09/09/2026
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«Per un po’ sono diventata una statuetta, poi l’ho abbracciato». Quando un figlio ritrova suo padre. L'INTERVISTA di
Alessia ha nove anni e quel giorno sta incontrando suo padre. Non lo ricorda a casa, non ha memoria di momenti trascorsi con lui: quando il papà si è allontanato dalla famiglia era troppo piccola. Il suo volto, fino a quel momento, apparteneva soprattutto alle fotografie.
Marco, suo fratello, di anni ne ha undici e qualche ricordo invece lo conserva. Quando gli dicono che potrà rivederlo, alla domanda su cosa abbia pensato risponde con una sola parola: «Felicità».
Sono due modi diversi di arrivare allo stesso incontro, con un intreccio di emozioni che nelle parole dei bambini emerge senza filtri: felicità, agitazione, ansia, curiosità. Marco e Alessia — entrambi nomi di fantasia — sono due dei ragazzi accompagnati da “Sprigiona il tuo cuore”, progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, nato per favorire la ricostruzione dei legami affettivi tra i figli e i genitori detenuti o sottoposti a misure alternative alla detenzione.
Quello di Marco e Alessia è uno dei percorsi più significativi portati avanti nell’ambito del progetto. Ad accompagnarli verso l’incontro è stata l’equipe multidisciplinare dell’impresa sociale Passwork, formata dalla psicologa Valentina Garofalo, dall’assistente sociale Erica Cottone, dall’educatrice professionale Mariangela Gennuso, guidata dalla referente Chiara Scaglione. Un percorso costruito gradualmente, preparando i bambini non soltanto alla gioia di ritrovare il padre, ma anche alle emozioni più difficili che un ricongiungimento può portare con sé.
E infatti nelle loro risposte felicità e ansia stanno una accanto all’altra. Senza contraddizione. Marco ritrova un padre che gli appare «molto diverso» da come lo ricordava — anche perché, racconta sorridendo, «si era tagliato tutti i capelli a zero». Alessia, invece, davanti a quel padre che finalmente non è più soltanto un'immagine, per qualche istante non sa cosa fare. Diventa, come dice lei, «una statuetta». Poi lo abbraccia.
E quando le chiedono cosa vorrebbe fare con lui la prossima volta, la risposta riporta tutto alla semplicità della vita quotidiana: «Mi piacerebbe cucinare con lui la lasagna e giocare».
INTERVISTA INTEGRALE
Marco, quando ti hanno detto che avresti rivisto il tuo papà, qual è stata la prima cosa che hai pensato?
«Felicità.»
Prima di incontrarlo eri agitato o tranquillo?
«Agitato.»
Lui era come lo ricordavi o ti è sembrato diverso? «Diverso, molto diverso. Si era tagliato tutti i capelli a zero.» [sorride, ndr]
Dopo l’incontro, come ti sei sentito, cosa hai provato? «Felicità, tanta felicità. Però pure un po' di ansia.»
Sei riuscito a dirgli tutto quello che avresti voluto dirgli o no? «Sì, tutto quello che volevo dirgli.»
Alessia tu sei la più piccola e a differenza dei tuoi fratelli non avevi mai visto il tuo papà a casa, se non in foto, dunque cosa hai provato quando lo hai incontrato per la prima volta?
«Allora, ho provato molta ansia, ma nel frattempo ero molto, ma molto felice.»
Quale è stata la prima cosa che hai fatto? Lo hai abbracciato, gli hai detto qualcosa, hai sorriso, hai pianto? «Per un po' sono diventata una statuetta, poi l’ho abbracciato.»
Che cosa ti è piaciuto di più di quel momento insieme? «Passare del tempo con lui soprattutto quando ho scoperto per la prima volta che era mio papà.»
Vorresti rivederlo? «Sì.»
Cosa ti piacerebbe fare con lui la prossima volta? «Mi piacerebbe cucinare con lui la lasagna e giocare con lui.»
Dopo averlo incontrato, senti che qualcosa dentro di te è cambiata? «Perché prima non conoscevo neanche il volto di mio papà perché ero tanto piccola quando lui se ne è andato e quindi ero molto entusiasta di vederlo e di conoscerlo.»
Foto by IA
Intervista di A. Fassari, Resp. comunicazione "Sprigiona il tuo cuore"
Passwork Mariangela Gennuso