Antigone Molise

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Antigone Molise Gian Mario Fazzini

11/09/2026

Oggi vogliamo prenderci anche un momento per tutti noi.
Qui su Facebook abbiamo superato una soglia importante: siamo più di 70.000. E, sommando tutti i nostri canali, siamo una comunità di oltre 150.000 persone.

È un numero che ci fa piacere, certo. Ma soprattutto ci ricorda che intorno ad Antigone c’è una comunità grande e plurale di persone che crede che parlare di carcere significhi parlare di diritti, dignità e democrazia.
Una comunità che crede in un’idea di pena che non abbia il volto truce della vendetta, ma che sia conforme alla nostra Costituzione. Una pena che guardi al reinserimento sociale, che rispetti la dignità di ogni persona e che non smetta di interrogarsi sulle condizioni che rendono possibile il ritorno alla vita libera.

Da 35 anni Antigone monitora il sistema penitenziario, raccoglie dati, denuncia violazioni, racconta storie, propone riforme e prova a cambiare il modo in cui il carcere viene raccontato e pensato.

Oggi, semplicemente, vogliamo dirvi grazie per esserci.

Grazie per seguirci, per leggere, per condividere, per discutere con noi.
E grazie soprattutto per contribuire, ciascuno a modo proprio, a tenere aperto uno spazio di discussione su una parte del nostro Paese che troppo spesso viene raccontata soltanto attraverso la lente deformata degli stereotipi.

16/08/2026

Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto diverse richieste da parte di persone detenute, in condizioni di salute a dir poco complicate, di poter avere informazioni sul testamento biologico.

Si sono rivolti ai nostri punti di riferimento, che effettuano visite negli istituti di pena in tutta Italia, per capire come poter esprimere in anticipo le proprie volontà sui trattamenti sanitari, inclusa l’accettazione o il rifiuto di terapie, esami diagnostici, nutrizione e idratazione artificiale.

Le direzioni degli istituti di pena non solo non sembrano essere neanche in grado di informare la popolazione detenuta per assicurare la piena applicazione della legge sulle disposizioni anticipate di trattamento (DAT), anche dette “testamento biologico”, ma là dove lo sono non esiste una procedura.

Per questi motivi abbiamo scritto al Ministro della Giustizia Carlo Nordio affinché chiarisca i vari passaggi necessari per consentire alle persone detenute di poter vedere questo loro diritto pienamente rispettato.

Chiunque voglia depositare il proprio testamento biologico, a prescindere da dove si trovi, puo scaricare il facsimile predisposto dall’Associazione Luca Coscioni dal nostro sito, oppure chiamare il Numero Bianco (0699313409), la nostra infoline gratuita per far luce sui diritti.

18/02/2026

Era il 18 febbraio del 1991 quando Antigone venne fondata come Associazione.
Era un gruppo che esisteva già dal 1985, nato attorno all'omonima rivista pubblicata come inserto del Manifesto.
In questi 35 anni il lavoro dell'associazione si è sviluppato attraverso l'osservazione diretta delle condizioni di detenzione e l'informazione legale alle persone detenute; attraverso una continua attività di ricerca e studio che ci hanno consentito di approfondire la conoscenza dei sistemi penitenziari e penali; con una continua attività di proposta di riforme legislative e la partecipazione a questi processi; con la presenza nei tribunali, come parte civili in numerosi processi (soprattutto per violenze e tortura), o nella stesura di ricorsi per le corti internazionali o di amicus curiae negli interventi davanti alla Corte costituzionale.

35 anni segnati da importanti vittorie: la legge che punisce la tortura; la nomina dei garanti per i diritti delle persone detenute; il diritto all'affettività nelle carceri; l'impossibilità di estradare persone in paesi dove vige la pena di morte.

35 anni per cui ringraziamo tutte le persone, le organizzazioni, le fondazioni che con noi hanno fatto un pezzo di strada. Quelle che ci hanno sostenuto.

Antigone è una straordinaria storia collettiva.

19/12/2024

La pena del carcere sembra rispondere ad altre funzioni, ben lontane dallo scopo costituzionale. Richiamando il pensiero di un illustro studioso quale Massimo Pavarini, il carcere vissuto sembra rispondere a richieste di tipo afflittivo o al limite di neutralizzazione sociale, in un’ottica special-preventiva, tendenzialmente diretta all’eliminazione della persona dal contesto pubblico. Altrimenti non ci spiegheremmo il perché negli istituti penitenziari, così come testimoniano i rapporti di organismi ispettivi o di monitoraggio istituzionali e non, si possano osservare condizioni ordinarie detentive materiali di vita disumane, spazi vitali insufficienti, diritti negati, relazioni personali rarefatte o degradate. Bisogna aver visto un carcere – ammoniva Piero Calamandrei all’indomani della caduta del fascismo – per coglierne la drammaticità e l’illegalità profonda. La cronaca, purtroppo, è colma di storie, casi, racconti di una pena carceraria che è ben lontana dal suo dover essere costituzionale.

Patrizio Gonnella parla di questo tema nel Magazine di Treccani --> https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/speciali/Carcere/Q_Gonnella7.html

06/10/2024

Da ieri nelle carceri minorili i poliziotti indosseranno la divisa. Per segnare anche simbolicamente che pure verso i ragazzini ci vuole un carcere distante e autoritario. Nei decenni i poliziotti hanno vestito in borghese per facilitare la relazione educativa. Si tratta di un altro tassello di cultura repressiva che vince su quel buon senso di cui era impregnato il sistema della giustizia minorile e che ha sempre dimostrato di essere efficace nel reintegrare socialmente i ragazzi.
Come raccontato nel report "A un anno dal decreto Caivano" che abbiamo presentato lo scorso 2 ottobre, dal Decreto Caivano la giustizia minorile in Italia sta perdendo la sua specificità rispetto al sistema penitenziario per gli adulti, registrando un ricorso sempre più grande al carcere, che rappresentava invece l'extrema ratio, con livelli di sovraffollamento crescenti; con chiusure rispetto alle attività che venivano proposte; con una sempre maggiore psichiatrizzazione per gestire situazioni che richiederebbero maggiore fatica. Il ritorno alle divise non è, in tal senso, un dato simbolico, ma un fatto denso di significato verso la direzione che si sta imprimendo al sistema della giustizia minorile italiana.

18/01/2024
"Odio gli indifferenti"
19/12/2023

"Odio gli indifferenti"

Ogni cinque giorni si ammazza un detenuto nelle carceri d’Italia. Un elenco tragico che Patrizio Gonnella ha deciso di riportare sulle pagine de il manifesto per restituire loro memoria e in alcuni casi anche giustizia. Indira Rustich, 37 anni, si è suicidata a Trento il 10 dicembre ossia nel giorno in cui vengono celebrati i diritti umani. Si sarebbe impiccata sotto la doccia. Pare avesse da scontare poche settimane ancora di carcere.

Saidiki Oussama, Mortaza Fahradi e Cristian Mizzon sono tutti morti per propria mano nel carcere di Verona. Quest’ultimo sarebbe stato classificato come morto per overdose. Sedhawi Ahmed, Oumar Dia, Davide Pessina, Italo Calvi, un signore sconosciuto moldavo, Rosario Curcio, Luis Fernando Villa Villalobos sono tutti morti suicidi nelle galere milanesi di San Vittore e Opera.

Nel solo carcere romano di Regina Coeli si sono tolti la vita Riccardo Bianchi, Denys Molchanov, Alessandro Di Gianbattista nonché un signore libico di cui non conosciamo il nome. E poi ancora Ibrahim Ndiagne, Rodolfo Hilic, Davide Bartoli, G.Z., F.A., C.S. e F.L. (italiani), Damiano Cosimo Lombardo, Makrem Ben Rahal, O.M. e T.R. (marocchini), Erik Roberto Masala, Antonio Di Mario, Andrea Muraca, le donne Azzurra Campari, Graziana Orlaray e Susan John (tutte nella sezione femminile del carcere di Torino), Federico Gaibotti, Massimo Altieri, Angelo Libero, Alexandre Sante de Freitas, Alexandru Ianosi, Francesco Cufone, Bessem Degachi, Abdelilah Ait El Khadir, Luca Maiorano, Massimo Del Mas, Onofrio Pepe, Giacomo Maurizio Ieni, Mbengue Babacar, Liborio Zarba e Victor Pereshshako (nel giro di qualche giorno dopo un lungo sciopero della fame si sarebbero lasciati morire nel carcere di Augusta), Pino Carmelo, Gaetano Luongo, Filippo Giovanni Corrao, Angelo Frigeri, Uruci Xhafer, Aymes Dahech, Luca Di Teodoro, Michele Pellecchia, Fabio Romagnoli, Fabio Gloria, Moura Chaid e altri ancora le cui identità non sono certe e note.

L'articolo completo --> https://www.antigone.it/news/3511-suicidi-in-carcere-67-da-gennaio-un-enormita

Da non perdere...
13/07/2023

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Dal rapporto Eurispes 2023 redatto sulla base dell'Osservatorio Antigone, e quindi sulla base dell'attività svolta dai n...
26/05/2023

Dal rapporto Eurispes 2023 redatto sulla base dell'Osservatorio Antigone, e quindi sulla base dell'attività svolta dai nostri osservatori regionali Paolo Cimini e Giovannino Cornacchione, si conferma il dato allarmante della mancanza di presidi e protocolli volti a prevenire il rischio suicidario all'interno delle carceri molisane.
Come più volte denunciato da Antigone Molise, anche attraverso ricorsi di carattere giurisdizionale, e conferenze stampa, che hanno evidenziato gravi lacune nella tutela del diritto alla salute dei detenuti, la situazione è ulteriormente aggravata dalla circostanza della presenza irrisoria per numero di ore, di psicologi e figure specializzate nei penitenziari molisani.
E' evidente che il vulnus cosi arrecato a tale diritto costituzionalmente garantito, reca con sè il vulnus ai principi altrettanto costituzionalmente salvaguardati scolpiti dall'art. 27 cost come quello del reinserimento sociale dei detenuti e il divieto di trattamenti inumani e degradanti a loro carico
Il Molise si conferma, anche sotto questo versante, una terra in cui lo stato dei diritti non gode di buona salute, per responsabilità esclusivamente politiche e di mancanza di coscienza civile da parte della cittadinanza, che sarebbe meglio definire sudditanza.

Gli ultimi sono i primi ad essere dimenticati nel silenzio generale, chè oramai le uniche fanfare sono quelle della comp...
22/05/2023

Gli ultimi sono i primi ad essere dimenticati nel silenzio generale, chè oramai le uniche fanfare sono quelle della competizione elettorale regionale, il Molise è l'unica regione a non avere un garante regionale dei diritti della persona e quindi anche dei detenuti, dopo che la nomina della dottoressa Paola Matteo è stata infatti dichiarata illegittima dal TAR molise.

In disparte i profili di merito su cui ovviamente Antigone Molise non può intervenire, ed in disparte l'apprezzamento per l'operato della dottoressa Matteo durante i pochi mesi in cui ella ha esercitato le proprie funzioni, preme però ad Antigone Molise esprimere tutta la propria preoccupazione ed il proprio sdegno per il vuoto istituzionale che lascia senza un'importante punto di riferimento i cittadini detenuti.

Ovviamente i consiglieri regionali sono tutti silenti, cosi come sono silenti i candidati alla presidenza della Regione, occuparsi delle carceri non porta voti, ed ovviamente in molise non c'è fretta di occuparsi della condizione delle carceri, prima di tutto bisogna pensare al tatticismo dei prossimi equilibri politici.

Si, che fretta c'è di parlare delle carceri che sono sempre più una mera discarica sociale, dove ci si illude di mettere sotto il tappeto i problemi della società relegandoli ad una mera logica sicuritaria? Eppure, da questa logica e da un'idea della pena carcerocentrica, si può e si deve uscire, e tutta la società ne trarrebbe beneficio.

Ed infatti, se in Molise regna il sordo, miope silenzio (il sindaco di Campobasso ha mai visitato il carcere che è parte essenziale del tessuto urbano?) in tutta Italia si parla di carceri, basti pensare all'iniziativa del giornale il Dubbio al Salone del libro di Torino. Basti pensare ai film plrupremiati come ARIAFERMA, o GRAZIE RAGAZZI a decine e decine di saggi e monografie sul tema. Basti pensare ad iniziative di vero reinserimento sociale in molte carceri italiane (vedi Rebibbia).

In Molise, nulla, come sempre.
Buona fortuna ai vincitori del nulla delle prossime elezioni. Gli ultimi sono i primi ad essere dimenticati, ma sarà presto dimenticata anche questa regione condominio, troppo ignorante per esistere, chiusa nella prigione dei luoghi comuni, della carità a buon mercato e della retorica parolaia ed inconcludente.

Antigone Molise, con Annalisa Cobucci, Nello Paduano, Paolo Cimini, Caterina Janara Ciaccia, Gilberto Fazzini, Giacomo Fazzini, Giovannino Cornacchione, Rosaria De Vivo, Italo Di Sabato, Stefania Cannarsa, Achille Zarlenga, Ciro Santoro (graphic social Annalisa Cobucci)

Indirizzo

Campobasso
86100

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