19/12/2024
La pena del carcere sembra rispondere ad altre funzioni, ben lontane dallo scopo costituzionale. Richiamando il pensiero di un illustro studioso quale Massimo Pavarini, il carcere vissuto sembra rispondere a richieste di tipo afflittivo o al limite di neutralizzazione sociale, in un’ottica special-preventiva, tendenzialmente diretta all’eliminazione della persona dal contesto pubblico. Altrimenti non ci spiegheremmo il perché negli istituti penitenziari, così come testimoniano i rapporti di organismi ispettivi o di monitoraggio istituzionali e non, si possano osservare condizioni ordinarie detentive materiali di vita disumane, spazi vitali insufficienti, diritti negati, relazioni personali rarefatte o degradate. Bisogna aver visto un carcere – ammoniva Piero Calamandrei all’indomani della caduta del fascismo – per coglierne la drammaticità e l’illegalità profonda. La cronaca, purtroppo, è colma di storie, casi, racconti di una pena carceraria che è ben lontana dal suo dover essere costituzionale.
Patrizio Gonnella parla di questo tema nel Magazine di Treccani --> https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/speciali/Carcere/Q_Gonnella7.html