28/08/2026
Le proteine non lavorano quasi mai da sole: si uniscono in gruppi temporanei che attivano o spengono funzioni vitali nella cellula.
Quando queste “strette di mano” molecolari si alterano, possono nascere malattie come il cancro.
Molti tumori non sono causati da una proteina “rotta”, ma da una proteina normale che inizia a interagire con il partner sbagliato, inviando alla cellula segnali continui di moltiplicazione.
Ma un nuovo strumento sviluppato alla Rockefeller University permette ora di “fotografare” queste interazioni velocissime, rivelando bersagli terapeutici prima invisibili.
Le implicazioni vanno oltre l’oncologia: questo approccio apre nuove prospettive anche per le malattie neurodegenerative, dove l’accumulo di aggregati proteici anomali è una delle cause del declino cognitivo.