta di 2/3, l’area di San Giorgio praticamente scompare ad eccezione di una porzione molto limitata ubicata a fregio della S.S.93; resta a destinazione industriale Colavecchia di proprietà comunale.
Per Colavecchia l’Amministrazione Comunale ha deliberato di partecipare ad un Avviso Pubblico per “Interventi per la realizzazione di una infrastrutturazione a servizio dell’Area P.I.P D5 –COLAVECCHIA” per una somma di 38 milioni di euro a totale carico dei fondi ZES, la Zona Economica Speciale, istituita per le regioni meridionali per la gestione dei Fondi Europei. In pratica con questi fondi, se il Progetto candidato dal Comune di Canosa verrà ammesso a finanziamento, i 41 ettari di Colavecchia saranno interamente urbanizzati, con la costruzione di strade e di servizi, una replica di quanto già fatto per la D2 sulla S.S.93, un progetto di gran lunga più esteso rispetto alla D2.
Alcune considerazioni. Probabilmente il Comune di Canosa otterrà quel finanziamento, e successivamente alla formazione e all’approvazione dei progetti esecutivi e allo svolgimento della gara d’appalto, vedremo l’apertura dei cantieri, scavi, sbancamenti, aperture di strade, costruzione d’immobili per uffici pubblici e per servizi, insomma, assisteremo ad una radicale trasformazione di quel territorio. Domandiamo all’Amministrazione Comunale che fine faranno le migliaia di piante di ulivo, quel grande patrimonio arboreo vecchio più di 2 secoli presente a Colavecchia? Nella ipotesi di assegnazione del finanziamento, se ne dovrà dare la dovuta importanza nella Progettazione esecutiva. Diciamo no a soluzioni sbrigative e pasticciate per gli ulivi di Colavecchia, molte di quelle piante sono autentici monumenti naturali, e non si uccide la storia di quel territorio per superficialità, Italia Nostra vigilerà perché ciò non accada.
Non vorremmo che venga replicata la situazione della D2 sulla S.S.93, dove si è creato il contenitore, l’area industriale, e di aziende neanche l’ombra. Non basterà creare le infrastrutture, bisognerà riempirle con attività produttive invogliate a insediarsi con regole chiare e trasparenti per l’assegnazione delle aree, per evitare che si ripetano situazioni di imprese che dopo l’approccio iniziale hanno preferito traferirsi altrove. Non vorremmo un’altra cattedrale nel deserto, ben più grande di quella sulla D2, un deserto simbolo di un’illusione collettiva che fino ad ora, dopo più di vent’anni non è diventata realtà, se mai lo sarà.