21/04/2025
Ogni anno,all'alba della Pasquetta e ai primi rintocchi delle campane, tutte le famiglie si mettevano in cammino verso โla Fotaโ,all'alba il clima per questi periodi era ancora freddo,ma la tradizione era tradizione.Quel lembo di prato verde appena fuori Campobasso, dove un tempo si specchiava un piccolo laghetto costeggiato dai mulini ad acqua. Si partiva in fila: il nonno con la sua valigia di legno piena di stoviglie, la nonna con le ceste intessute col pane fresco e ogni prelibatezza preparata con cura il giorno di Pasqua e le uova sode dipinte, i bambini con le cuffiette in testa pronti a correre via sui prati.
Arrivati in fondo alla strada sterrata, il panorama si apriva in un tappeto smeraldo: lโacqua del laghetto, calma come uno specchio, rifletteva i tronchi contorti degli alberi e il lento girare delle pale dei mulini. Cโerano ancora le vecchie pietre miliari,la vecchia fontana ancora esistente dove i bambini e adulti si fermavano a riempire le brocche: lโacqua fresca, fresca, era un dono che si raccontava avesse poteri di salute e buon umore. Qualcuno si sbilanciava per toccarla con le mani, altri spandevano un sorso sul viso, come una carezza della natura.
Sul prato, le coperte venivano stese in cerchio: ogni famiglia reclamava il suo angolino, ma entro mezzโora la musica del mandolino e le risate si mescolavano in un unico canto. I nonni raccontavano le leggende del mulino, di come avesse macinato grano per generazioni; i ragazzi giocavano a nascondino tra i cespugli di ginestra; le donne allineavano tortani, focacce e ciambelle alla fiamma. E mentre il sole saliva alto, la campagna intorno diventava un mare di papaveri rossi e margherite bianche, invitando tutti a stendersi sullโerba per un pisolino dopo il pranzo.
Quando il pomeriggio volgeva al termine, era ormai ora di salutare โla Fotaโ: un ultimo brindisi con lโacqua pura del laghetto, un giro di mandolino, poi si riprendeva la strada del ritorno, con le ceste vuote e il cuore pieno di aria fresca. Ancora oggi, basta chiudere gli occhi per sentire quel profumo dโerba tagliata e il mormorio dellโacqua che scorreva sotto i vecchi mulini, ricordo indelebile delle nostre gite di Pasquetta.