Italia Nostra Canosa di Puglia

Italia Nostra Canosa di Puglia Associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione

01/06/2026

Annullata la delibera della Regione del 2025 che prevedeva una deroga alla norma nazionale. Accolto il ricorso ambientalista: «Il divieto non può essere superato da impianti privati»

QUANDO L’ARBITRIO PRENDE IL POSTO DELLA LEGGE. DUE SENTENZE DEL CONSIGLIO DI STATO HANNO STABILITO CHE QUELL’IMMOBILE VA...
27/05/2026

QUANDO L’ARBITRIO PRENDE IL POSTO DELLA LEGGE. DUE SENTENZE DEL CONSIGLIO DI STATO HANNO STABILITO CHE QUELL’IMMOBILE VA DEMOLITO. INVECE L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE CON LA VARIANTE URBANISTICA VUOLE SALVARLO, INFISCHIANDOSENE DELLA LEGGE

Due Sentenze del Consiglio di Stato hanno stabilito che quell’immobile va demolito, invece l’Amministrazione Comunale con la Variante urbanistica adottata a febbraio, contro ogni norma di legge, vuole “salvarlo”. Noi di Italia Nostra, spesso siamo accusati di fare politica quando trattiamo alcuni temi sensibili, per esempio come quando solleviamo osservazioni sulle scelte urbanistiche che vengono adottate, dove sono in ballo importanti interessi economici. Ebbene sì, lo confessiamo, noi facciamo politica e il nostro PARTITO È LA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA. In particolare l’articolo 9, “La Repubblica… tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. “che rappresenta la ragione fondativa di Italia Nostra; ma sono principi ispiratori della nostra azione anche l’articolo 41,” L’iniziativa economica è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale…” e l’articolo 44 “Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata…”. Ogni qualvolta questi principi sono disattesi nelle decisioni di chi amministra la Cosa Pubblica, Italia Nostra prende posizione.

Fatta questa doverosa premessa, torniamo a parlare della Variante urbanistica adottata a febbraio dal Consiglio Comunale che si rivela sempre di più come una cornucopia colma di regali e di impegni per la sistemazione di alcune situazioni scabrose rimaste in sospeso da tanti anni. Nella Variante in questione è anche compresa la regolarizzazione di quello scheletro edilizio che sorge di fronte al complesso del Giardino del Mago, all’altro lato della Strada Provinciale n.2, in direzione di Andria. Vale la pena qui farne la storia.
La legge regionale n.34 del 94, modificata dalla Legge n.1 del 98, allo scopo di incentivare l’occupazione, consentiva alla Regione e ai Comuni di stipulare Accordi di Programma per autorizzare la costruzione di complessi produttivi industriali, agricoli e turistico alberghieri, che assicurassero per un dato tempo i livelli minimi di occupazione, e ciò con efficacia di variante agli strumenti urbanistici dei Comuni nei quali non erano previste aree con la specifica destinazione necessaria a realizzare il progetto. Nel 2001 la Regione e il Comune di Canosa stipularono l’Accordo di Programma per la realizzazione di una struttura turistico alberghiera ubicata nei pressi dello svincolo della strada provinciale n. 2 in direzione di Andria. L’iniziativa industriale vedeva come proponente la “Società Sportiva Canosa s.r.l.”

L’Accordo di Programma determinava esclusivamente la variazione dello strumento urbanistico, mentre tutti gli altri adempimenti, Permessi di costruzione, tempi di realizzazione dell’opera, e tutti gli altri atti conseguenti, erano di competenza del Comune. Il Decreto del Presidente della Regione che autorizzava l’Accordo di Programma, ne prevedeva la decadenza qualora l’intervento non fosse stato realizzato, e le aree interessate avrebbero riacquistato la loro originaria destinazione di aree agricole previste dal Piano Regolatore. La Convenzione attuativa del 2002 dell’Accordo di Programma prevedeva l’occupazione di 10 unità lavorative, poi diventate 16 nel 2007, per un periodo non inferiore a 5 anni dall’avvio dell’attività, e la Ditta si impegnava a non modificare la destinazione d’uso dell’immobile per un periodo di almeno 5 anni dall’avvio dell’attività. Nel Permesso di costruzione rilasciato nel 2003 e scaduto nel 2006 si faceva divieto di alienare l’area “prima della sua edificazione”. Nel mese di ottobre del 2007 fu rilasciato un secondo Permesso di costruzione quale rinnovo del primo, e, a distanza di qualche giorno, un altro Permesso di costruzione di variante; da Centro turistico alberghiero diventava un Complesso di Sale per ricevimenti. Nel mese di dicembre del 2007, la Società Sportiva Canosa cedeva il terreno, i diritti concessori, gli impegni e le prescrizioni previste nell’Accordo di Programma ad altra Ditta.

Nel 2011 la Ditta subentrata chiese ed ottenne un’altra variante al progetto e chiese altre proroghe al Permesso di costruire del 2007. Il Comune nel febbraio del 2015 negò l’ulteriore richiesta di proroga e con successive Ordinanze ingiunse la sospensione dei lavori e la demolizione delle opere realizzate dopo la scadenza del Permesso di costruzione. La Ditta fece ricorso prima al T.A.R. e poi al Consiglio di Stato perdendo la causa. La Sentenza del Consiglio di Stato dell’agosto 2017 stabiliva che “Nel momento in cui i lavori non sono stati effettivamente completati nel termine previsto dal permesso, l’effetto di ripristino previsto dalle convenzioni……… si è verificato, e il terreno è ritornato alla sua destinazione originaria, che l’edificazione non consente.” Vale a dire che le opere effettuate dopo la scadenza del Permesso di costruzione erano da demolire e quel terreno doveva ritornare ad avere una destinazione agricola. Successivamente la Ditta fece richiesta di sanatoria, richiesta che il Comune respinse. La Ditta promosse una nuova causa che si è conclusa nel febbraio del 2025 con altra Sentenza del Consiglio di Stato che ha dato nuovamente ragione al Comune. La Sentenza del febbraio 2025 confermava tutte le motivazioni della precedente Sentenza dell’agosto 2017, e cioè che l’area non era più edificabile e che “un accordo di programma risolto è ormai definitivamente inattuato e non più suscettibile di attuazione”. In questa Sentenza si dice anche che “NON può essere assegnata allo strumento urbanistico un’impropria funzione di sanatoria o di condono …”.

Ebbene, è proprio quello che si vuole fare con questa Variante urbanistica, introducendo una normativa che consenta di salvare quell’immobile, dopo che il Consiglio di Stato per ben due volte ha stabilito che si tratta di un immobile da demolire. Nel tentativo di giustificare questa sanatoria, nella Relazione Tecnica che accompagna la Variante si legge:” …. nel preminente rispetto di un equilibrato uso del territorio e uno sviluppo dell’imprenditorialità quale fattore di sviluppo dell’intera collettività.” E ancora:” Gli edifici devono risultare legittimamente realizzati o sanati (sanatoria edilizia) alla data di adozione della presente variante”. Ribadiamo, quell’immobile non è legittimamente realizzato né è sanabile, e tutte le soluzioni di legge che sono state prospettate nella Variante non possono essere applicate in questo caso. A meno che l’Amministrazione Comunale e il Consiglio Comunale non vogliano attestare il falso.

Sono passati più di 10 anni da quando fu emessa l’Ordinanza di demolizione di quell’immobile. Demolizione che ad oggi non è stata ancora eseguita; l’Amministrazione Comunale sa che quell’ingiunzione di demolizione è un atto vincolato e obbligatorio, e che la stessa Amministrazione Comunale deve provvedere a questo adempimento al posto del proprietario inadempiente, con gli strumenti sostitutivi che la legge mette a disposizione, “nel preminente rispetto di un equilibrato uso del territorio”.

PIANI URBANISTICI E AREE INDUSTRIALI.OPPORTUNITA’ DI SVILUPPO O DISTRUZIONE DEL TERRITORIO?I cittadini non danno troppa ...
15/05/2026

PIANI URBANISTICI E AREE INDUSTRIALI.OPPORTUNITA’ DI SVILUPPO O DISTRUZIONE DEL TERRITORIO?

I cittadini non danno troppa importanza alle questioni urbanistiche, perché le ritengono materie riservate alle scelte di chi amministra la Cosa Pubblica e alle competenze dei tecnici; eppure sono questioni che condizionano la vita quotidiana delle persone. La mancanza di partecipazione, il disinteresse e l’ignoranza dei cittadini creano le condizioni ideali per le quali chi decide ha campo libero, e spesso prende decisioni sbagliate che hanno conseguenze negative sul territorio, sul futuro della città e sul portafoglio dei cittadini.

Qualche settimana fa avevamo scritto della Variante urbanistica sulle Aree Produttive adottata dal Consiglio Comunale del 6 febbraio scorso, con la quale l’Amministrazione Comunale ha previsto, contro ogni norma di legge, la possibilità di edificare fino all’80% delle aree non ancora edificate, nell’area industriale creata negli anni 60 tra via Pozzillo e via Cerignola, un’area caratterizzata da numerosi vincoli archeologici. Non essendo riusciti in tanti anni a far decollare le tante aree industriali presenti sul territorio, si ritorna all’antico, dove per legge è vietato.

Il Piano Urbanistico formato e approvato dall’Amministrazione Ventola nel 2012 e definitivamente approvato nel 2014 dall’Amministrazione La Salvia, aveva ereditato dal precedente Piano Regolatore 6 aree industriali per un’estensione complessiva di 290 ettari. Una estensione spropositata per le potenzialità della città. Detto per inciso quel Piano Regolatore fu approvato nel 1999 da un Commissario ad acta mandato dalla Regione, essendo stato il Comune di Canosa inadempiente dal 1982.

Le 6 aree furono ridotte a 4 dopo la soppressione delle due aree industriali di Contrada Tufarelle estese 70 ettari. Restavano l’area D1 di Loconia estesa 33 ettari, l’area D2 sulla S.S. 93 estesa 22 ettari, l’area D5 che comprendeva la Contrada San Giorgio e Colavecchia di proprietà comunale, estesa 155 ettari, e l’area artigianale di Costantinopoli di 12 ettari. Complessivamente 220 ettari che restavano sovradimensionate rispetto alle effettive esigenze della città.

Nei primi anni del Duemila furono propagandate molte iniziative imprenditoriali che si sarebbero insediate sull’area industriale D5, il San Giorgio Village, il più grande Parco a tema d’Italia, un Centro Medico ad alta specializzazione, le aree commerciali, la previsione di 2200 occupati …….., e a Colavecchia si sarebbero insediate attività manifatturiere, artigianali e di movimentazione di merci. Sappiamo come è andata a finire, nessuna attività produttiva e zero occupazione.

Già nella Relazione Generale del Piano Urbanistico dell’Amministrazione Ventola del 2012 si prendeva atto che” Ad una elevata superficie di zone produttive disponibile, non corrisponde un altrettanto elevato grado di attuazione delle stesse, per cui di fatto le previsioni del Piano Regolatore previgente al 2010 risultano sostanzialmente non attuate. “Questa costatazione avrebbe dovuto consigliare agli Amministratori già nel 2012 una riduzione delle aree industriali, invece si scelse di lasciarle invariate, con le conseguenze che conosciamo.

Molti piccoli proprietari di contrada San Giorgio, prima sedotti dalle promesse di valorizzazione economica dei terreni e dai guadagni provenienti dalla loro vendita, con tanto di promesse di preliminari di acquisto prossimi alla firma mai concretizzati, e poi, quando la bolla si è sgonfiata, delusi, in molti casi non hanno continuato a coltivare i loro piccoli appezzamenti che ora versano in uno stato di abbandono. In compenso si sono visti aumentare l’imposta comunale su quelle proprietà, l’IMU, per 6/7 volte a causa del cambio di destinazione d’uso, da terreni agricoli a terreni a destinazione industriale. Situazione analoga per i proprietari dei terreni della D2, sulla S.S.93. A Colavecchia, 41 ettari di proprietà comunale, i fittavoli sono stati sfrattati, la maggior parte di loro ha lasciato i terreni che ora sono in stato di abbandono, e ogni anno il Comune al tempo del raccolto delle olive bandisce delle aste per la raccolta dei frutti pendenti, ricavandone poche migliaia di euro. Terreni di pregio abbandonati, tasse aumentate per 6/7 volte, così si è distrutta ricchezza individuale e collettiva. Infine, sulla D2, la perdita di suolo agricolo che è stato impermeabilizzato a causa delle urbanizzazioni e delle infrastrutture che sono state realizzate; opere costate molti milioni di denaro pubblico, ora abbandonate e completamente vandalizzate; neanche gli incentivi economici del Comune hanno convinto fino ad ora le imprese a insediarsi.

Ora, con la Variante urbanistica adottata il 6 febbraio, con un ritardo di 15 anni si prende atto del fallimento, e le aree industriali sono state più che dimezzate. Le aree industriali di Loconia e sulla S.S. 93 praticamente dimezzate, la D5 ridotta di 2/3, l’area di San Giorgio praticamente scompare ad eccezione di una porzione molto limitata ubicata a fregio della S.S.93; resta a destinazione industriale Colavecchia di proprietà comunale.

Per Colavecchia l’Amministrazione Comunale ha deliberato di partecipare ad un Avviso Pubblico per “Interventi per la realizzazione di una infrastrutturazione a servizio dell’Area P.I.P D5 –COLAVECCHIA” per una somma di 38 milioni di euro a totale carico dei fondi ZES, la Zona Economica Speciale, istituita per le regioni meridionali per la gestione dei Fondi Europei. In pratica con questi fondi, se il Progetto candidato dal Comune di Canosa verrà ammesso a finanziamento, i 41 ettari di Colavecchia saranno interamente urbanizzati, con la costruzione di strade e di servizi, una replica di quanto già fatto per la D2 sulla S.S.93, un progetto di gran lunga più esteso rispetto alla D2.

Alcune considerazioni. Probabilmente il Comune di Canosa otterrà quel finanziamento, e successivamente alla formazione e all’approvazione dei progetti esecutivi e allo svolgimento della gara d’appalto, vedremo l’apertura dei cantieri, scavi, sbancamenti, aperture di strade, costruzione d’immobili per uffici pubblici e per servizi, insomma, assisteremo ad una radicale trasformazione di quel territorio. Domandiamo all’Amministrazione Comunale che fine faranno le migliaia di piante di ulivo, quel grande patrimonio arboreo vecchio più di 2 secoli presente a Colavecchia? Nella ipotesi di assegnazione del finanziamento, se ne dovrà dare la dovuta importanza nella Progettazione esecutiva. Diciamo no a soluzioni sbrigative e pasticciate per gli ulivi di Colavecchia, molte di quelle piante sono autentici monumenti naturali, e non si uccide la storia di quel territorio per superficialità, Italia Nostra vigilerà perché ciò non accada.

Non vorremmo che venga replicata la situazione della D2 sulla S.S.93, dove si è creato il contenitore, l’area industriale, e di aziende neanche l’ombra. Non basterà creare le infrastrutture, bisognerà riempirle con attività produttive invogliate a insediarsi con regole chiare e trasparenti per l’assegnazione delle aree, per evitare che si ripetano situazioni di imprese che dopo l’approccio iniziale hanno preferito traferirsi altrove. Non vorremmo un’altra cattedrale nel deserto, ben più grande di quella sulla D2, un deserto simbolo di un’illusione collettiva che fino ad ora, dopo più di vent’anni non è diventata realtà, se mai lo sarà.

LA STORIA SOTTO LE RUSPE.UN’AMMINISTRAZIONE “DOUBLE FACE”.Il 6 febbraio scorso il Consiglio Comunale ha adottato una Var...
23/04/2026

LA STORIA SOTTO LE RUSPE.UN’AMMINISTRAZIONE “DOUBLE FACE”.
Il 6 febbraio scorso il Consiglio Comunale ha adottato una Variante al Piano Urbanistico Generale sulle Attività Produttive. La Variante comprende una lunga lista di argomenti, al punto che, esaminarli tutti in un unico documento diventerebbe di difficile comprensione per chi legge, pertanto tratteremo i temi più importanti per parti distinte, in questo e in successivi post. Italia Nostra ha prodotto un documento che ha inviato al Settore Urbanistico comprendente 11 Osservazioni alla Variante, tutte corredate con puntuali riferimenti a leggi statali e regionali. Qui ci soffermeremo sull’area industriale compresa tra via Pozzillo e la via di Cerignola e sulle aree di fronte, sull’altro lato della via di Cerignola oggetto della Variante.

L’origine di quelli insediamenti industriali risale agli anni 60 del secolo scorso quando fu approvato il Piano di Fabbricazione, il primo atto di attività edilizia organizzata sul territorio. Con quel Piano di Fabbricazione l’area tra via Pozzillo e la via di Cerignola fu destinata ad area industriale, anche se quell’area era già conosciuta come un’area archeologica oggetto di numerosi scavi clandestini. La classe politica dell’epoca, anche in mancanza di norme legislative adeguate per la salvaguardia dei beni archeologici, non impedì quello scempio. I vincoli archeologici su quell’area, a seguito alle numerose campagne di scavo effettuate dalla Soprintendenza Archeologica, furono apposti tra gli anni 80 e gli anni 90, quando cioè molti capannoni industriali erano già stati costruiti. I ritrovamenti archeologici in Contrada Toppicelli, in località Moscatello, Sconcordia e di via Cerignola, hanno documentato la presenza di insediamenti che coprono più di 30 secoli di storia, dall’età del bronzo (circa 2300 a. C.) fino all’Alto Medio Evo (circa l’anno mille d. C.) Lo stralcio di una Tavola del Piano Urbanistico Generale attualmente in vigore, documenta quanto diciamo. Le parti in rosso mettono in evidenza le aree, in entrambi i lati di via Cerignola, interessate da numerosi vincoli archeologici.

Nel 2012, con l’Amministrazione Ventola fu redatto il Piano Urbanistico Generale attualmente in vigore, Piano che fu definitivamente approvato nel 2014 dall’Amministrazione La Salvia. Nel Piano era previsto l’obbligo di trasferimento di quei capannoni industriali di via Pozzillo nelle altre aree industriali che nel frattempo erano state individuate e dotate di Piani Esecutivi. In questi anni nessuna attività industriale è stata trasferita da via Pozzillo-via di Cerignola nelle nuove aree industriali, anche perché nessuna delle nuove aree industriali è mai stata realmente fatta decollare. Ma questa è un’altra storia di cui parleremo presto, in un altro intervento.

Intanto nel 2024 la via di Cerignola, che è parte dell’antico percorso della Via Traiana è stata inserita nell’Elenco dei Siti UNESCO-Patrimonio dell’Umanità, sotto la denominazione di “Via Appia –Traiana, Regina Viarum”; si tratta del più alto riconoscimento a livello mondiale per un Bene Culturale. Questo riconoscimento implica l’adozione di norme di tutela, di salvaguardia e di valorizzazione non solo del Bene Culturale inserito nella Lista dei Siti Unesco, ma anche delle aree immediatamente circostanti.

Con la Variante adottata il 6 febbraio scorso, non solo decade l’obbligo di trasferimento di quegli impianti industriali esistenti in via Pozzillo e su via Cerignola, ma viene data agli impianti esistenti la possibilità che possano ampliarsi fino all’80% delle aree libere ancora disponibili! Italia Nostra prende atto della decadenza dell’obbligo di trasferimento di quei capannoni industriali, anche perché quei capannoni quando furono costruiti, furono autorizzati e legittimamente realizzati, ma esprimiamo la più netta contrarietà a ché quell’area archeologica venga coperta da altre colate di cemento cancellando così quello che resta delle ultime tracce di una storia lunga più di 30 secoli. La possibilità di ampliare i capannoni di via Pozzillo e della via di Cerignola fino all’80% rappresenta un doppio fallimento per l’Amministrazione Comunale, da un lato la sua incapacità di rendere realmente funzionante almeno una delle tante aree industriali previste nel Piano Urbanistico, dall’altro l’incapacità di mettere in campo azioni amministrative coerenti volte alla tutela e alla salvaguardia del nostro Patrimonio Archeologico. E respingiamo la tesi di un importante esponente politico cittadino che ha parlato della necessità di conciliare le istanze degli imprenditori che operano in quel contesto con quelle della Cultura. La soluzione proposta non aiuta gli imprenditori che saranno costantemente alle prese con i Vincoli Archeologici, che ricordiamo sono vincoli apposti con leggi statali difficilmente aggirabili, e al tempo stesso non aiuta cancellare con un atto amministrativo una parte importante della nostra storia.

Se negli anni 60 fu compiuto uno scempio, le cui conseguenze andarono oltre le intenzioni di una classe politica non provvista delle attuali conoscenze in materia di salvaguardia dei Beni Culturali, insistere oggi sulla stessa strada è equiparabile ad un dolo intenzionale. Se queste sono le scelte di questa Amministrazione domandiamo al Sindaco se esse sono coerenti con le sue affermazioni di “Rendere Canosa di Puglia un punto di riferimento nel panorama culturale e archeologico italiano”, come è scritto in un suo recente Comunicato stampa.

05/04/2026
27/03/2026
11/03/2026

La canapa industriale sta rivoluzionando il modo in cui pensiamo alla produzione di carta ecosostenibile.

Un solo ettaro di questa pianta formidabile può generare la stessa quantità di polpa di cellulosa di ben quattro ettari di alberi. E la vera magia è che cresce in pochissimi mesi.

Mentre una foresta impiega decenni per maturare, la canapa è pronta per il raccolto in soli tre o quattro mesi. Questo ritmo di crescita fulmineo permette agli agricoltori di ottenere raccolti multipli in tempi record.

Le fibre della canapa sono anche incredibilmente lunghe e resistenti rispetto a quelle del legno. Il risultato è una carta di altissima qualità che può essere riciclata molte più volte prima di degradarsi.

In passato, questa pianta era la regina incontrastata per tessuti, corde e persino per la carta, prima che le restrizioni industriali la mettessero all'angolo. Oggi, l'urgenza di salvare il nostro pianeta ha riacceso l'interesse verso questo materiale straordinario.

Puntare sulla canapa significa ridurre drasticamente la deforestazione, abbattere l'uso di sostanze chimiche e supportare un'agricoltura che rigenera la terra.

LETTERA APERTA SUGLI IMPATTI AMBIENTALI DEL SANSIFICIO S.O.L.E , IN  VIA CERIGNOLA , inviata al Dipartimento provinciale...
30/01/2026

LETTERA APERTA SUGLI IMPATTI AMBIENTALI DEL SANSIFICIO S.O.L.E , IN VIA CERIGNOLA , inviata al Dipartimento provinciale dell'Arpa, al Dipartimento Igiene e Sanità Pubblica- Dipartimento Prevenzione dell'ASL BT, alla Provincia di BAT-Area Ambiente, e per conoscenza al Sindaco, all'Assessore all'Ambiente e al Dirigente del Servizio Ambiente del Comune di Canosa.

Come è noto, la nascita del sansificio della ditta S.O.L.E. è antecedente agli anni 70 e, per quanto l’impianto possa essere stato negli anni successivi rivisto e aggiornato, è diventato obsoleto. Nel frattempo anche la legislazione in materia è cambiata, sulla localizzazione degli impianti, sui tempi di stoccaggio della materia prima, sui valori limite delle emissioni in atmosfera. Dal 2000 al 2010 il sansificio fu sottoposto a varie ispezioni da parte dell’ARPA, dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico e dei NAS, nel corso delle quali furono rilevate numerose irregolarità nella conduzione dell’impianto oltre a violazioni per il superamento dei limiti di legge in materia di emissioni in atmosfera. Ne seguì il sequestro dell’impianto e l’apertura di un procedimento giudiziario a carico del proprietario.

Da allora è seguito un silenzio lungo di 15 anni, come se le anomalie precedentemente rilevate fossero state sanate. In realtà non è cambiato nulla, ne fa testo il forte disagio che vivono i cittadini di Canosa per 5/6 mesi all’anno, da novembre a maggio quando, in giornate con particolari condizioni atmosferiche, cielo coperto, nebbie, venti che soffiano da nord, tutta la città viene investita da odori persistenti, irritanti e nauseabondi, che costringono a tenere chiuse porte e finestre. Spesso i fumi prodotti dalla combustione della sansa cambiano aspetto, passando da un colore biancastro al grigio, fino a diventare neri, come documentiamo nella foto e nei video che alleghiamo.

Questa situazione suscita forte disagio e preoccupazione all’intera cittadinanza e ne condiziona fortemente la qualità della vita.

Alla luce di quanto sopra abbiamo esposto CHIEDIAMO agli Enti in indirizzo:

• Se i controlli da Voi effettuati sul sansificio in oggetto, relativamente alle emissioni in atmosfera, sostanze odorigene, inquinanti e materiale particellare, rientrano nei limiti di legge.
• Se siano stati effettuati approfondimenti sulle emissioni dei fumi, spesso di colore grigio e nero; e se la presenza di fumo nero sia associata all’emissione di sostanze inquinanti fortemente nocive per la salute pubblica.
• Se siano state prescritte e adottate le tecnologie adeguate per l’abbattimento delle emissioni, anche considerando che il sansificio dista meno di un chilometro dal perimetro urbano.

Vi ricordiamo al riguardo che le Vostre funzioni sono finalizzate alla tutela della salute pubblica e dell’ambiente come è previsto dalla nostra Carta Costituzionale, e che siete al servizio della Repubblica Italiana e pertanto, al servizio di tutti i cittadini. In tal senso aspettiamo un Vostro riscontro alla presente nota.

27/01/2026

Le parole di Giorgio Bassani, padre fondatore di , ci ricordano lo strazio della guerra, della deportazione e delle sofferenze di milioni di anime.

Indirizzo

Via Ammiraglio Caracciolo, 9
Canosa Di
76012

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