25/08/2026
AMORE CON LA U
Durante la Settimana Estiva abbiamo pubblicato poco.
Qualche storia, qualche fotografia, qualche frammento quotidiano.
Ogni tanto pensavo: "dovrei raccontare questo"... poi succedeva qualcos'altro! Qualcuno mi chiamava, iniziava una conversazione profonda, arrivava un bambino, un genitore, una risata, qualcosa da fare, condividere, sentire.
E alla fine ho smesso di pensare a quello che avrei dovuto pubblicare.
Ho vissuto.
Adesso che siamo tornati a casa, però, sento il desiderio di raccontare quello che è successo. Non tanto per fare la cronaca di otto giorni, ma perché dentro quei giorni c'è molto di ciò che "Guarda con il Cuore" prova a costruire durante tutto l'anno.
In questa settimana mi sono ritrovata a inventare persino una parola.
Amore con la U.
Quell'amore che non sta dentro i confini della parola “amore”, perché sembra avere bisogno dello spazio dell' Universo per contenerlo.
È qualcosa che nasce dal sentirsi parte di una storia che, pur essendo diversa per ciascuno, ha un punto che ci unisce.
Lo senti al mattino, quando ci sediamo in cerchio e le parole cominciano a rimbalzare da una persona all'altra. Qualcuno racconta qualcosa che appartiene alla sua vita e, mentre lo ascolti, ti accorgi che quelle parole potrebbero essere anche le tue.
Lo vedi quando un genitore affida il proprio bambino, magari per la prima volta, a un giovane volontario che fino al giorno prima era uno sconosciuto. E bastano pochissimi giorni perché accada qualcosa di difficile da spiegare: nasce una fiducia, si crea un legame, e quel ragazzo o quella ragazza diventano improvvisamente una presenza importante per quel bambino e per la sua famiglia.
Lo ritrovo nei pomeriggi che conduco con i genitori, quando per due ore lasciamo spazio al gioco e al corpo in movimento. Perché possiamo raccontarci molte cose con le parole, possiamo persino raccontarcele un po' diversamente da come sono. Il corpo, invece, difficilmente mente. Nel gioco ci incontriamo in un altro modo, ridiamo, ci affidiamo, ci scopriamo e qualche volta ci sorprendiamo di noi stessi.
E forse comincia ancora prima di arrivare.
Nelle serate attorno a un tavolo, quando ognuno tira fuori qualcosa che ha portato da casa per condividerlo con gli altri. Un gesto semplicissimo, eppure ogni anno mi colpisce: ciascuno è partito pensando anche a persone che ancora non conosceva.
Forse il primo passo verso una relazione era già lì, prima ancora che quella relazione diventasse reale.
Forse è proprio questo il valore più grande della Settimana Estiva.
Non soltanto ciò che facciamo.
Ciò che accade tra le persone mentre lo facciamo.
E allora, anche se un po' in ritardo, nei prossimi giorni proverò a raccontarvela. Un giorno alla volta.
Una specie di piccolo diario della nostra Settimana Estiva 2026.
Per custodire quello che è successo.
E magari riuscire a farvi arrivare almeno un pezzetto di quell'"Amore con la U" che ci siamo portati a casa.