23/02/2025
Se c’è una voce che realmente, per anni, si è levata nel nostro paese e nel nostro territorio, inascoltata, è proprio quella delle “persone migranti e straniere”, e non di certo quella di un gruppo politico pericoloso che continua ad esistere soltanto grazie all’indifferenza delle istituzioni.
Da anni, ormai, il tema della sicurezza è al centro del dibattito pubblico, e non è privo di connotati politici: chi decide cosa o chi sia sicuro? Secondo quali interessi? Tramite quali mezzi? In base a quali pregiudizi?
La ricerca di “sicurezza” non può basarsi sulla paura, sulla repressione, sulla generalizzazione, sulla disinformazione e sulla violenza: la sicurezza è prima di tutto sociale, la certezza di avere un tetto sulla testa, la possibilità di avere un lavoro stabile e dignitoso, l’opportunità di avere un’esistenza serena, indipendentemente dalla propria provenienza. Misure come quelle proposte da Casapound sono lo specchio di una realtà politica che, oltre a non sapere di cosa stia parlando, non ha interesse a tutelare il cittadino (peraltro, vorrebbe tutelarlo da un nemico che non esiste), ma ad averne il completo controllo.
Del resto, i fascisti sanno bene che soffiare sull’odio, soprattutto di chi ha minori possibilità di difendersi o essere ascoltato, è il modo più semplice per ottenere consensi: così come sanno che far leva sull’emotività degli italiani (e dei molisani) in difficoltà è molto più facile di metterli davanti alla realtà.
E la realtà è che per quanto sia rassicurante pensare di risolvere problemi complessi come l’assenza di lavoro, il caro vita e l’emergenza abitativa con soluzioni semplici, cacciando persone che vi hanno ben poco a che fare, la responsabilità di queste difficoltà è da cercare nella gestione di questo paese e in come scegliamo di reagirvi.
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